BOLLETTINO SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI
http://web.tiscalinet.it/ilbollettino/n° 173
di
Carlo SaffiotiPoichè tutti i cittadini sono eguali,
essi debbono poter accedere in modo eguale
a tutti gli impieghi pubblici, secondo le loro capacità
e senza altro criterio che quello delle loro virtù
e dei loro talenti
.Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
(26 agosto 1789)
" Quattro chiacchiere tra Colleghi"
Qualche proposta concreta
Il Collega Marmo lancia una proposta di programma che, merita, quanto meno, delle risposte da parte del gruppo: che cosa ne pensiamo?
CS
<<<<<<<<<<<
Caro Carlo, cari Colleghi,
Dobbiamo svegliarci dal torpore che ci pervade ed essere propositivi.
Siamo una specie in via di estinzione programmata.Non appena sarà completata la formazione dei Responsabili dei Servizi nei Comuni, specie nei più piccoli, i politici non avranno più bisogno di noi, verremo eliminati, se nel frattempo non saremo stati capaci di trasformarci, migliorarci, occupare nuove funzioni e farci sentire essenziali ed indispensabili.
Altrimenti siamo destinati lentamente ad estinguerci.
FACCIO QUESTA PROPOSTA:
a tutti i colleghi che leggono il Bollettino dei Segretari Comunali e Provinciali di Carlo Saffioti:
- Organizzare un Convegno-Dibattito tra tutti noi, a Roma, presso un Albergo o Ristorante, con Sala-riunione e chiusura con pranzo finale.
- Incarico ad un Legale o pool di legali, che prepari e rediga un Ricorso all'Alta Corte di Giustizia Europea di Strasburgo sulla situazione della Categoria dei Segretari Comunali.
- Redazione di una LETTERA APERTA da inviare al Presidente della Repubblica, ai giornali tramite e-mail e alle chat dei principali siti di Internet.
Dobbiamo sfruttare INTERNET ,in quanto ritengo che sia il mezzo che in tempo reale fa conoscere meglio le informazioni.
Ritengo che pochi al di fuori della nostra categoria conoscano la gravità della nostra situazione.
Mi metto a disposizione per formare un gruppo operativo rapido per dare attuazione a tale programma.
Sono rintracciabile come segue:
Marmo Salvatore - Vasto(CH) e-mail:
[email protected] - tel. 0873 361863 cell. 0347 6188838.<<<<<<<<<<<<<
Domandare è lecito ... rispondere è cortesia!
Ecco un Collega che, utilizzando uno pseudonimo ... teatrale, pone una serie di domande che hanno il grande pregio di essere decisamente dirette e precise: credo che tutti noi dovremmo guardarci dentro e poi rispondere altrettanto chiaramente: in caso contrario non possiamo lamentarci se le linee d'azione seguita dalle OOSS non corrispondono ai nostri desideri.
CS
Con riferimento alle originali posizioni della Cisl, rappresentate dalla De Zio, sorgono spontanee alcune domande inquietanti:
1) la filosofia del "tengo famiglia", meglio tradotta dalla De Zio nella necessita di allevare figli, che avrebbe tarpato le ali a qualche collega, non sa di massima apertura ad ottenere qualsiasi beneficio (nomine in sedi piu elevate, pur senza qualifica) a qualsiasi costo?
2) sanno i sindacati quanti sono coloro che hanno provato - riuscendo - a fare carriera pur allevando figli e mantenendo normali rapporti familiari?
3) e perche i sacrifici di chi, sempre "tenendo famiglia" ha studiato, fatto concorsi, si e messo in discussione, ha cambiato sede anche cambiando piu volte citta di residenza, non dovrebbero essere meglio compensati con maggiori prospettive di carriera nei confronti di chi, perche "tiene famiglia" ha preferito restare nel suo paesello?
4) perche chi, come qualcuno ha detto, aspettando che il cadavere (la "promozione") passasse sulla riva del fiume, senza far nulla, dovrebbe accedere d'incanto a posti che non gli competono?
5) si finge di ignorare che in molti, nel precedente sistema, hanno preferito non fare il salto di carriera per restare in sedi piu piccole e ottenere scavalchi, reggenze e prebende connesse (non ultima la nomina a direttore generale in 4 o 5 sedi contemporaneamente), nel legittimo e giustificatissimo disegno di massimizzare i guadagni possibili senza mettersi alla prova in sedi piu impegnative che richiedono professionalita maggiormente spiccate?
