STORIA DI
DRAGHI
“NELL’ANTICHITA’ I
DRAGHI NON ERANO SIMBOLI MALVAGI, MA PRESENZE BENEVOLE. SI RACCONTA CHE
ALL’INIZIO DEI TEMPI DUE DRAGHI SI SCONTRARONO FINO A SCOMPARIRE NEL NULLA LASCIANDO
UNA FERTILE SCHIUMA SULLA TERRA; DA QUESTA NAQUE LA STISPE HSIA E YING ED IL
MONDO DELLA CINA”.
L’alba di un nuovo
giorno… Shunrei è sull’uscio di quella vecchia casa di legno che ha resistito
alla furia degli elementi, alla missione di un cavaliere d’oro ed all’impeto
della nascita di un eroe.
D’improvviso all’orizzonte si
staglia una figura d’uomo… lei sa bene chi sia, l’ha visto arrivare così da
sempre; il colore del cielo è come l’ardere di un fuoco domestico, un rosso
acceso che fa da sfondo alla suggestività dei Cinque Picchi.
Ora si delinea meglio alla sua
vista rigata già dalla commozione quella figura, ed il suo cuore ne
risente,come impazzito, pulsando di emozioni ben radicate.
Il suo passo è fermo, la testa
alta simbolo di uno sguardo fiero… le mani dentro le tasche del vestito grigio
perla da lei sapientemente cucito nelle notti in cui ha vegliato su di lui nel
pieno della sua cecità. Il Dragone, all’orizzonte, sostiene con devota passione
il peso dello scrigno contenente l’armatura che si è guadagnato negli anni; è
un dolce peso per lui, come lo è sapere che finalmente è tornato a casa, dal
suo maestro, e dalla sua compagna per la vita.
Shunrei è come impietrita, non
vede altro che il suo uomo arrivare, non si domanda nulla, non si preoccupa di
nulla… quante volte ha pregato per lui, quante volte avrebbe dato la vita per
il suo amore. Anche ora che tornava dal regno dei Sette Mari, ancora una volta
vittorioso, non poteva fare a meno di ringraziare gli Dei.
Il sole guidava Shyriu, era ormai
presso quella casa che l’aveva visto crescere e diventare leggenda; sapeva bene
che Shunrei era li ad aspettarlo, nessun premio era maggiore di un suo
abbraccio, e questo si aspettava il cavaliere devoto ad Athena.
Quando fu ormai chiaro il
presentimento di lei, ed il sole ormai illuminava i lineamenti del viso del
Dragone rendendoli ormai visibili, ella lasciò cadere a terra la ciotola di
legno contenente il riso appena cotto, e cominciò a corrergli incontro… non
voleva sapere nulla in quel momento, vedeva il suo amore, ora, fermo in piedi a
braccia aperte, come a voler suggellare il suo amore per lei. Shunrei piangeva…
piangeva di un pianto liberatorio, faceva uscire in ogni lacrima momenti di
oscura disperazione e di preoccupazione per lui, fino a che non si
abbracciarono, e lei non ebbe più alcuna lacrima da versare.
La forza di quel contatto fu
immensa, Shyriu si lasciò cadere nell’abbandono dell’amore che ella provava per
lui; il Dragone strinse a se quel fragile corpo di donna con passione e forza…
non si dissero nulla, finché il loro sguardo pieno di passione non s’incrociò;
anche il vento stesso, che leggero spirava fino al momento del loro incontro,
per rispetto smise di accarezzare quei corpi pieni d’amore.
“Bentornato a casa Shyriu… ti
aspettavo.”
“Fiore di Luna…”
Così era solito chiamarla il
Dragone, un appellativo dolce e mistico, come lei era.
Gli occhi di lei si socchiusero
mentre si avvicinava al suo viso, ed egli fece altrettanto, fino a che le loro labbra
non si sfiorarono e si persero nel caldo soffio di un leggero bacio
appassionato.
Nuovamente ripreso il controllo
dei sensi ella gli disse:
“Ho preparato del riso caldo,
avrai certamente fame, ti prego, vieni in casa e mangia qualcosa, sarai certamente
stanco.”
