DELIRIO LIQUIDO AUTOGESTITO                             

 

                    la stanza disadorna galleggiava

nel magma gorgogliante dell’infinita caoticitta`

                       

delirio liquido autogestito

 

colori di razze diverse

si baciano dietro la mia retina

 

luci arancioni in squarci di stanze

al di là del canyon in mattoni

il vuoto si riempie di voci strattonate

dal freddo dei neon

dilaniano un viniltappeto– in –loop

 nella camera abbarbicata a dondolo

 

chiazze d’inchiostro nero

i miei sogni stanotte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                     

                                                    

 

 

 

madrenotte

(Sommesso con ghiaia stentorea)

 

 

 

Elegia sbilenca di legamenti contratti

disfatti baluardi

con strutture ataviche significanti nel futuro remoto

architetture metamarmoree incubatrici di viscidi inumani in giacca e cravatta

 

                Santa notte accoglici lubrica!

                Madre notte strafogati di noi!

                Vaccanottesterminatuttinoi!

 

due siringhe ricamate di sangue secco

piangono l’asssenza di amate braccia

      e intanto Rigurgiti della notte ritagliano ombre consunte

da cattedrali morali

   gorghi magnetici di coscienze vegetali

                

    flab – flap… flab – flap …rumori discordi..  flab – flac

                …ovatta flab – flap 

     zigomi rotti ed un lieve ronzio al di là del fiume… flac

 

niente eroi sotto i ciliegi in fiore nel buio da gatti morti sfranti sull’asfalto

ombre fluide negli occhi  screziati di bordeaux

iene, vagabondi, ubriachi da Vertigo,tassisti in cerca e puttane sfitte

haiku incomprensibili gorgheggiano sotto i ponti

dove la siringa è una ragazza esigente

e la vena una bimba viziata

                   urla muto un palazzo:

                   

– se la povertà è legge

                      il furto è giustizia !–

 

verità inutile traballa sonnecchiosa in tasche di tweed

con pastiglie Leone ed un grammo di polvere d’angelo

un gatto bastardo locchia le anime da svendere

da dietro i cancelli di rame istoriato

colombi mannari minacciano la sicurezza nazionale

e patetici claxon gemono in ricordo di Friedrich e dei suoi baffi da prometeo che sfidarono le inutili leggi della gravità sociale

la madre del Minotauro ci abbraccia premurosa e torbida

mentre lumache testarde gareggiano su foglie di lattuga

un mantrico to – o – kami – emI… rubato a dei lontani percuote il bodran timpanico, l’incudine e il bicchiere della staffa

gli archi dei ponti si baciano sull’acqua come antichi amanti

“mezzanine” risuona

e si fonde con le ombre e ci accompagna nella deriva notturna

dove telamoni gotici discutono di fuligine e nichilismo:

– costruire è bello ma

    soltanto distruggere

     è sublime! –

 

…e ancora passi

   e altri anfratti

schivando afflati fognari viaggiamo

                  solitari

come gli incubi anelati che ci svegliano a mezzogiorno in coma e con le occhiaie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VIOLA.

 

sogni  e  cinismo

nient’altro nelle mie ossa

 

sogni  e  cinismo

nient’altro nel mio cranio

 

oltre alla   nebbia viola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                 

                                                                           

                        L’ UTILITA`

 

Il 21 marzo scorso

ho intravisto l’inutilita`

della vita. L’inutilita` vera

della vita era un senso

di sconforto implacabile

sconfinato ed immobile

allo stesso tempo come

un’ oceano cristallizzato

vivido nei toni del grigio

ma immoto granitico irreale.

INUTILE e` tutta l’esistenza

il pensiero e` presente in tutti

noi ma solo raramente ce ne rendiamo

conto ed esso rimane li` alla base

di tutto cio` che ci attende

come un ragnetto nella tela e prima

o poi tutti ci schiantiamo contro

con le nostre ossa biscottate.

