IL RUGGITO DELL’ORSA MAGGIORE

 

“Oh somma celebrante di Odino, quale mistero ci ha fatti radunare al tuo cospetto nuovamente? Perché indossare nuovamente i sette zaffiri del Dio… illuminaci ti prego.”

 

La cavalleria di Orion ed il suo rispetto verso Hilda di Polaris  era da sempre nota nel cuore dell’oracolo degli Asi, ed ella, che una volta era caduta plagiata dal potere di Nettuno indossando l’anello del Nibelungo, ora era finalmente tornata quella che era prima… la donna che celebrava Odino, la madre delle distese di ghiaccio, la salvezza dei suoi fedeli guerrieri… e l’amore del cavaliere del Drago a lei devoto.

 

“Miei devoti guerrieri, Odino stesso teme una guerra senza fine, tramite il suo divino cosmo ho appreso della comparsa di due guerrieri sul nostro mondo. Essi hanno viaggiato nel tempo da sempre, devastando mondi e culture, uccidendo vite su vite e non provando sentimento ne piacere alcuno, se non nel combattere. Si chiamano Zenith e Nadir, sono giunti nelle opposte fasi giornaliere, opposte come loro sono.”

 

Le parole di Hilda, e contando il suo sguardo rattristato per una nuova lotta imminente, colpirono i guerrieri di Asgaard nel profondo del loro cuore… ora… ora che le loro genti avevano cominciato a rivivere dopo il dramma del Nibelungo… ora… che i cavalieri avevano trovato in quella fredda terra il calore necessario per continuare… ora… che Megres aveva trovato modo di rendere onore al suo casato difendendo il tempio di Hilda diventandone custode come dono di Odino. Ora… che Mime aveva reso ancor più grande il nome di Folken decantandone le gesta alle sue genti… ora.. che Thor aveva modo di insegnare a nuovi allievi l’arte sottile della guerra in futura difesa del castello della celebrante… ora… che due fratelli come Alcor e Mizar, avevano colmato con l’affetto le lacune che li avevano divisi da così molto tempo… ora… che il prode cavaliere del lupo aveva cominciato ad adattarsi a quella società che l’aveva un tempo emarginato, e che ora sentiva sua. Ma soprattutto in questo istante, l’amor puro di un cavaliere vedeva il rischio di crollare se un attacco fosse stato portato ad Asgaard.

 

Megres parlò:

 

“Dicci di più o somma Hilda, chi esiste di tanto potente che noi non possiamo affrontare? Perché il tuo bel viso è segnato dalla tristezza?”

 

Hilda sospirò, alzò lo sguardo e li guardò fissi negli occhi, sembrava voler entrare in ognuno di essi… loro, i suoi cavalieri.

 

“Sono Dei, Megres, purtroppo sono divinità… non conosco la loro forza, ma come tali non li supereremo.”

 

Mizar incalzò:

 

“Ma come, dolce regina, i cavalieri d’oro del Grande Tempio e i Santi di bronzo sono riusciti a cacciare Hades dagli Inferi, ci ritieni forse inferiori madre?”

 

“No, cavaliere, ammiro il tuo impeto ma… sono queste due divinità ad essere superiori persino di Hades e di Odino stesso. Nella notte dei tempi si narra che Zenith e Nadir crearono il mondo dove noi ora viviamo. Ma il loro fratello, accortosi del loro spirito indomabile, con uno stratagemma li ingannò. Lui disse loro che nell’universo esisteva un guerriero in grado di batterli, essi, convinti della loro potenza e con la loro superbia accettarono la sfida e partirono alla volta delle stelle. Il fratello pensò di averli così eliminati data l’immensità dell’universo… evidentemente hanno trovato la strada per tornare.”

 

Luxor quindi chiese:

 

“E chi era questo loro fratello, madre?”

 

“Chrono!”

 

“Cosa?”

 

La sorpresa aveva colto in pieno Mime, che abbassò il capo.

 

“Non preoccuparti cavaliere della Lira, comunque vadano le cose noi saremo qui a proteggere Hilda ed Asgaard con essa, combatteremo donando la vita se necessario, ma chiunque essi siano non avranno ai loro piedi le distese ghiacciate che amiamo!”

 

Thor era ora in piedi, anche Alcor si alzò e poi così fecero tutti.

 

Si diressero al di fuori del castello, con lo sguardo verso il cielo, pronti a difendere ciò che era stato loro donato.

