L’INVESTITURA DEL GRANDE MUR
… ero arrivato da poco nel
Pamir per l’addestramento per diventare cavaliere… qui l’aria era quasi
irrespirabile, la temperatura ricorda le distese di ghiaccio del polo in più il
cibo scarseggia… l’unica nostra fonte di cibo è un piccolo villaggio ai piedi
del monte Strakar. Non posso fare a meno di ricordarmi di mia madre che è
ancora nel villaggio di Khrisya e tra poco darà alla luce un bambino…. Che
purtroppo mio padre non vedrà mai….
Nell’altipiano del Pamir c’è solo una misera costruzione in legno che non
oserei nemmeno chiamare casa… ci abita chi mi dovrà fare da maestro… e colui
che mi ha scelto tra 100 ragazzini… Sion dell’Ariete.
Ricordo il giorno della cernita… il maestro Sion non parlava, sembrava scrutare
dentro di noi e non ascoltare… non badava alle risposte dei probabili prescelti
alle domande dei servitori del maestro, non badava nemmeno all’aspetto fisico…
c’erano ragazzi esilissimi e sproporzionatamente enormi; ma questo non era
motivo di “selezione” per Sion. Quando toccò a me presentarmi dinnanzi alla sua
figura, con il pensiero gli feci muovere una mano verso di me, di modo che io
stringessi la sua.
Infatti, fin da piccolo ho sempre avuto il dono di spostare oggetti con il
pensiero… mia madre ha sempre detto che è un segno divino… mi sono allenato
molto per riuscire per qualche secondo a far muovere gli arti delle persone a
mio piacimento, e penso che oltre a questo non si possa andare oltre….. mi
sbagliavo!.
Dopo aver toccato la sua enorme mano, ritornai a sedere tra gli altri, è stata
una scena durata pochissimi secondi, ma ero sicuro di avergli fatto capire che
non ero come gli altri presenti quel giorno, tenevo a diventare cavaliere, per
avere la possibilità di dar onore a quel padre che, ora più che mai, mi mancava
moltissimo…poco dopo Sion si alzò e disse con voce pacata…”ti ho trovato!”.
E’ per questo che sono arrivato nel Pamir, ero io il prescelto. Rividi il mio
maestro Sion… come si stagliava di eleganza la sua figura, seppur avvolta da un
enorme mantello bianco… non sembrava nemmeno un essere umano… sembrava un Dio…
come la sua voce: ferma e tranquilla, come una carezza che t’avvolge… come
fosse la melodia dei migliori cantori del mondo conosciuto…
Fu lui a portarmi a conoscenza della leggenda delle 12 armature d’oro, e fu
sempre lui a dirmi che nel mondo altri 11 ragazzi erano stati scelti come
custodi di altrettante armature divine… Mi spiegò il segreto del cosmo ultimo,
del 7° senso… di quello che lui amava definire il mio “compagno
d’addestramento”.
Certo dalle sue parole sembrava facile arrivare a padroneggiare questa
espansione massima della forza spirituale… ma non fu così… mi ci vollero tre
anni di duri addestramenti per arrivare al livello di cui ora sono fiero
possessore.
Ricordo che Sion cominciò il mio addestramento con queste parole:”Una grande
interiorità ti ha distinto dagli altri, una grande forza si muove dentro te…
sta a te tirarla fuori e dimostrare a te stesso di essere degno di un’armatura
d’oro… ma se il dubbio delle tue capacità ti sfiorerà, ti inviterò per primo a
lasciare il Pamir…”
Quale determinazione nelle sue parole! So di certo che un uomo della sua
fattezza diceva la verità, i suoi occhi lasciavano trasparire una purezza
d’animo enorme…avrei creduto a qualsiasi cosa mi avesse detto.
