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24 Feb 1999 18:19:02

SEGRETARI COMUNALI, QUALE FUTURO?

Sono un giovane segretario comunale. La mia vita lavorativa è solo all'inizio, ma è già abbastanza travagliata, e credo che la mia inesperienza non mi debba impedire di esprimere alcune brevi considerazioni sul ruolo attuale dei segretari, ma soprattutto di fare qualche domanda chiara, alle quali spero qualcuno vorrà rispondere.

La Pubblica Amministrazione sta cambiando, vuole cambiare, questo credo sia un dato certo, e noi segretari siamo parte di essa, parte non secondaria visto il ruolo fondamentale che rivestiamo negli enti locali che, si sa, sono i mattoni dello stato intero (o almeno questo pretendono di essere). Pertanto era ed è ovvio che qualsiasi serio cambiamento della P.A. non avrebbe certo potuto lasciare indenne il

ruolo dei segretari. Chi ritiene che la "vecchia normativa" andava benissimo commette un errore poiché dimentica che, quando si cerca di cambiare un sistema nessuna parte di esso, neanche se fosse la migliore,può restare immutata. E noi eravamo parte del sistema.

La riforma Bassanini non è certo esente da critiche (ben più autorevoli di quelle che potrei esprimere io, segretario alle prime armi), ma delineava dei principi, delle scelte di fondo che, per quanto scomode, avevano una logica, un fine di difficile attuazione ma anche stimolante. L'idea, mi è sembrato di capire, era quella di fornire alla classe politica degli enti locali un serbatoio di professionalità e cultura da utilizzare al meglio per la realizzazione dei rispettivi progetti di governo.

Essa partiva dalla giusta osservazione che il politico non nasce amministratore, ma lo diventa, e pertanto non può conoscere da subito i meccanismi sia legislativi, sia burocratici e manageriali in senso lato, che ineriscono ad una struttura pubblica. Il politico ha un programma, è (o dovrebbe essere) portatore di idee, obiettivi, e deve poterli realizzare senza essere frenato dalla impreparazione al confronto con la giungla legislativa che caratterizza il nostro ordinamento, nè tantomeno deve essere lasciato in balia di

una classe burocratica consolidata ed inamovibile che, come tale, può non avvertire come sue le finalità da quello stabilite, e decidere di rimanere inerte, o addirittura di remare contro. L' idea di avere nell'ente un soggetto che possa fare da tramite tra classe politica e apparato burocratico non è sbagliata in principio, anzi può essere un modo perché i due poli smettano di ignorarsi, di combattersi in

modo sotterraneo, o (che può essere anche peggio) di ammiccarsi sottobanco, e finalmente lavorino congiuntamente, ognuno portando interamente su di sè le responsabilità del proprio operato, senza più scuse. E il direttore generale potrebbe anche essere il naturale sbocco di carriera, in questo senso, per i segretari, con i suoi compiti aggiuntivi, colui che traduce in programmi attuabili amministrativamente quelle che altrimenti resterebbero mere enunciazioni di intenti politici. Ma....

Tutto questo, che ho personalmente sperato fosse il modo non solo più giusto e meno amaro, ma anche più futuribile, di "capire" la riforma, è messo in discussione dallo stato di totale incertezza che sembra permeare di sè ogni aspetto della nostra professione, ogni discorso sul nostro futuro. Si sente di progetti di legge che vorrebbero abolire la figura del segretario nei comuni con più di 15.000 abitanti, si

leggono interventi della Vigneri che sembrano quasi sottintendere disprezzo per la categoria, se non nelle forme almeno nel tono (e verrebbe da dire: perché tanto odio?), si sente dire che l'ex Segretario Nazionale dell'Unione Antonino Saja si sarebbe addirittura dimesso da segretario comunale, il che, quali ne siano le ragioni, ha un significato enorme, visto che è stato colui che ci ha condotto a questa riforma. Si sente dire che l Agenzia Nazionale di tutto si occupa tranne che di rafforzare la categoria, che i rappresentanti dei segretari contano meno del due di picche, che contano solo i rappresentanti ANCI, che i finanziamenti per farla funzionare tardano ad arrivare per ragioni poco chiare.

Ora, io come ho detto sono giovane, molto giovane, ma lavoro, tutti noi colleghi lavoriamo seriamente, e credo che una pari serietà ci sia dovuta da coloro che ci rappresentano e da chi ci governa. Che intenzioni si hanno nei nostri confronti? Qualcuno ci ha ripensato, e ritiene che sia meglio chiudere il capitolo segretari? Per carità,ogni opinione è legittima, ed in democrazia le opinioni più forti è previsto che prevalgano (se compatibili con la Costituzione, ovviamente), ma quello che non è legittimo è agire nascostamente, o comunque in maniera poco chiara e confusa, tanto da rendere impossibile capire se su questa professione si può scommettere oppure no, se ha un futuro degno di tal nome. Non mi manca il coraggio, sono disposto a correre il rischio che è connesso ad un meccanismo di scelta discrezionale del Sindaco, voglio investire in professionalità , ma se il quadro è così ambiguo, se è così poco chiaro quale futuro si vuole, chi lo vuole, quali sono le parti in campo e su quali prospettive si confrontano, allora il sospetto che, al massimo, noi si divenga una riserva di portaborse invece che di professionalità diventa troppo insistente, nella mente e nell'anima.Nel chiudere ringraziando anticipatamente chi vorrà rispondere a queste considerazioni e domande, mi permetto di manifestare il mio orgoglio per la decisione dell'illustrissimo collega curatore del sito di dedicarlo ai giudici Falcone e Borsellino.

Dott. Alfredo Ricciardi

Segretario dei comuni di Sorico e Montemezzo (CO)

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