" Contributi e
approfondimenti "
L'intervista al Presidente
Susta da parte di Luigi Oliveri
Per chi non avesse
avuto la possibilità di leggerla direttamente sul quotidiano Italia
Oggi, ove è apparsa venerdì 19 maggio, pubblico l'intervista che
il Collega Luigi Oliveri ha fatto al Presidente dell'Agenzia Autonoma
Segretari ( e sindaco di Biella) Avv. Gianluca Susta.
CS
Sarà predisposta entro l'autunno la proposta di riforma
dello status dei segretari comunali. L'Agenzia autonoma per la gestione
dei segretari comunali e provinciali ha istituito al suo interno un
tavolo tecnico, che include anche i presidenti di alcune sezioni
regionali, col compito di formulare alcune modifiche al Dpr 465/97 e
presentarle al Governo. Con l'obiettivo di dare un equilibrio definitivo
alla figura del segretario comunale insieme col nuovo contratto
collettivo di lavoro.
Per il presidente dell'Agenzia, l'avvocato Gianluca Susta, sindaco di
Biella, recentemente subentrato al Ministro dell'interno Enzo Bianco
alla presidenza dell'Agenzia occorre definitivamente superare la fase
del primo impatto della riforma e operare per una sua completa
attuazione, inserendo attraverso poche ma mirate riforme alcuni punti
fermi, frutto dell'esperienza maturata in questo biennio d'attività
dell'Agenzia. A Italia Oggi, l'avvocato Susta ha illustrato le
prospettive lungo le quali si può muovere la riforma.
DOMANDA. L'Agenzia dei
segretari comunali ha fatto un po' da cavia, rivelandosi il primo
esperimento di un modello gestionale che la riforma dei ministeri
intende espandere e potenziare. In molti hanno rilevato l'ingombrante
presenza, nella gestione dell'albo e dell'Agenzia, dei sindacati.
Ritiene che il peso dei sindacati sia stato un errore, e quali altri
errori sarebbero da evitare?
RISPOSTA. Occorre fare in
merito due considerazioni. In primo luogo, io per primo, come molti
altri, avrei ritenuto preferibile una fase transitoria nell'attuazione
della riforma. Ho vissuto per due anni, quale presidente della sezione
regionale del Piemonte, il bailamme che tutti, compresi i sindaci, hanno
sofferto a causa della necessità di applicare subito, senza possibilità
di graduazione, la legge 127/97 e il Dpr 465/97. Tuttavia, tre anni
dopo, debbo osservare che forse è stato meglio così: la riforma è
stata testata, si può migliorare ed è quello che dobbiamo fare. Se si
fosse proceduto con una fase transitoria, visto che in Italia nulla è
più definitivo delle cose temporanee, forse saremmo ancora ai blocchi
di partenza. Detto questo, il modello gestionale dell'agenzia mi sembra
che funzioni ed appare equilibrato. Nella fase iniziale, in cui si
doveva creare un ordine professionale, era necessario un equilibrio tra
i cosiddetti datori di lavoro - i politici - e le forze sindacali, per
tenere presente e
contemperare le esigenze delle diverse parti. Anche se inevitabilmente
si è determinata qualche spinta corporativistica non ritengo che vi sia
uno strapotere dei sindacati: nell'Agenzia sono presenti elementi
esperti appartenenti alle istituzioni, come i rappresentanti della
conferenza Stato-città autonomie locali, che assicurano l'obiettività
della gestione.
D. E' innegabile, però,
che l'avvio dell'attività dell'Agenzia sia stato sofferto, come
dimostra il contenzioso che si è creato. Quali iniziative ritiene
necessarie per dare equilibrio ai meccanismi delle nomine?
R. Nonostante siano state
in qualche caso compiute forzature al sistema, direi che comunque
l'impatto della riforma è stato bene assorbito. Si tenga presente che
malgrado siano state tenute elezioni amministrative in più della metà
dei comuni, non si è verificato il temuto tourbillon di segretari, e
coloro che si trovano in disponibilità sono il 4% degli iscritti. Il
sistema, ritengo, ha tenuto, anche se bisogna pensare ad apportarvi
alcune migliorie.
D. Quali misure ritiene
necessarie ai fini di questi perfezionamenti?
