IL PREZZO PER AMARE

 

Un’isola, al largo delle coste Elleniche, l’aspetto piuttosto tetro che avrebbe scoraggiato anche il più temerario dei pirati ad approdare sulle sue coste. Apparentemente impervia ed irraggiungibile per la sua conformazione, quest’isola destava interesse e curiosità ai molti naviganti che passavano da quel mare; essi si chiedevano che cosa nascondesse quella piccola parte di terra quasi messa li per caso, dalla mano degli Dei. I più pensavano che non ci fosse vita, data l’inabitabilità del luogo, ma non era così.

 

In una costruzione diroccata dal tempo e usurata esteriormente dalla forza degli elementi, nonché nascosta dalla poca vegetazione, qualcuno invece c’era…

 

Da una fenditura di una delle quattro piccole torri, in un luogo quasi infernale, un volto angelico… i lineamenti marcati ma delicatamente sensuali, due grandi occhi scuri nella quale intravedere l’universo intero, la sinuosità e la bellezza della femminilità del suo corpo, i lunghi capelli lisci corrergli sulla schiena come a volerla eternamente accarezzare…

 

Ma tutta questa bellezza e maestosità si perdeva nella posa di lei, fissa con lo sguardo nel vuoto come a rimembrare, come a sognare senza mai svegliarsi, come a soffrire.

 

Di fatti per lei, ogni suo battito del cuore era come una stilettata fredda e decisa, gli occhi eternamente lucidi, nonostante ogni tanto il vento freddo le soffiasse la sua potenza addosso, lei non cambiava espressione, era come se non fosse presente. Se qualcuno l’avesse vista, di certo avrebbe detto che era un’opera d’arte meravigliosa di qualche scultore… se non fosse stato che ogni battito di ciglia essa pronunciava con eterno amore una parola, un nome, un passato…

 

“Saga…”

 

I GUERRIERI DI GRECIA

 

Lei era nata da una famiglia nobile greca, viveva ai pressi delle dodici case, al Grande Tempio di Athene; come sua sorella, essendo di famiglia nobile, anch’essa avrebbe intrapreso l’ordine sacerdotale, difendendo la Dea della giustizia dalle insidie del tempo. Shaina aveva solo un anno in più di lei, e la introdusse all’arte della guerra, considerata allora esclusiva dell’uomo. Per ovviare a  questo problema, il Grande Sacerdote, dato che a volte quelle guerriere erano molto più forti degli stessi uomini, diede ordine che si coprissero il volto con una maschera inespressiva.

 

Col tempo, Morgana, questo era il suo nome, migliorò le sue arti battagliere e fu proprio in uno di quei giorni che incontrò l’uomo che la segnò per tutta la vita.

 

Era andata presso un piccolo rio, dov’era solita rinfrescarsi nelle dolci acque calme, dove le sue membra trovavano un rilassante riposo. Ma qui, Morgana vide che già qualcuno era immerso nei pressi di una piccola cascata. Non era di certo una donna date le vesti che giacevano a terra; in più quella figura che ella intravedeva da dietro un cespuglio, era sinuosamente maschile. I lunghi capelli blu di lui coprivano la maggior parte della sua schiena. Una schiena ben fatta, eretta e modellata dal tempo e dagli allenamenti… lei non seppe cosa le capitò, ma non riusciva a non guardarlo, era più forte di lei. Non aveva mai provato cosa significasse il desiderio, ma ora, questo sconosciuto sentimento le pervadeva il corpo in un fremito continuo di sensazioni a pelle.

 

Quando egli uscì dalle acque, Morgana lo vide nella sua maestosità di uomo. Il viso era meraviglioso, gli occhi chiari e trasparenti come forse era il suo animo. Un corpo statuario invidiabile da chiunque e preda certamente ambita da ogni scultore del mondo greco, tutto era proporzionato alla sua bellezza, ed ella ne rimase affascinata, ma sempre ferma e nel silenzio più assoluto.

 

Lo sguardo fiero di lui, mentre con calma e pacatezza si rivestiva, non pronunciò nemmeno una parola non cambiò espressione… lei sentiva una morsa al cuore… che provava? Perché d’improvviso questo sentimento?

 

Lui fece per andarsene, quando si fermò, come paralizzato.

