Capitolo 7: La Prima Isola

 

Sulla nave che era partita da Seev, i sette naviganti si davano da ormai una settimana il cambio nel remare, dirigere la nave e riposarsi.

Odisseus ed Argos erano quasi sempre intenti a controllare la rotta, mentre Iason, Eracles, Atanos ed Acteon si occupavano di remare, lasciando a Pandora solo lavori meno faticosi, malgrado lei stessa avesse spiegato di non voler alcun trattamento particolare.

 

“Odisseus”, aveva esordito un giorno Acteon, “esattamente da quanto tempo siamo in viaggio? Ormai questo azzurro incomincia ad innervosirmi, mare, sempre e solo mare, inizio a non gradirlo più”, osservò con tono spazientito il Cacciatore, “Cosa c’è? Stai diventando idrofobo?”, domandò con tono ironico Iason, che si trovava alle spalle del compagno di viaggio.

Acteon, a sentir quella battuta, si voltò di scatto, “Dimmi, misero omiciattolo, vuoi per caso che ti faccia diventare il mio prossimo pranzo? Sembra che tu non gradisca il mio modo di fare da quando siamo partiti”, minacciò con fare nervoso il Cacciatore.

“Sembra che la navigazione abbia innervosito quasi tutti qui, Navigatore, il tuo vice che ne pensa?”, domandò all’improvviso Atanos, rivolgendosi ad Odisseus, “Si, in effetti la fortuna di essere costretti a navigare all’eternità è di non subire tali tipi di stress ormai e tu, come fai?”, domandò con calma il Navigatore, dividendo i due compagni di viaggio.

“L’immortalità non difende solo il corpo, ma anche la mente da possibili danni”, spiegò con voce fredda il non morto.

“Miei giovani compagni di viaggio”, esordì allora Argos, “Se serve a soddisfare la vostra curiosità, siamo in viaggio da ormai sette giorni, ma, forse, gradirete di più sapere che fra poco arriveremo alla prima isola”, spiegò il Guardiano.

“Che cosa? Dove?”, domandò Acteon, voltandosi verso l’orizzonte, “Ancora non è visibile per un occhio umano e nemmeno per quello di un lupo, ma c’è un’isola verdeggiante e piuttosto piccola dinanzi a noi lungo questo tragitto”, spiegò Argos.

“Piuttosto, Odisseus, sai come si chiama quest’Isola?”, domandò poi il Guardiano, “Non te lo so dire, aspetta che controllo le vecchie mappe che ho”, rispose Odisseus, dirigendosi verso la stanza dove riposava di solito.

“Io vado ad informare Eracles e Pandora”, affermò allora Iason, “sono entrambi nella stiva, anche lei voleva fare un turno ai remi, le ho dato quello più facile”, spiegò il Guerriero di Aven.

“Io ed il vecchietto che possiamo fare?”, domandò allora Acteon, che sembrava essersi calmato, “Spostare un paio di vele, così non incontreremo problemi per entrare direttamente nell’insenatura dell’Isola, una specie di porto naturale, da ciò che ho visto”, propose Argos, “Come dobbiamo spostarle?”, incalzò allora Atanos, “Di venti gradi ad est”, rispose il Guardiano, tornando al timone.

 

Nella stiva della nave, intanto, Eracles e Pandora remavano senza sosta, “Sai perché mi hanno dato questo turno, vero, Figlio di Urros?”, domandò con tono gentile la giovane, “Immagino di si”, balbettò il ragazzo, cercando di non rispondere, “Loquace quasi più di me”, ridacchiò la ragazza, tornando a remare.

Il silenzio regnava in quella stiva: da una parte vi era Pandora, una donna la cui giovinezza era stata stroncata da un dio molti millenni prima, ora chiusa in se stessa e completamente distante dal pensiero di qualsiasi essere vivente; dall’altra, c’era Eracles, figlio di Urros, un giovane che non aveva mai conosciuto il padre e che si trovava a dover parlare con uno dei due compagni di viaggio che avevano questa fortuna, ma che proprio per questo erano stati maledetti, a causa di quel dio che a lui era padre.

Dopo diversi minuti di silenzio, seguiti a quell’unico dialogo, entrò Iason, “Ragazzi, Argos ha appena avvistato un’Isola”, esordì andando a sedersi in una fila tra i due, “Che fai?”, domandò Pandora, “Vi do una mano, così arriveremo prima sulla terra ferma”, spiegò semplicemente il giovane Guerriero, iniziando anch’egli a remare.

 

Sullo scafo della nave, Atanos ed Acteon si occupavano di dirigere le vele, “Vecchio, mi togli una curiosità che già ti volevo chiedere da un po’ di tempo?”, domandò il Cacciatore, “Dimmi pure”, replicò con freddezza l’Immortale.

