secondo manifesto politeista
pubblicato su "pagus" giugno 1987
"Gli antichi Dei popolari erano tanto umani, quanto semplici i loro adoratori" (w, f. Otto)
Politeismo è il nome dato ad una specifica situazione religiosa caratterizzata dalla pluralità, una pluralità che si manifesta sotto molte forme. Socialmente il politeismo è una situazione in cui coesistono valori diversi, modelli diversi di organizzazione sociale e principi mediante i quali l'essere umano dirige la sua vita politica. Questi valori, modelli e principi, si fondono armoniosamente ma, quando sono in conflitto tra loro, non si manifestano nè caos nè anarchia perché, grazie al politeismo, è possibile identificare una molteplicità di ordini, ognuno dei quali dotato di una coerenza propria. Dal punto di vista sociale, il politeismo si trova eternamente in conflitto col monoteismo che nelle sue forme è dittatura, imperialismo, capitalismo, marxismo e fascismo. . Psicologicamente, il politeismo è dato dalla radicale esperienza di aspetti del Sé tutti ugualmente reali. L'identità personale sembra che non si possa stabilire, la normalità non può essere definita. L'individuo sperimenta in se stesso molti Sé, ognuno dei quali è percepito come dotato di potere autonomo, di vita personale, che va e viene a suo gradimento, senza alcun riguardo per la volontà centrale dell'io singolo. Eppure questa esperienza non è sentita come patologica; ci si trova perfettamente a proprio agio nella realtà. Infatti il politeismo popola l'universo di tutti i suoi essere, dando così al mondo tutta la sua importanza, la sua grandezza. IL MONDO E' VIVO E POPOLATO DI FAUNI, DI SATIRI E DI NINFE, E SONO QUESTE FORZE CHE INFLUENZANO LA NOSTRA PSICHE, SOLO RICONOSCENDOLE CI SI PUÒ' COMPRENDERE. Gli Del si rivelano non solo nei fenomeni della natura e negli avvenimenti in cui si concreta l'umano destino, bensì anche nei moti interiori dell'uomo, in ciò che ne determina il comportamento e l'azione. Nel mondo popolato di Dei l'uomo, per trovare l'origine del propri Impulsi e delle proprie responsabilità, non guarda all'interno di se stesso ma guarda all'essere nella sua vastità e là dove noi parliamo di disposizione interiore e di volontà, sempre INCONTRA LA REALTÀ" VIVENTE DI UN DIO. Gli Dei rivelano a colui che li guarda in volto la ricchezza infinita dell'essere •
Trovare il proprio mondo significa, per un popolo come per il singolo, trovare se medesimo, raggiungere la realizzazione del proprio essere. La psicologia accademica, per mezzo della quale il Sé spiega il Sé a se stesso è monoteistica e incapace di offrire sufficienti principi esplicativi su cui basare la comprensione del nostro tempo; allora anche la psicologia dovrà essere riformata in modo politeistico.
Il termine politeismo è usato per le manifestazioni sociali, filosofiche e psicologiche della pluralità della vita quotidiana, perché è RELIGIOSA la situazione che vi stà dietro. Questo implica che la nostra esperienza degli universi sociale, intellettuale e psicologico, è religiosa; essa è talmente profonda e mira così lontano che solo una spiegazione politeista è in grado di spiegarne appieno il senso. Ma cosa si intende più precisamente quando parliamo di spiegazione politeista e della natura degli Del? Intendiamo che Dei cono nomi di potenze o di forze, dotati di autonomia, non condizionati e influenzati da eventi storici e sociali, dalla volontà o dalla ragione umana, nè da fattori personali. Essere un dio nel politeismo vuoi dire: portare con se tutto il senso di un regno d'esistenza; stare in ognuna delle sue forme quale splendore ed elevatezza, rilevando però nel suo luogo più eccellente l'intera maestà e il vero volto. Il dio stesso, portando lineamenti umani rivela un regno, le cui forme tutte, dall'inanimato sino all'animalesco e all'uomo, si rispecchiano tutte in lui dal lato più spirituale. Così la sua immagine segue assolutamente la linea della natura, ma sta al culmine di questa linea. Per questi motivi quando parliamo delle divinità usiamo la parola "immortale". Infatti gli Dei non sono sottoposti alle leggi di noi mortali. Quando si manifestano nella vita sono sentiti come potenze che guidano e danno forma ai comportamenti sociali, intellettuali e personali. Dei sono i nomi della pluralità di modelli dell'esistenza nostra, animale e minerale. Le loro storie sono i paradigmi che ci permettono di spiegare, esprimere e celebrare quei molteplici aspetti della nostra realtà i quali, altrimenti, apparirebbero del tutto anarchici e sconnessi.
