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L'unico incidente nucleare
veramente “importante” è avvenuto il 26 aprile del 1986 a Chernobyl, tra
l'Ucraina e la Bielorussia. Alle ore 01:23 il reattore arrivò, nel giro di 20 secondi, a 100 volte la sua potenza nominale. L'esplosione distrusse il nocciolo, l'edificio di contenimento e la sala turbine, buttando pezzi di nocciolo, di copertura e di macchine tutto intorno. a grafite prese fuoco, e si creò una colonna di fumo che trasportò in aria tonnellate di particolati radioattivi tra qui vi erano prodotti di fissione, il peggio che si possa immaginare. Il 15% ricadde sulla centrale, il 50% nella "Zona rossa" intorno alla centrale stessa, e il resto fu trasportato dalle correnti. Il grosso della nube radioattiva passò sul nord Europa, e scese, poi, sull'Europa centrale, e meridionale. Le conseguenze furono praticamente nulle fuori dalla Bielorussia e dall'Ucraina. In Italia la concentrazione di Iodio 131 (il radionuclide più presente nella nube) rimase entro la concentrazione ammessa in caso di incidente per un lavoratore esposto: assolutamente, quindi, entro i limiti di sicurezza. La dose assorbita da noi italiani è stata equivalente a quella di una radiografia, ma meno pericolosa perché diluita in una settimana. La proibizione delle verdure a foglia larga fu decisa per scrupolo, ma la radioattività di un chilo di lattuga era di circa quattro microcurie, assolutamente, quindi, non pericolosa. Non ci sono stati incrementi di nessun tipo di tumore rilevati, in Italia, a livello statistico (fonte Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità).
In Ucraina le cose andarono, purtroppo, diversamente. Gli addetti alla sala controllo sono tuttora sanissimi. Ci furono 31 morti nel primo anno e 9 negli anni seguenti a causa dell'esposizione a dosi di radiazioni eccessivi. Negli anni successivi si sono avuti 900 casi di tumore alla tiroide nei bambini, di cui circa 100 mortali, a causa dello iodio 131. Il grosso problema da affrontare fu, inoltre, quello dell’evacuazione. La "zona rossa" in cui c'è stata contaminazione sensibile si estende per circa 3000 km quadrati, distribuiti a macchia di leopardo in un raggio di 50 km dalla centrale. Entro questo raggio ci sono zone con contaminazione 100 volte superiore al livello di guardia e zone in cui la radioattività ambientale è comparabile al fondo naturale. 135000 persone hanno dovuto abbandonare le loro case. In definitiva al momento si può dire che, al di fuori di alcune aree contaminate, la situazione ambientale può essere considerata soddisfacente. Il grano prodotto in Ucraina e in Bielorussia, su cui si è tanto parlato, presentava livelli di contaminazione ai limiti della sensibilità strumentale, al punto da richiedere l'utilizzo di contatori speciali per la misura. Al giorno d'oggi non presentano più alcuna contaminazione. L'unico problema ancora aperto è legato al confinamento dei resti di nocciolo della centrale.Il sarcofago costruito appoggia su pareti che non hanno la consistenza strutturale per reggerne il peso, e presenta alcune fessure che non presentano, tuttavia, un pericolo per il pubblico o per gli operatori. C'è però il rischio di collasso del sarcofago, che andrà presto o ricostruito o ricoperto con un secondo sarcofago. Anche in caso di collasso, però, gli unici esposti sarebbero gli operatori della centrale, che riceverebbero una dose di qualche millisievert, assolutamente non pericolosa. La dinamica dell'incidente di Chernobyl ha portato a una rivisitazione della filosofia con cui vengono costruite le centrali. Visto che l'incidente (come quello di Tokaimura in Giappone nel Settembre '99) è stato causato da un errore umano e dalla palese infrazione delle più elementari norme di sicurezza, la progettazione di nuove centrali si sta orientando verso impianti profondamente sicuri rispetto alla componente umana. E le nuove tecnologie, soprattutto quelle informatiche, certamente aiuteranno molto in questo. PS: si ringrazia Michele Ferrarini (digilander.iol.it/maikol1976/energia.htm) per l'aiuto dato alla realizzazione di queste pagine. In sottofondo: J. S. Bach, Invenzione a due voci n.5 in Mi bemolle magg., BWV 776 |