Capitolo 8: Il Regno
di Lembia
I quattro navigatori furono accolti da una popolazione in festa.
Ovunque guardassero, Acteon, Erakles, Iason ed Odisseus, vedevano solo donne, poche con abiti guerrieri come quelli che aveva Sethia, cosa che stupì il Navigatore, il quale era più intento ad osservare le donne e fanciulle con fare sospetto, che con stupore, o altri interessi, come facevano i suoi tre compagni di viaggio.
I quattro furono accompagnati dal popolo in festa dinanzi ad una donna, Sethia stessa si pose alla destra di costei, vicino ad altre tre guerriere con le sue stesse vestigia, adornate da mantidi religiose, “Costei è la nostra Regina, Callica”, la presentò subito la donna, prima di mettersi in fila con le altre.
La monarca appariva bionda di capelli, dai lunghi abiti candidi che le calzavano perfetti sul corpo, rendendola ancora più leggiadra ed affascinante agli occhi di quei quattro, la sua non era una bellezza deturpata dagli anni, per quanto non fosse più fanciulla, anzi era ancora più affascinante di quanto potesse esserlo una qualunque giovane che le era vicina. Aveva occhi rossi come rubini ed un naso sottile che con eleganza appena si nota sul candido viso. Gli abiti lasciavano quasi scoperte le gambe, permettendo di intravederne la lunghezza ed il chiarore magnifico. Diversi anelli brillavano sulle sue mani, come i viaggiatori poterono notare quando lei gli fece cenno di non inginocchiarsi.
“Benvenuti presso di noi, nobili viaggiatori provenienti dal regno di Ruganpos, è una gioia vedere dei volti barbuti dopo così tanto tempo”, esordì la Regina, “io sono Callica, monarca di questa terra”, si presentò la sovrana.
“Ave a te, o magnifica Regina di così belle terre”, la salutò il più anziano dei quattro, prendendo la parola, “il mio nome è Odisseus, viaggio in nome del re di Aven e chiedo ospitalità per rifornire la mia imbarcazione di cibo, dato che il tragitto per noi scritto è ancora lungo”, spiegò il Navigatore.
“Dove siete diretti?”, domandò allora Callica, “Mi dispiace, nobile Regina, non posso dirglielo. Ordine del mio monarca”, replicò con voce triste Odisseus, scambiando un’occhiata con Iason.
“Sta bene, in fondo, chi non va contro gli ordini del proprio re è di certo un uomo giusto”, osservò con tono chiaramente infastidito la sovrana, “Vi permetterò di riposare presso le mie dimore, potrete godere dell’ospitalità della mia gente, che di certo vi sarà lieta della vostra presenza fra noi, anzi, vi proporrei di far scendere anche gli altri membri della vostra nave, se ve ne sono”, suggerì Callica, voltandosi verso Sethia, che fece un cenno positivo con la testa.
“Lo vorremmo fare, mia signora, ma purtroppo, uno di loro non ama vivere fra la gente, un altro è informe e si vergogna del proprio aspetto e, infine, vi è una donna, che dice non essere interessata a gustare la vostra ospitalità”, replicò con capo basso Odisseus.
La Regina sembrò contrariata nel sorriso, ma subito il suo sguardo tornò fiero e quieto, “Se queste sono le motivazioni, allora manderò un paio di mie servitrici per portar loro almeno del cibo, affinché si dica che noi rispettiamo gli ospiti, anche se difficili come i vostri compagni di viaggio”, concluse poi, facendo cenno ad un gruppo di fanciulle, che subito si allontanarono, “per quanto riguarda voi, seguiteci”, concluse Callica, voltandosi ed avanzando scortata dalle quattro guerriere.
I quattro furono condotti al grande palazzo che vi era al centro della città e lasciati soli per alcuni minuti in un’ampia stanza.
