Premessa
Non sapevo proprio da che parte cominciare a raccontare questa storia, ho voluto quindi provare ad esporla come si farebbe in un "salotto" di amici.
Nota: ogni riferimento a fatti, persone o cose in cui si ravisasse una qualsiasi forma di reato (diffamazione, plagio, esercizio abusivo della professione medica, guida senza lenti, apologia di reato, ecc.) è puramente casuale e frutto di fantasia dello scrittore.
Il presente testo può essere riprodotto e diffuso anche senza autorizzazione dell'autore, purché a fini non commerciali e citando l'autore e l'indirizzo internet del testo originale integrale (in continua evoluzione): http://www.geocities.com/s_caggia/Vista/visusbooster.htm
Capitolo Primo – L'antefatto
Stavo facendo ruotare lentamente un espositore girevole in una libreria del centro, quando ad un certo punto i miei occhi caddero sul titolo di un libro. Il titolo non lo ricordo affatto, ma il suo senso era certamente: "come guarire dalla miopia in modo naturale".
"Che caz….!" pensai uscendo dalla libreria senza acquistare nulla, "se esistesse un metodo così ne avrebbero già parlato i giornali e la televisione, nessuno porterebbe più gli occhiali, e non ci sarebbero negozi e fabbriche di occhiali… quindi è sicuramente una sciocchezza!".
Avevo allora 17 anni, frequentavo il liceo scientifico, e la vera sciocchezza fu liquidare così su due piedi l'opportunità che il caso mi aveva offerto. Dovettero passare 15 anni prima di avere un'altra occasione di riprendere questo argomento.
Capitolo Secondo – La sorpresa
"Non ci siamo…" tuonò la donna oculista della medicina del lavoro; era la mia prima visita obbligatoria come utilizzatore di videoterminale, avevo 31 anni e da tempo non facevo visite oculistiche, ero ormai stabilizzato da almeno 10 anni ad una prescrizione di –4,50 diottrie ad entrambi gli occhi; "…questi occhiali non vanno bene…" seguitò minacciosa l'oculista, "Por.. miseria! Sono peggiorato! Lo sapevo, dove andrò a finire di questo passo? Porterò i fondi di bottiglia! Diventerò cieco!" pensavo angosciato dentro di me; "…sono troppo FORTI, la sua prescrizione corretta è –3,75" concluse la dottoressa.
Mi tranqullizzai, la vecchia doveva essere un'incompetente, del resto cosa vogliamo da una visita che paga l'azienda per cui lavoriamo? Incuriosito andai comunque dall'ottico optometrista da cui avevo fatto l'ultimo paio d'occhiali, questi confermò la prescrizione ed anche io effettivamente ci vedevo meglio!
Chiesi spiegazioni di come potessi aver recuperato quasi una diottria di miopia e mi rispose che non era possibile, "dalla miopia non si guarisce se non con l'operazione" sentenziò; all'obiezione che avevo prescrizioni e misurazioni documentate di quanto dicevo mi rispose che "la misurazione precedente era sbagliata"; all'obiezione che tra queste misurazioni l'ultima era stata fatta nel suo negozio, anche se non da lui in persona, rispose che "potrebbe essere un inizio di presbiopia precoce a compensare la miopia giovanile"; Evviva la vecchiaia, se guarisce la miopia! Ero troppo felice per insistere; riproposi in seguito la domanda a diverse persone del settore e le risposte furono sempre le stesse.
Capitolo Terzo – L'insofferenza
L'appetito vien mangiando, si dice, e così deve essere stato per me. Non mi bastava rallegrarmi di essere passato da sottili, ma pesanti, lenti al titanio antiriflesso (per non sembrare fondi di bottiglia) a leggerissime lenti in materiale plastico con relativa montatura "evanescente", volevo di più!
Gli occhiali cominciavano a darmi di nuovo "fastidio". Ballando "vorticosamente" mi erano già volati via diverse volte recuperandoli in extremis prima che finissero sotto i piedi di qualcuno. In piscina ed al mare i pochi minuti della vestizione con l'attrezzatura subacquea, senza gli occhiali ma non ancora con la maschera graduata, erano un dramma: mi rendevo conto di quanto dipendessi da loro, senza di loro non vedevo, non ero in grado di fare nulla, mi sentivo perso!
Gli occhiali erano ormai da anni il mio primo pensiero automatico al risveglio e l'ultimo prima di chiudere gli occhi per addormentarmi. Qualche volta devo averci fatto anche la doccia e l'amore.