Gli Dei e il loro mondo mostrano il senso aperto e soprattutto vivo, col quale noi politeisti riconosciamo il divino nelle svariatissime forme dell'essere naturale; nelle gravi come nelle giocose, nelle violente come nelle amabili, nelle palesi come nelle misteriose. Non sono mai il volo del sogno o del desiderio umano a tuffarci nel purpureo splendore divino ma sempre e ovunque, la forza della realtà, l'alito, il profumo della vita circostante.
Se gli Dei ci si fanno Incontro antropomorficamente, se ci ritroviamo noi stessi nelle loro immagini nobilitati e glorificati, non dobbiamo affatto aspettarci che essi siano ciò che, per qualche ragione, tendono a superare la natura o a liberarsi da essa, ma la natura medesima nella sua essenzialità palese, infallibile e beata, così come solo gli Dei possono e devono avere. La loro potenza, la loro essenza si fondano sull'ESSERE della natura, ad essa, MAGNA MATER FRUGUM, sono consustanziali. CIÒ che nelle altre religioni sembra impedire o attraversare la via, si impone alla nostra ammirazione come genialità; la facoltà di vedere il mondo nella luce divina, non un mondo al quale si anela, un mondo che si esige, oppure un mondo misticamente presente In un raro momento di estasi, ma quel mondo nel quale siamo nati, del quale siamo parte, nel quale siamo implicati mediante i sensi e al quale lo spirito ci vincola nella pienezza della vitalità. Le figure nelle quali questo mondo animato e vivente si manifestò divinamente ai "pagani" non dimostrano forse la loro verità nel fatto che VIVONO ANCOR OGGI, che ancor oggi ci si fanno incontro non appena vogliamo, fuori delle grette costrizioni, elevarci ad una libera contemplazione?
Nella nostra vita il politeismo ci consente di "dare un nome" alla nostra pluralità, sì da ottenere un punto archimedeo che faccia leva sulla vita. Il monoteismo non può comprendere la vita e il mondo; i monoteisti hanno operato secondo concetti e categorie fisse, a loro volta Imbrigliati da una logica che imponeva un rigoroso e deciso "aut-aut": o questo o quello, o vero o falso, o bello o brutto, o bene o male. Ed è questo pensiero monoteistico che viene meno all'uomo in un tempo in cui l'esperienza consapevolmente pluralistica, radicalmente rivolta all'"entrambi", al "e/e", questo E quello. Il pensiero monoteistico è particolarmente inadeguato per far fronte ed un intendere pluralistico sia quando i molteplici significati che fluiscono attraverso la realtà sociale, psicologica e religiosa sembrano disporre, come gli Del, di un potere autonomo, sia quando al pari delle divinità, gli strati della realtà, sfaccettati come sono, sembrano sfuggire al controllo della società e dell'individuo, proprio nel momento in cui quest'ultimi si sentono affrancati nell'intravedere nuove possibilità, e come scagliatisi verso un futuro del tutto liberante.
II monoteismo non può essere d'aiuto all'uomo perché non può liberarsi dalle sue esigenze morali. Di esse si è formato una specie di nuova religione. Per questo i monoteisti sono così poco liberi: senza scrupoli nella prassi quotidiana e malsicuri appena interrogano il loro sentimento; tesi verso ogni profitto e sempre timorosi di essere egoisti; incapaci di un libero sguardo creatore nel regno
della forma perché hanno visto la possibilità di essere scoperti indifferenti verso la felicità dei molti, con cui debbono misurarci tutti i valori. Il loro amore per il proprio Io e l'Ideale di rinuncia sono pur sempre una sola e medesima cosa. E così fiorisce il fanatismo, il mistero della volontà che non vuole saperne della libertà della conoscenza.
