
Aveva smesso di mangiare. Non aveva bisogno di cibo, non sentiva il vuoto in se. Bastava riprendere in mano quella lettera e seguire le linee che distinguevano una parola dall'altra.
Chiudeva gli occhi e volava fuori.
Non c'era bisogno di aprire la porta perche' non esistevano barriere. Cosi' come il sole passa attraverso
i vetri anche se le finestre sono chiuse. Poteva camminare sulla strada.
No, perche' camminare... non stava camminando ma danzando. Il sole, rosso tra i capelli, il vento sulle labbra leggermente piegate in un sorriso.
Chiunque guardando quella figura si sarebbe soffermato e si sarebbe sentito improvvisamente piu' felice.
E se fuori pioveva non aveva importanza.
Nulla sarebbe cambiato tranne le perle che per un attimo si sarebbero attardate agli angoli dei suoi occhi
e le nuvole avrebbero scompigliato i suoi capelli di fuoco.
Non poteva parlare. Non piu'. O balbettava con incertezza le parole oppure cantava.
Cantava con tutto il fiato che gli era rimasto.
Forse qualcuno avrebbe detto "Pazzia". Ma, a mio avviso, non si trattava di questo ma d'amore.
Vedere piu' colori dove prima c'era solo il nero, il bianco e il verde.
Aveva smesso di dormire. Non ne aveva bisogno, non sentiva gli occhi chiudersi dal sonno
perche' i suoi pensieri erano talmente agitati da strappare il sonno dal suo corpo.
Malgrado questo continuava a sognare. Sognava di lei. Perennemente.
E poteva sentire il suo profumo mentre sfogliava le pagine di quella lettera.
"Mi mancano le tue labbra" aveva marchiato in blu sulla pagina a quadretti strappata da chissa'
quale quaderno.
Iniziava con una scrittura immatura, quasi infantile.
Adorabili erano le curve di quelle parole che a stento traduceva. Che amava. Una ad una.
Virgole comprese. Cosi' come i punti che a volte fluttuavano invisibili sopra le i.
"Meravigliosamente distanti".
Le parole scelte per cominciare quel lungo monologo interiore.
Ormai aveva imparato a memoria tutte le frasi e le ripeteva mentalmente mentre giaceva
in un non-sonno sul letto o mentre camminava in una non-fame tra i piatti di ceramica lavorata.
La riprendeva in mano solo per sentirne la consistenza tra le dita, il profumo, il solco lasciato dalla penna, l'immagine
di lei riflessa sulla carta.
Un profilo, le sue labbra che sfioravano la busta per un ultimo addio, una canzone
che seguiva come polvere le parole, luce negli occhi e il sussurro del suo cuore.
Per tutto questo, e forse di piu', teneva stretta la carta tra le mani mentre ripeteva
per l'ennesima volta le sue parole.
le mangiava per pranzo e le beveva in un calice appoggiato vicino ad una bottiglia, sul comodino, la notte si avvicinava ancora.
Se avesse saputo scrivere avrebbe composto una canzone per lei. Ma non riusciva a sentire altro
che il ritmo del suo cuore.
Forse un po' stonato per alcuni, tra l'altro.
Non sapeva scrivere e non ne aveva bisogno.
Lei avrebbe letto le sue poesie tra il verde e il grigio dei suoi occhi castani.
"Meravigliosamente distanti,
noi. Eppure non ti sembra strano?
Non capisco il significato della distanza se non intuitivamente.
Sarebbe lontano anche se tu abitassi ai piedi della montagne o io in riva al fiume
che attraversa la tua-nostra citta'. Sarebbe lontano perche' vorrei vivere tra le tue braccia
e non allontanarmi mai.
Sei tu ad aver negato le distanze o io a non aver seguito il mio cuore?
Vedo te anche adesso. Meravigliosa distanza che non comprendo.
Rinchiuderei me stessa in un frammento di roccia e chiederei al vento di farmi arrivare tra le tue mani.
le ho osservate per ore mentre si intrecciavano tra le tue parole e i tuoi silenzi.
Silenzi che significavano tutto o forse niente.
perche' cerchiamo sempre i perche' e non accettiamo semplicemente cio' che sentiamo?
Mi stai pensando? L'hai vista la luna stanotte?
Hai cercato di vivere i tuoi sogni? Mi hai promesso di provarci. Lo sai che a volte i sogni si realizzano se lo desideriamo veramente.
