
" La smetti di rompere i coglioni?" La voce riecheggiava forte sotto il portico.
Rimase sorpresa. Non tanto dalla rabbia (o forse disperazione) di cui era piena quell'unica, semplice frase.
Ma dalla temperatura che, quasi avesse sentito la tensione nell'aria, era improvvisamente calata. Nel giro di qualche istante si era ritrovata con le mani fredde. Ghiaccio tra le dita. Per non parlare dello stomaco in subbuglio e dei brividi che ora la scuotevano dalla testa ai piedi. Aveva voglia di correre a casa e rifugiarsi sotto le coperte - anche se non sarebbe servito - aveva voglia di mettere la testa sotto il cuscino e piangere fino a che i ricordi non si fossero sciolti.
Ma sapeva di non potere. Non l'avrebbe fatto. Se l'era cercata questa volta e riconosceva di aver intrapreso la via piu' difficile.
"Cazzo! Ma chi me lo ha fatto fare!" sussurro' impotente.
Nessuno, era stata una sua scelta. Sofferta, certo, ma era quello che si sentiva. La cosa giusta da fare. "E' la cosa piu' idiota che potevo fare!" La cosa piu' giusta da fare. L'unica, considerando il suo carattere. Sincerita' e rispetto anche nell'amicizia. A maggior importanza in quella situazione.
Poteva quasi sentire la sua risata ironica al sentir pronunciare la parola RISPETTO. Eppure era il motivo che l'aveva spinta a compiere quel gesto che non avrebbe provocato altro che dolore. A tutti. Nessuno ne sarebbe stato risparmiato. Ad ognuno il suo carico. La bilancia non avrebbe pesato equamente quei macigni ma non si poteva fuggire dalla realta'. E lo sapeva.
"Ragazzina ipocrita, la pagherai per questo" sotto il portico parlava ancora una volta.
"Quanto freddo fa qui dentro porca puttana!!" mise le mani davanti alla bocca e soffio' aria calda tre - cinque - dieci volte � faceva ancora freddo. E non erano le pareti a trasmettere quel gelo ma la sua anima che non riusciva a reggerne il peso. Lo stesso motivo che le impediva di mangiare da due giorni, probabilmente.
"Che si fotta la mia coscienza e assieme a lei i miei occhi." Stava ripensando al suo sguardo che veniva spesso considerato puro. Ogni giorno pero' doveva pagare un prezzo per mantenere quella limpidezza e la capacita' di piangere ancora.
"Sia fatta la mia volonta'. E all'inferno pure quella!!" Si giro' quasi volesse fronteggiare la figura che aveva di fronte e lesse odio in quegli occhi. L'odio di chi e' stata costretta a ricordare nuovamente il colore dell'odio stesso. Non sarebbero rimaste impronte di rimmel sulla maniglia di casa quella sera. Ma guardando nell'unico specchio della sua casa avrebbe visto riflesso un urlo. E ascoltando il silenzio avrebbe sentito lei. No. Non le avrebbe fatto male� non era sua intenzione provocare tutto quest'uragano anche se ormai ci era dentro.
"Vattene! Ma non pensare che cambiera' qualcosa� la pagherai." Nuove parole che erano gia' state pronunciate.
"Lasciala in pace! Lasciami vivere!"
Si diresse verso la porta. "Fa troppo freddo in questo posto del cazzo! E mi pesano le spalle" brontolando ancora qualcosa abbasso' la maniglia e usci' dal locale.
Non si accorse della sua ombra, rimasta al di la di quel vetro. Era inginocchiata, le dita tra i capelli, le labbra socchiuse a pronunciare un'unica, prolungata, sillaba: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
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