II politeismo non vuol essere un problema storico e accademico. Esso riflette il senso di una tensione profonda, urgente, costante ed eccitante, che sorge ogniqualvolta, nella fondamentale esperienza della pluralità che anima la vita sociale, psicologica e religiosa si scopre che una singola storia, una logica monovalente, una teologia rigida e una moralità costrittive non sono adeguate a comprendere la natura del significato della realtà. Una situazione simile non riguarda solamente i teologi e i filosofi, questa tensione fondamentale si trova alla "base dell 'esperienza di tutti gli esseri umani. Essa è esistita in ogni epoca, ma è nella nostra che è drasticamente affiorata alla superficie, invitandoci a ricordare, a riconsiderare, a ritornare a cos'è realmente il politeismo. La libera grandiosità dell'immagine politeista degli Del, testimone della quale non sono profeti o pessimisti, ma i grandi plasmatori, e non solo nei tempi antichi, non può più andare perduta per l'umanità. E' come se protestasse in nome della natura e dello spirito contro ogni idea di affanno, aspirazioni insoddisfatte e desiderio di morte, poiché non vi è errore più grande della SUPERBIA MONOTEISTA di rifiutare la guida della natura e di pensare ed agire con le proprie forze al di là dei cuoi confini.
Il politeismo serve per comprendere il dinamismo e la pluralità delle forze divine. Il politeismo non si aggira fra le pene, le esigenze e le segrete beatitudini dell'anima monoteista; suo tempio è il mondo e la conoscenza di dio è generata dalla ricchezza vitale e dal movimento del mondo. Neppure ha bisogno di privarsi della testimonianza delle esperienze, perché queste soltanto nelle varietà dei loro toni, oscuri o luminosi, risolvono le grandi immagini delle divinità.
Il politeismo serve all'uomo per conoscere la sua anima, con il politeismo l'uomo può fare questo perché IN LUI VIVONO DELLE FORZE DELLE POTENZE CHE NON CHIEDONO ALTRO CHE UNIRSI A LUI in un fascio di energie capace di condurlo al di là della sua condizione di uomo "ordinario". Bisogna conoscere queste forze per risvegliarsi, allo scopo di "realizzare il divino". Esso si testimonia nella sfera dell'inanimato, del vegetale, dell'animale e si rivela, al vertice, nel volto dell'uomo. Ma ciascun iddio, nell'atto che rivela un momento del mondo, rivela in realtà sempre il mondo nella sua totalità.
Con il politeismo l'uomo ritrova la possibilità di realizzarsi e alla fine di comunicare direttamente con gli Del. TRA L'UOMO E l'INFINITO SPARISCE LA MEDIAZIONE DEL PRETE. nessun dogma dichiara, in nome di questi Dell'idea che se ne deve avere, l'atteggiamento loro nel confronti dell'uomo o il debito dell'uomo nei confronti loro. Nessun libro sacro determina che cosa si deve incondizionatamente sapere o credere. Ognuno può pensare degli Dei a modo suo: BASTA SOLO NON SI SOTTRAGGA AL TRIBUTO D'ONORE VOLUTO DALLA TRADI-ZIONE. Gli Dei non hanno bisogno dell'autorità di rivelazioni del tipo di quelle cui si richiamano altre religioni. Essi testimoniano se stessi in tutto quel che è o accade. Il politeismo è l'affermazione dell'ordine naturale, l''accettazione della natura, potente Diana e casta Lucina, l'assenza del senso di colpa nel desiderio naturale: il politeismo lascia all'uomo la responsabilità del suo destino e di dare al mondo un senso e una forma.
"L'universo è infinito e in esso ogni cosa vuole diventare divina. L'Eros non conosce indugio. Prima che la gloria più recente sia distrutta egli è già volato oltre, per cogliere il fiore del divenire. Giovani Dei e giovani Dee, per cui ancora nessun cuore si è infiammato, attendono di aprire gli occhi; e altri Del dimenticati da secoli si preparano alla resurrezione." (W.F. Otto)