L’INVESTITURA DI ALDEBARAN
… ero molto piccolo quando
un giorno mio padre Zancas, cavaliere d’argento del Grande Tempio, mi spiegò la
sua missione per istruirmi su come diventare cavaliere d’oro… la scelta non fu
casuale.
Mio padre, era cavaliere devoto al Grande Sacerdote di Grecia, essendo nato
nella madre Atene ed avendo conquistato l’armatura di Medusa dopo anni d’addestramento.
Al cospetto dell’allora Grande Sacerdote, Dugar, cavaliere d’oro della
Bilancia, gli vennero predette queste parole: ” Cavaliere d’argento, una
missione ben più importante della difesa di Atene ti attende; avrai un figlio
che chiamerai con il nome della stella madre della costellazione del Toro,
poiché esso sarà cavaliere d’oro di tale segno e difenderà in tua vece il
Grande Tempio e la mia persona… Il sacro scrigno è custodito a al largo delle
coste brasiliane, in un’isola chiamata Mariñas… a te, cavaliere della Gorgone
il compito di custodirlo finchè tuo figlio non avrà compiuto un’età tale da
poterlo iniziare all’investitura”
Mio padre partì allora per il Brasile, si stabilì nell’unico villaggio
sull’isola Mariñas, dove conobbe mia madre. Un giorno, continuando la sua
ricerca dello scrigno d’oro, s’imbattè in una grotta dal quale usciva una
potente luce abbagliante… si ricordò le parole del Grande Sacerdote ed entrò a
cuor leggero, perché sapeva cosa l’avrebbe atteso… e così fu. La luce che
usciva da quella apertura era quella dello scrigno del Toro che si stagliava
magnifico nel mezzo di una specie di stanza naturale fatta di stalattiti e
stalagmiti trasparenti come il quarzo; era li… sopra una colonna con la base
immersa in una specie di laghetto creatosi con l’evolversi del tempo. Per
celare questa meraviglia agli occhi delle persone che abitavano il villaggio,
Zancar decise di coprire l’entrata con del legname ed arbusti vari che, con
grande sapienza, pietrificò grazie all’aiuto dello scudo di medusa creando così
un ostacolo invalicabile per qualunque essere umano.
Ricordo che quando nacqui mia madre morì poco dopo per un’emorragia interna…
nacqui già troppo grande di corporatura per essere un neonato, ma ella volle lo
stesso portare a termine la sua gravidanza pur sapendo che lei non ce l’avrebbe
fatta… e, con ammirevole devozione, conoscendo le parole predette a mio padre,
come l’oracolo di Delfi, dal Grande Sacerdote.
Fu mio padre a crescermi ed a cominciare ad insegnarmi la sottile arte del
combattimento… Ricordo che mi disse :” Figlio mio, un grave compito ti
attende!, dovrai diventare cavaliere di Athena, servitore del Grande Sacerdote
e difensore del Grande Tempio… ma non sarai cavaliere del mio rango… sarai un
cavaliere d’oro!”
“ Cavaliere d’oro? Cos’è un cavaliere d’oro padre? Come posso io, che sono tuo
figlio, superarti in maestria nel combattere…” dissi io.
Mio padre, dolcemente rispose: “ Aldebaran, tu sei stato scelto dalle stelle
per adempiere a questo compito… tu diventerai cavaliere del Toro, cavaliere
superiore ad ogni altro, perché da quando sei nato ho avvertito in te la
potenza delle stelle… ho avvertito in te il settimo senso che giace nel tuo
spirito…”
“ Il settimo senso? Ti prego padre, spiegati!”
“ Il settimo senso è prerogativa dei cavalieri d’oro, chiunque sia destinato
dal fato a diventare tale, ha già in se assopito il questo meraviglioso potere…
un cosmo superiore che va ben oltre la percezione che noi uomini definiamo come
sesto senso… è una spiritualità che permette di far esplodere questo cosmo e
che ti dona straordinarie capacità combattive… come colpire alla velocità della
luce…”
Quelle parole mi suscitavano più timore che meraviglia… come poteva un uomo
muoversi alla velocità di trecentomila kilometri al secondo? Come poteva un
essere umano andare oltre la percezione? Ma soprattutto… perché io?
