Platinum
Saints: I Cavalieri dello Zodiaco Cinese
Una
fanfic di Andromeda La Notte
Chapter
15: Una mente in catene.

·
Sei scappato alla
morsa del destino... Sei forse immortale come tuo fratello Ikki dell’Araba
Fenice?
Il caldo abbraccio mortale della Nebulosa
si estese all’interno del tempio della Bertuccia Emulatrice, sovrastando di
luce violetta i bagliori di platino che venivano emanati dal cosmo
dell’incredulo Moka. Andromeda stava controllando la Nebulosa e senza nemmeno
essersi spogliato dell’armatura. Il che non aveva precedenti, come l’emulatore
sapeva bene. Tentò quindi di rispondergli pan per focaccia, cercando di emulare
la Nebulosa stessa.. Non vi riuscì. Non potè riprodurre l’attacco. E questo
poteva voler dire solo una cosa: che il cosmo del cavaliere d’Atena era ormai
superiore al suo.
·
Moka, questa é per te
l’ultima volta di avere di fronte Shunsuke! Presto la furia della Nebulosa di
impadronirà di me, togliendomi ogni ombra di pietá o umanitá! Cedimi il tuo
ricoscimento adesso!
Un tornado di potenza innaturale si generò
all’interno del Tempio della Bertuccia Emulatrice, semidistruggendo all’istante
sia la pavimentazione che il soffitto. Moka fu spazzato via come non nulla, poi
riattratto, mandato a sbattere per decine di volte contro i muri, e poi ancora
precipitato al suolo. Una furia dalla quale nemmeno le sue mitiche vestigia di
platino potevano proteggerlo. La Nebulosa aveva infatti un moto circolare e
pertanto continuo, perpetuo. Il vento nebulare non accennava a placarsi, anzi..
Quasi aumentava d’immensità e velocità. Fu allora che Moka decise di reagire.
Lanciò la sua Platinum Rope che gli permise dapprima di aggrapparsi ad una colonna
laterare e poi, addirittura di mantenersi in equilibrio, essendosi
controbilanciato ad una colonna dal lato opposto.
·
Inutile. – disse
Andromeda, con voce gutturale.
Il vortice della Nebulosa alterò la sua
orbita e dissestò gli appigli delle corde di platino del Tenente. Ancora una
volta, il twister si riappropriò del corpo di Moka, per poi trasportarlo
nell’occhio del ciclone e scaraventarlo un’ultima volta contro il soffitto, al
quale Moka rimase attaccato. Gocce di sangue divino fuoriuscirono dalle labbra
del Tenente che, di lì a pochi istanti, ricadde a terra con un tonfo sordo.
Il cavaliere di Andromeda, nel frattempo,
aveva arrestato il moto distruttore della Nebulosa. Quando i venti si furono
completamente calmati, Shun si mosse verso Moka. Nel raggiungerlo, la scena che
si presentò ai suoi occhi fu tanto sorprendente quanto macabra... Dal corpo
martoriato di Moka, e precisamente dal cranio, fuoriusciva sangue in grande
quantità. La parte superiore dello stesso cranio era stata recisa. L’encefalo
era adesso vuoto, il cervello era stato asportato. Come poteva essere successa
una cosa del genere?? La Nebulosa, si disse, non poteva certo essere
responsabile di un’asportazione del genere, che aveva più della precisa mano di
un chirurgo. D’un tratto, una forte emicrania lo aggredì, e fu subito dopo
accompagnata da un senso di nausea che quasi lo portò a vomitare; la vista gli
si annebbiò e cadde sulle ginocchia. La testa gli scoppiava ed il dolore era
talmente forte che s’aspettava di avere un’emorragia interna da un momento
all’altro. Capitombolò quindi all’indietro, mentre le sue mani arrancavano
nell’aria contro la sua volontà, quasi vittime di un sortilegio. Una sola cosa
era però chiara al cavaliere, una cosa inquietante e pur certa da essere
consapevolezza: qualcosa.. qualcuno stava violando la sua mente, immergendosi
in essa. Mentre il dolore lancinante varcava la soglia dell’umana
sopportabilità e sangue semi-coagulato gli fuorisciva dalle narici, Shun fece
quello che ricordò poi essere lo sforzo più duro della sua vita e scaccio’
l’invisibile parassita fuori dalla sua mente.