“Non preoccuparti Shunrei, ti
prometto che arriverò presto, ma prima devo salutare il mio vecchio maestro… il
mio dovere di cavaliere me lo impone.”
“E sia Shyriu, lo troverai ai
pressi della cascata, sicuramente avrà già avvertito la tua presenza qui… io ti
aspetterò.”
“Lo so, Fiore di Luna.”
Ed accennò ad un sorriso. Depose
con cura lo scrigno del Dragone a terra ai pressi di una catasta di legno che
serviva per alimentare il fuoco della loro stufa, e si avviò con il solito
passo fermo lungo un sentiero che portava ai piedi della grande cascata che lo
aveva visto diventare cavaliere dello zodiaco.
Nel mentre che ripercorreva quel
viottolo di ghiaia, si guardava intorno con lo sguardo fiero; conosceva ogni
minimo particolare di quei luoghi, li aveva visti mille e mille volte. In una
giornata primaverile come quella, conosceva bene il colore della natura che lo
circondava, ricordava la frescura delle acque della cascata e del tepore del
sole mattutino. Perso nei suoi pensieri giunse alfine ai piedi delle acque e su
una lastra marmorea lavorata nel tempo dalla forza della cascata del Dragone,
vi trovo il suo vecchio maestro Dauko, che gli dava le spalle. Egli come da
tradizione si inchinò, ma Dauko lo precedette:
“Bentornato a casa figliuolo, la
lotta contro Nettuno è stata dura, ma alla fine la giustizia ha trionfato di
nuovo.”
“Grazie anche alle vostre
vestigia dorate, maestro, vi sono grato di averle potute indossare in nome
vostro.”
Dauko si voltò ed incrociò lo
sguardo di colui che fu più che un allievo, un figlio; ma il suo tono si fece
grave.
“Shyriu, non avrai molto tempo a
disposizione per restare ai Cinque Picchi.”
“Che dite maestro? Sono appena
giunto, nessun nemico si profila all’orizzonte… finalmente potremo vivere in
pace insieme, qui, nella nostra terra.”
Il maestro abbassò il capo
protetto da un grande cappello di paglia.
“Mi dispiace Dragone, ma non sarà
come credi, già un nuovo nemico è all’orizzonte, e anch’io dovrò prendere parte
a questa battaglia, che probabilmente ci costerà a tutti la vita… il Signore
dell’Ade ha rotto il sigillo al quale io ero preposto come guardiano, ed i suoi
eserciti marceranno alla volta del mondo”
“Ma è terribile maestro, le
vostre parole sono gravi.”
“Lo so Dragone, ma ora non
pensarci, Shunrei ti attende, cerca di dare un senso alla tua vita con lei
oggi, poiché domani stesso al sorgere del sole dovrai nuovamente recarti in
Grecia… così vuole la nostra Dea.”
Shyriu annuì, era sempre stato un
uomo devoto e disciplinato, ed anche in questa circostanza il suo sangue freddo
gli aveva imposto un rigoroso autocontrollo.
Mentre camminava per il suo
ritorno, pensava a come averlo detto a Fiore di Luna… lei ne avrebbe certamente
sofferto, forse si sarebbe disperata, forse il drago nascosto in lei questa
volta si sarebbe rivelato…
“Fato ingiusto… perché mi togli
la possibilità di amare?”
Arrivato nei pressi della casa,
notò subito come il piccolo comignolo sbuffasse un fumo particolare… Shunrei
doveva essere nei pressi della stufa a preparare del cibo caldo per lui…
“… quanto amore ci metti in ogni
cosa che fai per me Fiore di Luna, mi sei sempre stata accanto con discrezione
e non hai mai preteso nulla in cambio, ed io, per sorte ingrata, dovrò
nuovamente partire… così vogliono le stelle…”
Decise in quel momento, dopo
quella riflessione, che non le avrebbe detto nulla.
Sospirò prima di aprire quella
porta di legno scuro, e si decise ad entrare in casa. Vi trovo la sua Shunrei
inginocchiata ai pressi della stufa, nemmeno si accorse che Shyriu era entrato.
Lui rimase fermo a guardarla, era assorto nel vederla ed allo stesso tempo
orgoglioso.