Più continuavo ad addestrarmi, più il mio rispetto per quest’uomo, che in verità
non conoscevo poi così bene, aumentava. Mi parlò del potere della telecinesi e
del teletrasporto… mi insegnò come usarli e quando… sembrava mio padre, uomo
altero e di buon cuore… forse per questo mi affezionai a lui…
Un giorno mi chiamò a se… era il mio primo scontro diretto con Sion… ricordo
che provavo timore ed allo stesso tempo gioia… “Mur, ti dimostrerò come la
spiritualità può piegare le leggi della materia… avanti… fatti sotto!” disse
Sion. Dall’ordine del mio maestro corsi incontro a lui nel tentativo di
colpirlo… ma il mio passo fu sbarrato da qualcosa di invisibile ma estremamente
resistente… “Mur, come speri di attaccarmi così direttamente? Non penserai che
me ne stia fermo ad incassare i tuoi colpi?” lo disse con un sorriso talmente
strano che non compresi mai se fosse di ironia ed affetto o di estrema
ridicolizzazione. “Maestro, come posso sperare di colpirla se un muro mi
intralcia il passo?”… allora Sion disse con la sua pacatezza che lo elevava a
divinità:” Mur, questo è un piccolo esempio di come la spiritualità unita ad un
cosmo elevato possa sradicare le regole del tempo e dello spazio per creare una
manifestazione materiale della proiezione di un pensiero… questo “muro di
cristallo” non è altro che la mia volontà di protezione della mia persona,
riportata sul piano materiale…”, ed io“ma allora maestro non la potrò mai
colpire!”… “ti sbagli Mur, devi padroneggiare il tuo cosmo e devi riuscire ad
oltrepassare tale ostacolo… il tuop pensiero d’attacco deve essere più potente
del mio di difesa!”
Provai e riprovai centinaia di volte… fino a quando, alimentato dalla
disperazione di deludere l’onore di mio padre riuscii a sfiorare Sion, che
incredulo esclamò:” Mur… il tuo cosmo!… hai raggiunto il 7° senso anche se solo
per un attimo e hai superato le mie difese!… Va riposati ora domani sarà una
giornata durissima, imparerai a dominare la telecinesi!”… e ricordati queste
parole, il “crystal wall” può essere modificato a piacimento a seconda delle
esigenze… potrebbe diventare anche una rete mortale!… va ora”
Lessi nel suo volto un’espressione di immensa gioia, forse da quel momento
avrebbe avuto la certezza di avere scelto la persona giuta.
Nei giorni a seguire mi insegnò le tecniche che lui chiamava “starlight
execution” e “stardust revolution” tecniche impressionanti di telecinesi.
Ricordo che quando provai ad attaccarlo ( ormai gli scontri erano all’ordine
del giorno!) un’ enorme fascio di luce mi avvolse e come d’incanto mi ritrovai
a un centinaio di metri di distanza da Sion… come faceva?…come poteva spedirmi
così indietro in una frazione di secondo e senza nemmeno muoversi?
“Maestro, come può lavorare talmente in fretta il materiale, scomporlo, e
riproiettarlo dove le fa più comodo?… io non capisco…”
“Mur, le tecniche che uso sono di teletrasporto… è sempre una proiezione
mentale… ma attento, se usassi la tecnica esatta, tu spariresti nel nulla e ti
annulleresti con la materia e lo spirito… di te non rimarrebbero nemmeno gli
atomi… La starlight execution è colpo magistrale da usare solo in caso di
necessità! Ricordalo mio eletto!”
Di tanto in tanto ero solito andare in un villaggio vicino, era questo la
nostra fonte di cibo per il piccolo mercato paesano che c’era. Il villaggio si
ergeva ai piedi di un enorme monte, il monte Strakar… sembrava quasi un
monolite, aveva una forma quasi di un onda marina e nella mia immaginazione
temevo che quest’onda si potesse abbattere su quelle piccole costruzioni. La
gente era affabile e generosa… nonostante la povertà… amavo quel villaggio… mi
ricordava la mia casa.
Nei giorni a seguire una missiva portata da un viandante mi annunciava la
nascita di mio fratello Kiki… come avrei voluto vederlo!… ma era tempo di
addestramento.