6) si finge di ignorare che moltissimi di quelli che stanno godendo della promozione sul campo alla qualifica dirigenziale non hanno nemmeno superato il primo concorso per l'accesso ad una categoria nella quale sono entrati a far parte grazie alle innumerevoli sanatorie degli anni '80?
7) come puo esistere giuridicamente la fattispecie del "regime transitorio delle iscrizioni senza idoneita"?
8) come si puo, ancora, teorizzare la legittimita della convivenza tra sviluppo di carriera per concorso e per sola anzianita, giustificata dalla possibilita di rendere tutti "piu liberi di seguire percorsi professionali propri, e di adeguarli alle proprie esigenze ed alle proprie condizioni di vita"? Ma i percorsi di carriera debbono essere piegati alle condizioni di vita? Speriamo che i sindacati riescano a far passare questa tesi in tutte le sedi e contrattazioni, 150 anni di battaglie del socialismo democratico sarebbero, finalmente, risolte vittoriosamente proprio nei tempi del ritorno al capitalismo liberista, per la gioia di Gramsci e Turati che
nella loro tomba sorridono felici al cotanta prospettiva di liberta! (vive la revolution, liberte, egalite, fraternite);
9) quali sono, di grazia, "tutte le categorie" che passano per sola anzianita alla qualifica dirigenziale?
TERENZIO PLAUTI
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Ancora un appassionato e documentato intervento del Collega Menconi sul quale riflettere, magari partecipando al dibattito.
CS
Spoil system all’italiana o incarichi per affinità similpolitiche e gran confusione
"E’ necessario andare il più velocemente possibile verso lo spoil system". E’ una frase apparsa su Il Sole 24-Ore di lunedì 31 gennaio. E’ riferita ai Segretari Comunali e alla dirigenza pubblica in genere. Finisce dicendo che con lo spoil system i dirigenti e i Segretari Comunali "si giocherebbero il futuro solo sulla capacità professionale personale, come portatori di un’alta consulenza amministrativa, ma para-politica".
Non è detta dal Ministro Bassanini, ma da Luigi Naldoni, già alto esponente sindacale Cisl e ora membro del Consiglio Nazionale della Agenzia Autonoma dei Segretari Comunali e Segretario Generale della Provincia di Firenze. Non è, in altre parole, l’ultima ruota del carro.
L’intervento ha creato consensi e non poche reazioni; la più forte è che significherebbe il ritorno della gestione della cosa pubblica in mano ai politici.
Io sono tra quelli invece che, pur pensando diversamente, ritiene che l’intervento del Naldoni trasudi buon senso e ragionevolezza. Potrei dire perché alla constatazione di un 63% di Segretari Comunali che vedono nella nomina come avviene oggi il punto critico dei loro rapporti con le amministrazioni non si nasconde dietro a un dito. Ma non solo per questo.
Naldoni si colloca tra gli studiosi e i politici che sostengono che per una pubblica amministrazione più efficiente ed efficace o, in altre parole, per ricondurre a unità il rapporto tra politica e dirigenza, è bene seguire il principio della non neutralità degli alti vertici della pubblica amministrazione. Come nella pubblica amministrazione statunitense dove il politico eletto porta con se l’alta dirigenza, accompagnata da "curricula" che saranno sottoposti a controlli.
C’è un’altra dottrina che sostiene, al contrario e per le stesse ragioni, il principio della neutralità della dirigenza pubblica. Dottrina recepita in pressoché tutte le Costituzioni degli stati Ue e nella Costituzione italiana.
Perché dico che l’intervento del Naldoni trasuda buon senso e ragionevolezza? Perché ha messo il dito in una piaga che sta incancrenendo le nostre pubbliche amministrazioni. Questa piaga sta nel fatto che oggi i rapporti tra la dirigenza pubblica e la politica sono rispettosi del dettato costituzionale sulla neutralità della dirigenza solo in norme che sembrano formulate per lasciare adito a interpretazioni opposte. Certo è che all’atto pratico gli istituti di "scelta" o di "incarico" o di "nomina" di Segretari o di Dirigenti o di Direttori Generali o, negli oltre 7000 Comuni senza dirigenza, di Quadri, sono applicati seguendo, rozzamente, per non dire peggio, l’affinità politica. Anche se non mancano "eccezioni", come il Comune di Torino che ha sviluppato una metodologia di gestione delle particolari posizioni organizzative che si sottoscrive in pieno.