 

“A proposito, sacerdotessa, il mio nome è Saga…”

 

E se ne andò sorridendo.

 

Le sue parole ghiacciarono Morgana, la quale rimase ancora più meravigliata ed affascinata da questo ragazzo, come poteva egli sapere che lei era li a spiarlo?

 

Alzandosi si accorse dell’indolenzimento delle sue gambe.

 

“Accidenti a te! Mi sembra di aver fatto cento giorni di allenamento!”

 

Ma togliendosi la maschera rivelò un evidente imbarazzo ed un grande sorriso. Le sue parole di prima erano state pronunciate in senso ironico.

 

“Saga… che bel nome, devo conoscerlo, devo capire chi sia.”

 

E con questi pensieri si spogliò, rivelando anch’essa tutta la grazia che madre natura le aveva conferito, la longilinealità del suo corpo, due gambe meravigliose da far arrossire perfino Venere ed un seno perfetto rassodato dai suoi anni migliori. Entrò in acqua, lasciandosi trasportare dai suoi pensieri ed apprezzando come non mai la frescura della piccola corrente del fiume.

 

Quella notte, ella chiese a Shaina informazioni su di lui.

 

“So che è un buon ragazzo da tempo, la sua famiglia è rispettabile ed ha un fratello gemello di nome Kanon…”

 

Poi il viso della messale si fece più scuro.

 

“…ma stagli alla larga sorella.”

 

La frase di lei, che sembrava essere stata buttata li quasi con dispiacere, creò in Morgana un senso di profonda preoccupazione e di incredula curiosità.

 

“Perché Shaina, che devo sapere che non so?”

 

L’espressione della sorella maggiore si fece ancor più seria.

 

“Saga si allena giorno e notte per diventare cavaliere d’oro di Athene!”

 

Un cavaliere che presiede alla custodia di Athena, ultimo baluardo delle forze della giustizia… chi avrebbe potuto anche solo tentare di innamorarsi di un così alto e nobile rango?

 

“Cavaliere d’oro? L’ordine più alto e rispettato che esista?… miei Dei, non ne ero al corrente.”

 

“Se posso consigliarti, sorella, ama solo il momento che hai vissuto oggi, e dimenticalo, non hai futuro con lui, e poi… magari non gli piaci nemmeno!”

 

E lo disse con un tono piuttosto scherzoso, e provocò in sua sorella una mezza risata, l’intento era appunto quello di non farle troppo pesare le sue precedenti ammonizioni, dato che la piccola, aveva già gli occhi lucidi. Poi continuò:

 

“Ora dormi Morgana, domani è un altro giorno di duri allenamenti…”

 

“Buonanotte sorella.”

 

Ma la piccola sacerdotessa non riusciva a chiudere occhio, perché anche se lo faceva non poteva togliersi dalla mente l’immagine di lui, appena uscito dalle acque, che lei sentiva subito un irrefrenabile calore espandersi per il suo corpo…

 

“Ma che mi succede…? Perché provo questo desiderio di… carezzarlo, toccarlo… forse di averlo, che sia amore?”

 

Ma subito i suoi pensieri si ridestarono.

 

“No, non posso! Sono una sacerdotessa, non posso innamorarmi di nessuno… nemmeno di lui!”

 

E con questo pensiero che l’aveva riportata alla sua scelta, finalmente, trovò pace tra le coltri e si addormentò.

 

 

QUANDO DECIDE IL DESTINO

 

Quella mattina, Morgana non si recò al campo di addestramento delle sacerdotesse, disobbedendo ad un ordine ben preciso di Shaina e rischiando l’esclusione dai suoi ranghi di messale; si recò invece oltre la città, vicino ad una casa di campagna, dove sapeva avrebbe incontrato o almeno visto l’uomo che la perseguitava nei suoi pensieri.

 

E così fu.

 

Da lontano vide due guerrieri lottare tra loro, erano gli aspiranti alle vesti dei Gemelli, erano loro: Saga e Kanon.

 

Rimase in disparte finchè Saga non fu solo; quando egli si allontanò, lei gli corse incontro e con tono deciso, ancora correndo gli disse:

 

“Difenditi cavaliere!”

 

Morgana lanciò un colpo diretto verso il futuro cavaliere della terza casa, che lo evitò con grande agilità e maestria.