Il dolore calò subito d’intensità e gli
organi di senso ripresero velocemente a funzionare. "Tutto questo.."
si disse "..e’ opera di Moka."
Nella casa del Ratto Malvagio, Marin si
trovava ormai di fronte il viscido Lemnosin che l’aveva accolta con fare poco
cerimonioso e con le sue tanto decantate Muldering Fangs; l’attacco a sorpresa
di Lemnosin non era però andato a segno, dato che Marin era già stata informata
della natura di quel colpo dai suoi amici cavalieri.
·
Un’altra preda da
spolpare! – sgnignazzò Lemnosin. – Nella speranza che quel traditore di Corinto
non si intrometta di nuovo.
Marin si gettò all’assalto del nemico con
la Meteora Avvolgente, il suo Ryuseiken con effetto ad immagine residua.
Difatti, il suo attacco non fu che illusione e Lemnosin se la ritrovò alle
spalle, giusto in tempo per parare il vero Ryuseiken che però riuscì ad
infiltrarsi in alcuni punti poco coperti dall’armatura, assestando alcuni colpi
decisi al Sergente. In cambio, Marin fu colpita vicino al collo dalle
Mouldering Fangs di Lemnosin; la ferita inizio’ di li’ a poco a bruciare
vivamente.
·
E’ fatta! Le
Mouldering Fangs sono putrescenti lame che causano ferite pericolosamente
infette! A breve, non sarei più che una lebbrosa!
Lemnosin bruciò il suo cosmo, i cui
bagliori platinati accesi si alternavano alla sua tetra e spettrale aura. Sopra
il capo del cavaliere una nuvola grigia apparve dal nulla, la nuvola
dell’Asphixia Flatulence. Marin si preparò alla difesa ma l’attacco che
Lemnosin aveva in serbo per lei era, per sua sfortuna, ben diverso da quello
che lei s’aspettava... Alzate quindi le mani in direzione di Marin, lo spietato
Sergente invocò:
·
Cumuli putrescenti
del cielo del Ratto Malvagio, condensate l’energia fatiscente dell’Asphixia Flatulence
e fate dunque ricadere su quest’incosciente la vostra vorace grandine vivente!
Hailing Rats!
Il colpo di Lemnosin ebbe bizzara
manifestazione! Una grandine di ratti affamati sembrò piovere sulla povera
Marin che, seppure in guardia, fu comunque travolta e come ricoperta ed
azzannata da migliaia di piccole bocche fameliche. Se non fosse stato per la
nuova armatura forgiata da Corinto, la grandine di ratti avrebbe raggiunto i
suoi organi interni, devastandoli. L’orda vorace costrinse la sacerdotessa
all’immobilità e, mentre ancora la vittima si reggeva in piedi, iniziò il suo
pasto.
·
Stolta impudente!
Pensavi davvero che le risorse del Ratto Malvagio si esaurissero semplicemente
con le Mouldering Fangs e l’Asphixia Flatulence?? Ora paga il prezzo della tua
ingenuità! Non sei altro ormai che carne da macello!
D’un tratto, una fittissima rete di raggi
di energia raggiunge Lemnonis come una raffica di colpi da mitragliatrice. Il
Sergente fu atterrato all’istante, senza potere in alcun modo difendersi.
Un istante dopo, il corpo di Marin, così
assediato dai ratti, fu ricoperto da una terribile aria congelante, che geloò i
malcapitati roditori e, infrangendosi, libero il corpo della
sacerdotessa-guerriero. Lemnosin non ebbe nemmeno il tempo di rialzarsi che
l’acuminata punta di una cuspide gli perforò la spalla destra; il dolore
lancinante provocato dalla puntura lo fece gridare a squarciagola.
·
Chi osa? Chi diamine
siete?? Invasori, forse?!?
