LA FAVOLA DI NOVILLA E
NESSUNO
(Tratta dal romanzo sciamanico non pubblicato “IRAXEMA”
di Mario Amerini)
Infine venne il giorno della partenza.
Prendemmo un
volo per Cucuta, una cittadina di frontiera tra la Colombia e il Venezuela,
perché era l’aereoporto più vicino al villaggio dove viveva Thalia e la sua
gente, nel pieno deserto di sale chiamato appunto la Guajira.
Dopo un volo
disagiato su un vecchio aereo ad elica mezzo scassato, arrivammo finalmente a
destinazione.
Là ci stavano aspettando un folto gruppo d’indios.
Domandai a Thalia se fossero tutti suoi parenti e
lei mi rispose di no.
Erano una
rappresentanza di notabili del popolo del deserto che erano venuti ad
accoglierci per riverenza.
Alla mia
domanda del perché di tanto onore nei nostri riguardi, mi spiegò che non erano
venuti per me, ma per lei, perché (aveva dimenticato di dirmelo) era una
principessa Guajira.
Questo m’inorgoglì e scesi dall’aereo con un
atteggiamento stupidamente tronfio.
Lei se
n’accorse e, ridendo, mi disse di non esagerare altrimenti avrebbero pensato
che ero il figlio del Papa.
Ci donarono ghirlande di fiori e della frutta fresca
com’era nei loro costumi.
Poi dopo averci omaggiato cominciarono ad
allontanarsi.
Mentre il
nuvolone di polvere provocato da tutta questa confusione si stava diradando
s’intravedeva, un poco più in là, un vecchio calesse scassato dove, accanto ad
un magro ronzino, uno strano personaggio, con un enorme sigaro in bocca,
indifferente della nostra presenza, stava orinando tranquillo e senza vergogna.
Era vestito in
modo ridicolo, con una camicetta sgargiante, un gran cappello di paglia,
pantaloni stracciati ed un paio di sandali enormi spropositati rispetta ai
piedi.
Sembrava
anziano, ma il suo corpo esprimeva un’energia e una forza giovanile ed i
capelli erano folti e completamente corvini.
Piccoletto ma
tarchiato aveva gli occhi neri e penetranti con le sopracciglia folte e spesse
che si univano tra loro formando un tratto unico.
Era l’unica
persona che non era venuta ad omaggiarci e l’aspetto strafottente ed
irriverente che stava ostentando mi fece arrabbiare.
Scattai per
andarlo a redarguire per la mancanza di rispetto verso Thalia, quando lei mi
fermò, afferrandomi per un braccio, dicendomi:
“No, non lo
fare.Quello è mio zio ed è venuto a prenderci per accompagnarci a casa.”
Quando terminò
con tranquillità i suoi bisogni, asciugandosi la mano sui lerci calzoni, si
diresse verso di noi.
Io, schifato,
tesi la mano per salutarlo, ma lui, ignorandomi, abbracciò la nipote
salutandola affettuosamente.
Thalia mi afferrò per la mano e mi presentò:
“Questo è Mario il mio fidanzato che viene dall’Italia.Lui
è Tio.”
Stavo
porgendogli di nuovo la mano, quando lui cominciò a ridere sguaiatamente e a
danzare una specie di tarantella cantando in uno stentato spagnolo misto
all’italiano una famosa canzone napoletana.
Poi cominciò a prendermi in giro gridando: pizza,
mangia spaghetti, mafia, mafia!
Io irritato e
stupefatto dal suo comportamento assurdo e maleducato stavo per reagire.
Ma Thalia mi disse di non farci caso.
Non dovevo offendermi, lui era fatto così.
Inoltre, secondo le tradizioni Guajiros, tutto era
permesso ad uno Sciamano.
Pensai che se questo era il grande Sciamano, povero
me, dove ero capitato!
Per tutto il viaggio parlarono nel loro idioma
incomprensibile per me.
Solo una volta Don Tio mi disse in uno stentato
spagnolo queste parole:
“A proposito,
dieci sono stati programmati, otto costruiranno, uno si sacrificherà e solo uno
in vita inizierà la Grande Opera!”
Poi si mise a ridere facendomi delle boccacce.
Dio mio ero finito con un pazzo!
Lo guardai stralunato e non dissi nulla.
Pensai che
avevo a che fare con un malato di mente che sproloquiava, ma feci un cenno
d’assenso con la testa poiché avevo letto da qualche parte che i folli andavano
assecondati.
Finalmente
dopo varie ore di viaggio e di fermate causate dal fatto che Don Tio doveva
orinare e il ronzino riposare, arrivammo al “Pueblo”.
All’entrata troneggiava una targa su cui c’era
scritto:
“Bienvenidos a Rupitas donde el Sol sale siempre
para todos”19.
Era un piccolo
insediamento sorto vicino a dei pozzi d’acqua, dove c’era della vegetazione ed
una boscaglia che spiccava in mezzo al deserto di sale che avevamo appena
percorso.
Era composto
di piccole ma confortevoli capanne indios piene di bambini e d’animali.
Ricordava un poco i villaggi dei pellirossa visti
nei films “Western”.
Ci fecero
grandi festeggiamenti con baci ed abbracci da parte degli abitanti.
Ormai era già
notte fonda ed ero stanco per il lungo viaggio e stressato da tutta quella
confusione perciò chiesi a Thalia se potevamo ritirarci nella sua capanna per
riposare.
Lei mi rispose
che non potevamo dormire insieme ma che dovevo passare la notte in una specie
di stanza per gli ospiti.
Ciò mi
dispiaceva perché ormai ero abituato a dormire abbracciato con lei ma ero
talmente stanco che avrei dormito anche per terra.
E così purtroppo per me fu!
