Platinum Saints – Una fanfic di Andromeda La Notte
Chapter 17 – Eresia! La pena del
Contrappasso.
Anche Clay era stato riportato
indietro nel medesimo tempio dal quale era stato preso in custodia da Corinto; non
appena venne rimaterializzato all’interno della maestosa basilica sconsacrata
difesa dal cavaliere del Gallo, vide la figura di Krios, inginocchiata di
fronte all’altare, con le mani aperte verso il cielo in segno di preghiera,
d’adorazione. Il suo vecchio avversario sembrava versare in stato di shock,
come se avesse raggiunto la pace dei sensi.. I suoi occhi fulvidi di gioia, le
sua labbra aperte a comunicare estasi... Se già Clay aveva più di un dubbio
riguardo la sanità mentale del Tenente suo nemico, adesso potè rendersi conto
che Krios non era un semplice blasfemo, ma che la sua follia aveva radici
mistiche dall’origine ignota...
-
Padre! – sussurrò Krios. – Padre, io sono il Tuo umile
servo. Rendimi degno di partecipare alla Tua mensa, a Te donerò i miei servigi.
“Sta pregando il Dio dei cristiani!
Che ne è dunque della sua eresia?”
-
Padre! Perchè non mi vuoi?? – continuò Krios, con tono di
voce supplichevole. –Misericordia! Concedimi il Tuo perdono! Traditore fu il
frutto dell’odio, quella serpe ingannevole!
-
Cosa diamine blateri, folle? – gli gridò contro Clay,
spazientito e spiazzato al medesimo tempo.
Krios lo guardò con gli occhi spenti,
perplesso, come se non lo riconoscesse.
-
Da qui.. – mormorò. - ..si vedono le stelle.
-
Mi dispiace deluderti, cavaliere, ma non puoi vedere le
stelle.. C’è uno spesso soffitto senza vetrate, sopra la tua testa. – risponse
con sarcasmo affettato il cavaliere di Athena.
-
Dentro di te... Sono piccole lucciole bianche nel cielo
notturno del tuo rancore. Una, due, tre, quattro! Quattro ne ho contate, di
piccole stelle! Quelle... quelle della Croce del Nord!!! – tuonò Krios.
Un grido assordante risuonò
all’interno del tempio del Gallo, danneggiando visibilmente gli interni della
chiesa e le colonne che ne delimitavano le navate; Clay riuscì a stento a non
essere travolto dall’onda ultrasonica generatasi. Il cosmo di Krios tornò
oscuro e si espanse pericolosamente attorno a lui, il suo viso tornò
all’espressione maligna che Clay ricordava.. Il suo avversario era nuovamente
dinnanzi a lui.
-
Cane! Come osi tornare al mio cospetto dopo aver
rifuggito la morte biblica che ti avevo destinato?!? – tuonò il folle Tenente.
-
Sono sempre stato un bravo ragazzo.. – se ne beffò Clay.
- ..ma non tanto da immolarmi su una croce per realizzare i sogni sadici di un
invasato come te!
-
Taci, lombrico! Striscia, striscia come fanno i
lombrichi... ed anche i vermi. – la voce di Krios andava su e giù, mentre
bizzarre idee prendevano forma nella sua mente malata. - ..e anche le talpe!
Laggiù è così scuro, che non si vedono le stelle.. Non si vede nulla, non
voglio andare laggiù!
-
Ma sei completamente uscito di senno? – gli rispose Clay,
che in vero se lo ricordava meno folle di quanto adesso non stesse apparendo.
“Murdering Scream!” fu la risposta che
ottenne dal Tenente del segno del Gallo. L’urlo acutissimo e nefasto produsse
delle onde supersoniche che scossero il tratto di terreno tra lui ed il suo
giovane avversario. Ma questa volta il cavaliere del Cigno non si lasciò
trovare impreparato e sollevò tra se ed il nemico gli Anelli del Cigno, la
tecnica base di difesa dei cavalieri nati nel segno della Croce del Nord. La
barriera degli anelli del “Kolito” resse alla potenza del grido cosmico di
Krios, per poi infragersi subito dopo che le onde soniche si furono quietate.
-
Non hai dunque orecchie per il mio urlo assassino? –
domandò Krios, sopreso.
-
Nè per esso nè per qualsiasi altro dei tuoi
vaneggiamenti, Tenete! Ora cedimi il riconoscimento che mi spetta, o sarò costretto
a mostrarti ciò di cui sono veramente capace! – promise con decisione il
successore di Hyoga.
In quel momento, le letali piume di
platino di Krios si staccarono dall’armatura ed iniziarono a volteggiare di
fronte a lui.
-
Ma tu sei la concubina del demonio! – gli gridò contro
Krios che ormai aveva del tutto perso il ben dei sensi.
-
La concubina del demonio?? Allora sei completamente
pazzo! – gli rispose Clay, richiamando a se i cristalli letali della neve
siberiana.
-
Chi è senza peccato.. – riprese Krios. – ..scagli la
prima pietra!
Bastò il senso di quell’affermazione,
principio base dell’educazione religiosa cristiana che aveva ottenuto, a fare
titubare un attimo il cavaliere del Cigno, a farlo esitare.. E tanto fu
sufficiente per dare il tempo al Tenente di indirizzare contro di lui la prima
delle sue mortali Platinum Feather, che colpì Clay alla gola, producendogli un
profondo taglio, per poco non tranciandogli di netto la carotide. Il ragazzo
non ebbe nemmeno il tempo di realizzare pienamente la cosa, quando le altre
piume partirono contro di lui. Fu la Polvere di Diamanti, ancora concentrata
nel suo pugno e scagliata contro le armi di Krios, a salvare la vita di Clay.
Le piume caddero a terra, completamente congelate; in loro l’energia delle stelle
si spense in breve, senza nemmeno sciogliere lo strato di ghiaccio dalle quali
erano state ricoperte.
-
Il mio Diamond Dust è tre volte più potente! – commentò
Clay, lui stesso ancora ignaro di quanto fosse migliorato.
-
Eresia! Eresia! Eresia! – ripetè Krios con gli occhi
rossi fuori dalle orbite.
-
Aurora Thunder Attack! – ribattè Clay, quasi solo
nell’intento di mettere a tacere l’illogico straparlare dell’avversario.
L’Aurora del Nord oltrepassò le difese del cavaliere di platino, riuscendo a
gettarlo a gambe all’aria e facendolo schiantare contro l’altare di marmo, che
venne completamente distrutto dall’urto. Il Tenente si rialzò a fatica.
-
Spero che l’uragano freddo che ti ho riservato abbia
avuto l’effetto di farti rinsavire, cavaliere. – commentò Clay a distanza.
-
Cane! Non avresti mai dovuto colpirmi a tradimento, Giuda
Escariota ti è forse pari?? – risponse Krios, arrabbiato come non mai sebbene
apparentemente tornato alla normalità... o a quella che, nel suo caso, poteva
definirsi tale.
-
Mi sono stancato di sentirti farneticare sulle Sacre
Scritture! – continuò il novello Cigno. – E sai cosa ti dico? Poco fa, hai
potuto provare su di te l’efficienza difensiva degli Anelli del Cigno, adesso
sarai vittima di quella offensiva!
Krios si sentì gelare d’un botto e,
guardando al costato, si rese conto di essere stato intrappolato nella morsa
del Kolito, il quale però sembrava plasmare di continuo la sua forma.
-
Abbraccio dell’Artico. – sussurrò Clay, mentre gli anelli
si stringevano ancor più addosso al suo nemico, chiudendolo in una gelida e
soffocante stretta.