 

“Quale motivo spinge le tue azioni sacerdotessa? Cosa ti spinge ad attaccarmi?”

E mentre lei continuava a colpire, e lui ad evitare disse:

 

“Non importa ciò che muove il mio attacco, voglio solo che tu mi mostri ciò di cui sei capace! In guardia!”

 

“E’ inutile, non ti colpirò, fai parte della schiera di messali di Athena, le mie mani non ti toccheranno!”

 

“Vigliacco!”

 

Ancora qualche colpo, sempre schivato da Saga, finchè egli non espanse il suo cosmo e con un incredibile spostamento d’aria la fece cadere a ritroso per parecchi metri. Ma i suoi doveri di cavaliere lo fecero scattare subito in suo soccorso.

 

La vide ora, senza maschera, bella, semplicemente bella.

 

“Ti sei fatta male?”

 

Si accorse che il suo volto era ora visibile a lui, e ne rimase imbarazzata, scattò via dalle sue braccia e riprese l’ornamento facciale con velocità quasi demoniaca… lo indossò di nuovo e disse:

 

“Pagherai per avermi visto in faccia Saga, parola di Morgana!”

 

“Così questo è il nome che cela un siffatto e dolce viso agli occhi del mondo.”

 

Le sue parole la colpirono, la colpirono al cuore, nessuno le aveva mai fatto dei complimenti, anche perché nessuno oltre a sua sorella ed i suoi genitori l’avevano mai vista in volto.

 

“Tu… tu… non puoi dire questo! Bada cavaliere, tornerò per ucciderti!”

 

Ma Saga aveva un bellissimo sorriso sul suo volto, un sorriso che avrebbe piegato a se qualsiasi donna del mondo.

 

“Tu non lo farai, un angelo come te non ne sarebbe capace… se vuoi andartene sei libera di farlo ora, ma se mi volessi attaccare, come potrei rischiare di non vedere più il tuo viso così armoniosamente delicato? No… non potrai privarmi di questo piacere, sei la donna più bella che uomo possa mai aver visto.”

 

Le sentiva esplodere il cuore, avrebbe voluto togliersi la maschera e gettarsi tra le sue braccia, abbandonarsi in un turbinio di emozioni, aveva dinnanzi a se l’uomo che aveva sempre voluto… ma che doveva fare ora?

 

“Io… addio Saga!”

 

Si girò di scatto e corse, corse con tutta la forza di cui era capace, non si voltò indietro, sapeva che Saga non l’avrebbe seguita. Corse finchè non fu nei pressi del fiume che li aveva fatti incontrare la prima volta.

 

Si levò la maschera, rivelando alla natura gli occhi illuminati da un velato pianto… ma di gioia. Si sdraiò sul prato a fantasticare sul loro prossimo incontro… le era piaciuta, d’altronde solo lei non era cosciente della sua divina bellezza. Sorrideva ora Morgana, era felice e spensierata, ma vedeva sempre un fermo, in quella maschera che ora stringeva fra le mani.

 

“Cosa fare? Lasciarmi andare verso un futuro incerto, uccidere l’uomo che mi ha visto o abbandonare il sacro ordine delle Sacerdotesse? E che dirà Shaina?…”

 

Pensò ancora un po’ finchè con voce alta, si alzò in piedi e disse:

 

“Parlerò con mia sorella! Capirà le mie motivazioni a riguardo!”

 

e si avviò verso casa con passo sicuro.

 

IL DISCERNIMENTO

 

“Ti rendi conto?”

 

“Si sorella, ma avevo bisogno di capire me stessa e quello che sento!”

 

“Ha visto il tuo viso, che intendi fare ora? Hai due scelte lo sai!”

 

“Lo so”

 

“Mi viene il forte dubbio che l’abbia fatto apposta, ma ti conosco e mi fido di te, ora che farai, porrai fine alla sua vita o sarai sua?”

 

“Non lo so Shaina, credimi, ma ciò che ho dentro è troppo per non condividerlo con lui… lo sogno spesso, ci penso sempre, non riesco a togliermelo dalla testa… anche se ci ho provato più volte sai?”