“Come si vive senz’anima?”, domandò Acteon, “Immagina il tuo essere mezzo uomo e mezzo lupo, credo che tu possa avere coscienza di ambo le situazioni e provare tutte quelle sensazioni, quali, il gusto della caccia, il dolore delle ferite, la gioia dei divertimenti, i piaceri del corpo e l’odio che spinge ad uccidere, conosci tutte queste sensazioni, giusto? Sei padrone di tali sentimenti?”, domandò con tono deciso l’Immortale.

Il Cacciatore osservò stupito l’interlocutore, poi rispose: “Si, certo che le conosco”, affermò. “Ebbene, tutto, dall’odio all’amore, dalla gioia alla tristezza, dal piacere al dolore, sono per me sono solo ricordi, da quando ho perso l’anima, da più di un secolo, non provo più alcun sentimento, giacché non mi è concesso di avere l’anima, la fonte dell’identità di un uomo, quindi non mi è permesso avere una vera e propria identità. Vivo di ricordi delle esperienze e delle sensazioni passati, non provo più niente, solo la ragione, fredda e diretta, ancora mi è vivida ed attiva”, spiegò con fare semplice Atanos.

“Impressionante”, disse sbalordito Acteon, “ma in fondo non sono di certo messo meglio”, replicò poi, “Ne sono convinto”, concordò con disinteresse l’altro.

“Tu non hai sentimenti per provarlo, ma chissà cosa faresti nel momento in cui la tua natura di uomo ti venisse strappata, non per sempre, ma solo in momenti, come se tu potessi gustare solo parte del tuo essere uomo, l’altra metà di te è abile a fiutare, sbranare, delineare il territorio e mordere, niente di più di un animale, questo sono ora io per metà, ma per metà sono ancora uomo ed a quella parte mi tengo stretto”, raccontò con calma il Cacciatore.

“Penso che se ti avesse ascoltato qualcuno con dei sentimenti sarebbe stato sorpreso da tali parole, dette da un uomo arrogante e pieno di se come sei tu”, rifletté poco dopo Atanos, “Lo so, per questo ne ho parlato con te, che non mi daresti mai una falsa pietà”, ridacchiò Acteon, quando finirono di sistemare anche l’ultima vela.

 

La nave viaggiò svelta verso la riva sconosciuta ed in poco meno di alcuni minuti il gruppo riuscì a raggiungere quella terra a loro ignota.

La spiaggia era candida, una folta boscaglia la circondava, impedendo ai sette di distinguere con chiarezza cosa vi fosse celato oltre gli alti alberi e le verdi foglie. Diversi fiori erano deposti intorno alla riva, alcuni erano eleganti tulipani di un azzurro accesso, poi vi erano dei gigli, bianchi che quasi si confondevano fra i granelli della sabbia ed infine delle rose rosse, “Quale miracolo permette che tali bellezza crescano sulle rive di un’isola?”, si domandò Pandora stupita.

Subito Eracles gettò l’ancora, ma, proprio prima che Acteon si lanciasse sulla candida sabbia, Argos lo fermò, “Aspetta, c’è qualcuno che si avvicina”, affermò il Guardiano dal volto coperto.

Pochi attimi dopo, infatti, arrivò una figura a cavallo.

I naviganti notarono subito che questo misterioso individuo sembrava quasi confondersi nell’elegante panorama di quella riva.

Un’armatura azzurra e viola ne copriva quasi per intero il corpo, lasciando libera la gola e parte del petto, ma occultando completamente il ventre, le braccia e le gambe. La corazza era adornata da simboli strani, sembravano degli insetti, “mantidi”, li riconobbe subito Pandora stessa, malgrado non li vedesse da vicino ed erano proprio Mantidi religiose quelle rappresentate sulle braccia e sulle gambe della figura che si avvicinava, una figura che sorpresa Argos quando poté distinguerla completamente, “Quella è una donna”, esclamò sorpreso il Guardiano.

“Donna?”, domandò incuriosito Iason, osservando meglio la figura, “Si, donna”, ripeté Argos.

“Chi siete?”, urlò la figura, con voce chiaramente femminile, malgrado l’elmo impedisse di distinguerne chiaramente i lineamenti, poiché simile a maschera scivolava fino al mento della sua padrona.

“Siamo navigatori che cercano solo un po’ di riposo”, rispose Odisseus, “in che luogo siamo mai arrivati?”, domandò poi il Navigatore, scendendo dalla nave.

La figura spronò il cavallo e, impugnando una lancia, si scagliò contro l’uomo che già era sceso al suolo, fermando la lama a pochi passi dalla gola di quest’ultimo.

“Siete a Lembia”, esordì la figura, appoggiando poi la lancia sul cavallo, “Isola in cui gli ospiti sono sempre ben accetti”, concluse poi, togliendosi l’elmo e scendendo dal proprio destriero.

