Postulato sul significato di esoterismo di superficie ed esoterismo del profondo.



L’esoterismo viene considerato, per comodità d’esposizione, sotto forma di due modalità operative. La prima è quella di un esoterismo di superficie l’altra, invece, è l’esoterismo del profondo.

Con l’esoterismo di superficie si ricercano i collegamenti, i punti d’unione e sintesi, tra le diverse forme di ricerca volte al perfezionamento dell’uomo e che portano all'apice dell’Iniziazione.

Questo genere di ricerca si volge principalmente alla concettualizzazione degli spazi interiori della coscienza, perciò risulta invisibile alla concezione di una visione fisica e superficiale. Per questo, approfondire questo genere di ricerca era definito un opera occulta. Il termine di occulto in campo iniziatico definisce un preciso metodo di ricerca, ma il termine fu tanto abusato da volgerne il significato al negativo sino a rendendolo inviso a quanti si limitavano ad una superficiale conoscenza di sé e dei propri simili.

Ma la ricerca occulta protratta attraverso il tempo e lo spazio sviluppa la chiave d’accesso al Tempio interiore dove ha il suo inizio la "via della volta celeste". La chiave d’accesso è l’uomo stesso e colui che cerca la via del proprio cielo interiore è il Pellegrino, o il Viandante, che procede ad Oriente.

La soglia della via interiore è l’ingresso dell’esoterismo del profondo. La ricerca, questa volta, mira a trovare il punto d’unione e sintesi di tre elementi che formano, nella coscienza dell’uomo, una nebulosa indistinta di pensieri, impulsi ed emozioni.

Con l’uso del discernimento il ricercatore apprende l’arte del discriminare ed impara a separare il sottile dal grossolano, ossia a distinguere il reale dall’illusorio, il permanente dall’effimero. Ciò consente di distinguere, in quella che sembrava un’indistinta nebulosa, tre elementi essenziali:
1)La coscienza di sé come essere fisico e senziente;
2)Il subconscio, che è la parte di coscienza che omologa, velandolo, il proprio passato;
3)Il superconscio, che è la parte ancora involuta del nostro domani.

La coscienza di sé nel momento di veglia è il punto dove il ricercatore crede di essere nel proprio presente. Il subconscio è il ricordo, o l’impressione, di dove il ricercatore è stato mentalmente focalizzato in un presente ormai lontano. Ma la parte più velata di sé è la superconscia. Questa è la sfera di coscienza dove il ricercatore giungerà a focalizzarsi in un presente ancora futuro.

Comunemente si ha coscienza di questo eterno presente solo nel suo aspetto più immediato, ma prima o poi, progredendo nello sviluppo della coscienza individuale, sorge il desiderio di sapersi riconoscere non solo nel proprio presente, ma anche per ciò che si è stati e ci si comincia a porre delle questioni su ciò che si diventerà.

Chi sono e chi sono stato? da dove vengo e dove vado? e perché accade tutto questo? Sono domande ancora attuali per il pensatore e sono le prime domande che spingono alla ricerca del senso della vita. Domande sulla vita che, però, troveranno risposta solo quando si giungerà a concepire il senso dell’esistenza.

Passato, presente e futuro della vita sono divisi dalla mente dell’uomo ma, nonostante ciò, agiscono all’unisono nella sua coscienza, influenzandola in maniera il più delle volte conflittuale. Tenendo conto dell’importanza di essere esposti a continue pressioni inconsapevoli l’esoterismo del profondo diventa un prezioso strumento per indagare sull’opera delle forze che vivono nascoste dalla luce della percezione fisica.

Ma con l’esoterismo del profondo non ci si propone solo un’opera di pacificazione interiore, ma il ricomporre i tre presenti (ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà) in un’unica sintesi per potervi, poi, operare all’uni-sono, come un unico suono.

L’esoterismo di superficie (speculativo) e quello del profondo (coscienziale) si uniscono nella metamorfosi che trasmuta le parti emotive, desuete o indesiderate in altrettanti elementi di coscienza volitiva, consapevole ed intelligente.

Con l’Opera detta "della Trasmutazione metallica"; (ove per metalli volgari s’intendono le passioni dell’uomo) la Massoneria preserva, nella sua memoria, il ricordo di come sia necessario per un iniziato mutare gli egoismi ed sentimenti comuni sublimandoli in forme raffinate, sensibili e quindi più consone alle proprie aspettative. Ma terminata la metamorfosi delle parti più grossolane della personalità la trasmutazione continua. L’Iniziato dovrà continuare ad esaltare la proprie qualità sino ad elevarle ai livelli della coscienza spirituale. L’esaltazione delle parti migliori della coscienza umana fa insorgere la Luce che illumina la mente. E questa illuminazione interiore costituisce la Ragion pura, cioè una mente chiara ed una coscienza senza restrizioni con cui esprimere un pensiero privo di passioni inferiori. Una mente pronta a recepire senza preclusione ogni parte della realtà che l’attorniano e la compenetrano. L’illuminazione è la capacità di recepire ogni brano di realtà interiore ed esteriore, al di fuori ed al di sopra di quella personale: e questa è la visione gnostica.