"Le lenti a contatto?" direte voi… Le avevo usate per un paio d'anni al liceo, le morbide, poi i miei occhi hanno cominciato a non tollerarle più; anche le usa e getta provate qualche anno dopo: ancora peggio!
Insomma, volevo liberarmi da questa che sentivo oramai come una "schiavitù" ed allora…
Capitolo Quarto – L'operazione
Sapevo che esisteva la possibilità di operarsi agli occhi per eliminare la miopia; ero ancora bambino quando l'oculista della "mutua" parlava a mia madre di una tecnica russa di fare dei taglietti radiali sulla cornea, però non era ancora sicura al 100%, ed era costosa, due buoni motivi per lasciar perdere.
Fu il mio ottico a consigliarmi di prendere in considerazione l'operazione; "con il laser ed il computer adesso è tutta un'altra cosa, dura pochi secondi e se si sbriga riesce a farselo rimborsare quasi tutto dalla Regione!"
Mi puzzava una cosa: che ci guadagna un ottico a consigliare ai suoi clienti di farsi operare? Non li avrebbe così persi per sempre? Dovevo approfondire la cosa, ma con chi? Mi rivolsi quindi a quella che era diventata da tempo la mia fonte principale di informazione: Internet
Capitolo Quinto – La ricerca
Cominciai ad interrogare i motori di ricerca, lessi tutto quello che trovavo riguardo la miopia.
Mi feci una cultura sulle varie tecniche di chirurgia refrattiva PRK, LASIK, ecc.
Consultai i siti dei diversi produttori di "laser ad eccimeri" e software relativi che vantavano un migliore risultato in termini di precisione e regolarità dell'ablazione e minori problemi, screditandosi quindi a vicenda.
Scoprii che in alcune città, come Roma, ci sono posti dove l'intervento costa pochissimo (2.200.000 lire in convenzione) anche per miopie medie come la mia, mentre in altre città, come Torino, devi andare per forza "privatamente", poi in alcuni casi la Regione rimborsa una grossa fetta dell'intervento, però devi intervenire su un occhio alla volta ricoverandoti in clinica ogni volta per alcuni giorni e spendere complessivamente (se non ottieni il rimborso) molto di più…
Trovai testimonianze di persone entusiaste dell'intervento come di persone pentite e con problemi molto gravi.
Scorsi con calma il documento del "consenso informato" che basterebbe da solo a dissuadere molti dall'idea di farsi operare.
Soprattutto trovai un sito americano il cui titolo suonerebbe come: "Perché i chirurghi refrattivi portano gli occhiali? Io lo so!". Feci in tempo a leggerne i principali contenuti che qualche tempo dopo il sito venne chiuso…
Sempre navigando trovai diverse pagine "alternative" in cui ritornava il concetto di "come guarire dalla miopia in modo naturale". Questa volta ero più aperto mentalmente per digerire queste cose, avevo 32 anni, feci due cose apparentemente incompatibili tra di loro: presi appuntamento con un chirurgo refrattivo per la visita preliminare ed acquistai il libro "Il metodo Bates per vedere bene senza occhiali".
Finii di leggere il libro il 22 maggio del 2000 e cominciai a non portare gli occhiali, dopo due giorni feci la visita che diede esito doppiamente positivo: ero un ottimo candidato per l'intervento PRK e la prescrizione per eventuali occhiali era scesa a –3,50 diottrie. Era il 24 maggio del 2000, avevo 33 anni, mi diedi un "ultimatum": avrei applicato il metodo Bates per qualche mese e, se non avessi ottenuto dei risultati, al ritorno delle vacanze mi sarei fatto operare.
Tra i siti visitati posso raccomandare "Buena Vista" (
http://www.metodobates.it/) di Maurizio Cagnoli che devo ringraziare per avermi dato, con un paio di e-mail, alcuni utili consigli iniziali ed avermi fatto conoscere la mailing list italiana "Visus" (http://groups.yahoo.com/group/Visus/).Capitolo Sesto – La preparazione
Tornai dall'ottico e mi feci fare un altro paio di occhiali, questa volta leggermente sottograduati.
Avrei voluto lanciarmi in una-due diottrie in meno ma l'ottico mi fece notare che solo a togliere -0,50 rispetto agli occhiali attuali avrei già avuto grosse difficoltà; provai a guardare per strada con le lenti da -3,25 usate per la misurazione ed aveva ragione, non leggevo già più il nome della via dall'altra parte della strada o le targhe dei veicoli! Un po' deluso prima ancora di cominciare feci queste lenti da –3,25 e tenni quelle da –3,75 per guidare (oramai erano leggermente sopragraduate ma mi davano più "sicurezza" per la guida notturna!).