Si avvicinò in silenzio, e si
inginocchiò dietro di lei. Odoravano di mandorla i suoi lunghi capelli scuri
trasformati da mani sapienti in treccia, il Dragone non resistì al suo naturale
richiamo d’amore, e l’abbracciò di sorpresa dalle spalle.
Lei di primo impulso, sobbalzò, e
poi sorrise arrossendo, continuando a rimestare il riso nella grande pentola
nera…
“Se fai così potrei anche
spaventarmi Dragone…”
“Potresti spaventarti di chi
t’ama?”
Le sue parole uscirono di getto,
senza controllo, nemmeno lui vi badò… ma per lei, per lei fu un colpo secco al
cuore. Non gli aveva mai detto, seppur palesemente, di amarla… questa era la
prima volta in tutta una vita e lei non era pronta ad una simile emozione…
cercò di trattenersi il più possibile, ma non ci riuscì, e nel mentre che
cercava di non incrociare il volto amato del suo Shyriu, le sue gote erano
solcate da perle incolore.
“Dragone io…”
“Si Shunrei, è inutile ormai
nascondere i miei sentimenti che mi hanno legato tutta una vita a te, sono
conscio d’averti sempre amata, mi sei stata amica nel bisogno, madre, e guida quando
i miei occhi erano caduti nell’oscurità. Hai sempre pregato per me salvandomi
dalla furia di un cavaliere d’oro, ed è stato proprio alla quarta casa del
Cancro che ho dovuto fare i conti con i miei veri sentimenti… sono felice oggi
di poterti riabbracciare… sono felice oggi di donare il mio cuore a chi mi ha
sempre accudito ed amato…Shunrei… voltati ora.”
Lei provava una morsa al cuore,
nel mentre che lui le parlava, si era fermata… non importava più nulla del cibo
della sera, si voltò… e lui si perse nella meraviglia di quegl’occhi così
espressivi, nella tenerezza delle sue guance solcate da un sottile e velato
pianto d’amore, le sue labbra, gonfie d’amore per lui, non aspettavano altro di
essere sfiorate dalle sue… un bacio, un bacio soltanto… e sentimento, uno
svelarsi leggiadro nel perdersi dell’amore stesso.
Shunrei si rivoltò quindi
all’udir del bollire del riso ormai pronto.
“Guarda cosa mi fai fare Dragone…
se continui così non mangeremo stasera…”
Non sapeva che altro dire per
togliersi dall’evidente imbarazzo, seppur l’amasse alla follia, si sentiva
ancora una ragazzina al cospetto del suo cavaliere.
Shyriu, comprese le sue parole si
ritirò per un momento in un angolo, a fissare un vecchio quadro fatto da Dauko
durante la sua permanenza ai Cinque Picchi. Vi era raffigurato un Drago verde
che usciva dalla cascata… c’erano dei simboli scritti in una lingua ancora
sconosciuta per il Dragone, doveva essere l’antico cinese. Era disegnato su un
antica tela ricavata da sfoglie di bambù.
In uno dei suoi momenti di studio
del quadro, Shunrei si avvicinò con una ciotola di legno che proprio il Dragone
aveva fatto, aveva preparato del riso e del pesce pescato dal fiume che aveva
cucinato ad arte.
“Vuoi mangiare un po’ o
preferisci cibarti d’arte?”
“Si… scusa Fiore di Luna,
guardavo quel quadro… da quanti anni sorveglia questa casa…”
Prese a se la ciotola e lei si
sedette di fronte a lui con la sua, ella non iniziò a mangiare finché Shyriu
non ebbe cominciato per primo. Shunrei, allevata nei principi della famiglia,
era rispettosa delle tradizioni, e questo la mente le imponeva ora… era sempre
il suo uomo.
“Prepari sempre degli ottimi
manicaretti Fiore di Luna, potrei abituarmici per sempre:..”
Shunrei avrebbe voluto dirgli di
si, ma la realtà la riportò con i piedi per terra, troppe volte aveva visto
questa scena, e gli venne naturale fare una certa affermazione:
“Non dire sciocchezze Shyriu, sei
un cavaliere prima di tutto, e so che anche il tuo soggiorno presso la tua casa
non sarà di lunga durata, come sempre è stato.”