Sono domande che mi sono posto molte volte nel corso del mio addestramento..
soprattutto perché quel padre generoso e d’animo gentile si trasformava in una
specie di tiranno dalle enormi esigenze.
Ricordo che i primi scontri erano pesantissimi…
“Avanti ragazzo, mostrami ciò che sei in grado di fare… coraggio… colpiscimi!”
Io provavo e riprovavo, ma i miei colpi non solo non sfioravano mio padre, ma
non ci andavano nemmeno vicini…
“Tutto qui? Ben misere cose sai fare Aldebaran? Come puoi pensare di diventare
cavaliere del Toro? Come puoi sperare di raggiungere il cosmo ultimo se non sai
nemmeno fronteggiare un cavaliere d’argento?”
“Padre, come posso sperare di colpirti? Sei troppo veloce per me… e poi perché
io padre? Forse ti sbagli sul mio conto, forse non sono chi speri, forse…”
“Taci ingrato! Come osi avere un solo dubbio sul ciò che le stelle hanno detto
di te? Come puoi pensare di tradire ciò che il Grande Sacerdote ha detto?
Ricordati che lui parla per bocca di Athena e ciò che predice è null’altro che
verità! Da te non mi sarei aspettato tanta viltà figliolo… proprio da te! Tua
madre ha sacrificato se stessa perché tu possa diventare cavaliere d’oro, tua
madre è morta per farti vivere, capisci?!”
Queste ultime parole uscirono dalla sua bocca come uno sfogo amaro che mio
padre portava dentro dalla mia nascita… aveva voluto che mia madre avesse
abortito piuttosto che seguire il tragico destino che le era stato affidato… ma
fu lei a sorprendere mio padre dicendo:” Amore, Athena mi ha scelto per dare
alla luce un suo valoroso difensore per i tempi oscuri che verranno… non potrei
mai uccidere la vita che porto in grembo per aver salva la mia… non sarei degna
di essere moglie di un cavaliere del Grande Tempio.” Mio padre pianse, pianse
lungamente, sapendo che la sua scelta era inappellabile… sapendo che avrebbe
tenuto alto il suo nome di cavaliere e sapendo che chi sarebbe venuto alla luce
avrebbe superato il padre e sarebbe stato il suo più grande motivo di orgoglio
seguire Aldebaran dai Campi Elisi…
Mio padre sfogandosi così con me, pianse… forse come quel giorno… sapeva di
aver fatto leva su dei miei sentimenti, sapeva di aver toccato un particolare a
me troppo caro… tutti parlavano di mia madre con grande orgoglio… ed io mi
immaginavo una figura angelica sorridermi dal paradiso…
Mi scesero le lacrima quasi da sole, senza accorgermene… “ PADRE!… per mia
madre io ti giuro che indosserò quelle maledette vestigia dorate!”
Mio padre mi guardò… ma non vide suo figlio…no… riconobbe in me il cosmo
ultimo… mi vide circondato da un’aura d’oro…lui lo sapeva… lui non si
sbagliava… e nemmeno mia madre…
“Coraggio Aldebaran! Fammi vedere ora ciò che puoi fare, mostrami il tuo
potere!”
“Padre… Cavaliere… prendi questo!” Un lampo accecante…, vedevo mio padre perso
nel fermarsi del tempo, potevo fare ciò che volevo, avanzavo mentre mio padre
non si muoveva di un millimetro, le onde del mare erano ferme, il vento si era
fermato per cedermi il passo… lo colpii duramente… fu solo un attimo..
“Aldebaran figlio mio!… ti sei mosso alla velocità della luce… hai accarezzato
il cosmo ultimo per qualche frazione di secondo… lo sapevo che Dugar di Libra
diceva la verità…lo sapeva anche tua madre! E di questo le sarò sempre
debitore!”
Aveva ragione, avevo sfiorato il settimo senso ed avevo avvertito tutto il suo
potere… mi ero trasformato in una via di mezzo tra l’uomo e la divinità… ma non
ero ancora pronto per indossare l’armatura del secondo segno dello zodiaco.