Si è tra chi sostiene (
Luigi Oliveri il 07/12/99 e Dario Di Vico il 14/12/99, entrambi su www.giust.it) che le norme, esclusa quella sulla "scelta" "intuitu personae", letteralmente: "a vista", dei Segretari Comunali che ha anticipato questo "spoil system" all’italiana (per la temporaneità dell’incarico unito a fiduciarietà che, non potendo essere neppure strettamente politica, si traduce in gran confusione) e i contratti pubblici, dovrebbero portare a interpretazioni rispettose della neutralità del pubblico dipendente, ma chi sta sul campo sa, si ripete, che i politici, fatte sempre le dovute "eccezioni", stanno "scegliendo" e "incaricando" per affinità similpolitiche o, come detto sopra, con la massima confusione (Tar Lombardia sent. 1804/99 contro "incarichi" senza selezioni). E il tutto in assenza di un qualsiasi organismo che valuti i "curricula" dei fortunati. Non per niente i professionisti delle tessere sono in così forte rialzo che perfino qualche politico comincia a invocare … il blocco delle contrattazioni.In questo modo, ai danni che si stanno provocando per l’evidente violazione di principi costituzionali ( Artt. 3, 51, 97, 98 Cost.; e, ancora, l’Oliveri, sopra) se ne aggiungono altri due semplicemente devastanti.
Il primo. Si crea una dirigenza pubblica che, scelta o incaricata grazie a violazione di non pochi principi fondanti la nostra Costituzionali come: l’uguaglianza, l’imparzialità, la buona amministrazione, la fedeltà alle leggi, ecc., si trova a dir poco impacciata quando è chiamata a svolgere uno dei principali compiti del suo mestiere: far rispettare la legge.
Il secondo è più subdolo, ma non meno devastante. Sta nel fatto che, grazie a una oggettivamente ipocrita distinzione tra il politico e il dirigente, al dilemma tra la perdita del lucroso incarico e le possibili manette, il dirigente risponde destreggiandosi sul che fare … per fare il meno possibile.
Si parla di oggettiva ipocrita distinzione tra il politico e il tecnico perché quando il primo, attraverso la "scelta" o l’"incarico" fatti per affinità similpolitiche, può offrire al dirigente un ruolo che incide sulla sua professione in modo sostanziale e incrementi stipendiali che ad esempio per il dirigente del comparto delle autonomie locali arrivano fino a 85 milioni annui per la posizione e senza limiti per i risultati, la neutralità del dirigente diventa semplicemente nulla.
Su "concorso" e "incarico" (o anche la "scelta" dei Segretari Comunali).
A questo punto credo serva aprire una parentesi su: concorsi e incarichi. Con la speranza che sul punto si apra un dibattito.
Su il Sole 24-Ore del 28/03/99 il compianto prof. D’Antona, consigliere del Governo, scriveva: "non è vero che sia stato introdotto in Italia lo spoil system. Al contrario la riforma ha eliminato il sistema della nomina politica che vigeva per l’alta dirigenza dello Stato. Ora la dirigenza si seleziona solo mediante concorso …L’elemento di novità è il meccanismo degli incarichi a termine … Un meccanismo di responsabilizzazione che corrisponde all’eliminazione di ogni soggezione gerarchica del dirigente al vertice politico, che può solo conferire l’incarico (s.d.r.) e verificare il conseguimento degli obiettivi".
Sulla stessa lunghezza d’onda, si veda l’articolo del De Vico, sopra, sembra essere il prof. Bruno Dente, altro consigliere del Governo: "Si parla molto impropriamente di spoil system. Il non rinnovo del contratto è una cosa, la nomina legata al ministro in carica e quindi al cambio del governo è un’altra. Nel nostro ordinamento a rischio di spoil system per ora (s.d.r.) sono solo alcune figure …(
S. Cassese pensa ben diversamente - v. Repubblica 21/02/98)".Conoscendo questi studiosi tra quelli che hanno sempre combattuto il formalismo giuridico a favore del diritto sostanziale, fa non poca specie vedere che, come ben risalta dalle loro parole, considerano gli aspetti professionali ed economici della dirigenza come elementi secondari del contratto tra il dirigente e la pubblica amministrazione.