 

“Non hai bisogno di trovare scuse, il tuo atto potrebbe costarti la reggenza da sacerdotessa, riesci a capire che vorrebbe dire per tutti noi? Ritieniti fortunata che ti ho parato le spalle, ma non sono disposta a farlo una seconda volta! Se lo rifarai dovrò avvisare il Grande Sacerdote e sai che prenderebbe una decisione peggiore dell’ostracismo per una messale che abbandona!”

 

“Sorella, calmati ti prego, il mio intento era quello di vederlo, provo qualcosa che non riesco ad esprimere, lui mi ha colpita, ha fatto cadere tutte le mie difese, che avevo, con poche ma soavi parole…capisci? A te non è mai capitato sorella?”

 

Shaina sospirò, guardò fissa il grigio muro di casa e poi continuò:

 

“Si, è capitato anche a me, ed io ho desistito… ora non so che dirti di più. Non so se sarei stata più felice se avessi intrapreso la strada dell’amore; Morgana, ti prego, rifletti bene su cosa devi fare ed accertati che Saga non ti stia prendendo in giro, anche se dubito che lo possa fare.”

 

“Non lo fa sorella.”

 

Shaina si girò e trovò un profondo sorriso sul volto di Morgana.

 

“Sei innamorata sorellina… si vede lontano un miglio.”

 

“Forse… forse lo sono davvero.”

 

“Lo seguiresti?”

 

“Ovunque Shaina, pur di riprovare ciò che ho sentito.”

 

“Allora va da lui domani stesso, e parlagli, manifesta i tuoi sentimenti… anche se cavaliere non potrà resistere alla mia dolce sorellina!”

 

e dicendo questo anche la sacerdotessa accennò ad un sorriso. Si abbracciarono, quei due corpi di donna, con l’amore fraterno più grande che avevano; sapevano entrambe che da quel giorno qualcosa sarebbe cambiato… per tutte e due.

 

L’INVESTITURA DI SAGA

 

Come faceva da alcuni giorni, Morgana si recò presso la vecchia costruzione che era la casa di Saga e Kanon, ma con sua enorme sorpresa, vi trovò solo quest’ultimo, seduto su di un grosso macigno di granito grezzo a pensare.

 

“Salve Kanon”

 

“Ah… Morgana, bentornata, so che cerchi Saga, ma egli non è più qui.”

 

Il volto di lei si fece preoccupato.

 

“Che succede? Dov’è andato?”

 

“Ma il gemello la rasserenò:

 

“Calmati sacerdotessa, Saga ha questa notte ultimato il suo percorso di addestramento, e la Dea Athena ha riconosciuto in lui il degno custode delle vesti di Gemini.”

 

“Vuoi forse dire che…”

 

“Si, da oggi mio fratello è il cavaliere d’oro della Terza Casa.”

 

Scoppiò in un pianto di gioia, non riusciva nemmeno a proferire parola… se non un timido:

 

“Grazie Kanon… io .. io non so…”

 

“Vai pure Morgana”

 

Ed ella si diresse di corsa verso il Grande Tempio con il cuore pieno di orgoglio perché il suo Saga era ora degno di ogni rispetto e sarebbe stato stimato ed ammirato dal mondo intero.

 

Era ai piedi della prima casa dell’Ariete, iniziò a salire le scale in attesa di poterlo vedere, ma la sua voglia di incontrarlo fu spezzata dalle parole di Mur.

 

“Cavaliere, sono Morgana, sacerdotessa di Athena, ti prego, devo parlare con Saga, cedi il passo e fammi oltrepassare il tuo tempio; te lo chiedo con il cuore in mano.”

 

“Non posso”

 

la secchezza delle parole del cavaliere d’Ariete, la bloccò all’istante.

 

“Per quale motivo Mur, io non vi sono di certo ostile, ti rinnovo l’invito, fammi passare per favore.”

 

“Ciò che spinge le tue azioni non m’interessa, ne tanto meno può far venire meno i miei obblighi di cavaliere d’oro. Nessuno varcherà la soglia della prima casa.”

 

Lei si sentì morire, di certo non poteva rivaleggiare con un santo dorato… ma allora che fare? No, non si poteva arrendere ora, l’amore che provava per lui prese il posto della sua razionalità, e si levò la maschera di fronte a Mur, rivelando due occhi pronti a duellare anche solo per vedere l’uomo che amava… uno sguardo fiero e temerario, che non avrebbe trovato ostacoli nel cavaliere d’Ariete.

