I TRE GIORNI DI SAGA
Primo giorno: l'arrivo
“Di notte… sono arrivato di notte a
presidiare la mia casa, il mio tempio… quello che mi vedrà custode di Athena;
percepisco chiaramente un’altra presenza di un cavaliere d’oro alla dodicesima
casa… non sono dunque il primo a giungere in Grecia.”
Saga era arrivato da poco al Grande Tempio, poco dopo la sua investitura che
gli aveva lasciato molti dubbi e gli aveva tolto un fratello. Navas era morto
per mano sua, dopo che egli aveva volontariamente colpito la loro dimora
facendo morire la loro madre; colui che diventò il cavaliere dei Gemelli, in un
impeto di rabbia e disperazione, lanciò il suo colpo segreto alla volta dello
stesso Navas che, nel mentre, aveva risposto con l’Esplosione Galattica.
L’armatura dei Gemelli, custodita dal loro padre Guilty, era uscita dallo
scrigno ed aveva salvato Saga, ponendosi tra lui ed il colpo di Navas… ma
perché lo aveva fatto? Con che criterio le vestigia dorate avevano scelto
proprio Saga?
“Kanon se ne accorse… l’armatura d’oro dei Gemelli aveva sentito in me la
doppia personalità, il fattore di base per il possesso di tali vestigia. Ma ho
promesso a me stesso di essere fedele solo alla mia Dea, e non farò più in modo
di dover diventare ancora quella parte oscura di me stesso e che disdegno con
tutto l’animo!”
Si tolse l’armatura che si depositò con calma nel centro della sua casa. Il suo
tempio era molto bello, c’erano specchi e torce che lo illuminavano facendolo
sembrare molto più grande di quanto in effetti fosse con giochi di luce e di
riflessi meravigliosi. Vicino alle sue stanze, come in tutti gli altri templi,
una grande vasca in marmo grigio d’acqua termale sorgiva, propria di quelle
terre antiche. Si immerse pian piano nel tepore di quella vasca, ritemprandosi
dal viaggio e dalle fatiche della sua investitura del giorno prima.
“Chissà dov’è ora Kanon, chissà mio padre dov’è andato con la salma della
nostra cara madre…”
Venne a sapere solo più avanti che suo padre andò a vivere nell’isola della
Regina Nera e che si coprì il viso con una maschera per la vergogna del quale
fu ricoperto dai suoi figli. Qui crebbe una bimba che gli venne affidata da una
donna in punto di morte, e a quella bambina diede il nome di colei che fu sua
moglie: Esmeralda.
“Dovrò presentarmi al cospetto del Grande Sacerdote, è mio dovere di cavaliere…
domattina all’alba gli farò visita, a lui devo i miei servigi ed il mio
rispetto; Shion è uomo giusto e grande Oracolo, ma il fatto che siano stati
addestrati ed investiti dei nuovi cavalieri d’oro, non preannuncia nulla di
buono… comunque sia, qualsiasi nemico non riuscirà ad oltrepassare la terza
casa dei Gemelli, con le abilità illusorie del quale sono padrone questo tempio
può diventare un labirinto senza uscita.”
E così immerso nei suoi pensieri, intravide una notte piena di stelle, una
notte bellissima, che lasciava presagire solo giorni di quiete e d’intesa, così
brillante che il sole si sarebbe vergognato di nascere il giorno dopo. Uscì
dalla sua vasca ritemprato ed invigorito e si ritirò nelle sue stanze per
passare la notte su di un letto profumato e delicato con delle coltri blu
finemente lavorate a mano dai più grandi tessitori della Grecia.
Sognò quella notte Saga, sognò o rivisse dei momenti di un altro? Fu
immateriale ciò che vide o commise veramente ciò che i suoi occhi si
rifiutarono di accettare?
Si svegliò all’alba, e si guardò allo specchio… si studiò a fondo e poi vide un
particolare… un particolare al quale non avrebbe mai badato: una piccola ciocca
dei suoi lunghi capelli blu era diventata grigia.
“E questo? Come possono i miei capelli cambiare colore? Che cosa significa
questo prodigio?”
Prese una forbice d’oro e si tagliò quella piccola ed insignificante ciocca
grigia.
“Devo andare dal Grande Sacerdote, non posso di certo presentarmi con i capelli
di due colori, sarebbe immensamente ridicolo!”