“Comincio a capire com’è costituita questa città”, esordì allora Odisseus, “un’ampia strada centrale, intorno a questo castello e diverse dimore ramificate sui lati, in cerchi concentrici. Intorno alle costruzioni, come barriera esterna, c’è una fitta foresta di alberi ed un grande lago, quello che mi chiedo è dove si trovi il tempio in questo susseguirsi di costruzioni”, rifletté allora il Navigatore.
“Non lo so, ma perché te lo domandi?”, chiese allora Iason, interessandosi alle parole dell’uomo maledetto da Possidos, “perché se veramente Callica guida il popolo in nome di Ritmed, dovrebbe esserci almeno un tempio in suo onore”, rispose prontamente l’altro.
“Non vedo di che ti preoccupi, Navigatore, in fondo, qui abbiamo di che gioire per tutta la serata, piuttosto mi dispiace un po’ per quei due stupidi che sono voluti restare sulla nave”, ridacchiò Acteon, intromettendosi nel dialogo, “Non gioire troppo, Cacciatore, poiché anche il più debole degli animali, può rivelarsi un predatore più feroce di chi lo stava puntando”, replicò con tono ammonitore Odisseus, “piuttosto che nessuno di noi parli della nostra destinazione e del compito affidatoci, ho volutamente evitato dei particolari nella nostra storia”, concluse.
“Si, ho potuto notare la saggezza delle tue parole”, si complimentò Iason, “Ti ringrazio, giovane Guerriero”, replicò con tono pacato Odisseus.
“Ma secondo voi perché ci hanno lasciato in questa stanza?”, domandò allora Erakles, intromettendosi nel dialogo, “Non lo so, ragazzo, però spero che non ci capiti qualche brutta sorpresa fin da subito”, osservò il Navigatore, mentre le ampie porte bronzee da cui erano entrati si stavano spalancando.
I quattro erano già pronti alla battaglia, quando, con loro grande sorpresa, apparvero quattro fanciulle dinanzi a loro, delle giovani che potevano avere appena due decadi di anni, dai sottili lineamenti ed i leggiadri abiti, portavano delle vesti eleganti e delle otri profumate con loro.
Una di queste si presentò, “Salve, nobili visitatori, sono Peleone, giovane di queste terre, la mia signora ci ha mandato a curarci di voi, affinché arrivate rilassati e perfettamente presentabili al banchetto che in vostro onore è stato preparato, perché possiate gioire del cibo che si sta preparando e delle altre magnificenze che in vostro onore saranno organizzate”, spiegò inginocchiandosi dinanzi ad Odisseus, mostrando i lunghi capelli castani, che a malapena nascondevano le ossute spalle.
“Ti prego, alzati”, esordì allora il Navigatore, invitandola ad alzarsi in piedi, così da vederne i candidi occhi azzurri ed i sottili lineamenti di fanciulla appena cresciuta, gli sembrò quasi di perdersi in quei due laghi simili al mare in cui aveva vissuto per così tante ere, quando una voce lo richiamò alla realtà.
“Odisseus, che dobbiamo fare?”, domandava Eracles, chiaramente in imbarazzo per la situazione in cui era, “Accetta le loro gentili usanze, senza approfittarne come già sta facendo Acteon”, rispose prontamente Iason, che già stava indossando l’abito offertogli da un’altra di quelle giovani, rifiutando, però di togliersi i due bracciali, “Sono un ricordo di famiglia, non posso”, aveva spiegato con fare veloce il guerriero.
Il figlio di Urros, allora, si voltò verso Acteon, che, mentre due fanciulle stavano ripulendo i suoi sporchi capelli, approfittava della vicinanza di tali bellezza, per allungare le sue mani su di loro. Alla vista di questo comportamento, il giovane Eracles, sembrò quasi titubare dinanzi ad una fanciulla che gli offriva un lungo abito chiaro, ma poi, con mal velata vergogna, accettò l’abito, arrossendo mentre si cambiava dinanzi alla ragazza.
Un’ora dopo i quattro furono condotti in un’altra grande stanza al piano superiore, alla cui vista rimasero stupiti.