Quattro figure bardate di armatura fecero
la loro apparizione. Con parole simili a quelle con le quali li aveva
aprostrofati la bonza, si presentarono...
·
Signore dei poli e
padrone dell’Energie Fredde tutte, io sono Camus di Aquarius, ora cavaliere
dell’Anfora Sacra!
"Aioria.." Marin, quasi svenuta,
pensò di essera vittima di un’allucinazione.
·
Noi Gold Saint, ad
Athena fedeli, siamo tornati dall’Hades per espressa richiesta di Lady Saori,
della Dea l’incarnazione. – disse Camus.
Intanto, Aioria si era chinato su Marin
per sincerarsi delle sue condizioni.
·
Marin, stai bene?
Aioria pensò fra se che la sua vita, così
come quella dei suoi compagni, era solo temporale e non sarebbe durata che meno
d’un giorno, quando Athena sarebbe dovuta ritornare dall’Ade, e loro avrebbe
dovuto riprendere il loro posto nel mondo dei morti. Non ebbe pero’ il coraggio
di rivelare quella triste verità alla sacerdotessa, per la quale sapeva di
provare, corriposto, qualcosa di più che semplice sentimento d’amicizia.
Frattanto, Aphrodite si era avvicinato ai due e, salvando Aioria dalla
difficile situazione, si rivolse a lui in tali termini:
·
Lasciala a me. E’
molto malconcia ma niente a cui non possa rimendiare...
Aphrodite si alzò e bruciò il suo cosmo
policromatico; questo si tinse di un rosa acceso. Dalle sue mani iniziarono a
germogliare delle rose dello stesso colore.
·
Rosa.. di salubre
carezza! – sussurrò.
Le rose sfiorirono e i loro petali, così
come il loro polline iniziarono a volteggiare in una danza elegante attorno al
corpo di Marin. In men che non si dica, le ferite della sacerdotessa
cominciarono a richiudersi. Anche il grosso squarcio sulla spalla destra, ormai
diventato violaceo, riprese il colore della carne e si cicatrizzò con il resto
dei tagli.
·
Straordinario! Una
rosa dagli effetti curativi! – esclamò Aioria. Il profumo del polline
liberatosi era inebriante.
Mentre Marin iniziava a riprendere
lentamente le forze, Lemnosin rimuginava piuttosto confuso. I Gold Saint del
Grande Tempio di Athena avrebbero dovuto essere tutti morti nella battaglia
contro Hades... Il Sergente aveva come motivo principale per confrontarsi coi
cavalieri di Athena e farne strage, il fatto che il fratello Niobe, Surplice di
Deep, era stato trucidato nella medesima battaglia da uno dei cavalieri d’oro.
Al contrario di Lemnosin, nelle vene dello Spectre non fluiva sangue divino.
Niobe aveva rinunciato alla sua natura semi-divina nell’abbandonare Mekar per
vagabondare in giro per il mondo; aveva poi finito per essere scelto ed
arruolato tra le file di Hades. La sua vita l’aveva conclusa all’interno della
casa del Toro d’Oro liddove, a seguito di un brevissimo scontro, lui ed
Aldebaran si erano annientati a vicenda, sotto gli occhi di Mur del Jamir,
cavaliere di Aries. Lemnonis non poteva accettare il fatto che suo fratello,
unico suo remoto affetto, potesse essergli stato privato. Quello stesso
fratello che avrebbe dovuto avere accanto lungo tutto il corso della vita
d’immortale, lo stesso che aveva cresciuto, altro adesso non era che cenere. Niobe
era l’unica persona a Mekar che non provava ribrezzo per lui, l’unica a non
pronunciare il suo nome per farsene gioco; e Mekar era il suo mondo, e gli
abitanti di Mekar l’interezza delle sue genti – miserabile ancor di più s’era
fatta la vita del cavaliere del Ratto, di cui perfino le sue stelle custodi
sembravano volere farsi beffa, avendo a lui conferito poteri molto inferiori
rispetto a quelli degli altri Platinum Saint. Quel fratello, che a tutta questa
mestezza poneva in qualche modo freno, adesso non poteva nemmeno beneficiare di
degna sepoltura. E tutto questo grazie ai cavalieri del Toro e di Ariete! E più
in generale di tutti i cavalieri d’oro d’Atene, quegli stessi cavalieri sui
quali pensava di non potersi mai direttamente vendicare. Adesso, pero’, le cose
avevo preso piega ben diversa.