E sorrise… s’incamminò verso le stanze di Shion, ed una volta arrivato davanti
alle due porte d’oro che facevano da guardia al Santuario, si rivolse ai
soldati che stavano fuori:
“Sono Saga, cavaliere d’oro della terza casa dei Gemelli, vi prego di
annunciare al Grande Sacerdote la mia presenza.”
Uno dei soldati entrò nella sala ed uscì qualche secondo dopo, alzò la lancia
che sbarrava la porta e disse:
“Saga dei Gemelli, il Grande Sacerdote Shion ti attende, puoi oltrepassare
questa soglia”
Saga annuì ed entro nella sala del Trono, trovò l’Oracolo di Athena in piedi,
sorridente, con una lunga veste bianca e bordata di rosso, ed una collana greca
simbolo di potere.
“Benvenuto al Santuario di Athena, Saga, spero che adempierai ai tuoi obblighi
di cavaliere d’oro nei confronti della nostra Dea e nel bene del Grande Tempio”
Le parole di Shion, invece di rendere orgoglioso Saga, lo gettarono in un
profondo senso di inferiorità, vedere quell’uomo così all’apparenza dolce,
eretto di fronte a lui che era invece inginocchiato in segno di rispetto e
devozione, lo rendeva terribilmente nervoso. Aveva sentito parlare di Shion
come grande combattente nella prima guerra sacra, sapeva che era cavaliere
d’oro dell’Ariete, ma aveva come il sentore che l’uomo che avesse davanti fosse
tutto tranne che un guerriero… ed allora segretamente si chiese come mai
quell’uomo avesse potere su tutta la Grecia, nonché di riflesso sul mondo
intero.
“Avverto diffidenza nel tuo cuore Saga, cosa ti turba?”
Saga, preso direttamente, alzò il capo, accennò ad un sorriso per
tranquillizzare Shion e rispose:
“Nulla Grande Sacerdote, non preoccupatevi, forse è solo un po’ di stanchezza,
anche se ho riposato il corpo, probabilmente la mia psiche è ancora sotto
pressione… state tranquillo Oracolo di Athena, Saga dei Gemelli è pronto a
difendervi strenuamente, sia voi, sia la nostra Dea!”
“…e sarà pronto a difendersi anche da se stesso?”
la domanda di Shion gettò Saga nel dubbio più cupo: come faceva a sapere del
suo cambiamento il giorno della sua investitura? Come faceva costui a vedere
nel suo cuore, dove anche lui non poteva giungere? Chi era in realtà Shion
dell’Ariete?…chi era in realtà Saga?
“Statene certo, Grande Sacerdote!”
“Prima di andartene, lascia che ti metta in chiaro una cosa: da sempre il
cavaliere dei Gemelli dispone di due metà, una chiara come la luce del sole ed
una oscura come solo l’Ade saprebbe spiegarti. In passato, durante la prima
guerra sacra, il cavaliere dei Gemelli ha valorosamente combattuto al mio
fianco, cadendo in battaglia sacrificandosi per la giustizia. Ma
precedentemente ha dovuto affrontare se stesso, sentiva così tanto la sua metà
oscura che fece erigere un altro tempio identico al primo della terza casa.
L’avrai sicuramente notato. Quindi è destino, cavaliere, che anche tu dovrai
sostenere questa battaglia interiore, e solo allora, scoprirai in te la tua
vera essenza.”
Saga non disse nulla, era come se la sua intimità fosse stata violentata, era
come se i suoi pensieri fossero pubblicamente esposti all’agorà. Anche i
segreti più celati a lui stesso, avevano perso tutto il loro significato, per
un istante, Saga si rese conto di non essere un cavaliere d’oro e si lasciò
cadere nello sconforto di un’imminente guerra interiore.
“Grazie Shion, ora devo tornare alla custodia del mio tempio… state tranquillo,
quando arriverà quel giorno sarò pronto a combattere ed a vincere, poiché
Athena è con me!”
Detto questo si alzò, abbassò il capo, si voltò e ripercorse la grande stanza
che lo portò di nuovo ad uscire dalle grandi porte dorate.
Shion si sedette sul trono ed inspiegabilmente pianse.