Non sufficientemente resistente a
rinchiudere un cavaliere di platino però, poichè Krios riuscì ad infrangerla
senza sforzarsi più di tanto, sacrificando il suo mantello rosso come il
sangue. Il Tenente si scrollò di dosso i frammenti di ghiaccio, poi diede le
spalle a Clay, dirigendosi verso l’enorme organo di platino situato alla destra
dell’altare liddove, per la prima volta, il cavaliere di Athena lo aveva visto
suonare.
-
Ingenuo temerario, tu che pensi che i Misteri della Fede
possano essere compresi o anche solo afferrati dal tuo misero spirito mortale..
Non hai ancora assaporato il valore del cavaliere che presiede il segno del
Gallo! Il vero potere di Krios... risiede nell’organo! – promise, sedendosi e
premendo col piede destro sul pedale dell’organo dal lugubre aspetto.
-
Se il tuo animo è puro come il piumaggio del tuo animale
guida ed il tuo spirito candido come la neve che destreggi in battaglia, forse
soppravviverai al concerto del Musico Oscuro della Platinum Army. Se invece, al
contrario e come di logico, l’onta del peccato adombrerà il volo del cigno.. –
disse Krios concentrandosi. - ..questa melodia di requiem ne trancerà le
bianche ali.
Krios iniziò a suonare l’organo, dapprima
molto lentamente, e nel farlo sussurrò: “Per correr miglior acque alza le vele,
ormai la navicella del mio ignegno, e lascia dietro a se mar sì crudele. E
canterò di quel secondo Regno, dove l’umano spirito si purga, e di salir al
Ciel diventa degno...”
Se Clay avesse intrapreso gli studi
classici e teologici a Mosca, sua città d’origine, così come da volontà
paterna, invece di scappare di casa portando con se il sogno di diventare
cavaliere, il giovane russo avrebbe di certo colto la dotta citazione del
cavaliere del Gallo, e si sarebbe forse trovato meglio preparato a ciò che
stava per accadergli. Il suo errore più grande fu quello di illudersi che le
parole pronunciate dall’avversario fossero solo l’ennessimo farneticare di una
mente malata. Quale irrimediabile sbaglio!
- Requiem
Parasite Leechs! – cantò Krios nell’iniziare il suo lugubre concerto.
D’un tratto, i beccucci superiori
delle canne di platino del suo organo si animarono ed iniziarono a serpeggiare
verso Clay, per poi conficcarsi in diversi punti della sua pelle e, come delle
disgustose sanguisughe, succhiando la linfa vitale del malcapitato cavaliere.
Clay non potè nemmeno tentare di opporsi alla nuova, sadica tortura che
incombeva su di lui, poichè la musica dello strumento lo aveva completamente
paralizzato. L’organo sanguinario stava bevendo della sua vita, brindando del
suo sangue. Mentre ciò avveniva, Krios si rivolse a lui in questi termini:
-
Sette sono le note di una scala musicale, come sette sono i giorni della
Creazione, e così sette sono i vizi capitali dell’uomo, le colpe irremissibili
delle quali adesso, io ti libererò, lavandole via nel tuo stesso sangue! Seven
Deadly Sins’ Lullaby! – quasi cantò il Tenente.
Clay stava impazzendo dal dolore,
mentre le sue nuove forze lo abbandonavano col suo sangue.
- Primo tra i vizi capitali, così
come tra le tue colpe.. – gli disse Krios. - ..che il Do dell’Organo
Sanguinario inizi il lugubre concerto di remissione! – prima di suonare una
grave e lugubre melodia in tonalità della nota da lui menzionata.
- L’Arroganza tracotante
vien su come la mal’erba...
Scorra via seduta stante,
Una tal vena superba.
Remissione del peccato!
Clay fu raggiunto dalla melodia di requiem che spense la sua vista
ottica e lo riportò in altro loco; prigioniero della musica del Tenente del
Gallo, si vide però libero dalle canne dell’organo ma accerchiato da tutti e
dodici i cavalieri di platino che, dopo averlo schernito, iniziarono a
malmenarlo con estrema facilità. Clay cercava di reagire ma la sua temibile
aria congelante sembrava non avere effetto alcuno sugli avversari, i colpi dei
quali, invece, andavano sempre a segno, provocando danni irrevesibili al suo
corpo e alla sua nuova armatura, il Cigno Danzante. Stremato, e prossimo alla morte,
guardò ancora una volta verso l’alto ma, al posto di trovarsi davanti il volto
del suo carnefice, incontrò gli sguardi sprezzanti e delusi degli altri
cavalieri amici e, primo fra tutti, quello di Hyoga, il suo maestro, che
disapprovava chiaramente la sua debolezza. Si rese conto di quanto avesse
sbagliato: altro che cavaliere d’Athena! Era solo un pallone gonfiato, un
bamboccio cresciuto che s’illudeva che aver conquistato un’armatura d’argento
lo avrebbe portato alla pari con i mitici guerrieri sacri all’antica Dea greca
della Giustizia! Superbo, presuntuoso, arrogante... E, mentre ciò pensava, gli
occhi ripresero a funzionargli e si ritrovò nuovamente nella casa del Gallo di
platino, con Krios di spalle che suonava l’organo ed ancora intrappolato nella
morsa parassita del suo Organo Sanguinario. Il salasso continuava...
-
Ti sei pentito della più grave tra le tue colpe, giovane
Cigno! – commentò Krios. – Ma quanto sangue hai dovuto versare per riuscire in
ciò... Troppo, più di un terzo di quanto un uomo possa perdere prima di
morire.. E sono ancora sei le colpe che dovrai scontare. Quella che appartiene
al mio Re, mi domando, potrai fronteggiare senza poi spirare? – chiese senza
alcun pathos il cavaliere di platino, prima di abbassare di due semitoni la sua
melodia, a mezzo di un talentuoso raccordo scalare.
-
Gelosia è sì in natura,
nelle umani genti molta...
d’altrui donna, fatto o mura,
che l’Invidia ad el sia tolta...
Remissione del peccato!
Per la seconda volta, la triste
melodia di requiem fece sparire agli occhi di Clay, Krios e il suo organo, per
offrire alla sua mente quello che, in un primo momento, gli apparve come
spettacolo più piacevole. Shaina, che si stava scontrando con una donna dalle
movenze feline che non poteva essere che Carola della Lepre, aveva attraversato
l’avversaria con delle lame gemelle poste nel bracciale dell’armatura,
sconfiggendola. Nel tempio del Cinghiale invece, un nuovo, potentissimo colpo
del Dragone annullava l’energia fiammeggiante di Flegias, abbattendolo.
Andromeda aveva poi la meglio sugli inganni di natura psichica di Moka e Marin
poneva fine alle pretese di vendetta del viscido Lemnosin! Perfetto, i suoi
compagni avevan tutti colpito nel segno! “E lui?” Si chiese. Ma d’improvviso
vide il suo cadavare desnudo adagiato su una lettiga di pietra che doveva
trovarsi nei sotterranei della basilica di Krios, e questi che, a luce di
candela, lo inchiodava ad una croce di legno, fargugliando strane frasi e utilizzando
il suo corpo per rimettere sadicamente in scena la Passione di Cristo! Perchè?
Perchè a lui una tal sorte? Perchè proprio a lui un tal avversario?? Si sentì
sfortunato, disgraziato, bisfrattato! I suoi compagni avevano di certo avuto
nemici più semplici, era solo per questo che avevano potuto avere la meglio..
