Ancora una volta si deve registrare, da parte del Governo, un comportamento arrogante, un incomprensibile accanimento viscerale nei confronti della Categoria dei Segretari Comunali e Provinciali.

Di fronte alle difficoltà operative che derivano da una riforma pasticciata, affrettata, sicuramente da migliorare, di fronte alle numerose sentenze che stabiliscono punti fermi nei confronti di certi comportamenti al limite dell’arbitrio, il Governo ricorre allo strumento del decreto legge, rifiutando implicitamente ogni confronto, ogni concertazione, ogni esame congiunto di problematiche che pure riguardano il futuro professionale di migliaia di lavoratori.

Un decreto legge, quello approvato il 22 gennaio ed intitolato "Disposizioni transitorie urgenti per la funzionalità di enti pubblici", ingannevole fino dal titolo dal momento che – tra l’altro – non si capisce quale transitorietà abbia una norma interpretativa, ovviamente retroattiva.

Un decreto che costituisce un insulto nei confronti di una corretta prassi parlamentare, sia per l’urgenza assente o incomprensibile, sia per la materia che non riguarda enti pubblici in generale e contrasta con la contrattazione.

Un decreto che, in aperto contrasto con l’art. 98 della Costituzione, pretende di trasformare un rapporto di lavoro in un mero incarico, con scadenze automatiche legate a scelte politiche la cui doverosa libertà non può essere mescolata con la sicurezza del posto di lavoro.

Un decreto che, nelle parole del Sottosegretario Vigneri riportate dalla stampa - "Speriamo che ora sia chiaro per tutti, anche per chi deve giudicare" - sembra quasi prendere il sapore di un inaccettabile avvertimento.

… si chiede la revoca del decreto per avviare corretto confronto sulla situazione.

… un incontro urgente con il Ministro

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