 

“Mur, mi duole doverlo fare, ma non mi lasci alternative, anche se la mia inferiorità è netta, mi batterò fino alla fine per adempiere alla mia missione, preparati ora, in guardia!”

 

…e si mise in posizione d’attacco.

 

“Sei dunque pronta a sacrificarti per la tua causa?”

 

“Dovessi anche morire… lo farò!”

 

Il cavaliere d’Ariete sorrise e si spostò dall’ingresso del Tempio.

 

“Allora, Morgana, ti concedo di passare la prima casa, il tuo amore per Saga è grande e giusto, dirò io stesso ad Aldebaran di farti raggiungere la terza casa.”

 

Lei non capì… come poteva egli sapere dei suoi sentimenti? Saga ne aveva fatto forse parola con i cavalieri d’oro?

 

“Mur… ti devo chiedere una cosa, ti prego, sii sincero.”

 

“Conosco la tua domanda e non preoccuparti di altro, lui ti attende, per quanto riguarda me, sai che uso la telepatia e quindi ho percepito i tuoi pensieri… “

 

e sorrise. Morgana rimase un attimo imbambolata, di quali altri meravigliosi poteri erano dotati i custodi di Athena? Ma la voce del cavaliere d’Ariete la ridestò

 

“Coraggio, va da lui.”

 

“Si.”

 

Varcò la prima casa e si diresse di corsa verso la seconda, dove Aldebaran ne era il custode, egli non disse nulla, ma la sacerdotessa passò indisturbata anche la seconda casa. Arrivata ai piedi di quella dei Gemelli, finalmente, lo vide.

 

Era sull’uscio, indossava la sacra armatura ed ora sembrava essere in tutto e per tutto un Dio, ai suoi occhi però, era sempre quella figura che tempo addietro aveva scorto da un cespuglio.

 

“Saga… sono felice per te!”

 

Il cavaliere dei Gemelli aveva un sorriso splendido, era visibilmente felice di rivedere colei per il quale provava un sentimento pieno e meraviglioso da quando le aveva tolto la maschera in battaglia.

 

“Morgana, fino a me sei dunque giunta?”

 

“Fino da te… ovunque te ne fossi andato.”

 

“Morgana…”

 

Ella saliva le scale con passo deciso ma lentamente, finchè non furono entrambi l’uno di fronte all’altra; lei con gli occhi lucidi per la gioia della sua investitura e per rivederlo, lui, sempre col sorriso sulle labbra, perso nella meraviglia degli occhi di lei, così espressivi, così divini…

 

“Coraggio, entra, voglio mostrarti il mio Tempio.”

 

Ella lo seguì, ma pertanto che Saga le illustrasse la sua casa, lei continuava a tenere lo sguardo fisso su di lui, come a sorvegliarlo da ogni possibile rivale. Finché non si ritrovarono al centro della stessa, dove c’era una grande vasca marmorea ed una statua del simbolo zodiacale dei Gemelli dal quale sgorgava un’acqua sorgiva termale quasi calda.

Morgana guardò con meraviglia quella vasca, e fece un accenno di un sorriso.

 

“Che c’è, non ti piace?”

 

“No, Saga, mi ricorda solo con piacere il primo momento che ti ho visto… tutto qui.”

 

“Avevo avvertito la tua presenza… è stata una giornata particolare Morgana, una giornata che porterò nel cuore.”

 

“Come la porto io.”

 

I due si guardavano fissi negli occhi, erano bellissimi… finchè il cavaliere d’oro disse:

 

“So che vige una legge per chi vede il volto di una sacerdotessa…”

 

Queste parole la riportarono ad una fredda realtà. Abbassò il capo, e sospirò.

 

“Si, è vero… dovrei ucciderti Saga… oppure…”

 

“… oppure lascia che ricambi ciò che provi Morgana.”

 

Si avvicinò al volto sorpreso di lei, ella non si mosse… sempre più vicino, sempre di più, finche le loro labbra non si sfiorarono nell’appassionato gesto di un passionale bacio.

