L’INVESTITURA DI DEATHMASK
Il mio nome è Angelo… la storia del mio
appellativo “maschera di morte” me lo sono guadagnato nel corso di molte
battaglie che mi hanno visto sempre uscire vincitore… e che hanno visto gli
sfidanti cadere persi nella bocca di Ade… nell’oblio senza fine.
Ero un ragazzo orfano quando il mio maestro Greviar iniziò me e mio fratello
all’addestramento per il possesso dell’armatura d’oro del Cancro…
Il vulcano Etna, in Sicilia fu il luogo del nostro addestramento, un vulcano
sempre attivo che poteva esplodere in qualsiasi momento… l’aria quasi irrespirabile
per i continui fumi e le emissioni di Zolfo… no, l’Etna non è così meraviglioso
come lo si dipinge… il vulcano ha una sua identità che si scatena quando meno
te lo aspetti… ha una sua coscienza bastarda pronta ad attaccarti quando meno
te lo aspetti…
Sono sempre stato un impulsivo… amavo gettarmi tra la mischia negli scontri,
ero il primo a provocare gli avversari… e non nascondo che godevo nel vedere
gli sbruffoni cadere sotto i miei colpi… era come una furia, come provare un
orgasmo a veder volare a terra chi si credeva imbattibile… era quasi ironico
costatare la paura nei loro occhi nel vedermi da terra sovrastarli con la mia
persona….e non ero ancora cavaliere…
Mio fratello era un tipo più riflessivo… aveva grandi doti combattive, ma preferiva
sfoderarle solo in caso di vera necessità… le volte che veniva pestato per suo
volere, perché non reagiva mai alle provocazioni, mi facevano imbestialire..
:”Perché non mostri loro la tua potenza? Perché ti tiri indietro e preferisci
farti dare addosso da tale misera gente Marco? Perché non li sopraffai con i
tuoi colpi?…”
“Angelo… ci sono momenti per il quale non vale la pena di combattere,
rischieresti di diventare un assassino… le persone normali cosa vuoi che siano
capaci di fare? E tu vorresti che io li uccidessi? Vorresti che tuo fratello
diventasse un omicida?”
“Non dico questo, dico solo che chiunque ti tocchi dovrà poi vedersela con me,
se tu non reagisci, ed io non ho ne la tua pazienza ne la tua pietà fratello”
Mio fratello è stata l’unica persona al mondo per la quale provavo un forte
senso di affetto… eravamo stati abbandonati dalla nascita in un orfanotrofio…
la mia vita era mio fratello ed io ero la sua. Inutile raccontare dei problemi
a cui siamo andati incontro, alle difficoltà di adattamento e tutto il resto…
l’unico modo di difesa interiore che vedevo io era la forza esteriore, la
sicurezza… l’impulsività ed alle volte l’arroganza… far paura agli avversari ti
alzava di grado rispetto a tutti gli altri e ti rendeva più forte anche dentro…
finchè un giorno arrivo Greviar, cavaliere di Atene a prelevarci da quel posto
orribile… per portarci in un altro posto… ancora peggio.
Iniziammo l’addestramento appena arrivati alla sommità della bocca dell’Etna..
ricordo le prime parole di Greviar :” Per indossare l’armatura del Cancro
dovete essere padroni del settimo senso, e non pensate che qualcuno di voi due
l’indosserà di certo, se ci riuscirete, uno solo di voi diventerà cavaliere
d’oro… ed io non ho tempo da perdere con due pivelli come voi, se
fallirete…morirete”
Con queste parole si era presentato il nostro maestro… vi giuro che anch’io ho
avuto paura… ma non per lui, ma perché conoscevo a fondo le doti di mio
fratello… ed ero veramente spaventato sapendo che lui sarebbe diventato cavaliere
d’oro….. questo ovviamente mi condannava a morte…
“Padronanza del cosmo.. talento…cattiveria e brama di potere… non sono forse
questi gli elementi da possedere per bramare le vestigia dorate?” disse Greviar
“Cattiveria maestro? Come può un cavaliere devoto ad Atena essere crudele? Che
cavaliere sarebbe? Infondo è…” ma mio fratello non riuscì a finire la frase
che…
“Taci! Come osi interrompermi o mettere in dubbio le mie conoscenze? Tu misero
uomo, inchinati a me o vedrai la tua fine con i tuoi stessi occhi!”
Stava attaccando mio fratello… mi venne d’istinto di rispondere:” Come osate?
Che maestro siete dunque? Chi volete che vi segua… siete pazzo!”
Venne fuori così, senza esitazioni… ma Greviar si fece cupo in volto :” Ora
basta! Ti porterò dove nessuno potrà salvarti…” Il cielo divenne oscuro… il
cosmo del mio maestro cominciò ad espandersi… cominciavo a vedere dei piccoli
cerchi concentrici formarsi sul suo dito innalzato verso il cielo come segno di
onnipotenza…” “Angelo… ti mostrerò l’orrore… Strati di spirito!”
