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E' risaputo che i nuclei di molti atomi sono stabili cioè, se lasciati in disparte, rimangono inalterati nel tempo. Questi sono i nuclei della maggior parte degli elementi naturali. Altri nuclei sono instabili, cioè si frammentano in un tempo brevissimo di circa 1 milionesimo di miliardesimo di secondo. Questi nuclei sono ovviamente assenti in natura: appena se ne forma uno per un qualunque motivo, subito esso "scompare" per fissione nucleare. Altri nuclei sono semi-stabili: cioè tendono a rompersi in un tempo relativamente lungo, da qualche secondo a qualche milione di anni. Questi nuclei esistono in natura, sebbene in piccole quantità, e vengono chiamati "debolmente radioattivi". Per stimolare i nuclei debolmente radioattivi bisogna, in qualche modo, modificarli. Uno dei metodi più semplici per sbilanciare qualcosa o qualcuno è quello di urtarlo. Così è anche per questi nuclei: se vengono urtati da un neutrone, ad esempio, essi tendono a decadere, cioè a rompersi, immediatamente. Quindi, concentrando in un piccolo volume notevoli quantità di un materiale debolmente radioattivo possiamo sperare che alcuni dei neutroni prodotti nelle(poche)fissioni naturali che avverrebbero comunque vadano a colpire altri nuclei, rendendoli instabili, provocando altre fissioni, e così via. Se riusciamo a far autoalimentare questo processo a catena, otterremo rapidamente una grande quantità di energia. Questo meccanismo è quello che sta alla base della costruzione delle cosiddette bombe nucleari a fissione, cioè quelle il cui meccanismo di produzione di energia si basa sulla fissione di nuclei pesanti in nuclei più leggeri.
Due elementi si sono rivelati particolarmente utili per la costruzione di
questo tipo di bombe: l'uranio ed il plutonio. E' indispensabile adesso
introdurre la convenzione normalmente utilizzata per identificare i vari isotopi
dei diversi elementi: essi vengono normalmente indicati con un numero in alto a
sinistra seguito da una o più lettere, dove il numero indica la somma dei
protoni e dei neutroni presenti (è detto massa atomica e si indica con A) e,
chiaramente, la lettera (o le lettere) identifica l'elemento chimico di
appartenenza. Sapendo che ogni atomo è caratterizzato da un ben definito numero
di protoni, e quindi di elettroni, chiamato numero atomico (che si indica con
Z), risulta ben chiaro che il numero di neutroni presenti in un atomo sarà dato
dalla differenza della massa atomica con il numero atomico (numero neutroni = A
- Z). Un esempio: considerando l'atomo di deuterio 2H (che è un isotopo
dell'idrogeno) e sapendo che l'atomo di idrogeno ha il numero atomico uguale a 1
si può risalire facilmente al numero di neutroni dato da 2 (massa atomica) - 1
(numero di massa) = 1 (numero dei neutroni presenti nell'atomo). In natura si
trovano normalmente diverse percentuali dei vari isotopi dello stesso elemento.
L'ossigeno naturale, per esempio, è composto prevalentemente dall'isotopo 16O,
ma anche piccole percentuali di altri isotopi con 8 protoni ed un numero
variabile di neutroni sono presenti.
Per l' 235U la massa
critica è di circa 16 Kg equivalente ad una pallina del diametro di 12 cm.
Ovviamente sarà opportuno rimanere ben lontani nel momento in cui si riescano
ad ottenere i fatidici 16 Kg: non appena raggiunti la pallina di uranio
esploderebbe spontaneamente. La prima bomba di questo tipo esplose il 16 luglio
1945, per prova, ad Alamogordo nel Nuovo Messico (vedi progetto Manhattan), una
zona desertica degli stati uniti. Essa era costituita da due pezzi di 235U: una
sfera di 12 cm di diametro, con un foro cilindrico nel mezzo e poi un cilindro
che entrasse perfettamente nel buco. Fino a che il cilindro è fuori dalla sfera
nulla accade tranne un piccolo aumento della radioattività. Una piccola bomba
al tritolo spingeva quindi il cilindro dentro la sfera e, poiché erano stati
raggiunti i 16 Kg di massa critica, si innescò istantaneamente un'esplosione
nucleare. La seconda e la terza bomba, all'uranio ed al plutonio, esplosero
rispettivamente il 6 ed il 9 agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki. |