Ma a chi voleva darla a bere?!? In realtà, i suoi compagni erano più forti di
lui, loro che da Athena erano protetti, quella Dea per la quale stava donando
la sua vita e che non lo aveva nemmeno degnato di entrare in contatto con lui!
E si rese conto, con disprezzo, di essere geloso; geloso dell’amore che Athena
portava per i suoi paladini; geloso della loro forza; geloso, persino, dei loro
avversari! Invidioso come non mai...
E fu proprio mentre raggiunse questa
triste conclusione che, accompagnata a schizzi del suo stesso sangue che
venivano canalizzati dalle canne dell’organo, la seconda visione di Krios si
spense, e davanti a Clay riapparve l’avversario, ancora di spalle e seduto al
suo organo.
-
Hai retto male alla remissione dell’Invidia, sebbene
meglio che la volta scorsa... Hai versato meno sangue, la Gelosia occupava un
secondo posto nel tuo cuore rispetto all’Arroganza. – gli disse il musico. –
Ciò non toglie che ormai molto del tuo sangue è stato versato, alla prossima
nota potresti non sopravvivere! S’alzi nell’aere il mio nefasto Mi! - continuò prima di passare alla tonalità
propria alla terza nota dell’ottava musicale.
-
Furia incauta del
mortale,
che s’affana, urla e trasale,
sia strappata dal suo cuore,
l’Ira nera
dell’umore!
Remissione del peccato!
Vittima per la terza volta del
maleficio del requiem avversario, Clay si ritrovò in un vicolo borghese nel
centro della sua città natale, Mosca; odori di leccornie a lui note emanate
dalle barre di nocciola e torrone sfuso venivano scaldate dai venditori
ambulanti lo riportavano alla sua infanzia, così come anche il suono di
fisarmonica e le melodie melancoliche di Balalaika degli artisti di strada;
poteva vedere, oltre i tetti delle case adiacenti, le guglie del Palazzo del
Cremlino, mentre degli uomini di borghese stato bevevano del vin broulè caldo,
conversando del più e del meno su uno spiazzale adiacente. Una giovane donna,
coperta appena da degli stracci che un tempo eran stati vestiti, decorava con
attenzione delle matrioske che avrebbe poi venduto al mercato del venerdì, e la
cui vendita gli avrebbe procurato, forse, almeno i denari necessari per
sopravvivere fino al prossimo mercato.. Mentre ancora era rapito da queste
immagini, la sua attenzione fu catturata da un urlo straziante, l’urlo di una
voce che conosceva sin troppo bene! Anzhelika,
l’unica donna, oltre alla madre, che occupasse un posto speciale nel cuore di
Clay; lei, quella ragazza dalle origini ucraine che era cresciuta con lui e poi
costretta alla prostituzione dalla vecchia madre, alcolista e debitrice
disoccupata di molti strozzini della capitale russa. Correndo dietro le grida
della ragazza, Clay voltò l’angolo e, dopo alcuni istanti, mise a fuoco lo
spettacolo disgustoso che gli si presentava dinnanzi. La sua Anzhelika, riversa
al suolo, in lacrime, mentre un uomo di grossa stazza la sovrastava, tenendole
alzata la lunga gonna dell’abito verde giada, mentre grugniva di piacere sopra
di lei, attraverso lei, dentro di lei! E quell’uomo col kolbacco, quell’essere
abbietto... era suo padre! Il padre di Clay, lo stesso bigotto che lo voleva
forzare all’educazione religiosa, per farlo diventare ministro di Dio... ora stava
profanando per l’ennesima volta la stella alpina a lui più preziosa.
-
Vai via di qui, Clay! – gli
gridò il padre. – Tornatene in Siberia a congelare gli orsi bianchi o magari a
fare non si sa che col tuo effemminato meastro! Credi che non sappia cosa
piaccia agli atleti ellenici?? Lascia le vere donne a noi uomini!
-
Clay! – gridava la giovane, in
preda ad un crisi di nervi, mentre il pianto le strozzava la voce in gola. –
Aiutami, ti prego! – implorava ancora quella.
-
In chiesa, Clay! Non sai che
la Domenica è giorno da santificare, per voi donnine! – gli rispondeva il
padre, in preda ai suoi istinti animaleschi.
-
Vile.. bastardo! – sussurò il
giovane santo d’argento, con gli occhi vitrei come cubetti di ghiaccio, per poi
sentire la rabbia pervadere le sue membra ed accendersi nella gelida esplosione
del suo cosmo ruggente.
-
Ora... tu.. morirai!!! – tuonò
Clay prima che il corso inarrestabile delle Divine Acque scorresse sul corpo
del padre, congelandolo all’instante e scagliandolo contro il portone dell’edificio
dietro lui, semi-distruggendo al contempo l’intera costruzione.
La rabbia sembrò per un attimo
quietarsi nel cuore del cavaliere, per il gusto amaro ma gradito che addentare
il frutto della vendetta gli aveva fatto assaporare. Ma fu solo un attimo..
Quando la foschia innalzata dal suo colpo si diradò, Clay potè contemplare il
risultato della sua opera. L’edificio che aveva colpito era del tutto gelato,
le bianche macerie si andavano sgretolando per la temperatura estrema alle
quali erano sottoposte.. Da una finistra sporgeva una sagoma, che Clay avrebbe
preferito mai dover vedere, nè tanto meno doversi trovare responsabile del suo
presente stato. Una giovane donna, dai lunghi riccioli rossi compostamente
intrecciati in una corona di novella sposa tipica di quella parte della Russia;
vantava una modesta bellezza che splendeva ancora nel volto immortalato dai
ghiacci eterni della neve siberiana, sulla quale sembravano risplendere gli
occhi verdi come smeraldi e dal taglio vagamente orientale. Sul suo volto,
un’espressione di sopresa, di sbigottimento... di paura. Portava un bimbo in
braccio, avvolto in una copertina di broccato da lei stessa ricamata, un
neonato di pochi mesi di vita che, con bocca affamata, era rimasto così,
attaccato al suo capezzolo, a condividere una gelida morta per assideramento
con colei che le aveva dato la vita, e che le avrebbe dato ancora di più...
“Sono stato io??” si chiese Clay “Non io, l’opera di una mostruosità tale!! Non
la mia furia cieca e vendicativa!” cercò di auticonvincersi. Ma ancor più
grande fu la disperazione del cavaliere di Athena nello scoprire chi era stata
la prima vittima del gelo da lui sprigionato. Ai suoi piedi, con il corpo
congelato ed una stalattite che le attraversava il ventre, il corpo morente di
Anzhelika, che lo guardava sorpreso.
-
Mi hai... liberato dal dolore. Grazie, amor..e mi... – ma
non potè finire perchè la morte la colse prima ch’ella stessa s’aspettasse.
-
No!! Anzhelika!!!!! – gridò forte Clay al cielo russo. – Ti
ho dato la morte anzicchè proteggerti, perchè?? Accecato dalla sete di
vendetta, non ho saputo controllare la mia furia, che mi ha reso simile a e
perfino peggiore di un assassino! E’ questo dunque il sapore della
rivendicazione?!? Questa la soddisfazione che se ne trae?? Io ti ripudio, ira
dannata!
E fu in quel momento che, in
un’ennesima esplosione di sangue, Clay ritornò in se, e di fronte al cospetto
di Krios.
-
Ho ricreato in te gli incubi d’infazia, tue passate paure
e fatti che avevi dimenticato, che avevi preferito cancellare dalla tua mente.
