Mi girai a quel rumore. Piccoli passi e singhiozzi disperati.
Mi sdraio spesso sul letto, a volte mi ritrovo li' semplicemente guardando il soffitto o scrutando dentro di me. Mi ritrovo spesso in silenzio, con della musica a basso volume che mi accompagna, ovunque o da nessuna parte. Non me lo aspettavo. Non era mai successo e non me lo aspettavo, tutto qui.
Forse per questo rimasi a lungo ad osservare l'armadio, ascoltare il pianto. Forse per questo non mi alzai subito malgrado sentissi quell'impulso.
Pensavo fosse la ragazza che viveva ad un portone di distanza.
Qui le mura sono sottili e ogni rumore arriva a chi abita nelle tue vicinanze. Una specie di casa del grande fratello dove tutti sanno tutto di te.
A che ora ti alzi, cosa dici, quante volte vai in bagno in una giornata. Non e' male se sei capace di vivere in silenzio o di fregartene completamente degli altri. Io canto. Quasi sempre. non smetto in queste stanze ma so che quando tu passi davanti alla mia finestra sorridi nel sentirmi o forse dici "Ancora quella li' che non tace neppure a notte fonda". Qui e' cosi'. Tutti ti conoscono ma tu non sai nulla di loro. Tutti sanno che sono lesbica e nessuno mi guarda quando salto. Tutti sanno che la bambina del numero 24 viene molestata dallo zio. Tutti i sabati. Cosa avrei dovuto fare? Bussare e chiedere "perche' piangi?" Forse mi avrebbe lanciato una pentola, forse mi si sarebbe aggrappata al collo, singhiozzante. Avevo preferito non saperlo. Ero rimasta a guardare l'armadio. Finche' proprio ero scoppiata e mi ero alzata cercando di capire COSA stesse accadendo. Non mi vestii.
Non andai a suonare il campanello.
Rimasi immobile ascoltando. Poi appoggiai l'orecchio al muro.
Sentivo il respiro della ragazza che intervallava le lacrime. Piu' vicina. Verso lo specchio affisso alla parete. Isolava, sentivo meno. Tolsi lo specchio. E lei era li'.
Per poco non inciampai sullo zaino che avevo abbandonato qualche giorno prima. Rischiai anche di rompere lo specchio facendolo volare qualche metro piu' in la'. Non so che faccia avessi ma ricordo la sua che faceva capolino tra le dita sottili, rigata dalle lacrime.
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