« Secondo la vera conoscenza, lo studio dell’uomo deve svolgersi parallelamente allo studio del mondo e lo studio del mondo parallelamente a quello dell’uomo. Le leggi sono dappertutto le stesse. Nel mondo come nell’uomo.

Una volta giunti a comprendere i principi d’una legge, si ricercheranno al contempo la sua manifestazione nel mondo e nell’uomo. Alcune leggi sono più facilmente osservabili nel mondo, mentre altre si osservano più facilmente nell’uomo. Per tale ragione, in certi è preferibile cominciare dal mondo e passare poi all’uomo, in altri invece, sarà più agevole cominciare dall’uomo e passare poi al mondo. Questo studio parallelo dell’uomo e del mondo dimostra l’unità fondamentale di tutto ciò che esiste e aiuta lo studioso a scoprire le analogie tra fenomeni di ordine differente.

Il numero delle leggi fondamentali che regolano tutti i processi del mondo e nell’uomo è molto esiguo. Differenti combinazioni numeriche di poche forze creano tutta l’apparente varietà dei fenomeni. Per comprendere la meccanica dell’universo è necessario ridurre i fenomeni complessi a queste forze». Gurdjieff

Note sui significati d’esoterismo di superficie



Se, come si crede, prima dell’organo nacque il pensiero che l’espresse e che la causa d’ogni fenomeno in manifestazione è la necessità, è allora plausibile credere che, per rispetto della medesima regola, prima dell’esoterismo sia prima dovuto nascere l’esoterista.

Ma, prima di parlare di esoterismo, bisogna sgombrare il campo dai fraintendimenti dell’immaginario collettivo con cui si è tentato di sostituire la conoscenza delle sacre rappresentazioni, appannaggio degli Iniziati, con l’enigmaticità di eventi soprannaturali. Così, la segretezza misterica venne sostituita da altrettante costruzioni di fantasia, col risultato che le loro rappresentazioni finirono per parodiare solo se stesse.

Ma la segretezza misterica continua a sopravvivere e, nonostante ogni parodia, nel solco di alcune tradizioni d’oriente e d’occidente esiste ancora un Magistero iniziatico. Una summa d’insegnamenti scarsamente divulgati che, velati in forme ermetiche, contengono la testimonianza di un antica cult-ura.

Però, vi è una netta distinzione da porre tra il Magistero iniziatico e la pratica dell’esoterismo. Infatti, l’esoterismo in sé non è una dottrina né una filosofia ma solo un metodo di approfondita osservazione e d’analisi. Un modo d’osservare che va appreso mettendo nella giusta prospettiva le caratteristiche soggettive dell’-oggetto- osservato.

Ma, come è stato già fatto per l’esoterismo, anche per definire l’esoterista è necessario prima liberarlo dai significati datigli da un consociativismo fantamisterico che, aggrappato ad altisonanti etichette, richiama l’immaginario popolare verso miti neotemplisti, neocrociani, neochimisti, neoermetisti o quant’altro faccia da pariglia al trasch spiritualista o sapienziale del devozionismo new age.

Ma anche il più giovane adepto sa che nulla di nuovo può apparire alla luce del sole se non una maggiore consapevolezza di ciò che già è stato. Ed alfine, con quello che resta, si potrà abbozzare un primo profilo dell’esoterista. E non è affatto un gioco di parole affermare che l’esoterista ricerca le verità attuali negli antichi precetti e ritrova gli antichi precetti nelle verità attuali. In altre parole, la dote maggiore del ricercatore esoterico è quella di correlare, scorrendo senza ostacoli il continuum sapienziale che unisce l’arcaico all’antico e l’antico al moderno per poter poi proiettare la propria mente nel possibile scenario futuro.

L’esoterista, profondo, paziente ed attento osservatore, ricerca la comprensione del senso della vita sperimentando più campi speculativi. Da quello scientifico e filosofico a quello umanistico ed analitico, dall’astronomia all’etnologia comparando religioni a sociologia e tradizioni. Approfondisce la comprensione della semantica (significato e forza delle parole), della psicologia e delle psicodinamiche, sia orientali che occidentali.

Con metodo equilibrato l’esoterista si dedica allo studio di ogni espressione del mondo fenomenico, ricercandovi l’attività costruttiva ed intelligente dell’essenza chiamata vita, perché egli crede che nella matrice di quell’essenza vitale si trovi il punto d’unione di tutti i fenomeni fisici, cosmici e spirituali.

