| Quando i cardinali
furono murati vivi Quello che
accadde a Viterbo nel 1271 è di sicuro uno degli
episodi più curiosi della storia della Chiesa. E
non solo perché fu proprio allora che venne
"coniato" il termine conclave (dal
latino "sottochiave"). Viterbo era in
quel periodo il capoluogo storico, amministrativo
ed economico dell'Alto Lazio. Qui nel 1268 si
riunirono i 18 cardinali che dovevano eleggere il
successore di Papa Clemente IV. A causa delle
pesanti pressioni esterne, i porporati decisero
di chiudersi dentro il Palazzo Papale sotto la
protezione delle autorità della città. Solo che
non si decidevano a nominare il nuovo Pontefice.
Così, dopo 33 mesi di attesa, i cittadini
costrinsero il capitano del Popolo, Raniero
Gatti, a chiudere il portone "cum
clave" e a ridurre il vitto ai cardinali.
Non contenti, eressero un muro davanti al
portone. Cosicché i porporati, ritrovatisi
chiusi in una stanza, per poter respirare e per
poter annunciare al mondo il nome del nuovo
Pontefice, Gregorio X, furono costretti a...
scoperchiare il tetto. La strana
elezione di Celestino V Stranissime
anche le circostanze che portarono all'elezione
di Celestino V, dopo la morte di papa Niccolò
IV, nel 1292. Si dice che nel conclave tenutosi a
Perugia, gli undici elettori non riuscivano ad
accordarsi, divisi tra due porporati: Colonna e
Orsini. Dopo due anni di temporeggiamenti, il
cardinale Benedetto Gaetani dichiarò di aver
ricevuto una lettera da un santo eremita, Pietro
da Morrone, che abitava in una caverna in
Abruzzo, e propose di nominare Papa un vero
santo. Una comitiva di cardinali si recò in
Abruzzo e conferì il papato all'eremita, che
prese nome Celestino V. Solo che questi, non solo
stabilì la sua sede a Napoli per stare lontano
dalla licenziosa Roma, ma non parlava il latino e
non s'intendeva di politica, quando doveva
spostarsi preferiva farlo a piedi o su un mulo e
donava tutto ai poveri. I cardinali, resisi conto
di aver commesso un errore, si sarebbero rivolti
al Gaetani che, dopo aver fatto un buco nella
cella del Papa, iniziò ogni notte a tormentarlo
dicendogli: "Celestino, Celestino, lascia il
tuo incarico...". Fu quello che accadde.
Subito dopo Gaetani divenne Pontefice e Celestino
V passò alla storia come "Colui che oppose
il gran rifiuto".
Il Conclave più tempestoso
E' stato sicuramente quello del 1378, da cui
uscì Papa Urbano VI. Solo che, delusi dal suo
rigore riformatore e sempre più antifrancese, i
cardinali pochi mesi più tardi dichiararono
invalida l'elezione per mancanza di libertà
della votazione e, radunatisi a Fondi, elessero
Clemente VII, facendo scoppiare il grande scisma
d'Occidente, che durò quasi 40 anni. Solo grazie
al Concilio di Costanza, da cui uscì eletto
Martino V, nel 1417, la Chiesa si riunì sotto un
unico Papa.
Il Conclave più contestato
Non sempre l'annuncio dell'avvenuta elezione di
un Papa è stata accolta con applausi dai fedeli.
Nel 1521, per esempio, accadde tutto il
contrario. Complici i versi satirici di Pasquino
(Pietro l'Aretino), che accusò i cardinali di
tardare a nominare il nuovo Pontefice perché
troppo presi dalle donne, dal cibo, dai beni
materiali e da considerazioni di carattere
politico. Invettive che colpirono non poco la
popolazione. Così , quando la fumata bianca
annunciò l'elezione di un papa straniero,
Adriaan Florenz, col nome di Adriano VI, vi fu
una violenta contestazione popolare e i
cardinali, all'uscita dal conclave, furono
accolti a suon di fischi e sassi.
Peccati di gola
Nell'elezione di un Papa conta molto anche il
cibo. Un esempio? Nel 1549 un cuoco, Bartolomeo
Scappi, che era al servizio del cardinale Carpi e
che era famosissimo per la bravura nel cucinare,
fu accusato di aver prolungato il Conclave
perché cucinava troppo bene. Nel 1823, invece,
proprio la gola avrebbe fatto perdere
un'elezione: quella del cardinale Sala. Sembra
che i porporati ormai d'accordo sul suo nome,
abbiano deciso di non nominarlo più dopo averlo
visto bere una tazza di cioccolata calda in un
giorno di penitenza.
I cardinali ricattati dai banditi Nei
secoli passati per influenzare le decisioni dei
cardinali ne sono state fatte di tutti i colori.
Nell'autunno del 1590, per esempio, si diffuse la
voce che alcune centinaia di banditi al servizio
degli spagnoli stavano per invadere Roma, per
costrin gere i porporati, riuniti in Conclave, a
eleggere un Papa spagnolo. Era un periodo di
carestia e gli spagnoli approfittarono della
circostanza per offrire protezione ai cardinali,
oltre che approvvigionamenti, in cambio
dell'elezione del proprio candidato , Gregorio
XIV.
Il Conclave invaso dalle api
Verità o fantasia? Si narra che nel 1623 il
Conclave fu invaso da uno sciame di api, che si
posò sulla camera del cardinale Barberini, sul
cui stemma di famiglia comparivano tre api. Gli
insetti avrebbero formato sul muro proprio
l'immagine del triregno papale. L'accaduto
avrebbe influenzato non poco la decisione dei
porporati e, forse, non sarebbe stato affatto un
caso l'elezione, due giorni dopo, del cardinale
con il nome di Urbano VIII.
La congiura polacca
Sul conclave del 1903, da cui uscì papa Pio X,
si sono dette negli anni tante cose, leggende e
verità. La leggenda è che qualcuno abbia
tentato di avvelenare i cardinali propinandogli a
pranzo funghi velenosi. La verità è stata
scritta dallo stesso Giovanni Paolo II, che in
"Alzatevi, andiamo!" cita due volte
Puzyna, arcivescovo di Cracovia dal 1895 al 1911,
e quella che è passata alla storia come la
"congiura polacca". In cosa è
consistita? Sembra che durante il conclave si
volesse eleggere il cardinale Mari ano Rampolla
del Tindaro, segretario di Stato di Leone XIII,
ma Puzyna avrebbe opposto il veto, su mandato
dell'imperatore Francesco Giuseppe. Non a caso,
infatti, avrebbe letto il Diktat imperiale in
tedesco. I cardinali, indignati, si piegarono. Il
moti vo del veto? Da un lato l'orientamento
filofrancese del cardinale Rampolla, dall'altro
una "congiura polacca ad opera di ambienti
vicini al cardinale Puzyna", che mal
tolleravano la politica di Rampolla, giudicata
favorevole agli interessi della Russia zarista e
quindi "disastrosa" per la chiesa di
Polonia.
Gli abiti dei Papi Di
solito l'abito che dovrà indossare il nuovo
Pontefice viene confezionato in anticipo e in
varie misure, in modo da essere pronti a
qualsiasi tipo di corporatura. In alcuni casi,
però, la vestizione del Papa è diventata
problematica, perché l'abito non era della
misura giusta: Giovanni XXIII fu costretto a
indossare un abito troppo stretto, Pio XII troppo
grande.
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