IL SACRO CONFLITTO
Ci fu un tempo nel quale dodici eroi combatterono per la
salvaguardia della Dea Athena contro le forze oscure del Signore degli Inferi:
Hades.
Da qui nacque la
leggenda del Grande Tempio, del suo oracolo e del valore ed il coraggio di
questi uomini protetti dalla Dea della Giustizia e conosciuti come:
I Cavalieri dello Zodiaco.
* * * *
* * * *
I CAVALIERI D’ORO
La sala era immensa,
quel luogo così Sacro destava nel cavaliere dello Scorpione un fascino
misterioso e allo stesso tempo un timore derivato dalla magnificenza della sua Dea.
Il trono in fondo alla sala era finemente lavorato e dello stesso nobile
metallo della sua armatura; tutt’intorno arazzi colore del sangue, come
indicazione al valore del sacrificio, rendevano l’atmosfera finemente
piacevole.
“Un invito da parte del messale
di Athena a tutti noi cavalieri d’oro… deve succedere forse qualcosa di
oscuro?”
Si passò una mano nei lunghi
capelli violacei, era arrivato da poco Kain, cavaliere dell’ottava casa, presso
il Santuario; aveva ricevuto ordine da un messaggero di abbandonare la custodia
del suo Tempio per raggiungere le stanze del Grande Sacerdote, colui che fu un
tempo il cavaliere d’oro della Bilancia: Dugar di Libra.
Era il primo, ma di li a poco
sarebbero giunti tutti gli altri custodi dorati, che lui non conosceva ancora.
Nonostante i templi fossero così vicini, ogni cavaliere d’oro era dedito
restare tra le mura della propria casa, di fatto, questa casta di guerrieri era
per giunta arrivata in Grecia da poco tempo e nessuno conosceva coloro che sarebbero diventati come
fratelli.
Kain continuò a guardarsi
intorno, alla luce di torce che illuminavano a giorno la grande stanza, sentì
uno scricchiolio dietro di se. Egli non si voltò e sorrise; aveva riconosciuto
un potente cosmo, ed era sicuramente di un suo compagno.
“Cavaliere dello Scorpione, sei
dunque già giunto presso Athena?”
Kain sorrise e si voltò in
direzione di quella sagoma che si intravedeva tra la luce del sole che entrava
dalle porte dorate del Santuario, riconobbe le fattezze dell’armatura e del suo
segno…
“Io sono Kain, cavaliere
d’Ariete, custode delle vesti dello Scorpione e colui che presiede all’ottava
casa. Immagino che il messaggero che questa mattina è passato dal mio tempio
sia giunto anche fino a te, amico.”
“Si, cavaliere, l’araldo ha
raggiunto anche la prima casa, passando da tutte e dodici. Probabilmente il
Grande Sacerdote vuole dirci qualcosa di importante per riunirci tutti qui…
comunque, date le circostanze, permettimi di presentarmi: il mio nome è Shion,
e come tu hai ben detto, sono cavaliere d’oro d’Ariete.”
Si diedero la mano come da
tradizione, i loro giovani volti erano colmi di emozioni, seppur avessero il
compito di guardiani d’Athena, non potevano nascondersi vicendevolmente il
piacere che provarono nel conoscersi.
“Finalmente avrò il piacere di
conoscervi tutti, cavaliere.”
Kain sorrise, e Shion si levò
l’elmo che con sapiente cura tenne nel braccio sinistro, poi aggiunse:
“Anch’io sono in ansia di poter
conoscere chi saranno i miei compagni in questo viaggio.”
Restarono per un attimo
ammutoliti e si ripersero nell’enormità dei loro stessi echi… finchè:
“Cos’è tutto questo silenzio,
cavalieri?”
I due si voltarono e videro un
terzo cavaliere d’oro, i lunghi capelli biondi che gli cadevano sull’armatura,
lo sguardo profondo ed una fragranza particolare… un profumo inebriante… ma
soprattutto la voce… quella voce di donna.
I cavalieri rimasero piuttosto
sorpresi, ma cercarono di nascondere il loro stato d’animo… in effetti, non si
era mai narrato di donne che fossero custodi dorati.
“Cavaliere, rivelati a noi, di
modo che possiamo accoglierti in amicizia.”
Ella sorrise, capendo l’evidente
imbarazzo dei due, nonché il loro interesse.