L’esoterista studia le simmetrie delle strutture vitali in ogni rappresentazione fisica, sino a quelle nucleari nelle loro espressioni più sottili. Non manca di addentrarsi nello studio della capacità del pensiero: una forza che dà potere alla parola e che veniva velata nei segni di particolari Mandala ed in altri poco accessibili ideogrammi.

Il punto più alto della ricerca è quello di concepire l’interazione che ogni forma ha, per assonanza, col moto della propria parte metafisica. Inoltre, la pratica esoterica suggerisce al giovane ricercatore che la sua migliore fonte d’informazione si trova nell’estremamente piccolo, perché, essendo speculare all’estremamente grande, ha il vantaggio d’essere più agevole da osservare.

L’esoterista trova e sperimenta su di sé ogni punto della propria ricerca, sia fisico che metafisico. Egli è il laboratorio vivente di sé stesso, perciò il suo non può che essere un percorso empirico. Questo comporta il vantaggio ma anche il pericolo di crescere in maniera assai sollecita. Con una velocità, sì proporzionale alla profondità della propria ricerca, ma che a volte si rivela eccessiva per la troppo malleabile struttura mentale d’un neofito. E quando il giovane ricercatore giunge a formare una visione sapiente, consapevole ma distaccata di una idea, è pronto per l’uso del suo primo strumento d’osservazione e verrà introdotto all’arte di visualizzare ogni forma pensata. Visualizzare, in questo caso significa osservare ogni realtà oggettiva (anche un uomo) nella sua dimensione soggettiva così che, ogni soggetto, sia considerato contemporaneamente sia nella sua dimensione esterna che in quella interiore. Il risultato sarà quello di percepire una realtà in sé, con una visione non più mediata dalle aspettative, dai desideri e dalle passioni individuali. Una visione che seppure si soffermi sulla superficie dell’oggetto speculativo resta, però, distaccata evitando l’intrusione di quegli elementi personali che immancabilmente finiscono per influenzare le capacità del comune senso di giudizio.

La ricerca esoterica aiuta a svelare anche nei miti e nei sogni popolari i sentimenti che hanno spinto molti uomini a crearli, sino a fargli assumere un ruolo di guida delle emozioni e dei propri ideali. E scoprire cosa ha spinto parte dell’umanità a fondare le proprie culture su miti e leggende tra le prime verità rivelate dall’esoterismo. Questo porterà il ricercatore verso un doppio quesito: risolvere il senso della vita e quello dell’esistenza. Per dare senso alla vita, alla propria vita, il ricercatore potrà trovare vantaggioso applicare il risvolto esoterico della psicologia, mentre, per svolgere il secondo quesito, quello sul senso dell’esistenza, gli potrà essere utile conoscere il risvolto esoterico della filosofia *.

*nota) Il senso della vita ed il senso dell’esistenza racchiudono i significati di forma e di sostanza. Molto si è discusso sul senso della vita e molto ancora se ne discuterà. Per l’iniziato però, così è riferito, il problema non sussiste, in quanto non esiste uno specifico “senso della vita”. Il senso della vita è quello che gli dà l’uomo, che ne è il regista, attore ed autore d’ogni sua scelta. Il senso della vita, quindi, è uno psicodramma che appartiene all’uomo che ne determina le forme, i colori e le tonalità emotive. Ma se il senso della vita appartiene all’uomo è lui ad appartenere all’esistenza. E se l’uomo sceglie anche incoscientemente il senso da dare alla propria vita egli non sa di essere uno strumento inconsapevole dell’esistenza che lo anima per i propri fini. Il senso dell’esistenza esiste, ma è posto in termini di tempo e di spazio talmente dilatati per una percezione individuale e passeggera da apparirgli una pura astrazione. Un concetto infinito ed eterno.

Ma l’Iniziato può raggiungere una dilatazione della propria percettività cosciente tale, da riprodurre quei termini sino a percepire la relazione tra sé come entità momentanea ed il contesto di un eterno mutare, dove tutto si muove per evolversi e non per sparire. La relatività del proprio microcosmo può rendere più prossima all’iniziato, la percezione del modello macrocosmico. Ed in questa percezione la dimensione di tempo e non-tempo s’intersecano, si fondono e si annullano fino a formare un terzo punto di vista, paradossale per la ragione, che è il senso di immensa staticità e d’immobilità in moto, che i mistici chiamano beatitudine o nirvana. Ma anche questa, però, è ancora un’illusione. Un ultimo e supremo miraggio percettivo, che l’iniziato deve frantumare per proseguire nel proprio cammino verso la libertà.
Hosted by www.Geocities.ws

1