 

“Saga… ti ho sempre amato, anche ora che sei diventato custode di Athena; non è la promessa sacerdotale che mi lega a te, tu mi rapisti l’animo quel giorno, su quella riva…”

 

IL cavaliere della terza casa non disse nulla. La sua armatura era stata dapprima deposta al centro della sala, vicino alla statua.

 

“Anche tu con la tua furia di fronte alla casa che mi vide nascere…”

 

“Saga, ti prometto di seguirti ovunque, ti prego, lascia che il mio amore per te, te lo dimostri.”

 

La prese in braccio e la portò nel suo giardino ricavato in un antro della montagna Sacra, e la adagiò con cura ed ammirevole attenzione a terra. Le loro timide vesti quasi si tolsero da sole ed entrambi ora vedevano i propri corpi vibrare e chiamarsi come in un’unica Eufonia… vedere su di lei quel uomo statuario con i lunghi capelli che scendevano dalle sue spalle, le dava un senso di pace; sapeva che si stava concedendo senza limite, e ne era orgogliosa. Vedere le sue braccia accoglierlo a lei, quel viso così dolce e solo da baciare, quelle labbra dolcissime ed ora gonfie per l’attesa di un bacio… vedere i suoi seni cosi amorevolmente eccitati, quella Venere così passionale e alla sua ricerca, faceva sentire Saga perso in antiche emozioni placabili solo con il fugace annullamento dei sensi…

 

Delicatamente le baciò il ventre, che si ritraeva ad ogni sfiorar di labbra, lei aveva gli occhi chiusi, per sentire solo il suo uomo giocare con passione con tutta se stessa… salivano i suoi baci, arrivati ormai sui suoi seni, dove lui con amore e senza danno mordeva dolcemente i capezzoli già turgidi dal piacere di lei…

Avvolto dalla passione, si sdraiò sul suo corpo da Dea ed il peso a lei fu piacevole, perché sapeva che avrebbe sfiorato la visione dell’Olimpo tra non molto; i baci sul delicatissimo collo, misti al delicato calore e sfiorare delle sue mani sul suo corpo, avevano cominciato a farle uscire alcuni impercettibili gemiti di piacere… e Saga, era l’unico uomo al mondo che li poteva sentire…

 

Presi ormai dalla passione più grande, lei lo sentì entrare nel suo meraviglioso corpo con dolcezza, il volto di lui ora si faceva più perso… i suoi splendidi occhi blu erano socchiusi nella concentrazione di sentire solo la voglia di lei… i gemiti si trasformarono in un ansimare più forte, le unghie di Morgana graffiavano le sue spalle, ma il dolore che poteva provare si annullava timidamente in confronto al piacere che stava provando nel vederla ora sua completamente e senza limite..

 

La dolcezza dei suoi movimenti si trasformò man mano in forza e passione maggiore, i sospiri di lei eccheggiavano con garbo nel tempio dedicato alla custodia di Gemini; lei pulsava… l’amore e la voglia si erano trasformate, grazie al vigore del suo compagno, in un espandersi di sensazioni tremendamente più potenti di qualsiasi colpo di cavaliere, dal suo basso ventre, questa energia si stava ingordamente mangiando tutto il suo corpo… lei lo sentiva espandersi… diventandone parte…Saga non c’era più, esisteva solo lei ed il piacere, era come se stesse cadendo nel vuoto, come se le si spezzasse la schiena…diede quindi un urlo di sfogo perché non riusciva più a trattenerlo in gola… anch’egli, ansimante, aveva aumentato le sue passionali spinte dentro di lei, all’udir dei sospiri della sua Dea: volevano giungere insieme all’apice dell’amore, e mentre lei, cercava di fermarlo, anche se il suo corpo non voleva, per il piacere che si mutava a frazioni di secondo in passione troppo forte da sopportare umanamente, lui tirò a se la sua donna, prendendola di forza dalle spalle e dando una secca spinta come a volerle spezzare il ventre… ed in quel mentre lui passò in lei…

 

Si accoccolarono sfiniti uno al fianco dell’altra, e restarono abbracciati, appagati sotto gli occhi degli Dei…nel Tempio, le vestigia di Gemini avrebbero vegliato su di loro.