La giovane aveva lunghi capelli castani, il viso, liscio ed elegante era adornato da profondi capelli neri, che come gemme preziose splendevano nel volto, mentre i lisci lineamenti si voltavano candidi verso Odisseus.

“Io sono Sethia, Generale dell’Esercito dell’Isola”, si presentò la guerriera, sorprendendo tutti per il titolo militare che aveva.

“Devi essere veramente potente”, si congratulò Iason, scendendo dall’imbarcazione, “se gli uomini di questo regno ti hanno eletto generale”, osservò, avvicinandosi.

Il viso quieto della giovane divenne improvvisamente triste, “Purtroppo qui da noi non vi sono più uomini da molti anni ormai”, esordì lei con voce triste. “Che cosa?”, domandò di scatto Acteon, che aveva fino ad allora ascoltato con calma, “Si, marinaio, gli uomini del nostro regno sono partiti per una guerra lontana quasi dieci anni fa, io stessa non ricordo più il volto di mio padre, che, quando ancora ero fanciulla, ci lasciò per seguire il suo Re in battaglia”, raccontò con mal velata tristezza.

“Ed i fanciulli di allora dove sono? Siete completamente senza uomini ormai?”, incalzò dopo Atanos, prendendo la parola, “I fanciulli, diventati quindicenni ed anche quelli più giovani, seguirono verso terre estranee il più grande di loro, l’unico diventato ventenne, che desiderava più di ogni altra cosa rincontrare il padre”, spiegò con voce cupa Sethia.

“Ed adesso chi vi governa?”, domandò Iason, osservando incuriosito la donna, “La Regina di queste terre è Callica, la saggia, mia diretta comandante e veneratrice della dea Ritmed, che ci ispira nel difendere le terre dei nostri padri e fratelli, ma di cui non seguiamo esattamente tutti gli ordini”, spiegò con sorriso sornione la generalessa, che osservava attentamente il possente fisico dell’uomo che le aveva appena rivolto la parola, “Voi, piuttosto chi siete?”, domandò dopo.

“Il mio nome è Iason e provengo dal regno di Aven, servitore del grande Ruganpos, sono in viaggio in suo nome con questo gruppo di alleati”, si presentò prontamente il Guerriero.

“Io sono Acteon, uomo a cui la dea Ritmed è ben nota”, esordì poi il Cacciatore, “Io Eracles”, aggiunse il figlio di Urros, “Io sono Odisseus, il capitano di questa imbarcazione”, continuò il Navigatore, “e lui è colui che è stato capace di costruire tale bellezza, Argos”, spiegò, indicando il Guardiano, “mentre l’uomo accanto a lui è chiamato Atanos e la fanciulla Pandora”, concluse indicando l’Immortale e la Giovane Maledetta.

“Nomi importanti i vostri e famoso il regno da cui provenite”, esordì con regale rispetto Sethia. “Vi prego, seguitemi dalla mia padrona, affinché le donne di Lembia possano gioire della presenza di tali ospiti e che in vostro onore vi sia una festa degna di questo regno splendente”, propose la guerriera, invitando i sette a seguirla.

“Con piacere”, esordì Acteon, con un sorriso sarcastico, “Forse non è saggio che si lasci la nave in custodita, se non altro per evitare che le intemperie del mare la danneggino”, lo ammonì però Argos, fermandone il passo.

“Ma non ti preoccupare, Cacciatore, sarò io stesso ad occuparmi della mia creazione”, avvisò poi il Guardiano, con un sorriso accennato, “Anch’io resterò qui, non penso che in un villaggio di sole donne si sentirà la mia assenza”, osservò Pandora, con tono quasi ironico.

“Bene, allora noi cinque andiamo?”, domandò Acteon, “Andate voi”, esordì però Atanos, “non è di mio interesse un luogo in cui la morte non aleggia”, spiegò con fare freddo l’Immortale, voltandosi verso l’interno della nave e scomparendo in coperta.

“Forse anch’io dovrei restare”, rifletté titubante Eracles, “No, ragazzo mio, tu proprio non resterai, sei il più giovane fra noi e hai di certo bisogno di scoprire ogni luogo di questo mondo, anche un’isola abitata da sole donne, come lo è questa”, ridacchiò Acteon, invitando il giovane a seguirlo, come poi fecero anche Iason ed Odisseus.

Il gruppo si divideva, mentre tre restavano sulla nave, per difenderla e custodirla da ogni pericolo, altri quattro erano già in viaggio all’interno dell’intricata boscaglia, diretti verso la città dove risiedeva la Regina di quel regno di sole donne.

Questo era il primo luogo che i sette naviganti avevano trovato lungo il loro tragitto.

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