Un giorno Sion decise di venire con me al villaggio, era il giorno della prova
finale… ma non potevo capire cosa sarebbe successo… il maestro era sempre
taciturno su quest’argomento. Ed eccolo la il villaggio, apparire dalle nebbie
dell’altopiano in lontananza… e sopra di esso ritrovare ogni volta con
meraviglia, l’onda del monte Strakar…
Arrivati nei pressi del villaggio Sion si fermò:” Tu tieni a questa gente, vero
Mur?… come ti sentiresti se il villaggio ovesse essere distrutto? Come ti
sentiresti se gli affetti che ti sei creato in questi anni venissero
cancellati?”… “Mi sentirei morire maestro, questa è diventata la mia casa… e
nessuno riuscirà mai a portarmela via!” Le mie parole erano sincere, troppo mi
legava a quel povero posto, troppe esperienze… la gente che più di una volta mi
ha accolto nelle loro dimore anche solo per curare le mie ferite… tante volte
genitori qualunque si sono privati di un tozzo di pane per darlo a me… no…
niente sarebbe accaduto a quel villaggio… a costo della mia vita lo avrei
protetto!
D’improvviso gli occhi di Sion s’illuminarono…. Il manto bianco che era solito
coprirgli il corpo si sollevo per scoprire le vestigia dorate dell’Ariete…
rimasi incantato… “ Mur.. tu sostieni che questa è la tua casa… dimostrami fin
dove puoi arrivare!…”
Il suo cosmo era incredibile… si era espanso oltre ogni immaginazione….
“Mur! Salva il tuo villaggio adesso!..Stardust revolution!” il colpo del mio
maestro andò a finire su quell’onda marina fatta di pietra che si spezzò come
un fuscello…”Avanti allievo, espandi il tuo cosmo, fammi vedere cosa farai per
togliere dall’Ade quelle persone che ti sono tanto care!”
No, questa era la prova, ma come fare? Come reagire? Un sentimento nuovo mi
cresceva dentro, una forza che non arrivava da fuori, ma da un’implosione
interna del mio essere… “Guardami Sion… guardami ora… Starlight
Execution…colpisci!!!!”
Una luce abbagliante, sentivo il mio
cosmo esplodere ed implodere, era come se il tempo si fosse fermato, come se
una supernova fosse stata ricreata nella mia spiritualità… compresi ciò che
significava essere divino…
“Nessuno mi porterà via ciò che amo.. nessuno mai maestro..!”
Sion mi guardava estasiato, mentre il mio colpo polverizzava il blocco di
pietra che stava per portarmi via ciò che di più avevo caro, aveva capito che
ormai ero in possesso del cosmo ultimo… ed era cosciente che un nuovo cavaliere
avrebbe custodito le vestigia dell’Ariete…
Passarono un paio di minuti… ero ansimante per la stanchezza, mi sembrava di
aver sostenuto un incontro con Sion per tre giorni di seguito. La gente
accorsami incontro mi salutò con gioia nel vedere che li avevo tolti da una
sicura fine… e mi donarono il soprannome di “Kranas” che in tibetano vuol dire:
“Grande”.
Sion mi venne incontro, sorridente… come un padre, mi abbracciò e mi disse:”
Mur, cavaliere d’oro dell’Ariete, a te affido la custodia di queste vestigia
dorate.. come il mio maestro le affidò a me… è tempo per me di ritornare in
Grecia, mi hanno scelto per guidare Athene come Grande Sacerdote, e tu, figlio
mio, sarai al servizio delle forze benevole ogni volta che se ne presenterà il
bisogno… ricordami Mur, sei meritevole di questa investitura!”
Quel suo”figlio mio” fu talmente diretto e naturale che a stento trattenni le
lacrime… Ero stato vicino non ad un uomo in tutto quel tempo, ma ad un padre…
che con amore e diligenza mi aveva fatto raggiungere il più alto tra i ranghi
dei cavalieri…detto questo l’armatura del mio maestro si staccò dal suo corpo e
si ricompose all’interno del suo scrigno… e mentre egli si allontanò io
pensai:“Sion… non potrò mai dimenticarti... nel mio cuore albergherà per sempre
un sentimento di enorme stima e devoto rispetto per te… mio maestro che Athena
ti abbia in gloria, so che sarai celebrante giusto e devoto alla Dea della
giustizia!”
Questa è la mia storia… la storia di un cavaliere d’oro…