25.1.99
RICEVIAMO DA UN COLLEGA UNA BELLA FAVOLETTA
UN NUOVO, MAGICO, IRCOCERVO: I SEGRETARI COMUNALI "A TEMPO"
C'era una volta una categoria di lavoratori - chiamati Segretari Comunali e Provinciali - che lavorava nei Comuni e nelle Province, alle dipendenze funzionali del Sindaco o del Presidente, gestita da Ministero dell'Interno e Prefetture con Collegi di Amministrazione nei quali sedevano anche i Sindaci ed i Presidenti.
I Segretari entravano in carriera per concorso e poi - se volevano proseguire professionalmente - dovevano superare almeno altri tre concorsi per diventare infine Segretari Generali di classe 1/A. Nei concorsi per le classi più alte era determinante il punteggio discrezionale riservato al Sindaco o al Presidente che facevano parte di diritto della commissione giudicatrice.
Nel 1997 entrò in funzione una provvida riforma che modificò profondamente questo schema, eliminando concorsi e giudizi.
Intanto si cominciò a distinguere tra rapporto di lavoro e svolgimento delle funzioni: il Segretario, cioè, poteva ricevere il suo stipendio ma non per questo poteva svolgere le funzioni per le quali era pagato: doveva ottenere di essere nominato o confermato dal Sindaco o dal Presidente.
Centinaia di Segretari si ritrovarono a casa, senza funzioni.
I Segretari chiesero allora che nomina e mancata conferma - come la revoca - derivassero da qualche motivo e non dal semplice arbitrio del Sindaco o del Presidente ma tutti i potenti dissero di no: la motivazione restava un mistero.
I Segretari, allora, furono costretti a rivolgersi ai Giudici i quali riconobbero che, effettivamente, per decidere di fare a meno di un lavoratore - fosse pure un Segretario - occorreva una giusta causa o un giustificato motivo.
La cosa non poteva certamente essere accettata così, con fatalismo, magari discutendone con le parti sociali.
Intervenne subito il Governo, con un provvido decreto legge che risolse il problema: la decisione di privare i Segretari del diritto/dovere di svolgere le proprie funzioni lavorative non era più una decisione bensì un automatismo.
Nasceva una categoria di lavoratori che - per poter fare il lavoro per il quale erano pagati - dovevano ottenere una investitura, piegando il ginocchio avanti al Sindaco e ricevendo di buon grado una piattonata dello spadone sulle spalle (attento, proto!).
Il Sottosegretario, dal canto suo, ritenne opportuno eliminare ogni dubbio precisando, con qualche sbigottimento per i destinatari: "Speriamo ora che sia chiaro per tutti, anche per chi deve giudicare!".
I Segretari si resero conto che - dunque - non dovevano né potevano più rivolgersi nemmeno ai Giudici perché, altrimenti, rischiavano di disturbare il Manovratore.
Qualcuno, però, cominciò a ricordare una vecchia novella che terminava con un bambino che, senza tanti complimenti, si metteva a gridare "il Re è nudo, il Re è nudo ".