Hanno lavorato per la legalità e nella legalità vogliono finire.

 

Il 15 Maggio 1997 ed il 4 Dicembre 1997 rappresentano due date molto significative per la categoria dei segretari comunali e provinciali: l’una legata alla legge 127, cosiddetta Bassanini/bis, e l’altra la D.P.R. n. 465, che applica "ad abundantian" la legge, entrambi impostate sul principio del "dividi et impera".

La categoria dei segretari, sindacalmente fragile per tradizioni, si è ritrovata divisa in due tronconi ed impegnata in una guerra tra poveri: da una parte coloro che, autorizzati dalla nuova legge, si affrettano a far carriera, accaparrandosi le sedi più allettanti, senza l’incubo di dover affrontare famigerati concorsi, ma, spesso a seguito di compromessi, graziosamente gratificati del consenso dei capi degli enti locali, divenuti per incanto loro datori di lavoro; dall’altra un numeroso gruppo (anche se si è voluto per comodità quantificare al ribasso da parte di qualche addetto ai lavori) di segretari, che si è visto "in tronco" privato del proprio posto di lavoro, con gravi ripercussioni di ordine morale, psicofisico ed economico per sé stesso e per i familiari (dato che - guarda caso - anche loro hanno una famiglia).

E’ indubbio che, paventate le conseguenze, la legge 127/97 stessa ha previsto come rimedi la "disponibilità" (per 4 anni) e la "mobilità": ma se la disponibilità mortifica e ferisce inevitabilmente, riducendoli a girovaghi "tappabuchi", quanti per più lustri hanno operato attivamente con zelo e profitto nel settore della pubblica amministrazione, assurgendo sempre a difesa di quella legalità grazie alla quale oggi gli organi costituzionali possono esprimersi con queste normative, la mobilità (quando si attuerà) creerà dei dirigenti (di già maturi professionalmente e anagraficamente) disadattati ed apofressionali, con un fardello di difficoltà da superare, se intenzionati a rendersi utili, in altri settori della P.A., che ne usciranno così fortemente penalizzati.

Certo ciò appare in netto contrasto con quello che vuole essere lo spirito della Bassanini/bis, la quale chiede giustamente che siano avviati programmi di aggiornamento per creare delle professionalità.

Lo Stato e le sue strutture hanno bisogno di riforme, ma non basate su leggi anticostituzionali (come indirettamente asserito da taluni), e, poi, perché iniziare dai segretari, i pochi tra i veri lavoratori della pubblica amministrazione? Forse perché sindacalmente più remissivi?

Si è voluto cambiare il loro "status" perché la tendenza decentralizzante impone che come "longa manus" del Ministero dell’Interno non garantiscano più la legalità nell’operato degli enti locali, ma a quale stato sono ridotti! Semplici marionette nelle mani del capo dell’Amministrazione, ansiosi di attivarsi per realizzare i "sua desiderata", spesso in competizione con il direttore generale, altro componente della compagnia teatrale.

Perché allora non essere più seri e non avere il coraggio di fare scomparire completamente questa categoria, diventata tutt’ad un tratto un fastidioso intralcio o meglio un inutile peso?

In questa situazione così drammatica, anche se qualcuno vuole trovare conforto nel risultato di calcoli statistici tra il numero delle sedi disponibili e quello del personale da assegnare, non considerando che il lavoratore non è un numero, ma un essere con dignità umana, morale e giuridica, costituzionalmente protetto (artt. 2 e 4 della carta Costituzionale), non sono mancati coloro che, iniquamente colpiti dall’immediata applicazione della nuova legge, hanno sollevato la propria voce, invocando l’intervento della magistratura amministrativa e giurisdizionale; essa, fortunatamente rispettosa ancora dei dettami della legge, non ha mancato di far sentire sempre più il proprio appoggio, riconoscendo sussistente il fumus boni iuris in parecchi ricorsi che in tutta Italia sono stati promossi dagli interessati (vedi ordinanze e decisioni dei TAR e del Consiglio di Stato).

Si sta attualmente cercando di sminuire il valore di tali pareri e decisioni, che, non legati ancora a sentenze, vengono considerati test di verifica a cui è sottoposta la Bassanini/bis dal punto di vista giurirdizionale: il risultato non cambia, la legge deve essere rivista e modificata, perché non rispetta tutti i canoni della Costituzione.

Certo è che se a richiederlo, anche se a proprio oneroso carico economico, sono soltanto i segretari "irriducibili" (a che? Forse alla schiavitù professionale?) ha ben ragione il sottosegretario all’Interno (Sole 24 Ore del 03/09/1998), che crede di già nell’insuccesso della riuscita, considerato che tutto lo staff che dovrebbe provvedere, compresi i sindacati, è attento solo al nuovo contratto e all’istituzione della scuola, perché il vecchio "status" non c’è più.

Ma gli "irriducibili" hanno già costituito un Comitato, che sopperendo alle manchevolezze del sindacato, intende sostenere i diritti dei segretari com.li e prov.li quali lavoratori, che hanno fatto carriera dopo aver superato una serie di concorsi presso il Ministero dell’Interno e non per il beneplacito di forze politiche né tantomeno dei capi delle amministrazioni locali.

Gli "irriducibili" non hanno niente contro la riforma Bassanini/bis, ma pretendono:

che essa sia avviata gradatamente, senza alcun timore di disparità di trattamento tra il personale già in servizio, titolare di sedi a seguito concorsi, ed i nuovi assunti secondo le nuove procedure, evitando di creare danni gravi ed irreparabili ai segretari divenuti "a rischio";

che una disciplina transitoria salvaguardi i diritti acquisiti dal personale in servizio, garantendo stabilità che li ponga al riparo da possibili arbitri, fino all’esaurimento della vecchia categoria;

che il nuovo "status" sia riservato solo agli assunti con il nuovo "rapporto" ed un "diverso datore" di lavoro, i quali, decidendo scientemente di partecipare alle nuove selezioni concorsuali per l’accesso alla carriera, non potrebbero dolersi dei nuovi metodi di nomina e del rapporto che si viene ad instaurare con i capi delle amministrazioni;

che venga rivista la divisione delle fasce professionali, di cui all’art. 12 del D.P.R. n. 465, perché le sedi delle classi superiori siano riservate prioritariamente a quanti ne hanno acquisito il diritto attraverso il superamento di concorsi;

che "l’albo" rappresenti realmente e seriamente la fonte a cui attingere "funzionari" nel rispetto della loro professionalità acquisita e non riduca la sua funzione a mera ratifica di scelte già effettuate in ordine a trattative compromissorie;

che vengano concessi, per quanti vogliono chiudere la loro carriera, i benefici del prepensionamento con scorrimento del periodo di anzianità.

A questo punto appare necessario l’auspicio che le problematiche fin qui evidenziate riscontrino la dovuta considerazione presso le autorità preposte.

                             Salvatore   Vacirca

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