Non pensare a noi. Non siamo sogni ma utopia e le utopie rimangono solo nelle menti dei loro creatori.
Purtroppo. E non sai quanto questo mi faccia sentire impotente. Ma non voglio rattristarti.
Sono solo per pochi minuti tra queste pagine e voglio farti sorridere.
Potrei raccontarti una storia che non hai mai conosciuto o una parte di me.
Invece voglio raccontarti un sogno.
C'erano anche le fate e un mondo dove noi possiamo amarci senza il riparo di un muro.
Io ero aria e tu fuoco, non potresti essere altro per come senti.
Il cielo toccava l'orizzonte e la luce baciava la notte. Le ali delle fate splendevano
e noi avevamo un mondo che era anche nostro.
Ne ho parlato con i miei. Hanno detto che sono pazza. Non ho capito se si riferissero alla speranza
di un mondo migliore o alla mia voglia di amare. Al mio voler stare con te, amore mio.
Meravigliosa distanza che si annulla quando posso guardarti nell'anima.
Mi mancano le tue labbra, la tua voce e le giornate che riuscivamo a strappare al mondo.
Il tempo. E' infinito come la distanza. Non lo capisco.
Gia', non capisco parecchie cose.
Quanto e' passato? Cinque mesi? Da quanto ci conosciamo? Una vita.
Esagero come al solito e tu sorridi, cucciolo mio, ti conosco come me stessa.
Ti sento sussurrare il tempo che sicuramente hai contato. Due anni, tre mesi e cinque giorni.
Scommetto che sapresti dirmi anche l'ora esatta.
Sai dare valore al tempo. Ne sono certa. L'unico valore che scorgo io e' quello che mi lega a te.
E' tutto cosi' strano non trovi? I miei sanno di noi dalla prima volta che ci hanno guardato assieme.
Mi hanno chiamata pazza anche per quello.
Chi si metterebbe contro il mondo intero? Io e te.
Sicuramente sei piu' capace di me in questo.
Non so dove trovi la forza per continuare ma ti vedo e vicino a te c'e' la Volonta' di riuscire.
Ti rideranno dietro ma, ti prego, non fermarti.
Fallo per cio' che avremmo dovuto essere. Perche' se non avessi detto al mondo che ti amavo non sarebbe cosi', oggi.
Saremmo assieme. Lotta perche' non accada piu'.
Lotta perche' a nessuno piu' sia fatto cio' che e' stato fatto a noi.
Io ormai sono rinchiusa tra questa meravigliosa distanza e il tempo che non ci ritrovera' uguali.
Ma questo non importa, non lasciarti abbattere, promettimelo.
Addio.
Per Sempre, TUA
NADIA "
A memoria poteva recitare ogni singola parola. Avrebbe potuto pronunciarle con quello che era
il suo tono se adesso le lacrime non l'avessero sopraffatta per l'ennesima volta.
Uno schianto mortale eppure cosi' vivo. Ed era l'amore o l'angoscia a troneggiare nella sua vita?
Entrambi. L'avevano allontanata perche' per loro era una pazza.
Non mangiava piu'. Non ne aveva bisogno. L'angoscia era la sua pietanza preferita mentre le lacrime
cadevano nel calice che giaceva sul comodino.
Non dormiva piu'. Non ne aveva bisogno. La sua vita era diventata il suo incubo, i sogni si erano infranti.
Non l'avrebbe piu' rivista. Quello era il suo modo per dirle addio. Avrebbe voluto morire.
E infondo sentiva che non ci sarebbe stata molta differenza. Ma c'era un filo di speranza in tutto questo.
Nadia aveva ragione. Nessuno doveva soffrire allo stesso modo.
la loro vita era stata strappata da una famiglia che non accettava la differenza.
Tutto era meglio
di essere sbeffeggiati dalle persone "bene" della citta'. Anche se il prezzo da pagare era una vita.
Infondo bastava cosi' poco, un collegio a centinaia di chilometri di distanza e tutto sarebbe passato inosservato.
Ma non sarebbe finita cosi'. Avrebbe ascoltato le sue ultime parole. Gli era stato sottratto il diritto ad amare.
A loro NON era permesso amare. Erano considerati mostri: non degni di questo "privilegio".
Sarebbe cambiato. Ma in quel momento rimaneva una lettera stretta tra le sue mani, la consapevolezza di non esistere e la rabbia per essere nata donna.
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