·
Cavalieri d’Oro
redivivi! – gridò Lemnosin, con un furore ed una grinta che i suoi avversari
non s’aspettavano possedesse. – In nome della memoria di Niobe, Spectre di
Hades e Surplice di Deep, io mi accingo a giustiziarvi! Tornerete presto alle
vostre tombe, accompagnati dal fetido abbraccio dell’Asphixia Flatulence!
Marin non fece in tempo ad avvisare i suoi
quattro salvatori su quanto stava loro per accadere. Lemnonis miscelò la sua
nuvola fastiscente e la scagliò contro i quattro malcapitati, che furono
investiti in pieno. Colpi di tosse secca e sibili respiratori cominciarono a
raggiungere le orecchie del soddisfatto Platinum Saint; d’un tratto, proprio
mentre il Sergente iniziava a gustare i frutti freddi della vendetta, la nuvola
flatulente fu sfiancata da una pungente corrente congelante, che raggiunse
anche lui, atterrandolo. Mentre l’esterrefatto Lemnosin si rialzava, la coltre
fumogena andava rarefacendosi. A breve i quattro cavalieri ne vennero fuori,
uno innanzi agli altri.
·
Larva! – esclamò
Aioria, con voce tonante come un ruggito. – Non hai dunque nemmeno un minimo di
ritegno!
Ma proprio mentre i due stavano per
liberare i rispettivi attacchi, una voce di donna gridò:
·
Fermi! Aspettate! Non
fatelo!
Si trattava di Marin.
·
Che vuoi tu,
sacerdotessa?
Aioria passò quindi di corsa accanto a
Lemnosin e lo sorpassò. Così fecero subito dopo anche gli altri tre saint.
·
Toglietemi una
curiosità: dove pensate di andare esattamente?? – gridò il Sergente nel
voltarsi per attaccare. In quel momento però, Marin lo afferrò per le braccia,
spiccando un salto all’indietro che le permise di atterrare il suo avversario
con un attacco molto simile a quello che un tempo il suo allievo aveva
battezzato "Spirale di Pegasus".
La via era ora libera ed i quattro Gold
Saint imboccarono l’uscita del tunnel del Ratto Malvagio, senza proferir
parola. Aioria non si voltò che per un attimo, finendo per incrociare uno
sguardo fuggente di Marin che, seppur coperto da maschera, di certo era velato
di commozione. Marin si avvicinò quindi verso l’irato Rat Saint, dicendogli
semplicemente:
·
Lemnosin, è ora per
te di finire tra i miei artigli e diventare mia preda. Che la caccia abbia
dunque inizio!
"Andromeda.." stava sussurrando
una voce alla mente di Shun. "La fine ti è ormai vicina.. La morte ti
prenderà in sposo.. Andromeda.."
·
Moka? Sei tu?
Rivelati adesso! -
"Cedi all’abbraccio della morte..
Baciala sulle labbra.."
·
Ti ho detto di
rivelarti, chiunque tu sia!
"Non puoi più attaccarmi, adesso..
Perchè sono nella tua mente.. Sono dentro di te.. E la tua catena non può
raggiungermi, ormai.. Nemmeno la tua Nebulosa può niente.. Non ti resta che
soccombere.."
Shun cadde a terra, a seguito di un’acuta
fitta di dolore. Ebbe come la sensazione di aver uno stilo conficcato in
profondità nella corteccia cerebrale, o di aver un parassita che stesse
cibandosi della sua materia grigia. Sfortuntamente per lui, le sorprese non
erano ancora finite. La voce riprese presto a parlargli.
"Andromeda.. Tu sei la prova che
anche un incapace può diventare cavaliere d’Athena.. Quante volte hai mancato
al tuo dovere di cavaliere.. Quante volte la tua Dea ha rischiato la vita,
causa la tua inettitudine.."