 

AL GRANDE TEMPIO

 

“Il problema è più grave di quanto potessimo pensare, fratelli miei. Athena è intercessa al Santuario ed ha rivelato i nomi dei due guerrieri che dovremo affrontare: Zenith e Nadir, ovvero i fratelli dello steso Chrono, padre di Zeus, nostro Dio.”

 

Le parole misurate, intervallate a tratti del Santo della Bilancia lasciavano tutti piuttosto sconcertati. Il volto dei Cavalieri d’oro era segnato da una preoccupazione molto intensa, ora che sapevano chi fossero questi futuri nemici, loro di certo avrebbero lottato, nulla avrebbe fermato il loro impeto in battaglia… ma l’idea di dover duellare con delle divinità di tale potere li innervosiva, tanto che Milo si alzò da una delle dodici sedie dorate e disse:

 

“Come possiamo affrontare dei nemici così potenti già in teoria, e senza nemmeno conoscerne le reali capacità… potremmo rischiare di andare al suicidio!”

 

“Calmati cavaliere, non cercheremo di evitarli, questo è chiaro… ma parlare di un suicidio mi sembra esagerato”

 

“Ti rammento Micene, che per la sconfitta del Dio degli inferi tutti noi abbiamo dato la nostra vita, ed è solo grazie a Zeus se siamo ora qui.”

 

“Quindi ringrazialo se ci da nuovamente l’opportunità di dimostrargli la nostra fedeltà!”

 

la stanza stette in silenzio per un attimo, come a voler far echeggiare le ultime parole mosse dal cavaliere del Sagittario.

 

“Micene ha ragione Milo, noi comunque siamo i pedoni in questa partita, chiunque sia il vincente, ci sacrificheremo ancora… perché nostro padre ci possa comunque ammirare.”

 

“Si Shaka, ho capito, è solo che tutti noi in cuor loro temono questi guerrieri, lo posso avvertire dai vostri cosmi.”

 

Aphrodite quindi si alzò.

 

“Penso sia normale, custode dell’ottava casa, tutti inconsciamente hanno paura di ciò che ignorano… potremmo quindi stare a disquisire fino all’alba, non ne caveremo un ragno dal buco.”

 

“Si Aphrodite, in effetti ci conviene aspettare…”

 

Camus guardava ora Dauko, quasi in attesa di un qualsiasi gesto o conferma di colui che era ora loro Gran Sacerdote. Egli aveva una mano appoggiata sul mento ed era intento a pensare e ripensare, finché incrociò lo sguardo del cavaliere d’Acquario e, sospirando disse solo un:

 

“Attenderemo…”

 

Ma Saga di scatto batté le mani sulla lunga tavolata dorata:

 

“Grande Sacerdote, fa si che io possa avvisare anche mio fratello dell’imminente pericolo, egli ora guida i Generali degli Abissi in vece di Nettuno scomparso nella guerra contro Hades. Ti prego di lasciarmi partire ora.”

 

“E sia Saga, avvisate anche loro, ne avremo bisogno, e tu, Grande Mur, ti prego di portare la notizia anche nelle distese ghiacciate delle terre di Asgaard.”

 

“Lo farò con piacere, Dauko.”

 

Ma in quell’istante un cristallo di ghiaccio scese dal nulla e si posò sul tavolo dove loro erano seduti. Appena il cristallo toccò la superficie dorata dell’antico mobile, invece di sciogliersi si indurì ed assunse un colore violaceo.

 

“Ma cos’è?”

 

La domanda di Shura aveva fatto alzare Dauko dal trono, e si era precipitato anch’egli a vedere. Ma la sua reazione lasciò sbigottiti gli altri, in quanto il suo volto assunse una forma quanto mai tetra e preoccupata.

 

“Ma questo…”

 

“Dicci Cavaliere! Cos’hai riconosciuto?”

 

“Questo non è un cristallo di neve, è ametista, l’ametista di Megres di Asgaard… che essi stiano già combattendo nelle fredde distese di ghiaccio?

 

DIVINITA’ A BIFROST

 

Due sfere luminose minacciavano dall’alto del cielo la tranquillità della gente e con essa i sentimenti dei guerrieri di Asgaard che non staccavano gli occhi un solo secondo da esse.

 

“Come tu hai predetto regina, credo che il momento di un nuovo scontro sia giunto.”