Acquistai anche un paio di "rasterbrille" (pinhole glasses, lenti con fori stenopeici o occhiali a reticolato che dir si voglia...) insieme ad una audiocassetta di esercizi visivi dal sito di "Buena Vista".
Mi feci degli ottotipi con il computer (
http://www.geocities.com/s_caggia/Vista/Ottotipi/) e ne attaccai le stampe in posti strategici: sull'armadio di fronte al letto, sul soffitto sopra il letto, sul soffitto sopra la vasca da bagno, di fronte al WC… più avanti anche in ufficio sulla parete di fronte alla mia scrivania.Capitolo settimo – Il punto di partenza
Cominciai ad usare gli occhiali da –3,75 solo per guidare e la sera, quelli da –3,25 tutto il resto del tempo eccetto quando usavo i rasterbrille per guardare la televisione o non usavo nulla per fare gli esercizi.
Ogni sera prima di addormentarmi, ed ogni mattina al risveglio, mi mettevo comodamente semiseduto, con la schiena contro la testiera del letto, ed osservavo gli ottotipi attaccati alle pareti dell'armadio, a 3 metri dai miei occhi.
Appena tolti gli occhiali non riuscivo a distinguere nemmeno i caratteri più grandi presenti nelle prime righe; riconoscevo solo l'enorme C con cui inizia l'ottotipo incluso nel libro di Bates, ma dalla seconda riga in poi erano solo "grumi grigi"…
la prima cosa che notai era che non vedevo bene niente, nemmeno quell'enorme C. Anche essa era molto sfocata, solo che poiché era molto spessa, la parte più interna del carattere riusciva a risultare abbastanza nera, anche se andando verso la periferia era un terribile sbiadire allargandosi a macchia d'olio sul foglio bianco; inoltre l'apertura della C era talmente grande che un po' di bianco che vi stava in mezzo riusciva a non essere offuscato dal grigio che il resto del carattere "produceva".
La seconda cosa che notai è che comunque qualcosa "vedevo", non ero cieco! Capii che tra non vedere e vedere sfocato c'è una bella differenza.
Capitolo ottavo – Le variazioni
La terza cosa che notai, restando a guardare a lungo gli ottotipi, era l'estrema variabilità con la quale vedevo i caratteri: ora diventavano più nitidi, ora si offuscavano. Rilevavo variazioni nell'istante, nel piccolo, medio e lungo periodo. E le variazioni diventavano, col passare dei giorni, sempre più ampie, fino addirittura a riuscire a riconoscere i caratteri dell'ultima riga!
Già il fatto di rendermi conto delle prime variazioni mi aveva fatto venire dei dubbi, ma il fatto di essere arrivato a leggere fino all'ultima riga, anche se per pochi istanti, mi fece mettere definitivamente una croce sopra l'idea di sottoporre i miei occhi ad un intervento chirurgico. Se sono riuscito a vedere bene una volta perché non posso farlo altre volte e per più tempo o addirittura per sempre?
Quello che non avevo ancora capito era solo: come avevo fatto? A cosa erano dovute quelle variazioni? Come potevo farne aumentare l'intensità e la durata? Come potevo "bloccarle"?
Capitolo nono – Via gli occhiali!
Le sensazioni che provavo quando osservavo le variazioni positive della vista erano bellissime. Vedere le lettere diventare più nitide, riuscire a riconoscere caratteri sempre più piccoli mi dava istanti di piacere immenso, quasi di estasi. Fare mezz'oretta di questo esercizio era di per se bello, ma non vedevo alcun riscontro pratico. Non facevo in tempo ad alzarmi per andare a sperimentare la mia nuova vista su altre cose che questa svaniva!
Sentivo che dovevo liberarmi degli occhiali, come avrei potuto anche solo accorgermi delle eventuali variazioni se avessi continuato a portarli durante il giorno?
Avevo cominciato a toglierli completamente quando ero in casa, mi resi conto che erano ben pochi i momenti in cui avevo veramente bisogno di una vista nitida stando in un ambiente che conoscevo bene.
Seguitai togliendoli quando passeggiavo di giorno fuori casa. Per rassicurarmi li avevo sempre a portata di mano, se volevo una visione nitida dei particolari mettevo i rasterbrille.