Shyriu si sentì preso alla
sprovvista, non aveva mai fatto soffrire la sua Fiore di Luna, non sarebbe
stato giusto nasconderle la verità… non questa volta.
“Shunrei…”
Lei seppe immediatamente ciò che lui
voleva dire, la chiamava col suo nome solo quando c’era qualcosa di grave
nell’aria.
“… è vero, purtroppo dovrò
partire all’alba, e questa volta non so se ritornerò, anche il vecchio maestro
ha detto che prenderà parte allo scontro con il signore dell’Ade… mi spiace,
forse era meglio se non tornavo affatto…”
Si abbattè a questa affermazione,
le parole che gli erano uscite dalla bocca erano comunque la verità, e lui si
aspettava una reazione negativa da parte della sua Fiore di Luna.
“Ne ero certa Dragone, ma questa
volta devi concedermi un favore… un favore soltanto prima della tua dipartita.”
“Tutto ciò che vuoi, Fiore di
Luna”
“Fa in modo che non ti accada
nulla durante la battaglia, ti voglio vedere di nuovo tornare dal grande campo
di riso la all’orizzonte, e voglio riprovare le stesse emozioni di oggi Shyriu…
io ho bisogno di te… quanto a me, stai sicuro che ogni attimo pregherò gli Dei
perché ti riportino qui ai Cinque Picchi.”
“Shunrei…”
Cosa doveva fare il Dragone ora?
Era cosciente che questa battaglia lo avrebbe visto non tornare più, troppo
grande era il pericolo da correre, troppe incognite nelle stelle lo facevano
temere il peggio… finché, dal nulla più assoluto, prese una mano di Fiore di
Luna, la accarezzò e la guardò negli occhi; qui dentro, in quelle pupille piene
di amore, vi scorse l’infinito, la sicurezza di un amore fedele e lo spirito di
sacrificio… fu una visione che a lui fu molto chiara, capì l’arcano mistero di
quell’attimo e lo trasformò in una semplice e diretta domanda:
“Shunrei… io non so se tornerò,
ma di sicuro tu sei la persona per il quale mi batterò senza mai indugiare, tu
sei stata per me tutto, amica, madre, guida, compagna di addestramento, altare
sacrificale e devoto spirito… ora, prima che io vada… vuoi essere anche… mia
moglie?”
Fiore di Luna abbracciò con uno
scatto il Dragone, tempestandolo di affetto e dolci baci, non sentiva più
nulla, sapeva bene che forse non l’avrebbe più rivisto, piangeva e rideva allo
stesso tempo ma a lei non importava, ora sarebbe stata ciò che ha sempre voluto
essere… la sua compagna per la vita…ed a ogni bacio corrispondeva un suo:
“Si”
Si alzarono ed uscirono dalla
piccola porta di legno, il tempo era scorso veloce e c’era già il buio della
sera. Qui Shyriu, indicò la luna che timida brillava nel cielo e gridò:
“Di fronte a te, luna e a voi Dei
dell’Olimpo, io, cavaliere del Dragone a voi devoto, presento colei che sarà da
oggi la mia compagna fino al momento in cui riposeremo insieme nei Campi Elisi
ed oltre. Che tutto il mondo ed i Cinque Picchi sappiano, che Shunrei ora è mia
moglie, e che la rispetterò con tutto il mio cuore per sempre!”
Ovviamente Shyriu lo fece in modo
che anche Dauko ai piedi della cascata sentisse le sue parole, ed il vecchio
saggio era ora commosso seduto su quella lastra di marmo che tanto aveva
sopportato in quegl’anni il suo peso.
“Sei un uomo ora ragazzo, abbi
cura di lei…”
Shunrei legò un nastro rosso alla
sua mano sinistra ed alla destra di Shyriu, in segno di tradizione del legame matrimoniale.
Si guardarono negli occhi quelli che fino a poco fa erano non più di ragazzi
pervasi da sentimenti più grandi di loro. Il Dragone si era dimenticato di
essere cavaliere, vedeva solo la sua Shunrei…proprio così… da quel giorno era
solo la… sua… Shunrei.