 

“Si Alcor, ma state attenti ve ne prego, siate cauti.”

 

“Non temere Hilda, combatteremo fino alla fine, parola di Megres, tuo servitore.”

 

In quell’istante le sfere scesero su Asgaard, facendo letteralmente un’esplosione di luce tanto da abbagliare perfino i combattenti dell’oracolo degli Dei Nordici.

 

“Ma cosa?”

 

“Orion, sono loro, sono giunti vicino al limite proibito, dobbiamo andare ora!”

 

“Andiamo Luxor, andiamo fratelli… per Odino!!!”

 

I cavalieri volsero un secondo lo sguardo verso la loro Regina e poi partirono tutti insieme verso il loro destino. Hilda s’inginocchiò al cospetto della statua del Dio e cominciò ad intonare un canto quasi triste, per scongiurare la divinità di salvaguardare le loro vite in battaglia.

 

Arrivati al limite proibito, quale nessun mortale poteva oltrepassare, videro una scena raccapricciante. Heimdall, il guardiano di quel luogo invalicabile, chiamato Bifrost, giaceva a terra privo di vita; di fronte al suo enorme corpo straziato si erigevano due figure… esse non emettevano cosmo alcuno, sembravano parlare mentalmente tra loro, tanto che si guardavano fissi negli occhi. La loro ambiguità era evidente, la somiglianza avrebbe riportato loro alle gesta dei santi di Athena contro Hypnos e Thanathos. Erano uguali in tutto, sebbene i colori che li contraddistinguevano erano perfettamente opposti; avevano di fronte Zenith e Nadir e dovevano eliminarli.

 

“Heimdall! Guardiano del varco che conduce al mondo degli Asi, rispondimi!”

 

Orion conosceva molto bene il guardiano e sapeva che avrebbe combattuto a lungo, ma era allo stesso modo cosciente che nemmeno lui stesso l’avrebbe battuto… per questo ora alzò la testa in direzione dei due Dei per cercare di capire di quale potenza fossero capaci.

 

Ma Zenith prese la parola per primo:

 

“Siete voi i guerrieri di Odino?”

 

Luxor, con la foga che da sempre l’aveva contraddistinto rispose immediatamente:

 

“Siamo noi! e stai sicuro che vi cacceremo dalla nostra terra e che vendicheremo Heimdall per la fine che gli avete fatto fare!”

 

“Tu chi sei?”

 

“Io sono Luxor, cavaliere di Asgaard e servo di Odino e tu chi ti proclami di essere?”

 

il Dio sorrise, restando completamente immobile, splendido ed eretto con le braccia incrociate.

 

“Io sono Zenith ed egli è mio fratello Nadir, siamo l’inizio e la fine, ciò che voi chiamate bene e male, tutto e nulla, l’universo e la sua nemesi… noi siamo… e se voi siete lo siete solo per noi. Dovreste venerarci invece di provocare…”

 

e dopo queste parole sogghignò soddisfatto.

 

“Che cosa? Noi venerare voi? Sei forse pazzo Zenith? Come possiamo farlo dopo ciò che abbiamo appreso dalla nostra Regina sul fatto che voi avreste distrutto l’universo? Siete in cerca della battaglia giusto? E bene, noi ve la daremo!”

 

“Sono impaziente di vedervi all’opera, miseri mortali… ma ci sarà da divertirsi… coraggio allora, colpite pure tutti insieme!”

 

Thor disse:

 

“Sebbene sia molta la voglia di un attacco combinato, la legge della cavalleria ce lo impedisce, lotteremo uno alla volta.”

 

“Sta bene, anch’io vi affronterò solo, Nadir, nulla in contrario?”

 

Il Dio sorrise

 

“Come potrei divertirmi con simili vermi? Fai pure Zenith.”

 

“Vermi?”

 

Mizar strinse i pugni in segno di evidente collera…

 

“Vermi…”

 

Ribatté la divinità.

 

“Bianchi artigli della tigre!”

 

Mizar si scagliò con la sua forza contro il Dio, il quale fermò il colpo ancor prima che lo potesse raggiungere. Il cavaliere di Asgaard fece due passi indietro, stringendo i denti… che avesse sbagliato mossa?

 

“Artigli… come puoi chiamare questo colpo con un nome tanto solenne? Cosa credi di ottenere urlando a squarciagola il suo nome? Forse che il tuo avversario s’intimidisca? Tanta foga battagliera per una giusta causa… ma che sia veramente giusta cavaliere?”