Quei cerchi aumentarono e mi investirono… mio fratello rimase sbalordito e
senza parole… ricordo una sensazione di leggerezza totale, di paralisi, poi la
cecità ed al risveglio ero in un posto inenarrabile… vedevo la gente camminare
su un lungo sentiero ed arrivare alla sommità di un monte… li, si buttavano
dentro emettendo urla strazianti, quelle capaci di spaccarti il cuore e di
toglierti per sempre l’udito…
“ Angelo vedi? Quella è la bocca di Ade, il luogo del non ritorno dove i dannati
cercano quella pace che non troveranno mai…”
Già, vedevo questo tetro spettacolo… ma la mossa di impressionarmi non riuscì…
anzi, provavo un sottile piacere nel vedere quella landa desolata popolata da
fantasmi del passato che cercavano una salvezza che non sarebbe mai arrivata…
non dissi niente più…. Il maestro mi riportò nel mondo reale credendo di avermi
terrorizzato… da quel giorno io non sarei più stato lo stesso.
Passava il tempo e gli allenamenti continuavano… le vestigia del Cancro stavano
in fondo alla bocca dell’Etna, che vagamente mi ricordava proprio quella di
Ade… erano la, pronte per essere indossate dal cavaliere prescelto…
Greviar ci massacrava, ormai padroneggiavamo gli strati di spirito… mio
fratello però eccelleva nel combattimento, tanto che erano ormai rare le volte
che venisse sconfitto da me… il tempo si avvicinava… dovevo inventarmi qualcosa
o sarei stato ucciso nello scontro decisivo. Ormai eravamo abituati alle
altissime temperature ed eravamo anche ben temprati nello spirito… una notte
d’improvviso sentimmo una forte scossa tellurica… balzammo in piedi e corremmo
verso l’uscio della casa.
Greviar era la, in piedi e dietro di lui un’esplosione di lava che alzava al
cielo lapilli e cenere incandescenti… uno spettacolo bellissimo… e mortale.
“E’ l’ora allievi, chi di voi conquisterà l’armatura d’oro?… ora correte dentro
alla bocca del vulcano… le vestigia sono la sotto… ma dovrete affrontarvi per
averle, coraggio, andate!”
Ci precipitammo attraverso il calore insopportabile e alle vampate di fuoco su
un piccolo isolotto circondato dalla lava dove al centro c’era lo scrigno
dorato del Cancro.
Dovevano essere mie le vestigia d’oro… ma come fare contro mio fratello?
“Sei pronto alla lotta Angelo?”
“Aspetta fratello! Tu sei di gran lunga migliore di me, percui ti cedo il
passo, ma devi promettermi una cosa che ti vendicherai dei torti che abbiamo
subito fin da piccoli e che farai scomparire Greviar dalla faccia della terra!”
“Come fratello? Tu che cedi il passo? Tu che mi lasci conquistare l’armatura
d’oro? Veramente non vuoi combattere?”
“No Marco, non voglio che ci sia un fratricidio, non sarebbe giusto, riconosco
che tu sei mille volte superiore come uomo e lo saresti anche da cavaliere.. in
più io… non potrei mai essere un cavaliere superiore…” Abbassai il capo come
segno di sottomissione, mio fratello mi venne incontro per rincuorarmi, come
aveva sempre fatto… mi abbracciò…
“Fratello, giuro sulla dea Athena che le ingiustizie nell’umanità cesseranno e
che il tuo nome sarà ricordato per sempre! Quindi…AHHH….ff….frate..llo……..pe
perché?…”
Mi ero preparato a quel giorno, custodendo gelosamente l’unico regalo che mi
fece mio padre.. un pugnale d’oro simbolo di potere… e quello stesso coltello
si era piantato nella schiena dell’unica persona che amavo seriamente… ma che
cos’altro dovevo fare? La scelta tra l’amore ed il potere era troppo immensa…
mio fratello Marco era sacrificabile…
“Mi dispiace fratello” dissi alzando il capo e mostrando un ghigno di
soddisfazione “ma l’unico che diventerà cavaliere sono io…” le lacrime
scendevano sul suo volto… dalla bocca una riga di sangue gli rigava il mento e
si perdeva a terra…
“Io sarò cavaliere d’oro.. Bhuahahahahahahahahahah….” Mi diressi verso lo
scrigno che si aprì…indossai l’armatura del Cancro…ahhh!, mi sentivo
onnipotente e mi tornarono in mente le immagini che avevo visto quando Greviar
volle spaventarmi…”Già… spaventarmi…HAHAHHHAHAHAH ora tocca a me, maledetto!”
Risalii senza fatica e senza toccare terra… l’armatura amplificava i miei
poteri all’infinito… Quando il mio maestro mi vide rimase senza parole…
“Allievo… ce l’hai fatta!… proprio tu, hai sconfitto tuo frate…..”
La mia mano gli prese la faccia, lo sollevai in aria e mi avvicinai alla bocca
dell’Etna…
“Hahahahaha, pensa Greviar, piccolo verme… un giorno tu mi portasti a vedere
Ade con l’intento di spaventarmi a morte… ed invece hai risvegliato in me
quella parte malvagia che si era assopita… ora guarda questo vulcano… non
somiglia alla bocca dell’Ade?… HAHAHAHAHA… morirai quindi due volte stolto, la
prima in questa voragine, la seconda in quella degli
inferi!…hahahahahahahahahahah”
Detto questo lo scagliai con tutta la mia rabbia nell’Etna… ricordo il suo
sguardo mentre cadeva… era come di richiesta di pietà, ed io mi sentivo
onnipotente sapendo che la sua misera vita era nelle mie mani…..”
Questa è la mia storia, la storia di un cavaliere d’oro .