R. Occorre, intanto, una
volta e per sempre, cambiare mentalità e favorire la condivisione e
l'attuazione dei meccanismi previsti dalla riforma. Mi rendo conto che
posso usare un'espressione forte, ma ritengo che si debba ormai
obbligare (tra virgolette) coloro che non hanno capito la riforma o che,
comunque, non la condividono, ad adeguarsi. Occorre finalmente che i
comuni rispettino i tempi previsti per le procedure di nomina dei
segretari, che le pubblicazioni partano puntualmente quando le sedi sono
vacanti, che non si ritardino artatamente le pubblicazioni per favorire
reggenze non necessarie. Occorre, poi, pensare anche a metodi che
favoriscano la mobilità
dei segretari, anche verso altre amministrazioni pubbliche.
D. A proposito di mobilità
e di segretari in disponibilità, si può constatare che se da un lato
è vero che la percentuale di funzionari privi di sede è bassa,
tendenzialmente però la quota dei "disponibili" appare
endemica, difficile da ridurre. E, soprattutto, i segretari con
qualifica dirigenziale trovano enormi difficoltà a rientrare nel
sistema. La mobilità può, allora essere un sistema per rimediare a
questo? O non dovrebbe, piuttosto, essere un'occasione in più per
funzionari preparati per avere ulteriori sbocchi di carriera?
R. Sono dell'idea che la
formazione professionale dei segretari, avvenuta prima della riforma sia
un patrimonio da valorizzare. Occorre dar risalto alla figura del
segretario facendo sì che i sindaci ricorrano il meno possibile alla
nomina del direttore generale esterno, giacchè i segretari hanno le
capacità per poter coordinare efficacemente l'attività dei dirigenti
ai fini del conseguimento degli obiettivi gestionali, tanto che le
funzioni del direttore potrebbero confluire come normale attribuzione
del segretario. Questo non significa che non occorra predisporre gli
strumenti per dare comunque l'opportunità ai segretari di ricollocarsi,
sia presso altre amministrazioni, perché ne hanno le capacità, sia
nell'ambito degli enti locali. Riducendo gli scavalchi, per esempio, si
potrebbe consentire il rientro in attività di molti dei disponibili:
comunque si parla di 250 funzionari circa, non di cifre oceaniche.
D. A rendere, però,
difficoltosa la riduzione degli scavalchi è la distribuzione degli
iscritti negli albi regionali: vi sono regioni come il Piemonte carenti
di centinaia di iscritti. E, per converso, la Campania mostra un
esubero. Come rimediare?
R. Occorre certamente
rivedere il sistema dei contingenti regionali. Lo scavalco, comunque,
deve essere un'extrema ratio: non può essere lo strumento per
consentire reggenze a tempo indeterminato. Lo scavalco dovrebbe servire
solo per coprire una sede per pochi giorni, a causa di assenze o
impedimenti non rimediabili altrimenti. Per sbloccare i disequilibri di
iscritti tra le diverse regioni, ritengo che potrebbe essere utile
assegnare alle sezioni regionali poteri più ampi nel governo dell'albo.
Inoltre, proprio l'albo deve essere oggetto di un'opera di pulizia,
mirata a cancellare gli iscritti che non rispondono mai agli avvisi di
pubblicazione per sedi vacanti. Se un professionista non esercita la
professione, può essere cancellato dall'ordine: perchè per i segretari
dovrebbe essere diverso? Infine, anche le procedure di reclutamento
andrebbero decentrate alle regioni. Al concorso unico tenuto a Roma
partecipa anche chi poi potrebbe non essere disposto a trasferimenti. Se
i concorsi fossero tenuti nelle sedi dei capoluoghi di provincia -
beninteso purchè restino aperti a tutti i residenti nel territorio
italiano e con criteri di selezione oggettivi e uguali per tutti - forse
gli accessi alla
carriera potrebbero essere più mirati.
D. Un altro problema per
la copertura delle sedi è l'applicazione distorta delle convenzioni,
spesso utilizzate per revocare, surrettiziamente, i segretari.
R. La stipulazione delle
convenzioni non può e non deve essere una scusa per revocare i
segretari. Ritengo che ferma restando l'autonomia decisionale di ciascun
ente nel decidere o meno se convenzionarsi, la scelta della convenzione
deve essere tale da garantire un'organizzazione del lavoro efficiente ed
efficace. Tale non è, a mio giudizio, una convenzione tra 10 enti, o
una convenzione a breve durata per scalzare un segretario. Occorre, a
mio giudizio, un deciso intervento di natura legislativa per risolvere
questo aspetto, in quanto le modifiche al Dpr 465/97 potrebbero non
essere sufficienti. La convenzione è un servizio associato tra comuni
che deve essere attivato sul presupposto di criteri gestionali
oggettivi. Non può basarsi sull'interesse politico del sindaco, o su
quello economico del segretario. Occorre riportare le convenzioni allo
spirito dell'articolo 1 della legge 265799.