 

e dicendo questo alzò una mano aperta alla volta di Mizar e da essa si incominciò a formare una strana spirale di luce bianchissima

 

“L’arte della battaglia è un arte sottile, antica quanto il mondo; le stesse emozioni sono battaglia, ogni essere vivente sostiene le proprie in ogni momento… tutti noi siamo guerra…”

 

E la spirale nel mentre s’ingrossava.

 

“… tutti noi siamo capaci di trasformare la forza battagliera in caparbietà e cosmi potentissimi che si dirigono senza sosta verso i nostri nemici… l’unica vera differenza tra me e voi tutti è che io non ho bisogno di questo procedimento di trasformazione, dato che io sono la battaglia vivente!”

 

Il colpo partì alla volta del cavaliere della Tigre, il quale riuscì ad evitarlo per un soffio, ma dopo l’agile gesto, si accorse che al suo fianco vi era ora una voragine di enormi proporzioni. Tutti i servi di Odino erano rimasti sbalorditi dal colpo di Zenith.

 

“Vedo lo stupore nei vostri volti, perché? Perché combattete comunque una guerra già persa?”

 

“Per il nostro signore Odino, e per Asgaard stessa, per la pace e per i valori che ci uniscono cavaliere!”

 

“Per la pace… patetici! Un mondo di pace è un mondo di deboli! Credevo di aver trovato degne schiere di guerrieri, ma anche voi avete questa debolezza…”

 

Zenith con velocità demoniaca partì alla volta dei guerrieri del Nord, e cominciando a colpirli uno dietro l’altro continuò:

 

“…e sarà questa debolezza a portarvi ad una lotta impari e troppo poco contenuta ed alla vostra rovina! Non siete degni di contrastarmi anche se non uso il potere di cui dispongo, da cosa vorreste salvare la vostra terra se non siete in grado nemmeno di reggervi in piedi!”

 

e colpì Orion, il quale, invece di essere scagliato lontano come gli altri, rimase perfettamente impassibile al colpo del Dio.

 

“Tu ci sottovaluti Zenith, tu sei convinto delle tue affermazioni tanto che non vedi con gli occhi del raziocinio, tu non hai mai trovato nemmeno chi ti sfiorasse… oggi proverai a tue spese cosa significhi soffrire… Occhi del Drago!”

 

Il cavaliere di Asgaard lanciò il suo colpo proprio di fronte al Dio, il quale venne scagliato indietro tra le coltri innevate e fredde del ponte Bifrost.

 

“Tu… tu come hai osato?”

 

“Zenith, le tue convinzioni ora hanno trovato un grande ostacolo… un ostacolo chiamato Orion, servo di Odino ed essere immortale!”

 

Scagliò un secondo colpo che Zenith evitò con grande agilità.

 

“Devo ammettere che la tua potenza è molta cavaliere, e mi congratulo con te per avermi colpito. Forse hai ragione, vi ho sottovalutati, ma non hai ancora visto nulla di me.”

 

Si caricò di energia ed un raggio di sole dal cielo cadde perpendicolare su di lui, aumentandone il potere; esso si girò alla volta di Orion, il quale era già in posizione d’attesa…

 

“Muori! Spirale dell’onore!”

 

Lo stesso colpo di prima, ma molto più potente partì alla volta del cavaliere di Asgaard, il quale lo ricevette e riuscì a bloccarlo… almeno così sembrò, ma la violenza fu tale che Orion venne scagliato rovinosamente contro la montagna che da secoli si erigeva alle sue spalle, e rimase, una volta caduto, sotto le macerie di roccia.

 

“Orion!”

 

“Andiamo fratello!”

 

Mizar e Alcor partirono insieme alla volta di Zenith, entrambi, uno aggirandolo da destra ed uno da sinistra gli furono quasi addosso urlando ancora:

 

“Bianchi artigli della Tigre!”

 

Zenith parò il colpo di Mizar, ma non quello di Alcor, sembrava che almeno egli lo avesse colpito, quando una mano lo deviò i suoi artigli verso la neve e la stessa mano lo prese dalla gola innalzandolo verso il cielo. Il Dio si girò:

 

“Nadir…”

 

“Ho pensato che forse posso battagliare un po’ anch’io fratello!”

 

E scagliò Alcor nel cielo di Asgaard, e prima che toccasse terra Nadir gridò:

 

“Ondata Demoniaca!”