 

L’OSCURITA’

 

Morgana aveva notato da qualche giorno un cambiamento in colui che amava, egli aveva degli scatti d’ira che non gli erano propri, Saga era sempre stato un ragazzo alla mano, semplice… come tanti. Ora invece la sua compagna aveva intravisto in lui l’oscurità che era propria del suo segno.

 

“E’ tipico del segno dei Gemelli, dovevo pensarci prima… come posso aiutarlo?”

 

Questi erano i suoi pensieri; benché non ci fosse timore che ella non l’avrebbe mai abbandonato, era in realtà molto preoccupata… non sapeva a che destino andasse incontro. Finchè, quella notte, dall’uscio della sua casa ai piedi del Grande Tempio vide una stella cometa passare proprio dalla sua costellazione…

 

“Saga!”

 

E si alzò di scatto:

 

“E’ un brutto segno, lo devo avvertire di stare attento.”

 

Corse verso la terza casa, vi entrò, e con sorpresa la trovò vuota.

 

“Ma cosa?”

 

Il cavaliere di Gemini non presiedeva al suo tempio, come poteva essere?

 

Attese ancora… ed ancora… ed ancora… fino a quando non sentì l’energia che è propria ad un cavaliere d’oro entrare in quel tempio.

 

“Saga sei tu?”

 

Ciò che vide fu tremendo.

 

I turchini capelli di Saga si erano trasformati, come per sorta di magia, in un colore grigiastro; gli occhi erano ora iniettati di sangue… sangue… che scendeva dalla sua mano destra.

 

“Che cosa hai fatto amore mio?”

 

Lei aveva le lacrime agli occhi, aveva intuito che un’altra vita era stata spenta proprio dalla sua mano, e che non era un nemico la vittima dei suoi colpi.

 

“Tu qui? Sei forse venuta per vedere il mio trionfo sulla terra?”

 

“Saga stai farneticando! Torna in te! Te ne prego!”

 

“Tornare in me? Io sono già in me! E’ il potere che fa girare il mondo ed ora te lo dimostrerò, seguimi”

 

“No Saga, non ti seguirò”

 

Saga allora abbassò il capo e disse sottovoce:

 

“Ti prego… amore…”

 

Morgana a malincuore accettò, sia perché sperava di farlo ritornare in se, sia perché non poteva ora lasciarlo solo. Lo seguì fino al santuario, il luogo del Gran Sacerdote, e qui, Saga indosso la veste, la collana e l’elmo che erano propri al messale di Athena.

 

“Che fai Saga? Sei forse impazzito?”

 

Ma egli si voltò ed aprì le porte d’oro che aveva poco prima richiuso, e disse urlando:

 

“Guardie, l’assassino di Shion è qui, presto prendetela!”

 

Lei scoppiò in un pianto cupo e disperato e mentre quattro soldati la bloccavano lei diceva:

 

“Perché? Saga… perché?”

 

“Saga? Chi è costui? Il mio nome è Arles traditrice!”

 

Il capo dei soldati chiese al Grande Sacerdote:

 

“Cosa dobbiamo fare, mio signore? Dovremmo secondo le regole di Grecia, ucciderla in pubblica piazza…”

 

“No, non uccidetela!… portatela lontano, dov’occhio umano non possa raggiungerla mai più…”

 

Quindi la portarono via, e mentre lei piangeva senza proferire parola alcuna, Arles, dopo che i soldati uscirono, si levò la maschera, accorgendosi che anche lui aveva le lacrime al volto… era tornato per un attimo in se e disse:

 

“Perdonami amore, quando sarà tutto finito verrò da te, esiliarti è stato l’unico modo per non permettere all’oscurità dentro di me che chiamava a gran voce il tuo sangue, di ucciderti…”

 

Cadde quindi a terra e si rialzò poco dopo, trasformato di nuovo nell’assassino di Shion… per sempre.

 

Lei, da una lontana isola, è sicura che il suo amore tornerà a prenderla, è sicura che Saga sia quell’uomo che tanto ha amato e che ancora ama… Da una delle quattro torri del diroccato castello dov’ora risiede, il suo cuore, ancora a gran voce, urla la sua dannata passione ed il suo affetto eterno…

 

“Saga…”

 

 

 

 

 

DEDICATO CON AMORE A TUTTE LE DONZELLE DEL FORUM ^^

 

PISCES

 

 

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