Passarono i giorni che si trasformarono in mesi… miglioravo sempre più… quando
avevo un attimo libero ero solito recarmi in giardino a vedere la statua di mia
madre. Mio padre avrebbe dato la vita per quella donna… la amava alla follia… e
dopo la sua prematura scomparsa la aveva trasformata in pietra avvalendosi
delle sue tecniche segrete dicendo:” Amore e madre di mio figlio, nemmeno le
intemperie oseranno recare danno alla tua perfezione… nemmeno il tempo sfregierà
mai il tuo viso…” detto questo lo scudo della Gorgone mutò mia madre in pietra…
era l’unico modo che mio padre aveva per acerla sempre accanto a se.
Ma nell’ultimo anno i monsoni estivi avevano dato luogo ad un fenomeno
particolare… mi ricorderò sempre… era un giorno di addestramento come tanti…
delle nubi tremendamente nere erano all’orizzonte sul mare “ E’ un segno
Aldebaran, ho un cattivo presentimento…”
“ Non ti preoccupare padre, è solo un grosso temporale… nulla più!” e risi.
Mio padre non mutò la figura del suo volto, accennò solo un piccolo:”speriamo”
Ma il presagio di mio padre era veritiero.. vedemmo avvicinarsi dal mare
un’onda anomala… era immensa… la guardammo per alcuni minuti procedere con
passo fermo verso l’isola…
“ Figlio mio, dobbiamo avvisare gli abitanti del pericolo… noi forse ce la
caveremo… ma la furia distruttiva dell’acqua porterà con se tanti innocenti… e
forse non rivedrai più la tua amata madre…”
Non so se mi provocasse apposta, ma mi sentii morire dentro… non rivedere più
ia madre… la donna che non ho mai conosciuto e che ha dato tutto per me…
cercare i corpi della gente che mi ha visto crescere…no… non mi era possibile
pensarci… no, non potevo permetterlo… era ora di risvegliare in me la mia vera
natura….
“Padre, mettiti in salvo…ora…io… mi sento… pronto!”
Mio padre rimase incantato nel vedere una luce scendere sopra il mio capo
mentre l’onda si avvicinava implacabile… erano le vestigia del Toro…l’armatura
si scompose e si ricompose sul mio corpo… il mio cosmo era immenso, l’armatura
aveva risposto alla mia chiamata e mi aveva scelto come suo custode… d’istinto
incrociai le braccia… chiusi gli occhi ed aspettai..
“ Aldebaran…tu….tu sei… un cavaliere d’oro!…Figlio mio…sono fiero di te…ma
mettiti in salvo, altrimenti non avrai scampo..”
Non sentivo più mio padre, pensavo a mia madre, pensavo”guardami madre mia,
guardami ora, sono un cavaliere d’oro di Athena…sono tuo figlio…”
Sentivo scorrere in me l’energia dell’universo, il Big Bang che diede inizio al
mondo… aprii gli occhi… “Madre! Non sarà una semplice onda a portarti via dalla
tua casa… ben altro fermerà Aldebaran!….. PER IL SACRO TORO!…” un onda di
energia spaventosa mi fuoriusciva dalle mani tese in avanti come a placare la
furia delle acque… una potenza inimmaginabile…avrei potuto spazzare via
chiunque o qualsiasi cosa in quel momento… ero accecato dalla paura di perdere
ciò che avevo di più caro…
“Aldebaran, guarda!”
le acque si infransero contro il mio colpo, aprendosi come raccontano i testi
sacri del Cristianesimo… la strage era evitata… ed un nuovo cavaliere al
servizio di Athena era nato.
“Padre abbi cura dite e di quest’isola… io vado ad Atene, la Dea della
giustizia mi sta chiamando” Fu l’ultima volta che vidi mio padre… una volta ad
Atene, col passar degli anni, seppi che era tornato in terra di Grecia ed aveva
avuto un altro figlio con una donna di Persia… avrei tanto voluto conoscere il
mio fratellastro Argo, so che ha preso il posto di mio padre e che è degno
successore dell’armatura di Medusa… forse un giorno ci incontreremo…
Questa è la mia storia… la storia di un cavaliere d’oro.