 

e dalle sue mani, che da dritte davanti al suo bersaglio, si allargarono a disegnare un semicerchio, partì un colpo che sembrava avesse il colore del fuoco più vivo e la potenza dello stesso sole.

 

Alcor cadde a terra molto lontano, tramortito, ma ancora vivo.

 

Mizar, in balia di Zenith non resistette alla sua potenza, e distratto dall’accaduto del fratello, venne anch’esso colpito con inaudita violenza.

 

“Ora basta!”

 

Megres corse incontro a Nadir, il quale creò uno spostamento d’aria terribile verso il cavaliere di Asgaard, ma questo, con un tempismo perfetto, estrasse la sua spada e propriamente tagliò il suo colpo passandoci perfettamente al centro, fino a colpire il Dio al torace, facendolo cadere.

 

Egli si rialzò e compiaciuto disse:

 

“Vedo che lo spirito combattivo che ti è proprio è grande, e che usi la nobile pietra degli Dei con maestria incredibile. Ma l’ametista non può nulla contro di me.”

 

E si alzò, spostando il braccio da dove doveva esserci una profonda ferita… invece il colpo del cavaliere di Asgaard sembrava che non fosse nemmeno giunto, dato che non vi era segno alcuno del passaggio del suo fil di spada.

 

“Maledetto! Teca viola dell’ametista!”

 

Le schegge divine della pietra viola imprigionarono Nadir, il quale sembrava ora in balia di Megres.

 

“Bene, e ora Zenith…”

 

Ma un rumore come di terremoto scosse tutta la natura intorno e la tetra bara che il cavaliere di Asgaard aveva riservato a Nadir letteralmente esplose, colpendo i guerrieri di Odino.

 

“Una teca di ametista… mai visto una tecnica più ridicola, e forse tutto qui quello che sapete fare?”

 

Nadir corse incontro a Megres, e levò in aria il braccio, come a volerlo colpire; ma quando incalzò il colpo, si accorse che dei fili sottili lo trattenevano.

 

“E questo?”

 

“Ciò che vedi è armonia, la più mortale che essere vivente conosca, ed ora mi basterà pizzicare questa corda per farla finita cavaliere!”

 

Mime, si era messo ora sull’offensiva, diede il colpetto alla sua lira e partì alla volta di Nadir una piccola scintilla. Ma gli Dei erano tali, e smisurati erano i loro poteri. Nadir fissò la piccola luce che si dirigeva verso il suo braccio e la fece tornare indietro, tanto che ora Mime la subì con violenza inaudita.

 

“La vera armonia è quella che si raggiunge lottando cavalieri! Non di certo suonando uno strumento, che per quanto potente possa essere, non può reggere il confronto con un Dio, ed ora Megres…”

 

Ma dalle sue spalle apparve Thor, che da appena pochi centimetri esplose il suo:

 

“Braccio di Titano!”

 

Il colpo inferto al Dio, impreparato ad una simile reazione, lo fece scaraventare a terra nuovamente. Si rialzò, fluttuando ora in aria; il suo volto era tra i più irosi che essere umano potesse vedere.

 

“La pagherete cavalieri! Turbine Celeste!”

 

Un fiume di energia si avvicinava ai cavalieri ancora in piedi, era come se sapessero tutti che non avrebbero retto ad un simile colpo. Luxor chiuse gli occhi, così come gli altri… ma il colpo non li raggiunse mai. Quando anche Megres li riaprì trovò davanti a se un ombra dorata, con una mano tesa vero Nadir, e sentì solo udire tre parole prima che  riuscisse a mettere a fuoco il loro salvatore:

 

“Muro di Cristallo!”

 

Nadir fece un passo indietro:

 

“Mai prima d’ora un essere vivente aveva bloccato il mio colpo, e vedo compiaciuto che sei di una schiera di cavalieri d’alto rango, rivelati dunque!”

 

“Il mio nome è Mur, cavaliere di Grecia della stirpe dei santi dorati, appartenente al segno dell’Ariete. Vi ho visto giungere sulla terra, chi sei tu cavaliere per aver ridotto così i nostri fratelli?”

 

Nadir sorrise, e Zenith gli si avvicinò, quindi disse:

 

“Noi due siamo Dei, cavalieri, il mio nome è Nadir ed egli è Zenith, siamo alla ricerca della sottile arte battagliera per gli universi e siamo qui giunti dopo che nostro fratello Chrono ci ingannò per salvare il mondo che noi due abbiamo creato e dove tu ora poggi i piedi!”