Era immensa, priva di muri per chiuderla, con, anzi, dei grandissimi balconi da tutti i lati, una piccola fontana artificiale si apriva ad ogni lato, sulle colonne portanti, le uniche che vi erano a sostenere quella grandiosa costruzione. Al centro della sala, vi era il trono reale, su cui stava seduta la bella Callica, circondata solo da due delle quattro guerriere viste all’entrata nel regno, una era Sethia, l’altra, non lo sapevano, poiché non gli erano state presentate.
Intorno al trono, decine di fanciulle del regno, quasi tutte vestite in abiti candidi, che si cibavano di frutti e bevande varie, intonando dolci melodie con arpe e flauti.
Un’altra guerriera si fece spazio fra le giovani, parandosi dinanzi ai quattro. L’armatura nascondeva appena il corpo, non sottile, ma robusto e muscoloso, seppur ancora splendente di femminilità. I lunghi capelli violacei scendevano sulle spalle scoperte della guerriera, mentre la corazza e gli schinieri rappresentanti le mantidi, risplendevano sul suo corpo. Aveva una piccola cicatrice sul labbro superiore e sottili occhi gialli, che risplendevano come stelle.
“Nobili ospiti, questa è Menea, una dei Generali di questa terra di Lembia, la mia Comandante Callica è lieta di avervi alla sua mensa, anzi vi propone di banchettare con lei, se volete”, esordì la guerriera, invitandogli a farsi avanti verso il trono.
I quattro furono di nuovo condotti dinanzi alla sovrana ed ancora una volta si inginocchiarono dinanzi alla sua bellezza, “Vi prego alzatevi, nobili viaggiatori, non siete qui per onorarmi con tali gesti, anzi, se proprio volete dimostrarmi il vostro rispetto, cibatevi del mio cibo e gioite con il mio popolo e con la mia persona dei piaceri di questa vita mortale che a tutti è concessa”, affermò con un tono quasi sarcastico, prima che due fanciulle portassero un piatto dorato con del cibo, da cui lei prese per prima.
“Presso di noi è usanza che solo la monarca cibi con gli ospiti, infatti, questo è un particolare vassoio, fatto apposta per noi”, spiegò, offrendo poi lei stessa le cibarie ai quattro. “E le sue seguaci?”, domandò allora Iason, titubante, “Mangeranno da altri vassoi, mentre Sethia e Ithia resteranno di guardia al mio trono, come il loro dovere impone, senza potersi cibare, per ora”, spiegò frettolosamente la sovrana, imboccando il Guerriero di Aven.
Sulla nave, intanto, Argos, Atanos e Pandora attendevano il trascorrere della sera cibandosi di quel poco che vi era sull’imbarcazione e passando il tempo con delle carte.
“Secondo voi, cosa avranno trovato Eracles e gli altri?”, domandò la Fanciulla Maledetta, “A quel che vedo una festa”, rispose Argos, indicando la piccola finestra che aveva dinanzi, “sul tetto di un’immensa costruzione”, spiegò poi.
“La tua vista è sorprendente”, si complimentò Pandora, “peccato che non hai visto il drappello di tre persone che si sta dirigendo verso di noi”, osservò poi, quasi con tono ironico, “Cosa?”, domandò con tono freddo Atanos, “Si, tre figure femminili che si avvicinano, una di loro è armata, questo è certo”, rispose la fanciulla, “Se solo una è armata, allora non saranno un pericolo”, riprese cupamente l’Immortale, tornando a dare le carte.
“Come le hai notate?”, chiese allora Argos, incuriosito, “Non solo i tuoi occhi riescono a muoversi veloci nello spiare tutto ciò che c’è qui intorno”, avvisò Pandora, mentre tre piccoli insetti neri rientravano dalla stessa finestra che il Guardiano osservava, appoggiandosi alla mano della fanciulla.
“Si stanno avvicinando, ma sembra che portino solo del cibo”, osservò titubante Argos, “sono ormai anche a portata della mia angolazione visiva”, concluse mentre le figure si avvicinavano.