Tuo padre, che uomo! Un laico bigotto che commetteva violenza anche sulla
propria prole, quale disgusto! Quante volte ti ha picchiato, cavaliere,
dimmelo? Alla tua amica, poi, ha fatto ben di peggio... E a te voleva dare
un’educazione cristiana, forse nella speranza che ciò ti permettesse di
diventare l’uomo che lui non aveva saputo essere. Men che patetico.. Ti
compatisco, Silver Saint, e ti capisco... Anche il Mio, di Padre, ha disposto
della mia vita a Suo più completo piacimento... – disse il Tenente,
ironicamente guardando verso il cielo, con un sorriso di scherno.
-
Ma che prosegua l’oscuro concerto di cui sono
compositore, direttore ed esecutore...
Quarta tra le colpe, col Fa vien colei che alla prigrizia consacra
giorni di dolce e vile far niente! – riprese Krios, prima di alzare
ulteriormente il tono della rapsodia che stava eseguendo.
- La Pigrizia è, tra le
colpe,
la che meno forse tocca,
ma l’Accidia anch’essa ha bocca,
sian le sue radici tolte! Remissione del
peccato!
Per la quarta
volta, Clay cadde vittima di un’illusione.. Si trovava ora nella sua stanza,
all’età di undic’anni, all’interno della casupola nella quale era cresciuto
insieme al padre, alla madre e alla sorellina Vladlena,
di appena sei anni. - Ruslan, la mamma vuole che portiamo i vestiti smessi
in chiesa alla raccolta di beni per i bambini poveri! Mi accompagni? Non voglio
andarci da sola! – gli aveva chiesto timidamente Vladlena. – Ma di cosa hai
paura?? – l’aveva schernita Clay. – Vacci da sola! E’ appena dietro l’angolo! E
poi a me non va di uscire! Sono stanco e preferisco stare qua in camera a
giocare! – aveva poi messo in chiaro un giovanissimo Clay. - Ma, Ruslan..! Ti
prego.. La mamma si arrabbierà se non facciamo quello che ci ha chiesto. E da
sola ho paura! – aveva implorato la piccola, il cui rossore s’accendeva di
contrasto contro le graziose trecce dorate e la carnagione color alabastro.
-
Non fare storie e vai via ora, non mi scocciare! –
rispose iperterrito colui che ormai rispondeva solo all’appellativo di Clay.
Vadlena era
dunque uscita da sola, col carico di vestiti usati che a stento riusciva a
sostenere su di se. Nel voltare l’angolo però, la bimba fu sorpassata alla sua
destra da un enorme camion da trasporto; questo, per una brusca ed improvvisa
sterzata dell’autista - forse dovuta al ghiaccio solidificatosi sulla strada -
finì per andare a sbattere contro il muro sinistro della strada, fortunatamente
mancando la bambinetta per un soffio. Vladlena ebbe appena il tempo di tirare
un respiro di sollievo, quando gli stipiti del portellone in acciaio del grosso
mezzo di trasporto cedettero, liberando il loro pesante contenuto e lasciandolo
ricadere sulla malcapitata ragazzina.
-
Ma cosa è stato?
-
Un incindente!
-
Una bambina!
-
Chiamate un’ambulanza!
-
E’ troppo tardi!
-
Ma è la figlia di Misha Vladzhvoieski!
-
Oh, mio Dio!
Clay si era fatto strada tra la
frenesia che si era impossessata degli spettatori, essendo uscito subito dopo
del fragroso urto del camion contro l’edificio adiacente alla casa paterna.
Grande fu il dolore del ragazzo nel trovarsi dinnanzi agli occhi quella cruenta
e terribile visione: quintali di argilla semi-liquida, probabilmente prelevati
da qualche vicina palude, si erano riversati dal camion su un corpo umano,
semisotterrandolo. Ma fu un particolare a far cadere Clay nella più cupa
disperazione: quella babbuccia rosa che veniva fuori dal cumulo di creta, una
delle poche testimonianze che qualcuno era rimasto sepolto nell’incidente, non poteva
che appartere a... -Vladlena!! – gridò con tutta la voce che aveva in corpo,
per poi cadere in ginocchio, in stato di shock.
-
Poverino, è il fratello!
-
Che disgrazia!
-
Bisognerà avvisare i genitori...
-
Chiamate il Reverendo Dmitriy!
-
La mala sorte ha ucciso quella
piccolina, che sventura..
“Non la mala sorte!” aveva
rimuginato Clay. “No, non quella.. Io ti ho ucciso, sorellina! Io che non
potevo abbandonare i miei giochi e la mia stanza, perchè troppo pigro per
accompagnarti, io che non ho saputo vegliare su di te! Sono solo un vile
nullafacente che ti ha lasciato sola alla furia del fato! Ah, accidia mia
dannata! E’ dunque a questo prezzo che dovevi farmi pagare la mia dipendenza
dalle tue ammalianti moine?!?
A seguito di questo ennesimo
travaglio, Clay riebbe l’uso della vista, giusto in tempo per vedere ulteriore
sangue fuoriscire da lui ed essere risucchiato dalle canne vampire dell’organo
di platino.
-
L’ennesimo trauma scoperto
dalla mia musica, che per la seconda volta ti ha toccato il cuore.. Un’altra
verità nascosta che io, musico d’insuperabile virtù, ho saputo scoperchiare e
riportare alla luce oscura dei tuoi sensi di colpa. Dimmi, cavaliere del Cigno, è forse per questo che hai ripudiato
il tuo nome di battesimo, Ruslan, e ti sei imposto quello di Clay, che in
lingua anglo-sassone significa “argilla”? Per far sì che, ogni volta che
qualcuno a te si rivolga, la tua colpa ti sia continuamente ricordata?
Tristezza e compassione ad occhi mortali susciteresti, solo risa e scherno da
me invece avrai, poichè io ho su di me le stigmadi della Passione, dolorose
come null’altro in terra! Io ho portato sulle mie spalle i pesi e le colpe di
tutti, non quelli miei, io che sarei potuto scendere in terra come un Dio,
scortato da schiere di angeli cherubini e serafini, mi sono addossato le colpe
di voi vermi mortali! Errai una sola volta, e non più! Ed è per questo che ho
giurato a me stesso che, in questa mia seconda vita sul piano terreno, farò
scontare ai peccatori le loro colpe col loro stesso sangue, così che ognuno
possa subire le conseguenze dei propri atti! – disse prima di far evolvere la
melodia che stava suonando dal Fa alla nota che lo seguiva. – Se non ti fossi
da solo affibbiato quel nome, iniziando tu stesso un processo di remissione
terrena, e se ancor l’esser diventato cavaliere non avesse ridotto la presa che
l’accidia aveva sul tuo animo, non saresti sopravvissuto! Presta bene orecchio
ora perchè è la volta di eseguire il Sol, la nota portatrice di morte fra
coloro che d’egoismo trova empi imperdonabili! – così dicendo, aggiunse un
nuovo quartetto alla poesia di remissione da lui recitata.
-
Non bastava all’uomo il suolo,
l’aria, l’acqua, il gelo, il tuono,
ogni cosa per se brama,
Avarizia...
Via, lontana!
Remissione del peccato!