Volli provare a fare ciò che mi sembrava un tabù: guidare. Cominciai facendomi accompagnare e tenendo gli occhiali pronti per essere inforcati al minimo dubbio. Scoprii che senza occhiali avevo una migliore percezione di ciò che si muoveva intorno; anche i semafori ed i segnali stradali, che temevo di non vedere, si rivelarono un falso problema, l'unica difficoltà vera erano le scritte, i percorsi che non conoscevo ancora ed il buio della sera. Ero ovviamente diventato un guidatore super-prudente, come appena presa la patente!
Fu poi la volta dell'ufficio, non fu facile, continuavo a rimetterli alla prima difficoltà, mi sembrava di non trovare le cose sulla scrivania, di stare troppo appiccicato davanti al computer, mi veniva mal di schiena per la tensione; ci volle qualche settimana e comunque non riuscivo a farne a meno nelle riunioni.
Ero quindi arrivato in breve tempo ad usare gli occhiali, quelli sottograduati da -3,25, solo per guidare la sera e durante le riunioni.
Ad Agosto feci una vacanza di 2 settimane in Egitto, non misi praticamente mai gli occhiali, usavo a volte i rasterbrille come occhiali da sole.
Dopo le vacanze riuscii a superare anche il problema delle riunioni di lavoro e più avanti quello della guida di sera.
Siamo ora a dicembre del 2001, ho 35 anni, da più di un anno non porto praticamente più gli occhiali, o meglio ne porto sempre due paia, ma dentro la loro custodia, nel taschino della mia borsa e nel cruscotto della mia auto. Li ho tirati fuori solo in alcuni rari momenti di "emergenza" (non più di una volta al mese): una retromarcia di sera in una stradina stretta in forte pendenza, scegliere in fretta una carrozzina tra decine di modelli diversi, cercare velocemente in auto una persona lungo una via avendo dato un appuntamento impreciso…
Capitolo decimo – Come ci vedo?
Si alternano tre diverse "modalità" di visione.
La prima modalità è quella che definirei "sfocata", potreste pensare che è come vede normalmente un miope quando toglie gli occhiali, ma non è proprio così, o meglio: è così se riuscite ad immaginare di togliere dal contesto la sua abitudine a portare gli occhiali, lo choc del fatto di toglierli improvvisamente e tutte le paure legate al fatto di vedere sfocato. Diciamo che potrei meglio definirla come modalità di visione "serenamente sfocata".
La seconda modalità è quella che definirei "multipla", è la cosa che mi ha sorpreso di più durante questa esperienza, consiste nel vedere la sovrapposizione di un certo numero di immagini; ciascuna delle immagini è nitida, ma l'insieme di queste, a seconda del numero di immagini sovrapposte, dello "scarto" tra queste e dell'intensità di ciascuna, può rendere il risultato più o meno confuso. Per dare una vaga idea di questa visione potreste provare ad incrociare o divergere gli occhi, in questo modo vedreste 2 immagini sfalsate orizzontalmente, immaginate ora di vederne invece più di 2 e sfalsate in direzioni diverse. Curiosamente alcune persone che hanno subito l'operazione con il laser lamentano di ritrovarsi irrimediabilmente ed irreversibilmente con questo tipo di visione! Quando ho trovato su Internet delle simulazioni di questo tipo di visione (
http://members.tripod.it/gfrancesco/index.html) ho avuto la conferma che non si trattasse di qualche scherzo della mia immaginazione, anche se ancora non riesco a capire bene come ciò avvenga... A differenza delle persone operate, questo tipo di visione è per me in un certo senso gradevole, vuoi perché mi permette di riconoscere già la maggior parte dei dettagli di ciò che voglio vedere (o leggere per essere più precisi), vuoi perché per me è il passo intermedio che preannuncia la terza modalità di visione.La terza modalità di visione è quella che definirei "nitida", si realizza esattamente quando nella visione multipla diminuiscono il numero di immagini doppie fino a ridursi ad una sola. Le immagini sono brillanti, i colori solidi, gli oggetti "molto tridimensionali"… insomma un estasi di piacere per gli occhi e per la mente!
Capitolo undicesimo – Una giornata tipo
Al mattino mi sveglio con la modalità di visione "serenamente sfocata"; se facendo colazione do un'occhiata alle news televisive capita spesso che si attivino la modalità "multipla" o anche quella "nitida", in genere in corrispondenza dell'apparire di scritte (sottotitoli in sovraimpressione, quotazioni…).
L'uscita in strada, con la sua luce naturale e lo stimolo degli oggetti a distanze diverse, mi stimola ancora la visione "multipla" e momenti di visione "nitida".