D. Dunque la riforma del
Dpr 465/97 si accompagnerà anche a interventi legislativi? Del resto,
intervenire su un decreto delegato di delegificazione senza una nuova
delega legislativa potrebbe essere giudicato non legittimo.
R. E' da qualche tempo
insediato presso l'Agenzia un tavolo tecnico per lo studio delle
modifiche da apportare al 465, che potrà essere pronto entro l'autunno
per sottoporlo al Governo, al quale toccherà approvarlo. Ma il
Ministero dell'interno ha già predisposto un quadro di riforme da
dedicare alla legge 127/97. E' stato già formulato, ad esempio, un
emendamento ad un provvedimento collegato alla finanziaria che riguarda
direttamente l'Agenzia, col quale si intende permetterle di assumere
personale proprio, nel rispetto del D.lgs 29/93. Una delle difficoltà
gestionali della riforma, infatti, deriva dal fatto che l'Agenzia è
costretta ad operare con personale distaccato o comandato, senza
un'organizzazione stabile: a ciò va posto rimedio.
D. Tra le altre riforme,
ritiene che si possa intervenire per eliminare la decadenza automatica
del segretario dalla titolarità della sede, con lo scadere del mandato
del sindaco?
R. La decadenza automatica
è una norma figlia del rapporto fiduciario, intuitu personae, che lega
il segretario al sindaco, una conseguenza naturale. L'oggettività della
scelta, da parte dei sindaci, dei nuovi segretari deve essere garantita
dall'appartenenza all'albo. Del resto, mi pare di poter dire che i
sindaci non abbiano abusato della norma.
D. Ritiene, allora, che
per i segretari comunali sia effettivo e vigente lo spoil system?
R. La legge consente di
cambiare segretario al sindaco neo eletto. Se questo è spoil system,
allora siamo in presenza di questo sistema. Confermo, però, che non è
parso di vedere modifiche di sede dei segretari determinate da capricci
dei sindaci. Comunque, l'impalcatura di tutte le riforme che oggi
governano la pubblica amministrazione - e qui non esprimo un giudizio di
merito - si fondano su un rapporto fiduciario tra organi di governo e
dirigenza.
D. L'albo deve garantire
la professionalità, d'accordo. Ritiene, però, che i passaggi da enti
di piccole dimensioni a realtà gestionali molto più complesse possano
rimanere ingovernati? Sono ancora sostenibili le promozioni sul campo? O
sono necessarie verifiche sulla professionalità, si chiamino concorsi o
altro?
R. Dico no alle promozioni
sul campo. I passaggi a fasce superiori debbono derivare, sì,
dall'esperienza maturata e dall'anzianità, ma deve assolutamente
esserci un meccanismo di selezione e verifica della capacità e del
merito. Del resto, nel sistema che si va a delineare, non mi pare che ciò
manchi.
D. Come rimediare, infine,
ad applicazioni distorte della norma, che in qualche caso hanno spinto
alcuni sindaci a nominare, pescando tra il personale quasi a casaccio,
vice segretari, anche non qualificati, per non consentire nomine o
rientri di segretari non graditi? Non sarebbe stato opportuno
qualificare anche i vicari, per evitare che chiunque sia nominato per
fini non sempre lineari?
R. Alcune amministrazioni
a mio avviso hanno emesso provvedimenti non legittimi. Mi sono
costituito contro la decisione del giudice del lavoro di Novara che ha
reimmesso in servizio il vice segretario dell'amministrazione
provinciale, al posto del segretario che, come presidente della sezione
regionale, avevo inviato a causa dell'atteggiamento dilatorio della
provincia, che non avviava la procedura di pubblicazione della sede
vacante.
La qualificazione dei vicari è sicuramente necessaria. Anche a questo,
credo, possa servire la scuola di formazione, oltre agli altri
fondamentali compiti formativi dei segretari cui è destinata. Se il
legislatore ha immaginato un regime unitario della gestione della scuola
di formazione e dell'Agenzia è proprio perché occorre procedere alla
formazione permanente dei funzionari, che consenta loro una maggiore
qualificazione professionale e percorsi di carriera qualificati.
Luigi Oliveri