Una nuova nota.. Una nuova illusione.. Un nuovo salasso
era in procinto di iniziare. Clay si ritrovò stavolta nei campi di
addestramento siberiano, mentre si esercitava con i compagni, Valeriy e Polina, un ragazzo ed una ragazza suoi
concittadini di poco più piccoli di lui, anche loro candidati all’investitura
del Cigno. I tre fanciulli, legati in principio da un forte legame di amicizia
sviluppatosi sin dall’infanzia, erano scappati dalle rispettive case assieme,
allo scopo di trovare il famoso Hyoga, colui che forse avrebbe loro permesso di
perseguire il loro sogno di rifuggire la mediocrità, diventando cavalieri. Il
novello cavaliere di Aquarius aveva difatto premiato la loro determinazione,
accentandoli tutti e tre. I due però
non erano riusciti a resistere fino alla fine ai pesanti ritmi degli
allenamenti previsti da Hyoga: Valeriy aveva ceduto alle piaghe della
stanchezza dopo meno di otto mesi ed aveva preferito ritornare a Mosca, a
chiedere il perdono paterno per la fuga. Di lui non si seppe più molto senonchè
un mercante di passaggio da Kobotek riportò la
notizia che un ex-allievo del Maestro delle Energie Fredde si era
arruolato come volontario di pace in occasione della Guerra del Golfo, dalla
quale non era però più tornato. Polina, invece, aveva resistito per ben due
anni ai ritmi imposti degli allenamenti in Siberia, conquistando una
preparazione fisica invidiabile, più che sufficiente ad una futura
sacerdotessa-guerriero. Forte era il sentimento di emancipazione e l’orgoglio
femminile che la muovevano; nonostante questo, aveva lei stessa deciso di
iniziare ad indossare una maschera, seppure contro la volontà di Hyoga, di idee
più liberali rispetto alle usanze in vigore ad Atene e sull’isola di Andromeda.
C’era però una cosa che a Polina proprio non andava giù: il fatto che, sebbene
lei si stesse allenando di pari passo con Clay, il suo amico progrediva più
rapidamente di lei, nella padronanza dell’energia cosmica in particolar modo.
La fiamma stellare già irradiava da lui, senza nemmeno che Hyoga avesse ancora
parlato loro in dettaglio sul come risvegliare il cosmo dentro di se. Il
maestro e Polina aveva preso quello come un dono naturale di Clay, una
predisposizione innata che la fanciulla sapeva di non avere e che, sebbene non
generasse invidia nel suo nobile cuore, la gettava in una sorta di tristezza e
rassegnazione di non poter mai diventare, un giorno, il nuovo cavaliere del
Cigno. Le cose non andavano però così come lei e Hyoga pensavano. Il motivo per
cui Clay era riuscito a riscoprire in se il nume del cosmo era un altro:
rovistando tra i testi di consultazione del suo maestro – i quali giacevano
nella modesta libreria, poco utilizzata da Hyoga, che era un istintivo più che
un saggio - aveva trovato un manoscritto sigillato, che su di se portava
l’effige del Versatore; il testo era stato scritto ed autografato dal
precedente cavaliere di Aquarius, Camus, e conteneva rivelazioni e consigli
pratici su come ottenere la conoscenza e padronanza delle energie fredde. Trovato
di soppiatto un tale tesoro, Clay lo aveva consultato e studiato sempre
all’insaputa di Hyoga e della collega, ottenendo i rusultati già menzionati. La
melodia ipnotica di Krios aveva risvegliato tutti questi suoi ricordi, insieme
col suo ennesimo senso di colpa... Rivide il giorno della partenza di Polina,
la rivide abbracciare il maestro Hyoga e lui stesso, quasi teneramente, nel
dire: “Ho deciso. Questa vita non fa per me; non ho la stoffa per diventare
cavaliere, o almeno non come Clay. Sono rimasta troppo indietro, rispetto a
lui. Per me è tempo di accettare questa verità.. e di voltare pagina.” Hyoga
aveva naturalmente obbiettato ma non c’era stato verso di farla desistere -
mentre fredde lacrime le scendevano dagli occhi - dall’abbandonare il suo unico,
grande sogno.. Per sempre.. E chi, pur avendo potuto, non aveva voluto, forse
per paura di essere scavalcato, rivelare anche a lei i segreti fortuitamente
appresi dalla letture dell’opera di Camus? Chi era stato tanto vigliacco da
temere la concorrenza di una fanciulla, e tanto egoista da non dividere con lei
un sogno comune? Chi, colui che non aveva mosso un dito nel proteggere le
speranze di quella che da tempo era quasi come una sorella? Lui, vile..
Egoista.. Avaro di potere, di miserevole egoismo peccatore!
Altro sangue si riversò nelle
canne dell’Organo Sanguinario, mentre Clay di nuovo tornava in se. Krios
riprese quindi la parola.
-
Mole di colpa inferiore per
l’avarizia, mole di sangue minore ringerà dunque a me dal tuo corpo ormai vacuo
di linfa vitale.. Più di due terzi del tuo sangue sono ormai stati versati, la
morte giungerrebbe a te anche se ti lasciassi andare ora stesso. Ma se così
facessi, avrei fallito nel purificare la tua anima e renderla linda di salire
al Cielo! Non sia mai ch’io debba fallare nel mio ruolo di Redentore! Che il
concerto prosegua, e raggiunga la sesta nota, il La, colei che del goloso le
voglie ferali recide! – sentenziò prima di raccordare a siffatta nota quella
melodia, che adesso era sinistramente acuta. Perfino il timbro cupo dell’organo
a canne adesso risuonava differente, come se il Tenente del Gallo stesse
piuttosto suonando un pianoforte.
- Se
a pietanze prelibate
sol rivolge l’intelletto,
sian le colpe cancellate,
d’Ingordigia reo e
inetto!
Remissione del Peccato!
Clay si ritrovò in una sala da
pranzo, agghindata con decorazioni natalizie e ed una tavola imbandita al
centro, la stessa della quale, da bambino, aveva partecipato insieme col padre,
entrambi invitati da un ricco amico di famiglia al Cenone della Vigilia. Clay
non era riuscito ad aspettare che l’ora di cena suonasse e si era intrufolato
di soppiatto per saggiare quelle prelibatezze, in casa sua piuttosto rare. Il
padrone si era però accorto, al momento di mettersi a sedere, che qualcuno
aveva osato prendere della cena natalizia esclusivamente dedicata a lui e ad i
suoi ospiti, tra cui come detto anche Clay e padre; dopo essersi umilmente
scusato con gli invitati, l’uomo aveva subito mandato a chiamare la governante
che si era occupata di imbandire la tavola, una giovane vedova di quarant’anni
il cui marito l’aveva lasciata con tre figlioli a carico ed uno ancora in
grembo; il nobile, più nel sangue che nel cuore, l’aveva più volte interrogata
sul come e sul perchè, sul chi avesse mai potuto.. La donna, umiliata di fronte
agli invitati, aveva scongiurato di non sapere nulla, scongiura che non aveva
fatto presa sul signore, convintissimo ch’ella avesse trafugato qua e là del
cibo per portarlo di nascosto alla prole. Dispose allora una punizione
umanamente terribile: la donna in cinta e i suoi tre figlioletti furono
costretti ad osservare a stomaco vuoti ed in piedi la lunga cena del padrone e
degli ospiti, che gozzovigliavano senza ritegno, raccontandosi fandonie ed
intonando canzonacce, tra un pezzo di Goulash e una fetta di salame praghese.
L’unico a non avere molto appetito - e per il precedente spuntino, e per il
senso di colpa che lo affliggeva - era proprio Ruslan che osservava i volti
affamati dei ragazzini, le cui pupille gridavano forte una parola sola: “fame”.