Il bello viene mentre guido per andare in ufficio; questo, che era una volta il momento più noioso della giornata, è diventata ora la mia "palestra" preferita: tutto un mondo che mi scorre intorno, oggetti che si spostano in tutte le direzioni, targhe che si spostano avanti ed indietro, cartelli stradali, cartelli pubblicitari, variazioni di luce… anche le soste al semaforo sono diventate piacevoli, mettere a fuoco le targhe posteriori delle auto che mi precedono è un gioco gratificante: conoscete la soddisfazione di vedere nitidamente, anche solo per un attimo, le scrittine pubblicitarie del porta-targa dell'auto davanti?
Il percorso a piedi dal parcheggio all'ufficio è un altro momento chiave: insegne, nomi delle vie, file di targhe di auto parcheggiate a pettine, un grande cartello pubblicitario a centinaia di metri…
In ufficio non ci sono molti momenti di rilassamento, anzi, ma il mio monitor a 15 pollici è impostato a 1024x768 pixel e caratteri piccoli, Internet Explorer è impostato a caratteri molto piccoli e quando stampo sulla laser riduco a 4 pagine per foglio! Ai colleghi che dicono: "Come fai a leggere? Così ti cechi gli occhi!" rispondo: "No, anzi!", ma si allontanano lo stesso scuotendo la testa…
Quando me ne ricordo guardo fuori dalla finestra; a circa 25 metri c'è un cartello che dopo qualche secondo leggo sottovoce: "Ai punti di raccolta R6 R7", ed il collega di fronte al solito mi risponde: "eh, certo, lo sai a memoria!".
In riunione la difficoltà maggiore è riconoscere i volti e le espressioni fini del viso. Non ho una memoria visiva molto sviluppata, anche quando portavo gli occhiali non riconoscevo subito le persone che non vedevo frequentemente, figuriamoci senza! Curiosamente oggi vi faccio molta più attenzione, cercando proprio di memorizzare e richiamare queste informazioni che non sono abituato a trattare.
Anche il tragitto di ritorno verso casa è una palestra molto piacevole, i primi risultati di miglioramento li ho avuti soprattutto lì, forse per il rilassamento dopo una giornata di lavoro. A volte ho l'impressione che mi gratifico con una visione più o meno nitida a seconda di quanto "ho concluso" durante la giornata di lavoro! Inoltre, passando dall'estate all'inverno, il mio tragitto di ritorno è gradualmente diventato più buio abituandomi lentamente alla guida notturna.
Tornato a casa posso tornare alla mia visione "serenamente sfocata", oppure fare un po' di "meditazione" attivando così la visione multipla e quella nitida osservando gli ottotipi o guardando un DVD.
Da pochi giorni ho avuto un figlio, Alberto, e quasi tutto il mio tempo libero è assorbito dalla sua "contemplazione"; mi soffermo lungamente sui suoi bellissimi occhi grigio chiaro e mi chiedo di che colore diventeranno tra qualche mese, ma soprattutto: farà anche lui i miei stessi errori?
Capitolo dodicesimo – Gli errori
Mi sono chiesto tante volte: "Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?". Non nel senso morale della frase ma nel senso di: "Quali furono le cause della mia miopia? Perché cominciai a vedere in questo modo? Avevo forse fatto degli errori che avrei potuto evitare? Sto continuando a farli senza rendermene conto?".
Ho provato a mettere ordine ai ricordi ripercorrendo i fatti salienti della mia vita che potrebbero aver influito sulla mia miopia.
Nacqui e vissi per tre anni in un paesino della Sicilia. All'età di 3 anni la mia famiglia emigrò per lavoro a Torino. Mi hanno raccontato che camminavo avanti ed indietro per la mia stanza e dissi a mia madre: "Mi sento come un leone in gabbia!"; probabilmente la visita allo zoo mi aveva impressionato, ma anche la vita in un condominio di una città molto fredda rispetto al paese!
All'età di 4 anni cominciai ad andare all'asilo. Fui operato di tonsille ed ebbi i cosiddetti "reumatismi nel sangue" per i quali feci molte punture di antibiotici. Dovevo essere affascinato dalla figura del "dottore", cioè del medico di famiglia, soprattutto del fatto che ogni volta, alla fine della visita, faceva degli scarabocchi su dei pezzetti di carta che tutti tenevano in gran considerazione. Mi hanno raccontato che anch'io facevo degli scarabocchi sui fogli e dicevo quindi di essere un "dottore"!