“Saga… tu non sai che fra poche ore ti ritroverai a battagliare con i tuoi
fantasmi, tu non sai che l’oscurità che ho avvertito in te è grande! La tua
presenza nel tuo tempio non ti gioverà come credi, perché tutto inizierà da li,
tutto comincerà nella casa che presiedi, e se la metà oscura prenderà il
sopravvento, degli innocenti cadranno, ed io, cavaliere d’Ariete, dovrò
impedirtelo… mi spiace Saga… mi spiace davvero…”
Il cavaliere dei Gemelli era nuovamente giunto al suo tempio, pensava e
ripensava alle parole di Shion, e man mano che rivolgeva a lui i suoi pensieri
si sentiva lentamente abbandonarsi al tepore dell’acqua del suo consueto bagno…
finché si addormentò. Sognò di nuovo quella sera, sognò se stesso il giorno
dell’investitura, sognò i pensieri che gli confluivano nella testa come impulsi
irrefrenabili mentre lanciava la Dimensione Oscura a Navas, sognò
quell’istante, quella frazione di secondo che inconsciamente gli provocò
piacere; quasi paragonabile all’estasi era il suo animo nel vedere Navas essere
avidamente inghiottito dal suo colpo, ed il piacere aumentava sapendo che Navas
stesso sarebbe rimasto in un limbo per l’eternità… sognò questo istante, questo
istante… solamente una goccia d’acqua nell’oceano… ma che fece la differenza
nella sua esistenza.
Si destò, le carni erano leggermente consumate dall’estremo lavoro dell’acqua.
Accortosi di ciò, Saga uscì immediatamente dalla vasca di marmo e si asciugò
con un telo bianco.
“Che significa tutto questo?… Che la mia guerra sia iniziata? Che sia già l’ora
del mio confronto?”
Rimase sveglio quella notte il cavaliere dei Gemelli, l’aria fresca della
Grecia tra i capelli, e lui, seduto sulla scalinata che dava sulla seconda casa
del Toro… aspettava… aspettava…
Secondo giorno: la transizione
Aveva passato la notte insonne, gli occhi
erano pesanti, era come se avesse aspettato qualcuno o qualcosa a fargli
visita, non si era accorto che quel qualcuno, era già in lui da molto tempo e
che solo ora avrebbe cominciato a manifestarsi. L’alba del giorno rischiarava
tutto il Grande Tempio, Saga socchiuse gli occhi ormai abituati al buio della
notte e rientrò nel suo tempio.
“E’ passata, la notte è passata… ora posso stare tranquillo, i miei fantasmi
non mi attaccheranno più, è passata la notte… sono vincitore”
D’improvviso una voce nell’antro della sua terza casa:
“Sicuro Saga?”
“Chi ha parlato?”
L’espressione di angoscia del cavaliere dei Gemelli si evidenziò ancor di più
quando si accorse che effettivamente, nessun cosmo era presente oltre al suo…
Silenzio… le torce nella sala brillavano… dai numerosi specchi sembrava dovesse
uscire qualcuno… ma ancora silenzio.
Il cavaliere indossò l’armatura d’oro che era rimasta disposta a segno
zodiacale al centro della sala.
“Non ti servirà un’armatura per proteggerti da me…”
“Di nuovo … chi sei, mostrati! Combatti!”
“No cavaliere, sei tu che devi combattermi!”
Saga allungò le mani tese in avanti e creò un immenso spostamento d’aria che si
diresse in tutto il tempio, spegnendo le fiaccole accese e distruggendo gli
specchi.
“Pensi di sconfiggermi con così poco?”
“Esci fuori maledetto!”
Saga era ansimante e sudava, i nervi erano a fior di pelle… chiunque fosse
entrato nella terza casa in quel momento, probabilmente sarebbe stato
attaccato.
“Ascoltami Saga… tu non puoi essere schiavo di un uomo dall’aspetto così
disgustosamente dolce e così incapace! Un guerriero come te dovrebbe guidare la
Grecia e con essa il mondo!”
“Non parlare così di Shion, nonostante il suo aspetto, è un uomo capace, nel
quale ripongo completa fiducia e totale devozione!”
“Così che egli ogni volta possa mortificarti? O deluderti? O minimizzarti di
fronte alla Dea Athena ed al mondo stesso?”
“Non lo farebbe mai! Non so chi tu sia, ma ti sbagli! Shion vuole il bene di
Athena e non certo la sua rovina!”
“..ed il potere che solo un Grande Sacerdote può avere!”