Tralascio i ripetuti interventi del Ministro Bassanini e di altri esponenti del Governo che, sull’onda di quanto sopra detto dai loro consiglieri, contestano, anche duramente (v. Il Messaggero 26/11/99), chi afferma che in Italia si è entrati in un diffuso spoil system senza regole.
Certo è che sul punto sta già intervenendo la magistratura (
si veda ancora su www.giust.it i recenti pronunciamenti del Tar Friuli che accoglie l’assimilazione degli "incarichi" ai "concorsi").Stando così i fatti, e tutti sappiamo, salve sempre le "eccezioni", che i fatti stanno così, come non essere d’accordo con il Naldoni che, attraverso un serio spoil system, dice di dare al politico potere di scelta del dirigente insieme alla responsabilità, in solido, per gli atti gestionali?
Termino non senza dire che i sostenitori, come chi scrive, della neutralità della dirigenza devono non meno dimostrare di saper ricondurre a unità i rapporti tra politica e dirigenza. Unità storicamente raggiunta solo nelle punte alte di Stati autoritari; non poco lontani da culture degli Stati democratici.
Unità che si pensa di poter raggiungere anche con le odierne culture liberal-democratiche (
e senza modifiche costituzionali come richiederebbe l’introduzione dello spoil system), ma a condizione che si portino a regime i sistemi di valutazione, recentemente rafforzati.Piace concludere con alcune considerazioni sulla valutazione del Prof. Zangrandi, Direttore SDA, da me registrate alla Bocconi nel febbraio1998: "la valutazione del dirigente è tutto sommato poco praticata … lo dico per la terza volta, questa cosa indebolisce fortemente l’autonomia del management. La valutazione deve diventare un meccanismo forte all’interno degli enti locali, perché è garanzia di una crescita autonoma del management all’interno degli enti locali. Io credo che questo sia un elemento in cui ci giocheremo tutto nei prossimi anni". Bravo Zangrandi, oltretutto profeta.
Febbraio 2000 Luigi dr. avv. Meconi (a disp. Agenzia Segretari C.li – Ancona)
Una chicca, da non perdere: la Pubblica Amministrazione è divenuta "da bere" ?
E' molto amaro il sorriso che nasce leggendo le righe che seguono, dato che quanto sta avvenendo e quanto di ancor peggio dovrà avvenire era assolutamente prevedibile (e forse cinicamente è stato previsto): non sarà consentito pertanto lo scusarsi con il "non lo sapevo".
CS
questa non si può perdere! Da notizie di stampa locale, si apprende che un consigliere del Comune di V. abbia proposto ricorso al Tar XXX per impugnare i provvedimenti con i quali sono stati pagati gli emolumenti al direttore generale del comune (più pomposamente denominato city manager, noblesse oblige...).
Infatti, lo stipendio del direttore pare sia distinto in due parti: una fissa, l'altra legata al risultato. Sembra che il contratto, per il
pagamento della parte variabile, preveda che essa sia liquidabile previa verifica trimestrale dei risultati del lavoro del direttore generale.
Il consigliere comunale avrebbe accertato che, invece, la parte variabile è stata regolarmente pagata senza che nessuno abbia mai proceduto ad effetuare tale verifica. Ed il bello è che la responsabilità la si vuol fare ricadere sul segretario comunale!
Se Pirandello fosse vissuto ai giorni d'oggi non avrebbe certo fatto mancare una commedia sulla riforma delle autonomie locali, ma non so se sarebbe riuscito ad immaginare queste vette di contraddizione e paradosso!
Il fatto in sè già clamoroso, suscita, comunque, alcune riflessioni fondamentali.
I city managers (notata la finezza del plurale?) hanno di buon grado seguito la moda lanciata da Stefano Parisi a Milano di distinguere la loro retribuzione in quota fissa e variabile (così va la moda, guai ad andarvi contro).