Per passare il tempo nella sala d'attesa del medico, mia madre mi comprò il mio primo "Topolino", ma all'inizio guardavo solo le figure. Continuavo a fare scarabocchi sui pezzetti di carta spacciandole per ricette mediche e pretendendo che i miei le leggessero; i miei mi insegnarono così a leggere e scrivere lo stampatello maiuscolo e quello minuscolo. A 5 anni cominciai ad andare a scuola dove dovetti imparare a scrivere in corsivo; io mi trovavo così bene con lo stampatello, anche il minuscolo, del resto tutte le scritte che trovavo in giro erano in stampatello!
All'età di 6 anni cominciai a leggere assiduamente "Topolino", ogni settimana appena usciva correvo a comprarlo, poi mi mettevo rannicchiato nella mia poltrona preferita e lo leggevo tutto di un fiato. Cominciai a scambiare i giornalini con il vicino di casa che aveva una collezione "storica" ereditata dai fratelli, certi giorni ne "divoravo" una pila. Mi sentivo spesso fiacco, le analisi trovavano "cilindri" nelle urine. Alla fine del primo anno di scuola fui ricoverato per un mese per una "glomerulonefrite". Per anni mi sconsigliarono di fare attività fisica, leggevo quindi molto, fumetti come evasione, ma anche molti libri: quelli di testo prima che cominciasse l'anno scolastico, varie enciclopedie, addirittura l'intero vocabolario Zingarelli della lingua italiana!
Leggevo molto velocemente, quando dovevo leggere qualcosa che non mi interessava particolarmente, come i libri di narrativa, sfogliavo solo e "sentivo" di aver capito "il succo" di quello che c'era scritto nelle pagine, senza in realtà ricordare di aver letto alcuna frase in particolare. Leggevo spesso in condizioni "limite": rannicchiato in posizione "fetale" nella mia poltrona preferita, magari in penombra, a volte per non essermi reso conto dell'imbrunire, a volte per la pigrizia di alzarmi ad accendere la luce; oppure a letto con la sola luce di una abat-jour con una lampadina da "3 candele"; certe volte, di notte, per evitare il divieto di tenere la luce accesa, ero arrivato a sperimentare la lettura con la sola luce di una lampadina da albero di natale posta su un angioletto di gesso sulla testata del mio letto!
Avevo sentito dire che i gatti vedono al buio e ricordo che cercavo stupidamente di sviluppare questa facoltà (sarà stata l'influenza dei supereroi dei fumetti!), una volta provai anche a leggere sotto le coperte illuminando una riga di testo alla volta con i grani fosforescenti di un rosario…
Ma il "clou" fu un pomeriggio al doposcuola delle elementari; senza farlo apposta avevo fatto cadere gli occhiali ad un mio compagno e lui era andato su tutte le furie rincorrendomi per tutto l'istituto; lui poteva menare me, ma portando gli occhiali era un "intoccabile" (se glieli avessi rotti i miei avrebbero dovuto pagarli ed io le avrei prese…); rifugiatomi tra le braccia della maestra piangevo e pensai: voglio anch'io portare gli occhiali!
Non passò molto tempo che cominciai a vedere la "nebbiolina" davanti alla lavagna, e così a 10 anni, in quinta elementare, misi il mio primo paio di occhiali: –1,50 diottrie da ciascun occhio.
Continuavo a leggere in modo ossessivo e soprattutto portando sempre gli occhiali, da allora fu un "continuum" di peggioramenti fino ad arrivare a 18 anni, conseguita la maturità, a portare –4,50 diottrie!
Capitolo tredicesimo – La crisi
A dicembre 2001 avevo scritto che non portavo praticamente più gli occhiali da più di un anno, vivevo nella serenità del sentire che lentamente ma continuamente la mia vista migliorava, avevo fatto pace con i miei occhi e riuscivo a vivere la mia quotidianità praticamente senza l'ausilio degli occhiali… Ma a gennaio del 2002 entro in un nuovo progetto lavorativo: nuovo ambiente, nuovi colleghi, nuovo cliente, nuovi utenti con cui interagire… soprattutto mi trovo nella nuova situazione di passare gran parte del tempo posto dietro le spalle di un gruppo di utenti posti davanti ad un computer e doverli guidare nel collaudo di una nuova applicazione, od assistere, sempre dalla stessa posizione, alla presentazione di nuove funzionalità da parte di miei colleghi. In pratica mi trovo a dover mettere perfettamente a fuoco gli schermi di 2 computer ad 1 - 1,5 metri di distanza! Con estrema riluttanza ho dovuto all'inizio rassegnarmi a passare diverse ore al giorno con gli occhiali, solo adesso, dopo 2 mesi di ambientamento, comincio a ridurne il tempo d'uso, sia perché ho preso confidenza con l'applicazione e sono più tranquillo su quello che mostra, sia prendendo confidenza con le persone e riducendo quindi la distanza a cui mi pongo dai computer.