Infatti, Don
Tio non mi condusse in una capanna come mi aspettavo ma in una grotta scura.
Non c’era altro se non una gran piramide di pietra
al centro della volta..
Pensai ad uno
scherzo di cattivo gusto ma quando lui mi mostrò il pagliericcio e mi consegno
il piccolo mozzicone di candela capii in quel momento che non avevo altra
scelta.
Dovevo dormire lì dentro all’addiaccio.
Non sapevo
cosa fare se arrabbiarmi e andarmene ma ero talmente stanco che obbedii e mi
sdraiai sul pagliericcio.
Mentre Don Tio
se n’andava e la candela stava per spegnersi sentii strani soffi freddi che mi
avvolgevano.
Scrollai le spalle ed io decisi, nonostante ci
fossero pure gli spifferi, di coricarmi.
La candela si consumò ed io mi addormentai
nell’istante stesso che si spense.
Dopo un poco cominciai a sognare.
Vedevo una
moltitudine di facce che facevano cerchio intorno a me e guardavano dall’alto.
Poi
all’improvviso un lampo di luce accecò i miei occhi e mi ritrovai a viaggiare
nell’Universo.
Viaggiavo alla
velocità della luce, essendo io stesso luce, verso una direzione indefinita del
cosmo.
Alla fine, “atterrai”in un incredibile e bellissimo
pianeta.
Non c’erano parole per descriverlo.
Solo una mi veniva in mente in quel momento: il
paradiso terrestre.
Camminavo in
mezzo a questo splendido giardino incantato, pieno di piante e di fiori
meravigliosi, inebriato dai loro profumi e dalla magica atmosfera in cui ero.
All’improvviso mi resi conto di una cosa che non
avevo notato prima.
C’era una
stonatura in questo meraviglioso giardino:non c’era apparentemente nessuna
forma di vita!
Pensai che questo era assurdo.
Un mondo meraviglioso senza della vita che lo
abitasse non aveva un senso!
Mentre facevo queste considerazioni,qualche cosa
attrasse la mia attenzione.
Sentii un lamento che proveniva dalle folte foglie di un cespuglio.
Era un pianto sommesso accompagnato da singhiozzi
strazianti.
Mi diressi
verso il punto da cui proveniva e,aprendo il fogliame con le braccia,vidi una
creatura fatata davanti a me.
Era una giovane piccola donna,di una bellezza
sovrumana e perfetta.
I suoi
capelli erano lunghi e lucenti,i suoi
occhi verde smeraldo erano di un fascino irresistibile.
Infine la sua nudità mostrava delle forme perfette
mai da me viste prima.
Ma la cosa più straordinaria erano le sue ali di
farfalla dai mille iridescenti colori.
Mi ricordava la fata di “Peter Pan”20!
Mi avvicinai a lei accarezzandola e cercando di
confortarla.
Le chiesi come
si chiamava e perché piangesse,dato che aveva tutto un mondo meraviglioso a sua
disposizione,la giovinezza,la bellezza e la perfezione.
Lei,asciugandosi le lacrime con il braccio,mi
rispose:
“Il mio nome è
Novilla.Vivo in questo pianeta perfetto e sono il risultato finale di milioni
di anni di evoluzione delle specie e rappresento il massimo grado di perfezione
della Natura e della sua forma.
Ho vissuto felice con il mio compagno per migliaia
di anni.
Lui però è
morto ed io sono rimasta sola e sono l’ultima sopravvisuta di una razza che si
è estinta.
Piango
perchè,pur vivendo in mondo meraviglioso e possedendo la bellezza,la giovinezza
e la salute,non posso dividere tutto ciò con altri esseri della mia specie.”
Mentre tentavo di consolarla,una voce mi apostrofò:
“Che succede?Chi sta piangendo?”
Io mi voltai e non vidi nessuno!
Ma la voce continuò:
“Ehi,dico a te,che cosa sta accadendo?”
La voce proveniva da un punto alla mia destra,ma non
c’era assolutamente nulla.
Spaventato domandai chi fosse questo fantasma.
La voce mi rispose con tono rassicurante:
“Non temere,non sono un fantasma.Non ho un nome,anzi
potrei averli tutti.
Se vuoi puoi chiamarmi Nessuno.
Ma cosa sta succedendo alla ragazza?Perché piange?
Io spiegai al Sig.Nessuno ciò che lei mi aveva
detto.
“Capisco,so
cosa significa.Perche,mentre lei rappresenta la perfezione della forma,io sono
la Perfezione!Sono talmente perfetto che non ho nemmeno forma!
Dalla prima
manifestazione di vita come protoplasma io sono giunto,come lei ,alla
perfezione della forma.Poi,attraverso milioni di secoli ho raggiunto la
Perfezione:Pura coscienza,eterna ed immortale:il risultato finale dell’Essere.”
Stavo
riflettendo su ciò che avevo ascoltato quando accadde una cosa straordinaria.
Ci fu un’esplosione di luce nel punto da dove
proveniva la voce.
Ed apparve un giovane bellissimo,anche lui con le
stesse ali colorate ed iridescenti.
Si avvicinò alla ragazza che,alla sua vista,smise di
piangere e sorrise.
E,come due
Angeli,volarono via insieme verso la costruzione di una nuova razza ed un nuovo
mondo!
Mi sembrò di
udire una voce in lontanaza gridare che il Tempo,che tutto annulla e distrugge
nel suo divenire,può essere vinto solo dal sacrificio dell`Amore!
Il miracolo
dell`Amore si era compiuto un’altra volta:Nessuno,la Perfezione assoluta, aveva
sacrificato se stesso e la sua condizione di perfezione,rinunciando alla
immortalità e condannandosi di nuovo alla morte,per Amore di Novilla,la
perfezione transitoria e caducea della materia e delle sue forme.