“Sono Pisces, cavaliere del segno
dei Pesci custode dell’ultima casa, la dodicesima, e rasserenatevi, so che può
condizionarvi il fatto che io sia una donna, ma vi abituerete, ed io vi
dimostrerò di essere degna di tali vesti e soprattutto abile quanto voi!”
Al che il cavaliere dello
Scorpione disse sottovoce:
“Che caratterino…”
“Ti ho sentito Kain!”
E tutti e tre risero felicemente,
sembrava quasi che il motivo della chiamata, a loro comunque ancora ignoto, non
esistesse più. Non erano cavalieri, adesso erano amici, forse uniti dalla
stessa preoccupazione… chissà.
Shion, dopo i convenevoli chiese:
“Una curiosità mi assilla Pisces,
hai per caso già conosciuto qualche altro cavaliere d’oro qui al Grande
Tempio?”
“Voi a parte, naturalmente, ho
avuto il piacere di incontrare durante la notte Glacius, custode dell’undicesima
casa dell’Acquario… ma nessun altro, anch’io sono curiosa di sapere chi
giungerà in questa sala.”
D’un tratto.
“Salve cavalieri, dunque non sono
il primo ad arrivare qui.”
Ecco sulla soglia nuovamente un
cavaliere dorato… avrebbero rivisto la stessa scena finchè tutti e dodici non
fossero riuniti nella grande sala del trono.
Shion aggiunse.
“Onore a te, cavaliere, quale
tempio proteggi qui in Grecia?”
“La decima casa del Capricorno,
il mio nome è Lamax e sono felice di conoscervi.”
“Anche noi, cavaliere, ora
attendiamo l’arrivo degli altri.”
Le parole di Pisces non
aspettarono molto per trovare l’esito dovuto, si distinguevano molti rumori di
passi pesanti sulla scalinata che portava al Santuario.
Kain aggiunse:
“Penso che stavolta stiano
arrivando tutti…”
“Vedremo cavaliere.”
Ed eccoli! Maestosi cavalieri
d’oro erano all’ingresso delle porte dorate, Glacius apriva il corteo, di
seguito c’erano Trakis del Sagittario, Tales dei Gemelli, Yago del Cancro,
Fulgore del Leone, Askara del Toro, Kharma della Vergine ed entrando per
ultimo, con immenso rispetto perché sapeva che il suo maestro era il Grande
Sacerdote, Dauko della Bilancia.
Si incontrarono e si conobbero,
tutti in attesa di vedere il Messale di Athena e non aspettarono poi molto…
Dalla tenda che sapientemente
oscurava la via che da per la scalinata che porta all’Altura delle Stelle, e
quindi al cospetto di Athena; uscì il Grande Sacerdote… era splendido e magnificente
nell’abito talare da cerimonia, nessuna maschera copriva il suo saggio ma pur
sempre giovane volto. I capelli corti, neri davano un ulteriore senso di
giovinezza a Dugar, che fu il primo cavaliere ad indossare le sacre vesti della
Bilancia prima di Dauko, donatele da Athena ai Cinque Picchi.
Si inginocchiarono tutti insieme,
provocando un sordo rumore all’interno del salone… il Grande Sacerdote parlò
solo alla fine degli echi che essi avevano creato nel prostrarsi a lui e quindi
alla Dea.
“Cavalieri d’oro, Athena vi ha
convocati al suo cospetto per una ragione molto grave…”
La sua voce era forte come un
tuono, le sue parole avrebbero condotto chi lo ascoltava dovunque egli avesse
voluto; era molto stimato in Grecia, e le sue gesta avevano fatto il giro
dell’Ellade.
Nonostante il tono austero, Dugar
era un uomo come tanti, ma soprattutto era benevolo, aiutava chiunque potesse e
allo stesso tempo con la stessa passione reggeva il mondo greco e la
responsabilità di Oracolo della Giustizia.
I cavalieri, all’udire di queste
prime parole prestarono la massima attenzione, nei volti stupefatti dei custodi
dorati c’era un’evidente espressione di curiosità e timore. Dugar in fine
continuò:
“… Il sigillo che impedisce a
Hades, Signore degli Inferi, di tornare in vita è quasi spezzato, se dovesse
cadere tornerebbe nella dimensione a noi conosciuta e dove viviamo… e non ci
sarebbe più pace e forse… non ci sarebbe più nulla.”
I cavalieri alzarono il capo, in
tutti si leggeva l’espressione di quasi paura, non si sa se fosse per le parole
di Dugar, o se per l’imminenza di un fatto che poteva portare anche alla fine
dei giorni. Fatto sta che Lamax del Capricorno chiese:
“Grande Sacerdote, se questo
sigillo venisse richiuso, si potrebbe evitare tutto questo?”