Il fastidio di mettere e togliere continuamente gli occhiali mi ha però portato a cercare di spingere di più sull'acceleratore del mio miglioramento visivo (che si era effettivamente un po' adagiato sugli allori!) tanto da "investire" alcuni week-end per scrivere un programma che da tempo mi girava per la testa: un programma che aiuti a migliorare la vista utilizzando proprio il tanto "maledetto" computer!
Capitolo quattordicesimo – Le "mie" tecniche
Ci tengo a precisare che queste tecniche non sono "il" metodo Bates, ma le tecniche che io ho utilizzato ed utilizzo, ispirandomi al metodo Bates. Per una trattazione ed una discussione più completa ed approfondita sul metodo Bates vi rimando ai libri ed ai siti che ho già citato nei precedenti capitoli.
Capitolo quindicesimo - VisusBooster
Sapevo bene che meno luce c'è più è difficile mettere a fuoco le cose; meno luce c'è più la pupilla si allarga, e viene quindi meno quel fenomeno, che in fotografia si chiama "profondità di campo", grazie al quale con una pupilla molto piccola riusciamo a mettere a fuoco più facilmente oggetti a distanze diverse.
Non mi stupivo quindi che di giorno vedessi meglio mentre di sera vedessi peggio; quello che mi stupiva era che di sera gli oggetti "luminosi" si vedessero comunque meglio, malgrado la pupilla fosse aperta! Solo grazie ad un intervento sulla mailing list Visus capii che la luce emessa dagli oggetti stimolava i "coni" della "fovea centralis" dei miei occhi "riattivando" la modalità di visione che Bates chiamava "centralizzazione".
Osservare le insegne luminose, specialmente quelle sottili al neon, mi da grande soddisfazione, ricordo di aver detto più volte alla mia ragazza "Che bella quell'insegna, me ne regaleresti una per il mio compleanno?". Una sera vidi un negozio della catena "SISLEY" che aveva il proprio logo sulla porta d'ingresso, scritto a piccoli caratteri bianchi e retroilluminati su sfondo nero, ricordo che restai ad osservarlo per minuti gustandomi il fatto di metterlo perfettamente a fuoco da lontano.
Avevo notato quanto fosse diverso osservare le tabelle di Snellen illuminate in varie condizioni e desideravo possedere uno di quegli ottotipi retroilluminati che usano gli optometristi; mi ero chiesto più volte dove potessi procurarmene uno, quanto poteva costare… finché un giorno mi sono ricordato di essere un informatico e che l'ottotipo luminoso ce lo avevo da tempo davanti al naso: lo schermo del computer!
E' nato così il programma VisusBooster, ovvero un'applicazione per costruire delle "Esperienze" visive utili a migliorare la vista e visualizzarle sullo schermo di un PC.
I concetti chiave su cui si basa VisusBooster sono:
VisusBooster è fatto in modo da essere intuitivamente ed immediatamente utilizzato, senza alcun training, dai suoi fruitori; è però anche possibile, con un piccolo sforzo intellettuale, imparare a personalizzare le "esperienze" esistenti o addirittura crearne di nuove. Le nuove esperienze possono essere memorizzate sul database di VisusBooster e scambiate via Internet con altre persone.
Capitolo sedicesimo - ?