“Che intendi?”
“Prova ad immaginare di avere una schiera dei più grandi guerrieri esistenti… e
non solo, oltre ai cavalieri d’oro, avere i servigi di quelli d’argento e di
bronzo… avere il dominio sulla Grecia, conquistare Asgaard ed il regno dei
Sette Mari… avere il controllo della vita e della morte di tutto il pianeta… ma
non senti la bramosia scorrere nelle tue vene? Apri il tuo cuore… è questo che
vuoi…”
“Io non sono un assassino!”
“Questo l’hai già dimostrato dando morte tu stesso a tuo fratello gemello…
pensa… un fratricidio… e commesso proprio da te, Saga… da te!”
“No! Basta, rivelati e fatti massacrare se hai il coraggio!”
Saga non si rendeva conto di aver cominciato a camminare sul sottile filo della
follia…
“…dovresti massacrare te stesso …io sono Saga e sono dentro di te, io sono il
vero cavaliere dei Gemelli, non di certo uno smidollato senza spina dorsale
come ti sei dimostrato tu, io al cospetto del Grande Sacerdote, sotto il suo
scherno avrei reagito dandogli morte sicura!”
“Nooo! Esplosione Galattica!!!”
Il colpo di Gemini devastò gran parte del suo tempio, facendo cadere delle
colonne, ma conservandone per fortuna l’integrità della struttura.
“Come puoi pensare di uccidere Shion? Sei dunque pazzo?”
“perché non ammetti a te stesso che ti ha colpito a morte il suo discorso? Io
ti posso capire meglio di chiunque altro Saga… ammettilo a te stesso, riposati,
lascia a me il compito di andare avanti nella tua guerra, assisti alla nostra
vittoria Saga… coraggio…”
Saga cadde urlando, inginocchiato a terra e stringendosi la testa tra le mani,
era questa la battaglia che Shion gli predisse il giorno prima, ma chi stava
vincendo?
“Avanti… siamo fratelli Saga… avanti, lasciati andare, cogli l’attimo, io sarò
il tuo braccio e tu la mente, tu ordinerai ed io farò… goditi i successi delle
nostre battaglie insieme, goditi i servigi di altri undici cavalieri d’oro,
delle schiere dei cavalieri minori…si… sento che è questo che vuoi, vuoi gioire
nel vederti seduto sul trono che spetta di diritto a te, ammettilo! Shion è un
debole! Tu sei grande, onnipotente…noi siamo più grandi di Athena fratello!”
Saga si trascinò con fatica alle sue stanze e si soffermò per un attimo di
fronte al suo specchio, quello specchio aureo che rifletteva ora un’immagine
atroce: i suoi capelli erano completamente grigi.
“Che cosa mi sta succedendo? I miei capelli, aiutatemi….”
“Solo io posso aiutarti Saga, avanti, lascia che ti dia una mano, lascia che
sia il destino che segua il suo corso, avanti… se mi temi e sei sicuro di
essere nel giusto, il Fato non ti negherà le tue ragioni ed io scomparirò.”
Saga prese queste parole in cuore, e se fosse stato veramente così? E se avesse
lasciato che il destino seguisse il suo corso, sarebbe veramente scomparsa la
sua metà? Forse si… per questo accettò.
“E sia, io so di essere nel giusto e di amare Athena, il fato come Dio non può
non riconoscere la mia devozione e la tua ingorda bramosia di potere! Accetto,
gli Dei mi daranno ragione.”
“Stolto…”
Fu questo l’ultimo atto di una pietosa commedia durato anche troppo, Saga aveva
solamente parlato con se stesso, ed il Fato poco centrava con le sue decisioni,
aveva combattuto una guerra inutile contro di se, riuscendo a perderla perché
così era la sua vera natura… le parole di Shion si rivelarono veritiere ed il
suo presagio altrettanto. Saga non era ne morto ne cambiato, ma si era
semplicemente rivelato per la sua natura oscura.
Si addormentò, come di sasso, non sapeva come ma già si sentiva meglio… sognava
il potere, la gloria, l’immortalità della sua figura e se ne compiaceva. Era
convinto più che mai che solo un gesto radicale avrebbe potuto cambiare gli
eventi, ed era più che mai certo che questo gesto doveva essere eseguito su di
una persona debole: Shion dell’Ariete. Sarebbe stato un problema se qualcuno
avesse saputo, al momento solo Aphrodite, arrivato già prima di Saga stesso,era
al corrente dell’identità del Grande Sacerdote. Dato l’arrivo imminente degli
altri custodi dorati, era necessario agire in fretta… al suo risveglio, in una
mattina come tante avrebbe ripercorso le dodici case per arrivare al suo
cospetto, e quindi finirlo una volta per tutte.