“Si cavaliere, lo si eviterebbe.”
“Ed allora basta andare dov’è il
sigillo e nuovamente apporlo per fermare gli eventi”
Il Messale di Athena accennò ad
un ironico sorriso…
“Magari fosse così semplice,
Lamax, Hades apparirà solo al cadere di questo sacro simbolo, ma i suoi
generali ed i suoi eserciti sono già al di fuori di esso… dovrete combattere
cavalieri.”
Shion si alzò, dimenticandosi
delle regole che la tradizione imponeva, ma Dugar, capito il suo stato d’animo,
non vi badò… e chiese:
“Contro chi combatteremo, Grande
Sacerdote?”
“I nemici che vi aspettano sono
cavalieri decaduti che hanno avuto salva la vita dalla bocca di Ade giurando
fedeltà ad Hades. Hanno armature come le vostre, ma nere brillanti tipiche del mondo
dell’aldilà, si chiamano Spectre e le loro vesti sono le Surplice, che donano
loro il potere di andare e tornare dal mondo della morte e che riservano poteri
simili a quelli che voi possedete.”
Pisces si alzò anch’essa ed urlò:
“Li sconfiggeremo Oracolo di
Athena!”
Ma Dugar alzò una mano in sua
direzione e disse:
“Placa la tua foga Pisces, gli
Spectre non sono avversari facili da battere e anche se riusciste nell’impresa,
sareste pronti a combattere contro un Dio?”
Tutti restarono ammutoliti… come
si poteva contrastare un Dio? Come avrebbero… osato… attaccare un’entità
divina?
Dugar li rincuorò:
“Sappiate che nel momento nel
quale avrete più bisogno, Athena sarà al vostro fianco in battaglia, sappiate
che quando starete per soccombere, la nostra Dea vi rialzerà da terra…
cavalieri, il cammino sarà irto di pericoli e probabilmente non ci sarà tempo
per voi di rivedere la Grecia… e me ne dispiace, anch’io forse avrò vita breve,
ma credo nel Fato che Athena mi riserva.”
Sembravano parole annunciatrici
di morte sicura, chissà se il Grande Sacerdote credeva veramente nelle parole
che diceva o se la Dea stessa gli aveva preannunciato gli avvenimenti.
“Saremo in grado di contrastare i
nemici Grande Sacerdote, tutti insieme… in un’unica forza.”
Le parole di Dauko avevano
toccato tutti i santi dorati, che ora più che mai, nonostante si fossero appena
conosciuti in un unico destino, si sentivano legati gli uni agli altri.
“Si Dauko, lo farete.”
I Cavalieri dorati si alzarono in
attesa di prendere congedo, Dugar quindi disse:
“Non so chi tornerà al Grande
Tempio di voi, e mi dispiace dirvi questo… ma dovete essere consci del fatto
che non siete onnipotenti ma umani. Ricordatevi l’umiltà e la passione per la
vostra Dea, ed ella vi accoglierà tra le braccia dell’Olimpo. Athena confida
nei suoi paladini, e so che voi non la deluderete.”
Fece una breve pausa e proseguì:
“Andate alle vostre case
cavalieri, godetevi quest’ultima notte, poiché gli eventi cominceranno presto…
molto presto.”
Tutti annuirono ed uscirono dal
grande salone del Santuario. Il Grande Sacerdote si sedette sul trono in
attesa… in attesa di qualcosa…
Shion dell’Ariete, a capo dei
cavalieri che stavano raggiungendo la casa di Pisces disse:
“Cavalieri, dobbiamo elaborare
una strategia, dobbiamo essere pronti e non farci trovare impreparati
combattendo a casaccio… riuniamoci in un tempio, secondo me è l’idea migliore.”
Kharma, cavaliere della Vergine
aggiunse:
“Mi
sembra giusto amici, il tempio di Pisces è il più vicino, se il cavaliere ci da
il suo permesso, potremmo discuterne insieme.”
“Nessun problema Kharma, la mia
casa è a pochi passi, entrate ed accomodatevi nell’antro del mio giardino, se
riuscite a sopportare il profumo di rose…”
Pisces lo disse con un sorriso.
Evidentemente voleva cercare di smorzare un poco la tensione che poteva
perfettamente distinguere nei loro cosmi… e nel suo compreso.