TBD:
Visus versus Diottrie
Rasterbrille naturali / cinesini
Cerchi luminosi
Alimentazione
Sesso
Appendice A - Cronologia degli esami optometrici
|
Occhio Destro |
Occhio sinistro |
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|
Anno |
Età |
Note |
Data |
Tipo visita |
Sfero |
Cil. |
As. |
Vis. |
Corr. |
Sfero |
Cil. |
As. |
Vis. |
Corr. |
R |
|
1966 |
0 |
Comiso |
|||||||||||||
|
1967 |
1 |
Comiso |
|||||||||||||
|
1968 |
2 |
Comiso |
|||||||||||||
|
1969 |
3 |
Comiso |
|||||||||||||
|
1970 |
4 |
Torino |
|||||||||||||
|
1971 |
5 |
Asilo |
|||||||||||||
|
1972 |
6 |
1 elem. |
|||||||||||||
|
1973 |
7 |
2 elem. |
|||||||||||||
|
1974 |
8 |
3 elem. |
|||||||||||||
|
1975 |
9 |
4 elem. |
|||||||||||||
|
1976 |
10 |
5 elem. |
Primi occhiali? |
-1,50 |
-1,50 |
||||||||||
|
1977 |
11 |
1 med. |
|||||||||||||
|
1978 |
12 |
2 med. |
21/02/1978 |
Medicina dello sport |
4/10 |
5/10 |
|||||||||
|
1979 |
13 |
3 med. |
|||||||||||||
|
1980 |
14 |
1 liceo |
|||||||||||||
|
1981 |
15 |
2 liceo |
|||||||||||||
|
1982 |
16 |
3 liceo |
|||||||||||||
|
1983 |
17 |
4 liceo |
|||||||||||||
|
1984 |
18 |
5 liceo |
15/02/1984 |
Lenti a contatto |
-3,50 |
1/10 |
-3,50 |
1/10 |
-3,5 |
||||||
|
27/06/1984 |
dott.sa Castellano |
-4,25 |
9/10 |
-4,00 |
9/10 |
-4 |
|||||||||
|
set/1984 |
dott.sa Castellano |
-4,00 |
9/10 |
-4,00 |
10/10 |
||||||||||
|
1985 |
19 |
Scai |
22/01/1985 |
dott.sa Beltritti Sordella |
-4,00 |
-0,50 |
130 |
-4,25 |
|||||||
|
27/08/1985 |
Optometrista |
-4,50 |
-0,50 |
125 |
-4,50 |
||||||||||
|
1986 |
20 |
Scai |
|||||||||||||
|
1987 |
21 |
Scai |
|||||||||||||
|
1988 |
22 |
Scai |
|||||||||||||
|
1989 |
23 |
Militare |
|||||||||||||
|
1990 |
24 |
Confor |
|||||||||||||
|
1991 |
25 |
Confor |
|||||||||||||
|
1992 |
26 |
Confor |
|||||||||||||
|
1993 |
27 |
Confor |
07/09/1993 |
CDC |
|||||||||||
|
1994 |
28 |
Confor |
|||||||||||||
|
1995 |
29 |
Confor |
|||||||||||||
|
1996 |
30 |
Confor |
|||||||||||||
|
1997 |
31 |
Confor |
|||||||||||||
|
1998 |
32 |
Confor |
01/04/1998 |
Medicina del lavoro |
-3,75 |
<1/10 |
10/10 |
-4,00 |
<1/10 |
10/10 |
|||||
|
1999 |
33 |
Confor |
02/12/1999 |
Medicina del lavoro |
? |
? |
|||||||||
|
2000 |
34 |
Confor |
24/05/2000 |
dott. Valle |
-3,50 |
-3,50 |
|||||||||
|
09/11/2000 |
Medicina del lavoro |
-3,50 |
3/50 |
10/10 |
-3,75 |
2/50 |
10/10 |
||||||||
|
2001 |
35 |
Confor |
10/03/2001 |
Computer O.Solferino |
-3,75 |
-0,25 |
37 |
-3,75 |
|||||||
|
22/09/2001 |
Computer O.Solferino |
-3,50 |
-3,50 |
-0,25 |
175 |
||||||||||
|
2002 |
36 |
Confor |
08/03/2002 |
Computer O.Solferino |
-3,75 |
-3,75 |
|||||||||
|
2003 |
37 |
||||||||||||||
|
2004 |
38 |
||||||||||||||
|
2005 |
39 |
||||||||||||||
|
2006 |
40 |
||||||||||||||
Appendice B - Dettaglio degli esami optometrici
Esame del 10/03/2001
NAME
MAR_10_'01 AM 11:00
(VD = 12.00)
<R> S C A
- 3.75 -0.25 31
- 3.75 -0.25 37
- 3.75 -0.25 37
- 3.75 -0.25 39
- 3.75 -0.25 36
* - 3.75 -0.25 37
<L> S C A
- 4.00
- 4.00
- 3.75
- 3.75
- 3.75 -0.25 159
- 3.75
* - 3.75
PD = 60mm
TOPCON
Esame del 22/09/2001
NAME
SEP_22_'01 AM 09:34
(VD = 12.00)
<R> S C A
- 3.50
- 3.50
- 3.50
* - 3.50
<L> S C A
- 3.50 -0.25 175
- 3.75 -0.25 6
- 3.50
* - 3.50 -0.25 175
PD = 60mm
TOPCON
Esame del 08/03/2002
NAME
MAR_08_'02 PM 06:26
(VD = 12.00)
<R> S C A
- 3.50
- 3.75
- 3.75
* - 3.75
<L> S C A
- 3.75 -0.25 180
- 3.75
PD = 60mm
TOPCON