La seconda legata al risultato. Piccoli problemi. Qual è il risultato del direttore generale? A guardare la legge 127/97 pare possa essere solo la corretta gestione complessiva del Peg ed il raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dettagliato che il direttore dovrebbe (perchè in molti casi non lo si fa affatto) predisporre.
Se così stanno le cose, come si può pensare ad una valutazione trimestrale?
Inoltre, se si pensa ad una valutazione trimestrale, è chiaro che in capo al city manager vengano poste competenze direttamente gestionali. E' apertissima in dottrina la questione se il direttore generale possa o meno compiere atti gestionali concreti. Chi scrive è per la tesi negativa, in quanto si romperebbe senz'altro il muro di confince che separa la politica dalla gestione, influendo pesantemente sull'autonomia gestionale dei dirigenti.
Ma anche in questo caso, almeno nei grandi centri, la moda impone che il direttore generale gestisca, presieda gare d'appalto, assuma, licenzi, stipuli contratti e così via.
Consideriamo che se il direttore generale fa questo, almeno per questa parte della sua attività è niente più e niente meno che un dirigente. Però spesso (come per la verità sembra corretto) egli è componente, se non presidente, del nucleo di valutazione. Dunque valuta se stesso? E' per questo, che in sostanza, a Verona mancano, come pare abbia scoperto il consigliere comunale, un atto di specifica valutazione della sua attività? E negli altri enti, come tira il vento, di bolina o di lasco? Oltre alle strambate di Luna Rossa, molto strambe appaiono certe applicazioni delle ancora più strambe norme sull'ordinamentod egli enti locali.
Dopo l'entrata in vigore del D.lgs 286/99 in molti si sono affrettati a dire che esso non si applica agli enti locali, che va ritarato e che in sostanza gli enti possono ancora decidere autonomamente come valutare.
Una volta che è entrata in vigore una norma finalmente chiara sulle modalità di controllo, si rimane ancorati alcontraddittorio sistema dell'articolo 20 del D.lgs 29/93, peraltro abrogato proprio dal D.lgs 286/99.
Il quale, all'articolo 5, comma 4, prevede che per i dirigenti generali preposti alla diretta gestione delle risorse, la valutazione sia effettuata dal Ministro. La norma, in sostanza, pone un principio chiaro: poichè è il Ministro che nomina detti soggetti ed assegna loro le risorse, deve essere il Ministro a compiere la valutazione, ma sulla base degli elementi forniti dall'organo di valutazione e controllo strategico.
Dunque, anche il dirigente generale dello Stato è soggetto a valutazione.
E' lampante l'aspetto di principio generale di questa norma, applicabile al direttore generale degli enti locali sia che si accetti la tesi della sua competenza gestionale (anzi in questo caso a maggior ragione), sia che si ritenga la sua competenza limitata alla programmazione di dettaglio e alla garanzia dei risultati complessivi dell'attività dirigenziale.
Ma allora, il direttore generale, al pari degli altri dirigenti, non può essere parte dei nuclei di valutazione, almeno in quelle sessioni volte a controllare i suoi risultati, per altro strettissimamente legati al controllo strategico.
Certo, se così si facesse, il direttore generale perderebbe il ruolo, che di fatto in molti enti ha assunto, di controllore della dirigenza al fine di influenzarne i comportamenti agendo prima con la leva della valutazione, poi con quella della politica degli incarichi (assumendosi per altro un ruolo che invece spetta al sindaco), poi ancora soppiantando le funzioni di coordinamento del segretario.
Dunque, il direttore generale perderebbe quell'aplomb che tanto fascino ha suscitato in molti primi cittadini.
E', comunque, davvero divertente constatare che in un periodo come questo, nel quale tutti pontificano sul come, quando e perchè valutare, predicando l'attenzione alla performance, la necessità di ampliare la parte variabile dello stipendio rispetto a quella fissa (presentandosi ovviamente poi come nucleisti di valutazione) proprio il soggetto - il direttore generale - che dovrebbe garantire l'attuazione di queste riforme viene pagato a pioggia, nella fideistica convinzione che un city manager non può non ottenere un positivo risultato della sua attività, giacchè, ripendendo un vecchio slogan pubblicitario, "direttore generale fa le cose per bene!".