“E sia dunque, al tempio di
Pisces!”
Yago era una persona molto
schietta, ma nobile, di animo semplice. Il cavaliere del Cancro comunque, in
battaglia era fortissimo… e tutti avrebbero avuto modo di constatarne le
abilità in un futuro poco distante.
Fecero passare il cavaliere della
dodicesima casa davanti, non era ammissibile che qualcuno entrasse in un tempio
prima del suo custode. Pisce con un ampio gesto del braccio, invitò i cavalieri
d’oro ad entrare in un antro della montagna che era stato trasformato con
delicatezza in un giardino meraviglioso illuminato da torce disposte in modo
che la luce riflettesse sugli enormi e dorati specchi tutt’intorno.
Si sedettero in cerchio su di una
enorme panca circolare ricavata dal marmo stesso. Il primo a parlare fu Dauko
della Bilancia.
“Cavalieri, stiamo per affrontare
una sfida dalle proporzioni a quanto pare, a noi sconosciute… penso sarà molto
difficile reggere il peso della custodia della Dea Athena; da quanto detto dal
Grande Sacerdote, poi, sembrerebbero nemici letali e potenti… che fare?”
“Di certo dovremo adempire al
nostro dovere di cavalieri, amici! Chiunque sia chi voglia intaccare la
Giustizia intesa come valore e come nostra guida, subirà l’ira dei custodi
d’oro.”
Le parole di Askara, cavaliere
del Toro erano dirette, ed aveva ragione, ma fino ad allora, i pericoli che si erano
creati al Grande Tempio erano ben misera cosa in confronto alla previsione di
Dugar.
“Hai ragione Askara, il punto
forse è che ci stiamo preoccupando per nulla, senza conoscere i nostri
avversari è come se temessimo il buio… quindi non si ha paura dell’oscurità, ma
dell’ignoto. Dopo il primo scontro le cose andranno meglio cavalieri!”
“Forse il tuo discorso non è del
tutto errato Fulgore, alla fine siamo sempre cavalieri d’oro, la più alta casta
che esista nell’ordine dei custodi degli Dei… comunque, permettimi di non
essere tranquillo.”
“Per quale motivo Tales?”
“Per il semplice fatto che Dugar
stesso ha detto che forse cadremo in battaglia… vi pare poco?”
“Il cavaliere dei Gemelli ha
ragione, dovremo essere pronti al sacrificio ultimo… e quanti di noi lo sono in
effetti?”
“Cosa insinui Glacius?”
“Siamo giovani, Trakis, siamo
giovani…”
Il cavaliere del Sagittario
rispose:
“..e con questo? Quanto ci siamo
allenati per divenire cavalieri d’oro? Quanti sacrifici abbiamo sostenuto per
il possesso di tale merito e vestigia?”
“Stai confondendo le mie parole,
Trakis, il mio essere giovani vuol dire essere senza esperienza… l’unico di noi
che ha veramente sostenuto una vera battaglia è il cavaliere più anziano qui:
Tales dei Gemelli.”
Al che Tales prese la parola:
“Lasciate perdere, non vuol dire
che chi ha già combattuto sia più o meno valoroso in battaglia… il pericolo che
corriamo è uguale per tutti noi.”
“Si, Glacius, Tales ha ragione…
tutti noi corriamo dei rischi e quei rischi sono in egual modo gli stessi. Che
vogliamo fare?”
“Cavaliere del Capricorno, tu
cosa dici in merito?”
Lamax era rimasto intento ad
ascoltare, non aveva proferito parola, era solito fare così, data comunque la
sua saggezza.
“Combatteremo amici, combatteremo
anche fino alla morte, per questo siamo su questa terra… le stelle hanno
segnato il nostro destino; le stelle ci diranno come comportarci… è inutile
disquisire su argomenti che non portano a nulla.”
“Cosa intendi Lamax?”
“Vedi Pisces, il fatto è che potremmo
stare qui a parlarne anche per giorni… senza cavare un ragno dal buco! Non
serve elaborare strategie di guerra, se non conosciamo il nemico. Quando si
presenteranno al nostro cospetto ci difenderemo con l’amore e la devozione
verso Athena, e vinceremo.”
“Sono d’accordo con Lamax,
cavalieri, se avvertiremo un cosmo ostile ci raduneremo in quel preciso punto
immediatamente e pronti alla lotta.”
Shion si era alzato in piedi
dicendo questo, invitando subliminalmente gli altri a fare lo stesso… e così
fecero.