Terzo giorno: la fine e l'inizio
Nuovamente il sole si alzò
quella mattina, e così fece anche Saga; si guardò allo specchio, i capelli
completamente grigi ed un altro particolare sul volto: gli occhi completamente
rossi… solo l’iride era dello stesso colore dei capelli. La metà buona del cavaliere
dei Gemelli dormiva sonni ancora profondi nei rimasugli del cuore di colui che
si fece chiamare: Arles.
“Ecco il giorno tanto atteso!, il giorno del potere assoluto, il giorno che mi
vedrà trionfante nella mia terra; la Grecia… ed io sarò padrone del mondo e
dell’universo intero, io, Arles, il più grande fra i combattenti!”
Si avviò quindi verso le stanze del Grande Sacerdote passando attraverso le
case di tutti i cavalieri d’oro che sarebbero giunti proprio quella notte.
Proseguiva il suo cammino e più andava avanti, più cresceva la smania di
uccidere, la voglia di essere il tutto; pensava alle strategie che poteva
adottare Shion, era pur sempre cavaliere d’oro, ma privo delle sue vestigia…
era un bersaglio facile! In più, Arles aveva una carta a favore, poteva fare i
conti anche sul cosmo di Saga che, sebbene fosse la stessa persona, aveva una
personalità ed un cosmo completamente diverso da lui. Si guardò bene invece dal
passare invece dalla casa di Aphrodite, il cavaliere dei Pesci conosceva Shion di
persona e poteva sospettare di qualcosa; preferì quindi usare un sentiero che
conoscevano solo i cavalieri d’oro e le sacerdotesse di Athena.
Arrivato di fronte alle due porte d’oro massiccio, non trovò nessuna guardia.
“Bene, una scocciatura in meno… Grande Sacerdote… sei mio!”
Spalancò le porte e in fondo alla sala trovò la sua meta, Shion era in piedi,
c’era una maschera su di un tavolino, una maschera tetra… la maschera che per
dovere doveva teoricamente portare il Grande Sacerdote per distinguersi dagli
altri cavalieri d’oro.
“Ti aspettavo Saga… purtroppo.”
“Il mio nome non è Saga, chiamami pure Arles, futuro Oracolo di Athena… al
posto tuo Shion!”
Fu chiaro immediatamente per il vecchio cavaliere d’Ariete, che la metà buona
di Saga era scomparsa, assorbita dalla metà oscura, gli fu chiaro ancor prima
che entrasse dalle porte d’oro.
“Dimmi quindi… Arles, che intendi fare? Vuoi combattere qui? Dov’è la tua Dea?”
“Io sono il mio Dio Shion! Un posto vale l’altro… ma per non creare inutili
squilibri tra le dodici case, decidi tu il posto dove vuoi morire!”
L’arroganza e la sicurezza di Arles erano immense, Shion in cuor suo sapeva che
non avrebbe retto il confronto, il cavaliere dei Gemelli aveva qualcosa che
Shion non possedeva più: l’armatura d’oro.
“Seguimi Arles, l’Altura delle Stelle sarà testimone e teatro del corso degli
eventi!”
“E sia Grande Sacerdote, preparati a raggiungere gli altri tuoi compianti
cavalieri!”
Si avviarono uno dietro l’altro; Shion, davanti, non si girò mai ne pronunziò
parola, Arles, dietro, seguiva con impazienza il vecchio cavaliere d’Ariete.
Sapeva che se avesse combattuto nel Santuario, probabilmente Aphrodite sarebbe
giunto, e sebbene non potesse essere ai suoi livelli, erano pur sempre due
contro uno.
Arrivarono quindi sull’Altura delle Stelle.
Shion si girò e incrociò lo sguardo di Arles che già l’attendeva.
“Sei dunque pronto cavaliere d’Ariete?”