Quello della donna po..., il cui stato di gravidanza e la compassione per i
propri pargoli, le provocavano un dolore straziante quanto frustrante, era
insopportabile spettacolo per il giovinetto. Il banchetto si concluse solo
verso le tre di notte, quando il padrone di casa invitò gli ospiti a gettare
gli ossicini rimasti del Goulash – l’unica cosa sopravvissuta alle fameliche
bocche dei pasteggianti – ai figli della donna, neanche fossero cani, che
dovettero mettersi in ginocchio ed abbaiare per avere in premio quello che
anche un cane stesso avrebbe forse rifiutato. Anche Clay fu invitato a gettare
i suoi resti al più piccino, di soli cinque anni; e così dovette fare. La
donna, in un collasso di tristezza e rabbia, venne poi meno e l’urto contro il
pavimento le provoco un’emorragia interna, che le diede subito un penoso
aborto. “Pazienza!” commentò ridendo il meschino signore. “Vorrà dire che il
prossimo Natale ci sarà un bastardo in meno da sfamare!” Clay era disgustato dal
cinismo e la cattiveria del suo ospite, ma ancor più dal suo stesso atto!
Quanto dolore era riuscito a provocare, per aver peccato d’impazienza, per non
aver sostenuto la voglia di ingozzarsi di cibo, lui che pure non si trovava in
condizione di povertà e che non aveva quindi scusanti. Aveva rubato, mentito, e
visto ad altri scontare pene sue proprie... Un ennesimo errore aveva segnato la
sua vita, e quella di un bambino ancora in grembo di cui aveva indirettamente
segnato la fine, a causa solo d’un insano appetito. Dal peccato, si era
stavolta lasciato prendere per la Gola!
Una risata agghiacciante lo
riportò alla realtà: Krios si era abbandonato a delle risa isteriche, mentre il
sangue della sua vittima iniziava a piovere su di lui, ricadendogli addosso lui
come la più macabra delle pioggie.
-
E’ davvero uno spasso vederti
dimenare come un verme attaccato all’amo, mentre dispongo ad usum Delphini
delle tue passate colpe, mischiando ad esse gli incubi di cui sono le loro
estremizzazioni! – sghignazzò il sadico cavaliere di platino.
-
Smetti... – sussurò Clay in un
alito di voce. - ...di giocare con i miei... ricordi...
-
Parli ancora?? Come osi, così
in balia del mio melodioso canto di requiem, proferir parola, lurida anatra
nordica?!? – tuonò Krios.
Mentre così diceva, però, si
accorse di qualcosa di strabiliante... Il cosmo del suo avversario si era
riacceso, nonostante l’estrema anemia di cui soffriva ormai il suo corpo. Krios
si rese allora conto che le canne del suo organo si stavano congelando, proprio
nei punti in cui si infiltravano sotto la pelle di Clay.
-
Hai osato troppo, cavaliere
blasfemo! - riuscì a gridare il
giovane. – E per troppo tempo mi hai usato come burattino! Ora i giochi.. –
continuò con uno sforzo sovraumano, mentre alimentava il suo cosmo.
-
...volgono al termine, lo so!
Ed infatti, peccatore, presta bene ascolto perchè con il Si che alla
depravazione è avverso, decreto anche la tua sentenza capitale! – lo interrupe
Krios, per raggiungere la settima nota del sua mortale ottava.
Sfortunatamente, Clay non ebbe
il tempo di liberarsi dalle canne, la cui presa era già riuscito a
compromettere con l’energia gelida sprigionata dal suo cosmo, prima che il
versetto finale del Seven Deadly Sins’ Lullaby fosse recitato.
-
Come
Gola questo è vizio,
che alle voglie rende schiavo,
la Lussuria
delle carni
dal suo corpo ordunque lavo!
Remissione del Peccato!
Agli occhi di Clay, apparverò
tre bellissime donne russe; le vesti succinte e i generosi decoltè tradivano la
loro identità: erano tre cortigiane, famose al Cremlino per essere riuscite più
di una volta a salvare il paese armate solo delle loro sottane e delle loro
prosperose curve; quelle stesse donne che avevano rappresentato ed ispirato le
prime fantasie erotiche di un Ruslan adolescente, adesso si muovevano sopra di
lui, sfiorandolo, accarezzandolo, baciandolo, leccandogli il collo e i
capezzoli inturgiditi. Lo spogliavano dell’armatura, poi della maglia, mentre
loro stesse si slacciavano a vicenda i corpetti, lasciando scoperti i seni
rotondi e sodi; le loro labbra vollutuose di color vermiglio, facevano risalto
contro i denti bianchi e perfetti.. Mentre una di loro lo baciava furiosamente
sulle labbra, le altre due scendevano ad accarezzare i suoi pettorali, poi gli
addominali... Proprio mentre Clay cadeva in preda dei suoi istinti più bassi e
si abbandonava alle tre colleghe, si sentì colto da un improvviso malore: sentì
la sua temperatura corporea alzarsi, avvertì un fortissimo prurito alla pelle,
mentre il suo viso veniva segnato da sudore freddo e piaghe; un forte senso di
nausea lo prese e, nell’alzare il volto di scatto, vide le sue tre lussuriose
compagne per quelle che erano diventate: tre lebbrose a stato terminale, con
gli occhi gialli e la pelle del viso cadente, che proseguivano la loro opera su
di lui, non curanti del loro novello stato. “Vade retro!” Scongiurò Clay. “Via
da me!” ma le tre continuavano iperterrite ad andare oltre e la povera vittima
non aveva più la forza di liberarsi. Prima di abbandonarsi, questa volta ad un
incubo e non ad un sogno erotico come la volta precedente, si disse: “Vedi,
Clay.. queste vengono a te per aver peccato d’impurità per una vita,
fantasticando in continuazione sui piaceri della carne e intorbidando la tua
anima con lordi e peccaminosi pensieri. Ah, lussuria ammaliante, ch’io possa da
te essere libero!”
Per l’ultima volta, l’organo
adoperò su di lui una suzione che lo privò d’altro sangue, per quello che ne
era rimasto. Clay stavolta avevo perso i sensi, di lui non rimaneva più che
involucro praticamente privo di linfa vitale, che si era tutta riversata su
Krios, il quale si agitava di gioia ed eccitazione come un invasato al contatto
con essa, neanche fosse stata manna del cielo.
-
La Nenia dei Sette Peccati
Capitali giunge dunque al termine, e come con un Do si è aperta.. – farfugliò
il Platinum Saint, in estasi mistica. - ...con lo stessa nota si concluderà!
Ecco a te l’ultima nota del Seven Deadly Sins Lullaby! Sali pure al cielo,
adesso, ecco a te il Do della remissione!
Così disse Krios, nell’eseguire
in morente l’ultima parte della sua rapsodia, per poi sonoramente chiuderla con
l’accordo di Do maggiore. L’ultima nota venne incanalata dalla canna centrale
dell’organo, quella conficcata vicino al cuore di Clay ed iniziò a correre
verso di lui.. Era dunque la fine, per il cavaliere del Cigno?
Parve di no, perchè la nota
energetica fu improvvisamente rallentata nella sua corsa lungo la canna
dell’organo, che gelò all’istante,
frantumandosi in mille pezzi. La stessa cosa accadde un istante dopo anche a
tutte le altre canne, lasciando in questo modo Clay libero dalla mortale
stretta dell’Organo Sanguinario. Il corpo salassato del giovane cadde a terra,
in un tonfo.
-
Cosa è stato?!? – imprecò
Krios, la cui follia alimentava adesso una rabbia indescrivibile.
Per risposta, si vide arrivare
contro cinque rose di colore giallo, che lo oltrepassarono ed andarono a
piantarsi nel suo prezioso strumento musicale...
- Da dove vengono questi
nauseanti fiori?? – si chiese il cavaliere.