“Torniamo ai nostri templi
cavalieri, che Athena ci assista in questa notte, e non domandatevi altro…
vivremo ciò che gli Dei ci daranno.”
Si mossero dunque tutti dalla
dodicesima casa, ognuno tornò al proprio tempio… anche Kain dello Scorpione che
nella discussione era rimasto assorto da qualcosa.
Scendendo le scalinate che
portano alle varie case, Dauko, che era vicino allo stesso Kain chiese:
“Cavaliere, ti ho visto assorto
durante la discussione nella dodicesima casa… qualcosa ti turba?”
“No Dauko, dovete scusarmi, forse
la tensione mi ha fatto notare per un secondo un cosmo ostile… come se si fosse
aperta la dimensione che conosciamo per un attimo… ma è solo una sensazione…
scusatemi.”
“Fa nulla Kain, riposati ora,
tutti noi ne abbiamo bisogno.”
“Certo, grazie Dauko.”
Ma il cavaliere dello Scorpione
si rifece cupo in volto dopo che il custode della Bilancia proseguì verso il
suo tempio…
“Eppure mi sembra strano…”
NEL
SANTUARIO
Dugar era seduto sul trono,
gli occhi erano chiusi ma la mente vigile… in fondo alla sala, per un attimo,
una piccola nube nera si era materializzata, rivelando all’interno due bagliori
grandi come le fessure degli occhi… e tali furono.
“Ti stavo aspettando…”
“Già una volta mi sconfiggesti,
ma ora siamo io e te soltanto, i tuoi custodi dorati sono nei loro templi, cosa
ti fa pensare che la mia vendetta ora non possa essere gustata?”
“Nulla cavaliere… mi spiace solo
che tu abbia giurato fedeltà ad Hades e non abbia accettato la sconfitta per il
possesso dell’armatura della Bilancia:”
“Taci miserabile!, io ero il
predestinato ad indossare tale vesti… e tu… tu invece eri il preferito agli
occhi del maestro! Io sarei stato cavaliere d’oro mille volte più valoroso di
te in battaglia!”
“Ciò che nutri nei miei confronti
è ingiusto, ti ho sconfitto in duello… ma se il rancore che provi nei miei
confronti è così grande… allora combatterò come vuoi… Rhadamantis.”
Lo Spectre uscì dall’ombra,
rivelando una magnifica armatura oscura, ma brillante… nera… nera come il regno
di Hades. Lui era Rhadamantis, il compagno di addestramento di Dugar, una volta
devoto ad Athena ed ora pervaso dall’inumano soffio del regno dell’Ade.
Dugar si alzò in piedi, gli occhi
cominciarono a brillargli, sapeva bene che Rhadamantis conosceva le sue
tecniche, ma doveva giocare il tutto per tutto, doveva comunque tenergli testa…
era sereno nell’animo… sapeva ora che il cavaliere che aveva di fronte avrebbe
decretato l’inizio di tutto… ma anche la sua fine…
“E dunque sia lotta cavaliere!
Avrei preferito incontrarti nei Campi Elisi in amicizia, ma la tua presenza qui
è del tutto fuori luogo.”
“Non perderti in chiacchiere
Dugar, sono qui a dimostrarti chi di noi è il più forte! Avanti fatti sotto!”
“Colpo dei Cento Draghi!”
Il colpo di Dugar parti alla
volta di Rhadamantis che..
“Grande Guardiano!”
Il Grande Guardiano era un colpo
spettacolare, riusciva ad assorbire il colpo ricevuto, riscagliandolo potenziato
a chi l’aveva lanciato… stessa sorte tocco a Dugar, che venne scaraventato a
terra ferito.
“Non puoi pensare di battermi per
due motivi Dugar: primo, io conosco tutte le tue tecniche, secondo sei privo di
armatura… come intendi affrontarmi ora?”
“Non importa a quale sorte sono
destinato, mi batterò fino alla morte se necessario!”
“Perché così sarà cavaliere…
Furore di Wyburn!”
Rhadamantis scagliò un colpo
potentissimo, un turbine di polvere cosmica simile ad un vortice s’abbatté sul
Grande Sacerdote, il quale non poté far nulla per evitarlo e questa volta cadde
in fin di vita a terra.