·
Non e’ vero! E’
menzogna! – esclamò Shun, reggendosi il capo fra i capelli.
"E tutte le volte non sei riuscito a
sconfiggere il tuo nemico? Tuo fratello Phoenix ha dovuto rimediare alla tua
incapacità e spesso questo gli è stato causa di gravissimi pericoli. Sin da
piccolo, sei stato per lui un peso sulle spalle.."
Andromeda ricordò allora la vicenda
dell’Isola della Regina Nera.
"I tuoi compagni dell’isola di
Andromeda, per due volte trucidati a causa tua.. La tua isola, adesso
affondata.. E Nemes, sfigurata.. Tutto per colpa tua, per colpa unicamente
tua.."
Il cavaliere d’Athena, al ricordare
Nehmes, Albione ed i suoi compagni, cadde atterra sopraffatto dai sentimenti.
Non s’accorse, in quel tumulto d’emozioni, che il corpo senza vita e privo di
cervello di Moka si stava rialzando, avvicinandosi verso di lui con movenze in
tutto e per tutto simili a quelle di uno zombie...
"Hai addirittura ospitato l’Essenza
di Hades, di Athena il più grande nemico, all’interno del tuo corpo, covandolo
in grebo, tu serpe sciagurata.. Ti sei fatto strumento primo di quel male che
avresti dovuto combattere.. Il che costò infinite sofferenze ai tuoi amici e,
per finire, la vita dei cavalieri d’oro ancor rimasti in vita.. Hai messo a
repentaglio la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi e della Terra stessa,
quelle creature e quella Terra che avresti dovuto proteggere, che avevi giurato
di difendere. Che cavaliere sei, Andromeda?? Con quale coraggio puoi ancora
indossare quell’armatura! Nemmeno Hyoga, il tuo migliore amico, hai potuto
aiutare.. Cediti invece a quella stessa morte di cui ormai da troppo tempo sei
strumento.. Fragile il cuore dell’uomo, abbietto ed imbelle quello del
cavaliere.. Non sei fatto per questo mondo, per questa vita... Poni fine tu
stesso alle tue sofferenze.. O lascia che lo faccia io, per te."
D’un tratto un colpo di frusta secco
raggiunse la spalla destra di Shun, e poi ancora un altro, ed un altro.
Nell’alzare lo sguardo annebbiato dal dolore fisico e mentale che stava
sperimentando, Shun si accorse allora del cadavere vivente che avanzava verso
di lui, impugnando la Platinum Rope. Shun decise quindi di reagire.
·
Catena! – invocò. –
Colpisci il nemico!
La catena d’attacco si libro’ allora in
volo contro Moka, senza però raggiungerlo. Si riavvitò invece su se stessa per
poi colpire violentemente alla fronte il suo possessore. Fiotti caldi di sangue
bagnarono il viso di Shun; se non avesse indossato il formidabile diadema della
Regina delle Tempeste, la sua nuova armatura, il suo cranio sarebbe stato
sfondato.
"Ti avevo avvisato.." sussurrò
ancora quella voce al suo orecchio mentale "..non puoi più colpirmi perchè
sono dentro di te, di te ormai parte inscidibile! Almeno fino a quando vestirai
forma mortale, rassegnati ad ascoltarmi..."
Altri colpi di frusta, ancor più
decisamente assestati; ed ancora una volta, Andromeda lanciò la sua catena
contro il nemico, solo per vedersela tornare indietro e ferirgli fatalmente il
costato. Mentre copiosa linfa fluiva dalla profonda ferita, facendo così
scorrere via la vita da lui, il cavaliere di Athena iniziò a bruciare il
proprio cosmo.
"E’ del tutto vano! Anche utilizzando
la Nebulosa, non potrai salvarti! Il tuo vero nemico.. risiede dentro di te, e
così è sempre stato.."
No, Moka. Ti sbagli. – la voce del giovane
era ormai irriconoscibile. Shun non esisteva più; Andromeda aveva ormai preso
il sopravvento! Nei suoi occhi turbinava vento stellare e la sua pelle era
rovente come acciaio liquido.