Nel tempo di un respiro, sentì
qualcuno nell’ombra gridare “KAMIKAZE ROSE!”; altrettanto rapidamente le rose
si illuminarono, per poi esplodere con una veemenza indicibile, che gettò lo
stesso cavaliere, ancora seduto all’organo, al di sotto dell’altare, facendogli
picchiare violentemente il volto contro il pavimento di marmo e facendogli
perdere il diadema. Krios si rialzò stordito e nel voltarsi, si accorse che
ormai poco rimaneva di quella che rappresentava la sua arma migliore. In preda
all’ira, guardò dinnanzi a se, allo scopo di capire a chi dovesse la perdita
del suo strumento più prezioso.
-
Un’aria congelante capace di
spezzare il platino e delle rose che in loro nascondono ordigni nucleari! Chi
siete, invasori?? Rivelatevi, ordunque.
Due cosmi si accesero luminosi
in direzione dell’entrata della basilica sconsacrata del Gallo, e due voci ne
accompagnarono subito l’entrata in
scena dei possessori.
-
L’aria che spira dalle mie mani
è più gelida della tramotana che soffia nell’Artico, perchè portatrice dello
Zero Assoluto, capace d’impedire la propogazione anche delle tue onde soniche!
Io, a cui le forze dell’acqua e del ghiaccio ubbidiscono, sono Camus
dell’Anfora Sacra, cavaliere di Magellano in nome della dea della Giustizia!
-
Dici bene a dire che le mie
rose sono ordigni, perchè da esse irradia un’energia pari a quella di
un’esplosione nucleare, sono le “Rose dal Tocco Nefasto”, devastanti come
uranio in scissione.. E non è ancora molto, per colui che come me, destreggia
il potere dei fiori del male! Sono Aphrodite della Rosa di Magellano e combatto
per Athena!
-
Altri cavalieri di Athena!
Siete forse venuti, voi peccatori alla stregua di abitanti di Sodoma e Gomorra,
sin qui dalle lontane coste elleniche per essere purificati? – chiese Krios
prendendo in mano il suo rosario.
-
Cavaliere di platino, abbiamo
già subito il percorso di redenzione dei nostri errori, e veniamo qui da molto
più lontano che non dalla Grecia. Giungiamo in missione dallo stesso posto dove
presto finirai tu, se non ti arrenderai seduta stante! – lo minacciò Camus.
Nel frattempo Aphrodite stava
utilizzando il potere della “Rosa di Sublime Carezza” sul giovane Clay.
-
E’ messo molto male, la maggior
parte del suo sangue è stato versato.. Il nuovo cavaliere del Cigno? – chiese
al collega.
-
Sembra di sì. – rispose Camus
pensieroso. “Hyoga..” disse poi fra se “..questo è il tuo allievo, colui che
hai scelto per custodire le tue vestigia.. Ma tu.. dove sei?”
-
Non c’è luce all’interno di
voi, siete solo degli spettri, percepisco la morte esalare da voi! Ciò non
toglie che non vi perdonerò mai per aver distrutto il mio possedimento più
prezioso, l’Organo col quale avevo deciso di purificare questo mondo di
peccatori e rei!
-
Presto non avrai più mani per
suonare strumento alcuno, nè gambe sulle quali reggerti in piedi. – lo minacciò
Camus prima di partire all’attacco.
Il cavaliere di Athena si
diresse verso l’avversario, per raggiungerlo con un calcio alla nuca. Krios
subì il colpo in pieno, finendo contro un muro, ma reagì usando la stessa
parete per rilanciarsi contro Camus, sferrandogli una gomitata al volto. Camus,
dal canto suo, assestò una serie di pugni alla bocca dello stomaco di Krios,
non ferendolo gravemente ma riuscendo a congelare la superfice delle sue
vestigia di platino. Questi emanò quindi un grido ad alta frequenza che spinse
Camus parecchio all’indietro, dissestando il suo equilibrio. Fu allora che il Tenente gli lanciò contro
le affilate penne del Gallo di Platino, come fosse stato un lanciatore di
coltelli impazzito; l’ex-Gold Saint richiamò però nelle sue mani le energie
fredde, e deviò tutte le fatali piume colpendole violentemente con i pugni di
ghiaccio. Le piume si conficcarono contro pareti, pavimenti e soffitto; una
tornò perfino contro Krios, producendogli un profondo taglio a volto. “Ti sei
distratto!” disse Camus nell’eseguire un nuovo attacco, “le polveri di diamanti
gemellari”. “Twins Diamond Dust” evocò, mentre i cristalli della neve siberiana
iniziavano a spirare da entrambe le sue mani! I due turbini d’aria congelante
si diressero verso Krios, che però non si fece trovare impreparato ed assorbì
con le labbra il doppio vortice, per poi espellere tutta quell’energia,
potenziata dalla pressione, contro colui che l’aveva lanciata. “Non sei l’unico
ad avere un tal genere di difese!” gli rispose Camus, rapidamente staccando le
spalliere delle sue vestigia, per ricomporle nell’Anfora con la quale aveva
salvato Aphrodite dal sinistro arcobaleno. “Aurora Absorption!” esclamò mentre l’attacco
a lui diretto veniva risucchiato all’interno dell’Anfora. Puntando poi il
formidabile vaso contro l’avversario gridò: “Preparati ad avere su di te il
riflesso congelante dell’Aurora! Aurora Reflection!” Così dicendo, liberò tutta
l’energia contenuta nell’Anfora, cogliendo Krios impreparato e facendolo
schiantare contro il frontone dell’altare, direttamente sul tabernacolo, che
andò in mille pezzi.
- E’ sconfitto. - commentò
l’ex-cavaliere di Aquarius.
- Non ancora. – lo corresse
Aphrodite, un instante prima che il cosmo avverso riesplodesse con furia ancor
maggiore di prima. Krios fuoriuscì quasi illeso dalle macerie, di certo un po’
malconcio ma sicuramente non ferito gravemente. Lo scontro non era ancora
terminato.
- Non ho mai fronteggiato un avversario
con un’energia cosmica di questa portata. – commentò Camus.
- Oltre a ciò, i suoi occhi
emanano una luce sinistra, insana.. Nonostante tutto, forse sarà proprio la sua
follia a perderlo. – aggiunse Aphrodite.
- Hai ragione, ma finchè avrà
indosso quelle vestigia, dubito che riusciremo ad arrecargli danni
significativi. – precisò il maestro di Hyoga.
- Vuoi lasciare provare me? –
si propose allora il cavaliere della Rosa Malefica.
- Non è necessario. Non sarai
tu a finire questo scontro. – replicò Camus sommessamente.
- Cavaliere dell’Anfora, non
sottovalutarmi.. Se la tua aria congelante non ha effetto sulla sua armatura,
tenterò io di oltrepassare le sue difese col polline dei miei fiori. Non essere
così orgoglioso da rifiutare il mio aiuto! – protestò Aphrodite.
- Non è questo. Quando ho detto
che non sarai tu colui che concluderà questo scontro.. – precisò Camus. - ..non
mi riferivo a me.
Tali sibilline parole furono
subito chiarificate dall’apparire progressivo di frammenti di neve cristallizzata,
che venivano emanati da qualcuno che si trovava alle spalle dello stesso
Aphrodite. Molto fu lo stupore di quest’ultimo quando il collega gli prese la
mano destra e lo tirò in avanti, invitandolo a seguirlo.
-
Non ci resta più nulla da fare,
qui! E’ il momento di proseguire!
-
Ma stai scherzando? Krios è
ancora di fronte a noi e quell’uomo lì dietro ha perso litri e litri di sangue!