Ella, sempre con lo sguardo pieno
d’amore, lo guardò e gli disse:
“La notte comincerà presto, la
luna è quasi alta in cielo…il tempo è propizio… vieni Shyriu, entriamo in
casa.”
Entrarono, e lei lo diresse nella
piccola e semplice stanza dov’era solita dormire. Si lasciò cadere sul letto di
giunco con gli occhi bagnati dall’emozione, anche egli, per rispetto, non disse
nulla. Era come se l’atmosfera fosse magica, e così fu. Lui aveva ora davanti a
se la sua Fiore di Luna che aspettava solo di sentire il suo calore, la sua
passione. Shyriu delicatamente le aprì la giubba rosa della sua veste, la
stanza era appena illuminata dalle piccole braci della stanza vicina sotto la
stufa, non si vedevano chiaramente, ma non avevano bisogno di occhi in quel
momento.
Si accosto al caldo seno di
Shunrei, e lei lo sentì così pieno d’amore ora, gli coccolava i lunghi capelli
neri… lui si sfrigolava contro l’angelico viso di lei nell’attesa di perdersi
nel turbinio della passione più grande.
Tocchi leggeri, uno sfiorarsi di
attenzioni, movimenti lenti ma sicuri… e si ritrovarono così, nudi senza
pudore, nel rispetto l’uno dell’altro. E poi, lo sentì dentro di lei, con
passione infinita… ed ad ogni suo dolce movimento, il calore cresceva…
cresceva… trasformando il tutto in una distorsione della realtà, per Shunrei
scomparve a poco a poco quella poca vista che aveva, anche se aveva chiuso gli
occhi… i gemiti uscivano quasi silenziosi, ma contenuti; i sensi la stavano
abbandonando per far posto a qualcosa di più grande… di Divino.. si perse
alfine con ogni cosa e si fuse con tutto, sentiva pulsare il suo amore così
come sentiva la forza ed il desiderio del suo compagno su di lei… sentiva un
piacere mai provato espandersi e divorare ogni parte del suo corpo poco a poco,
in un crescendo di sensazioni troppo lontane dalla normale umanità…
La luna era ormai alta nel cielo,
lei guardava il suo guerriero assopito al suo fianco, aspettò prima di
abbandonarsi alle braccia di Morfeo… voleva ricordarsi ogni piccolo particolare
di quel dolce viso che forse non avrebbe più rivisto, ma ora Shunrei aveva una
certezza… in quella notte, nessun Dio le avrebbe negato di concepire un figlio
maschio. Si lasciò quindi cadere nel sonno, attraversata ancora da quel calore
che stava a poco a poco svanendo.
Il canto del gallo…
“E’ mattina, Shyriu…”
Lo cercò ancora con gli occhi
chiusi tra le coltri ancora calde e con la forma del suo corpo… ma non lo
trovò, al che, scattò seduta sul letto e si guardò attorno.Non ci fu traccia di
lui nella casa. La pentola ancora calda era segno che aveva mangiato qualcosa
da poco… si vestì in fretta ed uscì. Il sole cominciava ora a stendere la sua
luce su quelle lande… era presto comunque, molto presto.
Nonostante ella la cercasse non
lo trovò.
S’imbattè invece in Dauko della
Bilancia, quando andò alla cascata dove era solita pregare, ella disse:
“Maestro…”
Il saggio maestro, sapendo bene
che Shyriu era partito alla volta della Grecia, le rispose in modo schietto e
tranquillamente, com’era di consuetudine fare tra loro.
“Lo so Shunrei, so cosa provi… ma
Shyriu deve tener fede ad una promessa fatta ad una Dea, la nostra Dea Athena.
Egli combatterà per lei ed in suo nome, e cercherà di tornare per
riabbracciarti Fiore di Luna… siine certa; e se non dovesse più tornare, egli
ti aspetterà anche per tutta la vita nei Campi Elisi, perché ti ama, ti ama di
un amore puro ed incontaminato che lo aiuterà nei momenti più difficili… sii
orgogliosa del tuo compagno Shunrei, egli veglierà sempre su di te.”
Ed ella si appoggiò le mani sul
suo grembo, e con un sorriso gli rispose:
“Ne sono certa Maestro,… ne sono
certa.”