L’ho intravista l’inutilita` che ci

percorre le vene da generazioni

                                                                           – placida – indifferente a tutto

ma allo stesso tempo sconfinata

come l’abbraccio della mamma.

Come fate ad alzarvi ogni giorno? Come fate?!

COME KAZZO FATE OGNI GIORNO!?!!??

Io non ci riesco. Non ci sono motivi tranne riderne.

Fino a morirne. E` quello che faro`.

“Se non credi in niente non troverai niente” ed

in effetti io sono l’unica cosa in cui credo,

l’unico Dio di me stesso ed in cui credo

io credo... io creo... creo cio` che voglio...

ottengo la realta` e cio` che ottengo

sono i miei desideri ed io

voglio credere di

avere un senso su questo pianeta.

Ecco sono gia` guarito ! Si` guarito!

Io creo il mio destino!

Si`...  devo convincermene ...

pero`  in fondo un destino

non e` migliore di un altro

non ci sono gradazioni di vittoria

o di successo nell’inutilita` persistente

ed immanente. La nullanima tutto pervade

allora una vita non e` migliore di un altra

e allora tanto vale fottersene

e godersela finche` resistono

le ossa e gli Dei non si inkazzano.

Neal Cassady aveva gia` capito tutto

prima di tutti decine di anni fa.

Surfare sull’inutilita`

dell’esistenza – quietamente –

come rose che sbocciano in 50 anni

 invece che in un giorno solo!

 

Nell’ombra cenobitica

germinano i bruchi

della coscienza

e dalle bave d’argento

sbocciano

variopinte

paranoie.

 

                                   Si` guarito! Si`...  devo

                                convincermene ... lo sono

 

inutile nascere

inutile morire

inutile vivere esistere e sopravvivere

inutile chiavare

inutile leggere studiare

e lavorare

inutile scrivere

il cinema il fumetto

la musica i libri tutti

inutile l’arte

inutile tutto

 inutile amare

     “se ami te stesso

non puoi amare

un altro e se non

t’ami non puoi capire

l’ “amare” gli altri”-

inutile fare un figlio e sperare che ti dia

“un senso alla vita”

inutile anche il tramandare l’ inutilita`

per un altro po’

anche tuo figlio morira`

come te e come il figlio di mio padre che e` gia` morto

                                                morto milioni di volte

inutilita` dell’ inutilita`

tautologia – ad libitum

inutile che tu stia

 leggendo adesso

queste righe che non

ti salveranno dal

gioco crudele del:

“che senso ha tutta questa pagliacciata?!?”

 

 

 

 

                              – blam! –

       

 

                           – (sparo) –

          

            

 

 

                             – finit... –

 

          

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CANDIDANIMA

 

l’anima mia Candida

t’infetta oltre la mia volontà

avide ife ti si aggrappano al cuore

che pompa sempre più lento

arranca

e s’accartoccia su sé

come lamiere

  come isteriche falene

attorno a neonanime

 

troppo metallo vortica

tra i miei pensieri di fuligine

si scardina il respiro

gemono giunture

pieni di melma i polmoni

 

la mia lingua ti rasoia la gola trasparente

mentre urli il mio silenzio indigesto

la vita liquida sgorga da te

gonfiando ignoti peccati

fino a farli sbocciare in splendide metastasi

 

i demoni sono sfere d’acciaio

luccicano alte nel buio nulla

il giocoliere che le fa roteare

è un vampiro-d’anime mai sazio

brucia esistenze

lacrima cenere e so

che alla fine del banchetto

io sarò l’ultima portata

i deliri crolleranno

macellandomi

ingordi

all’altare dei Lunedì

 

e ancora mi guardi

senza capire barbari alfabeti:

 

il mio embrione trasuda chiodi

 

 

 

 

 

                                        

 

 

 

 

ATMAN

 

Un giorno per Sete ho preso un rasoio

e mi sono aperto gli occhi,

con due chiodi, piantati nelle orecchie

ho lacerato i timpani,

con un paio di forbici ho reciso la lingua

infine, per Fame,

sono affondato in una vasca d’acido

per corrodere la mia armatura di pelle.

