Diagolo sull'esistenza di dio. M: Cosa ti fa propendere ad asserirne l'inesistenza, visto che non hai prove. A: Esiste pero' la prova che non e' necessario usare l'ipotesi dio per spiegare l'universo, cio' mi basta. Come ha te il sapere che non e' necessario credere ai puffi per vivere bene. M: Quindi torniamo all'asserzione che una entita' non necessaria non ha ragione di esistere. Mi sta bene. A: Non hai capito. Non e' vero che non ha ragione di esistere, sono io che non ho ragione per credere alla sua esistenza. Le credenze degli uomini non influiscono sull'esistenza delle cose ne' in un senso ne' nell'altro. M: Credere nell'esistenza di dio quindi e' la stessa cosa che credere nell'inesistenza, anche dal punto di vista logico scientifico. A: No. Perche' l'ateista potrebbe cambiare idea se messo davanti all'evidenza e' questo e' un atteggiamento scientifico, metre l'ipotesi dio non e' in nessun senso scientifica. M: credere che dio (supposto esistente) influenzi l'universo e' la stessa cosa che pensare che non lo influenzi. M: In sintesi non sai se esiste. A: Vero, non lo so ma lo suppongo e, di conseguenza, lo asserisco e lo credo. M: Questa posizione atea e' molto differente dall'asserire la non esistenza di un dio, perche' per fare cio' devi sempre servirti della metafisica. A: Siamo da capo: l'ateismo e' una posizione metafisica e sa di esserlo, sa anche che questa idea metafisica non e' in contrasto con la realta' almeno sino ad ora , l'errore e l'irrazionalita' consisterebbe nel non accorgersi di questo. Le posizioni metafisiche possono pero' essere infrante dalla realta'. Ovvero se io pensassi che la luna e' fatta di formaggio per qualche mia ragione dovrei ricredermi se mi portassero sulla luna. M: Non si possono spacciare pero' per prove scientifiche delle opinioni. A: Infatti, non e' possibile *dimostrare* l'esistenza o l'inesistenza di dio. Prima di tutto perche' nessuno ha mai dato una buona formalizzazione di cosa e' un dio senza ricorrere a dei trucchi. M: Quali trucchi? A: Vedi dimostrazione di Godel sull'esistenza di dio, riportata nel libro *Il vangelo secondo la scienza* Di oddifreddi. M: I trucchi immagino mi dirai consistono nel fatto che per dimostrare l'esistenza di un ente non sensibile, si debbono artatamente creare dei presupposti che si basano e traggono linfa vitale dalla credulita' umana. A: Non necessariamente. Il problema e' che con la matematica si possono descrivere un sacco di *cose* con le definizioni giuste. Non e' detto pero' che queste cose esistano. Ovvero la stupidita' non c'entra, nel caso di Godel c'entrava forse la troppa intelligenza. Consiglio di leggere il libro in questione. M: E' molto meno scientifico colui che asserisce l'inesistenza dell'ente, rispetto a colui che ne asserisce l'esistenza in quanto il primo ha a disposizione mezzi scientifici ( principio di non contraddizione) per rilevare tale indimostrabilita' e non li usa, mentre il secondo puo' solo basarsi sulla metafisica e quindi. A: E' tutto sbagliato. Nessuno dei due puo' dimostare niente. E con la metafisica non si *dimostra* niente, al limite si possono credere delle cose. Chi non usa il principio di contraddizione semplicemente allarga troppo le possibilita' della propria ragione, finendo immancabilmente e dimostrabilmente [sic] per dire delle cose sbagliate. M: La scienza puo'ricostruire tutto fino a parte i primi istanti, quelli che hanno fatto partire quella reazione a catena che poi ha portato l'universo ad essere quello che ?... A: Vero. E benche' sia quello *standard* questo e' solo una dei possibili modelli dell'universo, ne esistono anche altri (l'universo stazionario ad esempio) che non prevedono affatto un inizio. M: Prima di un certo istante la scienza non puo' dire niente e a mio parere dio ? il via, cio che ha permesso che tutto andasse cos?. A: Questo e' difficile. Tutto parte dalla pretesa metafisica, che peraltro ha in gran parte ha anche la scienza, che ogni effetto abbia una causa e che quindi se il tempo e' finito debba esistere una causa prima. Chiamo "dio" questa causa prima ed voila' ho dimostrato che un dio esiste. La fallacita' di questo ragionamento e' sottile. Innanzitutto tutto cio' e logico solo se si presume che l'universo abbia un eta' finita, ma di questo ho gia parlato da un'altra parte. Poi non si rimarca mai abbastanza che l'idea che ogni effetto *debba* avere una causa non e' provabile e difatti non e' una teoria scientifica. La scienza quando non puo' dire niente di sensato sulla causa ad un evento prudentemente tace. Ammettiamo quindi che questa causa prima esista, a questo punto avremo un dio che ha come unico scopo qullo di aggiustare una teoria che ci pare incompleta, infatti questo dio non ha le caratteristiche degli dei delle religioni. Semplicemente dice *fiat lux* e se ne va, senza promettere niente: ne' la vita eterna, ne' un significato all'esistenza. da una parte questa entita' e' (come sempre) inutile alla teoria, e in piu' non e' neanche utile psicologicamente essendo indifferente quanto la *natura* della scienza. Se vi piace questo dio accomodatevi, tenete presente che e' il dio piu' facile da rifiutare. M: In che senso una posizione di critica assoluta e di presa in considerazione di ogni cosa e' irrazionale? Sono razionale perche' ricomprendo nel mio pensiero, anche cio' che non posso capire ed essendo conscio di cio' non posso che essere razionale. A: Sei irrazionale *proprio* perche' non metti nella metafisica quello che ci andrebbe, e confondi cio' che ti piacerebbe che fosse con cio' che e'. M: Sei tu che devi rifugiarti nella metafisica con le tue idee, io comprendo nell'esperienza e nel ragionamento realista e razionale anche a quanto sino ad ora e' sconosciuto od inconoscibile. A: Fai confusione e chiedi a te stesso una cosa impossibile. Cio' che e' sconosciuto lo e', perlomeno nella mente dell'ottimista scientifico, solo per un tempo determinato. Nulla ci vieta di scoprirlo. Cio' che e' inconoscibile, se lo e' davvero, lo e' per sempre. Questa seconda cosa va messa nella metafisica e, pena l'irrazionalita' di cui sopra, non bisogna mai confonderla con la prima. M: Tu hai una idea di razionalita' limitata. A: Il punto e' invece che sei tu ad averla troppo ampia. Notare che se anche avessi una idea prudenziale di razionalita' e non ci mettessi tutto, la mia rimarrebbe cmq una posizione razionale, perche' per quanto mi sia limitato nel movimento so che ogni spostamento non mi portera' a dire sciocchezze. Chi invece ci mette troppo non e' mai certo nel muoversi di non sbordare mai verso il mare magnum delle sciocchezze.