Non vorrai lasciare da solo il successore del tuo allievo prediletto alla
mercee di quel sadico?!? – protestò l’estesa.
-
Suvvia, Aphrodite! Fidati di
me! Lasciamo immediatamente questo posto! – ribadì Camus, mentre ormai correva
insieme al collega riluttante contro l’avversario, in direzione dell’uscita
nell’angolo in fondo a sinistra della basilica, ad un lato dell’altare.
-
Coraggio, adesso dipendiamo da
te! E’ il momento di usare la “Rosa di Sublime Bellezza!” – lo spronò Camus.
-
Sì, sì! Ho capito! – replicò
l’altro, innalzando la tempesta di rose rosse che costituiva il suo attacco
base; queste, oltre che a dirigersi verso il Tenente di platino, danzarono
attorno a loro, rendendoli magicamente invisibili. Mentre Krios veniva
inebriato dal polline subliminale della rosa rossa, Camus e Aphrodite
riapparvero proprio all’uscita della chiesa, e varcarono la soglia senza dire
una parola.
Krios si rese subito conto
della fuga nemica ma non ebbe il tempo di partire all’inseguimento, poichè un
cosmo ancor più gelido di quello che aveva percepito in Camus catturò la sua attenzione.
Nel voltarsi, potè constatare cosa... o meglio chi fosse la fonte di quel
potere straordinario: Clay, il suo vecchio nemico, di nuovo in piedi, sembrava
ora versare in un stato di trans.
-
E’ impossibile, ha ricevuto su
di se il Seven Deadly Sins’ Lullaby ed è ancora in piedi! E da dove viene
quest’energia straordinaria? Che il Padre lo stia adesso sorreggendo contro di
me, contro colui che la sua vita e
dedizione donò a lui in toto, contro me, il Messia, colui che già una volta
aveva abbandonato? Perchè, Padre?!? Perchè mi ripudi?!?
-
Aurora Avalanche! – gridò Clay
nello scantenare un colpo di sua creazione molto simile al Sacro Aquarius, una
variazione dello stesso che si manifestò come una gigantesca valanga che
aggredì il suo avversario, travolgendolo e sotterrandolo nella neve. Krios
riuscì a venir fuori dalla spessa coltre che lo ricopriva giusto in tempo per
evitare di perdere l’uso delle parti del corpo non protette dall’armatura. In
preda ad una follia che adesso aveva raggiunto il culmine, disse al suo silente
avversario:
-
Ah, Giuda! Con un bacio mi
tradisci! Ma ricorda, chi di spada colpisce.. – farneticò mentre le tenaglie
energetiche del becco ipertagliente s’accendevano tra sue braccia. - ..di spada
perisce! Hypercutting Beack! – esplose, liberando il suo attacco distruttivo
maggiore.
La tenaglia
formata dal bello del Gallo fu però fermata dalla nude mani di Clay che, con un
sforzo nullo a vedersi, ne separò le lame energetiche, facendole schiantare ai
suoi lati. Fu allora che il cavaliere d’Athena formò una croce perfetta con le
braccia...
-
Sei davvero sicuro di voler
proseguire? – chiese Aphrodite all’esterno della basilica.
-
Sicurissimo. Solo un’altra
volta in vita mia ho visto un uomo versare nello stesso stato in cui si trovava
pocanzi quel ragazzo.
-
Parli forse... del tuo scontro
all’undicesima casa?
-
Esattamente. Hyoga sfiorò
quella volta lo zero assoluto, riuscendo a fermare l’atomo ed a privarmi della
vita, nonostante l’armatura d’oro. In tale impresa, riuscì eseguendo il mio
colpo massimo...
-
Pensi quindi che sarà il Sacro
Aquarius a decretare la vittoria del suo successore?
-
No, non quel colpo. Vedi, come
sai ognuno di noi nasce sotto l’influenza delle stelle, alcune persone si
trovano addirittura sotto il segno di più d’una costellazione: è il caso di
Seiya, di Pegasus e Sagittarius al contempo, o quello di Hyoga, caro alle
stelle della Croce del Nord e a quelle di Aquarius.. Se Hyoga ha deciso, come
suppongo, di rinunciare alle vestigia del Cigno ed indossare quelle di
Aquarius, puoi stare ben certo che la motivazione è una sola: l’aver trovato
qualcuno che, ancor più di lui, potesse incarnare il perfetto saint della
costellazione del Cigno.
-
E credi che questo qualcuno...
sia quel ragazzo?
-
Lo credo, e potrò esserne certo
solo se e quando quell’uomo scatenerà il colpo massimo che appartiene alla
costellazione della Croce del Nord, quella tecnica che nemmeno Hyoga, a livello
di Santo Divino, è riuscito a sprigionare. Parlo, cavaliere della Rosa, del più
crudele colpo conosciuto basato sulle energie fredde, una tortura perpetua che
ha sì un’alba ma mai un tramonto! Parlo... della “Crocifissione dell’Aurora”.
-
Aurora Crucifixion! – invocò
Clay nel liberare il suo attacco che si manifesto come quattro sfere di energia
celeste, due delle quali raggiunserò Krios e si piantarono nelle suoi due palmi
costrigendolo ad allargare le braccia, mentre un’altra si conficcò nei suoi
piedi; la quarta sfera librò invece sopra il suo capo.
A fatto avvenuto, una corrente
d’energia congelante collegò le quattro sfere, unendosi in una croce d’energia
fluente che innalzò Krios e lo croficisse nel ghiaccio. Il flusso energetico
sembrava ormai essersi distaccato dal cosmo di Clay, e pareva adesso
alimentarsi di forza propria: in realtà, quel colpo utilizzava il principio di
conservazione dell’energia, evitando che essa si disperdesse, ed incanalandola
di continuo in un cerchio sottile e quasi invisibile che congiungeva ed
alimentava in ciclo le quattro sfere. Una morsa senza fine, che forse non si
sarebbe mai spenta, e che avrebbe permesso al colpo di Clay di attraversare e
gelare perpetuamente il corpo immortale dell’avversario, sigillandolo per
sempre.. Krios non riuscì nemmeno a prendere fiato, mentre i suoi organi
interni venivano devastati dalle strutture cristalline che si facevano
prepotentemente spazio tra le sue membrane. In un ultimo anelito di forza, il
cavaliere riuscì a muovere col suo cosmo una delle penne di platino che un
tempo gli avevano fatto da armi; la piuma volò al di sopra del suo capo ed incise
su ghiaccio una scritta dall’emblematico significato: “I.N.R.I”. Il flusso
costante dell’energia della croce inghiottì subito l’ultimo vaneggiamento del
Tenente, la cui piuma ricadde a suolo; nella caduta, la stessa tranciò la
collana del rosario che Krios teneva al collo e questo cadde giù senza essere
inglobato dalla croce, per poi scivolare ai piedi di Clay. Era dunque quello il
segno di resa del Tenente che proferì solo poche parole di commiato, per poi
spegnersi nell’ibernazione: “Padre Mio, perdonalo perchè non sa quello che fa!”
Clay raccolse la croce e si
avviò verso l’uscita della basilica; nel volgere un ultimo sguardo al nemico,
ne contemplò il crocifisso per dire, semplicemente: “Non fare agli altri quello
che non vorresti fosse fatto a te.”
All’uscita del tempio,
stremato, svenne alla luce della Luna. Non trovò però nessuna dura scalinata di
roccia contro la quale sbattere violentemente, perchè scivolò invece su un
tappeto di rose di colore rosa che qualcuno aveva abbandonato sulle scale apposta
per lui...
FINE PRIMO ATTO