“Lo sono Saga, ma lascia che ti chieda di riprovare a combatterti. Prova a
rivedere la luce…”
“Nessuna luce tornerà Shion! Saga è troppo debole e non riuscirà a contrastarmi
mai più, l’uomo che ora hai di fronte è cavaliere completo…”
Allungò una mano verso Shion
“…forte…”
Concentrò dell’energia sul palmo della sua mano teso verso il Grande Sacerdote
“… ed onnipotente!”
e lanciò il colpo alla volta del vecchio cavaliere d’Ariete, il quale alzò una
mano e bloccò il flusso potente di energia lanciato dal cavaliere dei Gemelli.
“Dovevo aspettarmi una tua reazione Shion, ma quanto sarai in grado di
resistermi senza l’armatura d’oro?”
Shion sapeva che sarebbe caduto in quella battaglia, ma avrebbe combattuto
fieramente, lui era il Grande Sacerdote.
“Resisterò Arles, sfodera pure i tuoi colpi migliori, saprò tenerti testa.”
“Questo lo vedremo… Esplosione galattica!”
Il colpo prese Shion in pieno, scaraventandolo lontano a terra.
“Più facile di quanto pensassi…”
“Questo lo credi tu! Esecuzione delle Stelle!”
Anche il colpo di Shion prese Arles, che restò comunque in piedi.
“Riesci a vedere la differenza… la mia armatura mi protegge, tu ne sei privo,
il mio prossimo colpo sarà fatale!”
Ma dicendo questo Arles si inginocchiò a terra, i suoi capelli cambiavano
colore, stavano tornando blu… Shion esclamò:
“Saga!”
“Scappate Shion, fuggite lontano… non potrò tenerlo a lungo, vi prego andate!”
“Non posso farlo Saga, stai combattendo per Athena, la tua Dea è con te,
reagisci, tu… tu puoi sopraffare la tua metà oscura… avanti cavaliere!”
Ma Saga controbatté:
“Vi scongiuro Grande Sacerdote… vi prego…”
Ma i capelli tornarono di colpo grigi, Arles si rialzò ansimante.
“Maledetto… Saga, torna al riposo eterno… Shion, muori! Dimensione Oscura!”
“Muro di Cristallo!”
I due colpi si infransero tra di loro.
“Ti prego Saga, torna in te, caccia Arles dal tuo cuore, tu appartieni ad
Athena, lei ti ha scelto per la custodia di un’armatura d’oro.”
Ancora si inginocchiò Arles, si teneva la testa tra le mani. Shion si avvicinò
a lui.
“Saga, ce la puoi fare, lo sento… abbi coraggio!”
Ma Arles non aspettava altro, con estrema freddezza ed in uno scatto alzò il
capo, ed allungò il braccio come fil di spada nel petto del Grande Sacerdote,
pochissimi ma interminabili secondi, un filo di sangue usciva dalla bocca del
cavaliere d’Ariete.
“Sei un ingenuo Shion! È bastata una semplice messa in scena per averti alla
mia mercé, e tu ci sei caduto… troppi nobili sentimenti ti spingono a credere
alle persone… ti sei dimostrato un debole, utopista ed illuso, è la tua giusta
fine!”
Ma Shion, con un ultimo sforzo prese il braccio ad Arles e con un filo di voce
gli disse:
“Arles… Saga… io … io ti perdono in nome di Athena..”
E spirò; colui che fu vittorioso nella prima Guerra Sacra, non oltrepassò il
cavaliere dei Gemelli. Forse il fato aveva voluto che succedesse questo, forse
Athena… forse il caso. Fatto sta che Shion non si tirò mai indietro, seppur
privo di armatura, aveva scelto di proteggere Athena… in cuor suo sapeva bene
che il suo tempo era finito e che altri avrebbero punito il folle gesto di un
nobile cavaliere. Arles, come preso da un rimorso per le parole che disse Shion
prima di morire, non disse nulla, estrasse la sua mano dal suo petto e lo prese
in braccio. Lo portò nel Sacro Tempio delle Stelle, senza dire una parola; lo
adagiò su di un freddo altare di marmo e fece in modo di donare al tempio
stesso parte del suo cosmo, di modo da mantenere integro il suo corpo per
ancora moltissimi anni. Non si sa perché fece queste azioni, forse, anche se
esteriormente c’era Arles, forse, dentro il suo cuore, le parole di Shion erano
arrivate direttamente a Saga il quale, in un angolo del suo stesso cuore,
probabilmente ora stava piangendo.