"Vigliacco! Davvero vuoi dare un nome
estraneo alle tue debolezze?!?"
·
Mi dispiace.. Questa
tua tecnica avrebbe funzionato contro di me, in passato. Non adesso, comunque..
Non puoi fare leva su delle debolezze ormai livellate. Ho scoperto il tuo
trucco! Arrenditi adesso.
Il corpo privo di encefalo di Moka si
mosse, aprì le braccia e traccio con esse due semi-cerchi color vermiglio...
"Semilune taglienti della Scimmia,
librate nel cielo il vostro volo assassino e congiugetevi nello splendido arco
lunare di un’eclissi senza fine! Eclisse semilunare!"
Alchè i due splendidi quanto tremendi
semi-archi partirono dalle sue braccia, per poi congiungersi e dare vita ad un
cilindro di energia violetta che si diresse verso il cavaliere di Andromeda,
colpendolo in pieno.. Shun si lasciò colpire quasi volutamente, poi, sebben in
balia dell’energia nemica, lanciò ancora una volta la sua terribile catena.
"Trova il nostro nemico, amica
catena, quello vero!"
La punta della catena si diresse verso
Moka e, non colpendolo, piroettò attorno a lui, poi si librò in alto ed andò ad
affondarsi in qualcosa che volteggiava direttamente sopra il cranio mutilato
del cavaliere. Nel frattempo, Andromeda era stato spazzato via a grande
distanza, senza però aver ricevuto ferite mortali. Nel momento in cui la catena
aveva dato vita all’impatto infatti, l’eclissi semilunare si era subito
affievolita ed il cerchio creato da Moka richiuso in pochi secondi, non
risultando quindi fatale.
Presto, Andromeda si rialzò e,
avvicinandosi a Moka, trovò il suo corpo inerte al suolo ma stavolta, nella
cavità del suo cranio, vi era il suo cervello, profondamente squarciato in due,
eppure ancora in vita; l’energia delle stelle pulsava infatti da esso e non
sembrava affatto volersi spegnere.
·
Cavaliere della
scimmia.. – sussurò Shun a quella scena tanto brutale. – La tua arte di
manipolatore del pensiero.. e’ davvero incredibile.. Perfino superiore a quella
di Arles, Grande Sacerdote corrotto di Athena. Hai separato tu stesso il tuo
cervello, sede del tuo potere, dal corpo, per evitare i danni irrevocabili
portati dalla Nebulosa. E poi hai insidiato la mia mente, rendendoti voce dei
miei rimorsi, creando in me l’illusione che io stesso... fossi il mio vero
nemico. E’ per questo che la catena si è rivolta contro di me.. "
Il cervello di Moka pulsava ancora come se
si trattasse di un cuore.
·
Ma trasferendo la tua
massa cerebrale al di fuori del tuo corpo... hai commesso l’errore di esporre
un organo vitale ai miei attacchi, alla furia della mia catena.. Forse non
dovrebbe essere in mio potere uccidere un cavaliere di platino.. ma una cosa è
certa.. Il tuo cervello, così esposto e squarciato in tal modo... è come se ti
avessi precipitato in una sorta di coma irreversibile. Ti ho fatto ancor più
male che non se ti avessi ucciso.. E me ne dispiace"
Nel dire questo, il cervello di Moka quasi
si mosse e, a seguito di una vibrazione psichica, dal buio del tempio riapparve
quella stessa maschera che aveva tenuto nascosto al mondo il viso del Tenente,
fin quando Andromeda non gliel’aveva strappata: la maschera che rappresentava
il muso ferale di una bertuccia... Il talismano, il riconoscimento di cui aveva
bisogno! L’emulatore, a cavallo tra vita e morte, aveva accettato la sua
sconfitta. E questo poco prima che Shun ponesse fine a sue sofferenze e a quel
triste stato vegetativo, utilizzando la sua stessa frusta di platino per
mandare in pezzi il suo cervello e dare pace alla sua anima.