Rhadamantis si avvicinò, e si
sedette vicino al suo corpo agonizzante…
“Vedi Dugar… vedi cosa ti è
costato l’avermi privato della mia giusta ricompensa per anni di
addestramento?… Athena… sbagliavo a fidarmi di lei, Hades è il vero Dio, Hades
ha il controllo del mondo intero, sia esso in questa dimensione che nella
morte. Se tanto ami la tua Dea… chiedile di farti risorgere… avanti…”
Con un filo di voce, Dugar cercò
di dire qualcosa, ma il colpo portato dallo Spectre era stato troppo potente e
mortale, le sue energie stavano abbandonando il suo corpo, il suo corpo stava
cessando di essere custodia della sua anima…smise di sforzarsi, accettò il
verdetto divino… l’unica cosa che fece fu un labile sorriso… e spirò.
“Non so se questo tuo sorriso sia
dettato dall’ironia della sorte o dal fatto che le tue sofferenze siano finite
Dugar, ma anch’io ho una missione da compiere, e la porterò in fondo.”
Detto questo una nuova nube si aprì dal nulla e Rhadamantis ci
ritornò dentro.
“Tornerò con gli altri Spectre
per mettere fine a questo mondo… nel nome del vero ed unico Dio…”
ALLA
SETTIMA CASA
“Le parole di Kain mi recano
turbamento… che sia successo qualcosa veramente?… il mio dovere mi impone di
andare a controllare, il mio maestro saprà ancora una volta indicarmi la via.”
Dauko si avviò verso il Santuario, ed avvertì anch’esso quel secondo di
cosmo ostile che prima anche Kain aveva perfettamente percepito.
“Allora c’è veramente qualcuno, devo affrettarmi.”
La preoccupazione si fece fortissima, non si sa come gli tornarono in
mente le parole del suo maestro riguardo alla sua fine…”forse anch’io avrò vita
breve”… che siano state parole veritiere, il fatto è che Dauko ora correva,
correva più forte che poteva.
Arrivato all’ingresso del Santuario, fece appena in tempo a vedere una
piccola nube nera dissolversi nel nulla.
La sala era semi illuminata, vicino al trono del Sacerdote, egli vide
ciò che il suo cuore sentiva ma che la sua mente si rifiutava di fargli
credere.
“Maestro!”
Corse presso la sua salma ormai priva della linfa vitale, ed esplose in
un pianto di disperazione, singhiozzava come un bimbo nel vedere l’immagine di
colui che fu il suo addestratore ma non solo… Dugar infatti l’aveva cresciuto
prendendosene cura fin da quando fu ritrovato presso la cascata dei Cinque
Picchi, quando egli era ancora cavaliere della Bilancia.
“Maestro.. chi… chi ha fatto questo? Chi può avervi ridotto così.. chi
è l’assassino?”
Le sue mani erano strette e chiuse a pugno… la rabbia si era
completamente impadronita di lui… forse nessuno ora l’avrebbe mai sconfitto.
Dall’enorme entrata un altro cavaliere d’oro era accorso sentendo il
cosmo di Dauko. Era notte fonda, le stelle erano silenti quella notte.
Shion si avvicinò, gli porse una mano sulla spalla e non disse nulla…
restarono ancora un po’ così, Dauko con in braccio il corpo di Dugar, e Shion
vicino a loro.
Finchè Dauko guardò il cavaliere d’Ariete, con gli occhi lucidi ma non
più rigati dal pianto e disse:
“Shion, tu hai il dono della telecinesi… portaci ai Cinque Picchi…
ora.”
“Lo farò cavaliere… lo farò.”
Si teletrasportarono nella landa cinese, e qui, Dauko lasciò cadere il
corpo di Dugar nella cascata del Dragone, s’inginocchiò e pregò; poi si rialzò
da terra, guardò Shion che capì e ritornarono in Grecia, al Santuario.
“La pagheranno con la vita Shion!”
“Non preoccuparti Dauko, Giustizia sarà fatta… in nome di Athena, te lo
prometto.”
E la luna, che sembrava non essere toccata minimamente dall’accaduto
continuava a brillare ed illuminare i due, seduti sull’entrata della stanza del
Trono. Nonostante sembrasse giorno, fu la notte più cupa che le generazioni
ricordino… ma dall’alto dell’Olimpo, Dugar, al cospetto finalmente dei suoi
compagni e della sua Dea, ed ora che conosceva ciò che il destino avrebbe
elargito a quei cavalieri, sorrise….
Dauko, d’impulso tese una mano verso la luna, Shion in silenzio lo
osservava.
Nessuno dei due sapeva che il suo vecchio maestro quella mano ora la
stringeva sul suo cuore.