 

Mur pensò:

 

“Fratelli di Chrono? Sarà dura sconfiggerli anche per tutti noi messi assieme… dovrei avvisare gli altri, ma come posso lasciare i guerrieri di Asgaard così alla loro mercé.”

 

“Bene cavaliere d’oro, hai fermato un mio colpo, sarai in grado di fermarne un altro?”

 

“Stanne certo!”

 

“Turbine Celeste!”

 

Un secondo colpo esplose il Dio, che trovò nuovamente il muro del cavaliere d’Ariete a proteggere se stesso e a dare secondi preziosi ai guerrieri di Hilda per riprendersi.

 

“Molto bene, Zenith, hai visto anche tu?”

 

“Si fratello, il gioco si fa interessante, egli fa parte dei cavalieri di Athena, quindi ci sono altri undici custodi dorati oltre a Mur stesso con il quale battagliare.”

 

“Lo scontro sarà emozionante!”

 

“Lo credo anch’io Nadir.”

 

Il cavaliere d’Ariete li guardava fissi, ma non aveva abbandonato la sua posa difensiva. Finché Zenith stesso si girò verso di lui e dei cavalieri a terra che si stavano ora rialzando, compreso Orion, il quale era uscito da sotto le rocce che lo imprigionavano, e disse:

 

“Per ora è abbastanza, abbiamo testato le vostre capacità e siamo ansiosi di combattere con voi cavalieri d’oro, dato che qui non c’è confronto. Preparatevi, al calare del sole arriveremo in Grecia, e avvisa gli altri Mur, vi vogliamo dare il tempo per prepararvi ad un attacco cui l’esito sarà mortale… ovviamente per voi!”

 

E fragorosamente rise, ma poi aggiunse:

 

“Ma prima, voglio mettere fine a questo canto così nauseante che sento provenire dal castello…”

 

Creò una piccola sfera di luce che volteggiava sopra il palmo della sua mano; Orion, capito chi fosse il destinatario di quel colpo disse solo:

 

“Non provarci nemmeno…”

 

“Adoro le provocazioni!”

 

E fece partire il colpo in aria, alla volta del cielo; il cavaliere del Drago urlò solo:

 

“Hilda!”

 

e partì velocissimo alla volta di lei, della sua Dea, della sua anima.

 

Gli Dei si tramutarono nuovamente in due sfere e sparirono tra le piccole nubi del cielo, lasciando un impietrito Mur e i guerrieri del Nord che si erano appena ripresi dai colpi loro inferti.

 

“Come state fratelli?”

 

Chiese il Santo dorato

 

“Ancora vivi…”

 

Megres ribatté e rispose per tutti, poi aggiunse:

 

“State attenti in terra di Grecia cavalieri, avvisa tutti gli altri, essi sono capaci di un potere tremendo, ci hanno solo voluto mettere alla prova e hanno avuto ragione di noi tutti. Credo inoltre che abbiano usato solo una minima parte di ciò che veramente dispongono… mi raccomando Mur, prepara tutti i Cavalieri d’oro a questo fatal evento.”

 

“Lo farò cavaliere, è tempo che ritorni dagli altri, seguirò il tuo consiglio… sarà una lunga notte.”

 

E sparì, Alcor teneva tra le braccia Mizar, ancora inconscio, alzò gli occhi al cielo e disse sottovoce:

 

“Hilda… che Odino ti protegga ora”

 

IL NUOVO VESSILLO DEL NORD

 

 

Il colpo lanciato da Zenith si stava dirigendo inevitabilmente a compiere il suo destino: quello di spezzare la vita di una donna, di una guida, di una sacerdotessa che aveva ricostituito l’ordine dei guerrieri sacri del Nord e celebrante dello stesso Odino. Agli occhi del cavaliere che si dirigeva al suo cospetto, ella non era solo tutto questo, lei era ormai parte del suo cuore, quella parte così debole di un cavaliere immortale.

 

Hilda smise di cantare la preghiera, girandosi vide una piccola stella in cielo che si dirigeva con gran velocità al suo seno. Ma lei, invece di fuggire, aprì le braccia e attese, e come a voler urlare al mondo intero disse:

 

“Che si compia dunque il destino di Hilda di Polaris, Odino, giacché se tu vuoi così io non ho timore alcuno, basta che questo serva a lasciare nella pace le terre di Asgaard ed i miei fedeli amori.”