Nella dimora di Callica, nella città, intanto, il pranzo era da poco terminato, dopo che anche la quinta portata era stata ampiamente gustata dai quattro ospiti, a quel punto, ad un battere di mani della sovrana, le file di fanciulle si spostarono, accomodandosi sui lati della sala, su ampie poltrone, “Adesso che avete saggiato i nostri cibi, gioite delle nostre grazie”, li invitò prontamente Callica, accompagnando con la mano i quattro, per poi stringere il polso di Iason, “Tu, giovane Guerriero di Aven, resta con me”, lo invitò la sovrana.
Odisseus barcollava frastornato fra quelle fanciulle, vide con scarso interesse Acteon gettarsi fra le giovani, mentre Eracles, con una quiete ed ilarità dategli dal vino, si sedette fra altre abitanti di quella dimora, mentre il Navigatore cercava una persona precisa: Peleone.
La trovò dopo una breve ricerca, seduta con volto cupo fra le sue compagne, ma subito la vide sorridere vedendolo, “Nobile signore, siete in cerca di un luogo dove riposare?”, domandò la fanciulla, invitandolo a sedersi, “No, desidero solo poter guardare in quei magnifici occhi azzurri che possiedi, così splendenti che mi ricordano la mia giovinezza, quando ancora amavo il mare in cui da tempo immemore ormai navigo”, balbettò con una sincerità inaspettata Odisseus, sedendosi a stento. Lo sguardo dei due si fermò l’uno nell’altro, sembrava quasi che si volessero intendere con i soli occhi, e furono propri quei due mari tristi incastonati nel volto di lei a far riflettere Odisseus, “Ma cosa ci è successo?”, balbettò allora, quasi riprendendo coscienza dopo un lungo sonno.
Peleone prese la mano dell’uomo, “Ti prego di seguirmi, abbi fiducia in me”, sussurrò la giovane, avvicinandosi ad Odisseus ed aiutandolo ad alzarsi.
Il Navigatore vide di sfuggita Eracles, impegnato a provare la sua forza dinanzi alla soldatessa di nome Menea, intraviste Acteon che si gongolava fra i corpi delle giovani fanciulle, ma non riuscì a scorgere minimamente Iason, seppur alzò lo sguardo verso il trono.
Una figura si pose dinanzi ai due, “Dove fuggi con l’ospite, Peleone?”, domandò la guerriera. Nella confusione, Odisseus intuì che ella non era Sethia, ma l’altra, quella chiamata Ithia, dai lunghi capelli neri e dagli occhi ancora più scuri, che si presentava dinanzi a loro a sbarrargli la strada.
“Egli mi ha chiesto di riposare nelle mie stanze, se intuisce cosa intendo, generale, non posso negarglielo, è contro le nostre leggi”, balbettò in tutta risposta la giovane, uscendo subito dopo con il Navigatore.
Odisseus e Peleone uscirono dalla dimora di Callica in tutta corsa, scendendo a rompicapo le scalinate e scomparendo fra le ombre delle case, per poi celarsi nella boscaglia.
“Perché gli hai mentito e mi hai portato qui?”, domandò il Navigatore, stupito e sempre più stremato, “Perché tu hai lealtà nello sguardo e forse potrai essere l’unico a salvarci se la sostanza che hanno messo nella tua bevanda non ti farà catturare”, spiegò la giovane, “Che sostanza?”, balbettò Odisseus, fermandosi a diversi metri di distanza dalla città, Peleone, però, non rispose subito, prima lo portò in una grotta.
“Quelle cinque creature stordiscono gli uomini con una strana miscela e poi li uccidono, dopo aver ognuna scelto la propria preda. Quella sostanza produce un sonno profondo, che serve loro per incatenare i corpi agli altari e poi straziarli, per questo non ti ho fatto catturare affinché tu non sia incatenato, domani l’effetto finirà e potrai salvare i tuoi compagni, oltre che la mia gente”. Queste furono le ultime parole che il Navigatore sentì prima di perdere del tutto i sensi e cadere in un sonno profondo.