Cosa è rimasto di me?

Esiste ancora un  jak?

Esiste ancora un io?

Quale è la mia essenza?

Al di la della realtà che subisco

con le percezioni, dove è piantata

la scheggia dell’infinito?

Dove risuona l’Atman?

 

 

 

 

quelcherestadijak

 

 

      

 

 

 

 

 

 

 

 

            La Città Perduta

 

 

I semafori pulsano cardiaci

lungo le vene della città nera

 

ansimano di freddo lampioni fotocopiati

 

nastri magnetici abbracciati al ferreo bove

 

brine sinoviali arpionano i piedi

 

 la risacca dei tram gorgoglia da lontano

 

il sonno della necropoli germina mostri

squallidi pezzenti tipo avvocati e cardinali

 

tecniche bondàge comportamentali

mi cuciono gli occhi con lacci in latex

carapacilluministi mi stuccano i sogni

 

perché cercare il tuorlo nel vacuo

invece di annegare

nell’abisso che mi culla in grembo

 

in ashram tardogotici

con interni in carne

voglio finire i miei giorni

amato e grassoccio

come Rasputin.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nottestiva

 

 

buio caldoumido

 

                odore d’erba sudata

  

  rave di lucciole

 

quattro labbra abbarbicate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      Infinito

 

 

le anime dei morti

sono bolle d'aria

volano verso

la superficie

 

spariscono nel Vuoto

 

germogliano in fulgidi embrioni

 

senza fine

 

dolci lucciole

avvampano d’esistenza

con flash supernovae

seguendo

i ritmi sciamanici

del Vuoto

 

le anime

galleggiano

nel flusso metempsicotico

 

 si dissolvono

ridendo

in orgasmi subatomici

 allacciando i pianeti

ai

sentieri

siderali del sale.

...          aleph                        e                       omega        ...

 

 

...        e                                          ancora                           aleph   ...

 

 

... e                            ancora                       omega

 

 

aleph  omega

                               

 

 

infinito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLLINE

 

 

come il fumo di un sigaro

      

       si sfrange nel buio nulla

        

           m’affondo nel rumine della vita

        

            il resto

           

     polline di vuoto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Schegge e Burro

 

 

burro rancido in testa

schegge di vita slavate dalla forfora

 

MORTE al post-illuminismo di facciata

 

  giri di basso rotondi e caldi

                       ci servono

                                e trovarli è fatica lombare

cosa ci resta se non questo ed un cancro alla prostata

prima del rave vermiforme

splendide metastasi mi baceranno gli occhi

 

 

mamma, infine torno a casa !!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LANCE NEL CIELO

 

 

 

sento i chiodi arrugginiti dei neuroni raschiare contro il cranio

 

nuotano placidi varani a pelo del liquido cefalo-rachi-eccetera

 

roghi rigogliosi m’avvolgono le radici

 

                                                   scimmie nascono

                               scimmie muiono

                              

                               scimmie muiono

                               scimmie nascono

al tramonto sulla schiena

                         

incrostazioni mentali d’immagini stantie

maculano le ossa come graffiti

                                        come muffe

 ricordi rancidi invecchiano in cantina

 

scendono le scale

scendono le scale

 

                                  scendono le scale

                                                             scendono le scale all’infinito

                                                        in cerca d’antenati polverosi

 

 

su muri scuri luccicano scolopendre sinaptiche

maliziose ridacchiano alla malombra

  monoliti abbandonati nel deserto dell’ animàtman

 

bombi zen ondeggiano su neoplasie appena sbocciate

 

lance nel cielo

lance nel cielo

 

lance nel cielo

                              lance nel cielo

                         i miei pensieri su me.

 

 

 

 

 

 

 

 

jak del fuoco.

 

 

                                               

 

 

 

 

 

 

        

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