La stella era sempre più vicina, sempre più vicina, ormai a pochi passi… ella gridò:

 

“Accoglimi a te, mio Dio, ridai la serenità alle gelide terre che ami!”

 

Chiuse gli occhi ma udì un altrettanto forte grido nell’aere:

 

“Mai!”

 

Orion si era messo con il suo corpo e le mani protese verso il colpo di Zenith a proteggere la sua Dea con se stesso. Il colpo arrivò alle sue mani, lui lo trattenne con enorme fatica.

 

“Scappa ora, Hilda, non lo tratterrò a lungo! Asgaard ha bisogno di te in questo momento cupo, noi siamo tuoi guerrieri e di Odino perché regni la pace, non puoi morire ora, non qui, non adesso! Vai!”

 

“Orion…”

 

“Vattene Hilda, vattene ora!”

 

Hilda lo guardava, era li a dare tutto per contrastare un Dio e per salvarla da fine certa.

 

“Non posso farlo Orion, Odino non me lo concede, lui ha bisogno di sapere.”

 

“Mi spiace Regina, ma avrà poco da sapere, Zenith può prendere la mia vita, ma non avrà mai la tua!”

 

Hilda rimase scossa nell’anima e nel cuore da tali grandi parole, voleva dire qualcosa al suo cavaliere, voleva parlargli ora, ma lui l’anticipò:

 

“L’amore che mi lega a te è grande Hilda, non potrei pensare ad un esistenza senza la tua presenza, non potrei pensare di servire Odino senza che egli prima non abbia parlato attraverso te, nessuna mai avrà il tuo posto nel nostro cuore… nel mio cuore!”

 

La sua armatura si sgretolò, sotto la pressione del colpo, le sue mani presentavano profonde ferite, ma egli non avrebbe mai lasciato la presa senza la sicurezza che la sua regina fosse al sicuro.

 

Ella si inginocchiò e disse:

 

“Guarda Odino, guarda tu stesso ora!”

 

“Hilda, non… non riesco più a tenerlo… Odino!”

 

Orion lasciò la presa, ma un evento miracoloso accadde, egli sentì addosso una forza sovraumana e nel mentre che batté le ciglia, senti nel suo corpo il fervore di un Dio battagliero, riaprì gli occhi e deviò il colpo lanciato da Zenith verso il cielo con un gesto istintivo… vestiva l’armatura del suo Dio, ed era splendido e rinvigorito.

 

“Hilda… guarda… guardami ora!”

 

“Si Orion, Odino cercava un degno cavaliere per affidargli le sue vestigia per combattere gli Dei, e l’ha trovato in te, in te mio cavaliere. Siine fiero, e non temere, Egli ora è con te.”

 

“Ed io con te, mia regina…”

 

I cavalieri del Nord tornarono al castello, si erano ripresi dalle fatiche della lotta sostenuta, e nel cuore pensavano ai cavalieri d’oro, prossimi allo scontro con le divinità. Ma giunti alle pendici del monte dove si erigeva fiera la statua del Dio degli Asi, rimasero tutti ammutoliti nel vedere Orion, il loro fratello, indossare le vesti di Odino.

 

“Mio Dio… è… è Orion!”

 

Mizar era incredulo tanto quanto gli altri, si inginocchiarono d’istinto ad egli, ma lo stesso cavaliere disse:

 

“Alzatevi fratelli, il nostro Dio ci ha dato il modo di contrastare le divinità, esse hanno fatto male a non finirci perché ora assaggeranno la nostra vendetta. Preparatevi e ritempratevi cavalieri, la battaglia si avvicina, i nostri fratelli in Grecia resisteranno fino al nostro arrivo; Zenith e Nadir torneranno da dove sono venuti, troppo amiamo questa terra e troppo la pace per poterla far cancellare. Tremeranno anche le stelle quando udranno il ruggito dell’Orsa Maggiore!”

 

Tutti si alzarono, avevano le lacrime agli occhi, ed erano ora motivati e pronti, pronti ad uno scontro che avrebbe decretato un solo vincitore, pronti a morire per il loro Dio, che finalmente era entrato in forma umana all’invincibile Orion per portare ancora giustizia nel mondo.

 

 

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