Capitolo 5: Una partenza movimentata

 

I sette si guardarono fra loro, erano fermi dinanzi alla nave, che per metà era già in acqua, fuori del castello non vi era rumore alcuno, i pochi soldati a loro sfuggiti erano ormai in ritirata, mentre Re Ruganpos ed il suo esercito stavano accingendosi a partire, diretti verso le terre dove già si era scatenata la grande battaglia.

“Anche per noi è il tempo di partire”, affermò dopo alcuni minuti di silenzio Odisseus, mentre già il rumore dei cavalli dell’esercito di Aven risuonava nell’aria.

“Dovremo spostare la nave in acqua prima di partire”, osservò Acteon, appoggiando le mani contro la possente imbarcazione senza spostarla minimamente, “E vorresti farlo tu?”, domandò con freddo disinteresse Atanos, avvicinandosi alla costruzione, “Singolarmente nessuno di noi ce la farebbe”, ipotizzò l’Immortale.

“Io penso che uno ci sia”, affermò Odisseus, scambiando un sorriso con Argos, “Eracles, vieni qui”, ordinò allora il Navigatore, “Che cosa? Il ragazzo?”, domandò sorpreso il Cacciatore, osservando il Figlio di un dio che si appoggiava alla prua della barca.

“Ce la farà”, affermò con sicurezza Iason, avvicinandosi ad Atanos ed Acteon, mentre Pandora osservava la scena da lontano.

Il Cacciatore fu stupito da ciò che vide: i muscoli del giovane alleato si gonfiarono impressionantemente, le braccia prima, le spalle poi ed infine il tronco intero, tutto il suo corpo era diventato maestoso, e, cosa ancora più sorprendente, il Figlio di un dio riusciva a spingere la nave con tranquillità, facendola entrare completamente in acqua fra la sorpresa e la gioia dei sei compagni.

Un applauso, però, si alzò improvviso fra di loro, “Davvero sorprendente, si vede che sei il figlio di un dio, ma non sei certo il solo”, obbiettò una figura, scendendo dalle scale.

“Spero che il mio arrivo qui non vi dia molto fastidio, in fondo il vostro Re è andato via, probabilmente impaurito dalla potenza del mio esercito privato ed anche quei pochi soldati che i miei pari mi avevano prestato sono stati abbastanza inutili contro di voi, chissà, forse solo io, uno dei tre grandi generali del Re Priaso”, esclamò la figura, mostrandosi in pieno.

“Uno dei tre Generali di Priaso?”, esclamò Iason, osservando meglio il nemico, “un essere come te ha abbandonato il campo di battaglia per noi? Perché?”, domandò il Guerriero di Aven, “Ottima domanda, ragazzo, e ti risponderò, poiché non avrai il tempo di porti altri dubbi, giacché la tua vita verrà presto a mancare”, replicò con freddo sarcasmo il misterioso uomo, mostrandosi.

L’uomo era alto, giovane ed elegante nel muoversi. La pelle, color dell’ebano, brillava di una luce sinistra. Gli occhi erano neri e maligni nel volto, mentre i capelli di un bianco innaturale, scendevano riccioluti sulle spalle del guerriero. Il tronco era custodito da una possente corazza di color verde marcio. Un’armatura composta da spalliere, coperture per il braccio ed un pettorale su cui era rappresentato un teschio in decomposizione.

Il resto del corpo era coperto da dei semplici abiti, ma ciò che più colpì i sette era la mancanza di un’arma, difatti quel generale non portava spade, scudi, o altri strumenti di battaglia, bensì impugnava un’arpa sulle cui estremità erano stilizzati dei serpenti.

“Il mio signore, Priaso, sotto consiglio di noi, suoi tre generali, ha deciso di mandarmi qui, per impedire che i sette fantomatici naviganti riuniti da Ruganpos prendessero il mare. L’esercito di Aven era ormai in pezzi quando sono partito, i sette che il mio sire ha riunito li avevano quasi spazzati via, malgrado non fosse quello il loro ordine”, raccontò l’uomo.

“Altri sette naviganti?”, ripeté Iason, “Si, sette esseri pari a voi per doti, forse superiori, anche loro desiderosi di avere la forza dei tre Tesori”, raccontò con semplicemente il Generale.

“Se state vincendo la guerra e se altri sette più potenti di noi sono partiti dalle vostre coste, allora come mai tu, comandante dell’esercito della Lutibia?”, domandò beffardo Odisseus. Un sorriso si dipinse sul volto del nemico, “Arguto, ma non mi aspettavo di meno da colui che ha navigato per secoli”, si complimentò il misterioso generale, “sono stato mandato qui per impedire eventuali problemi di viaggio per i nostri sette alleati”, concluse il nemico dalla pelle nera, iniziando a suonare la propria arpa.

“Scusate se non mi sono ancora presentato, sono Orpheus, il Musico, generale dell’Esercito della Morte, una delle tre armate della Lutibia”, esclamò l’uomo, mentre dei rumori risuonavano in tutta la scalinata, rumori di passi.

 

“Esercito della Morte, che bel nome per una schiera di soldati”, ridacchiò Acteon, prendendo la sua forma semicanina, a lui si affiancarono Eracles ed Atanos, mentre Iason e Pandora si avvicinavano al nemico dai fianchi, “Non dobbiamo preoccuparci di lui”, avvisò Argos, “ma di coloro che ha richiamato”, concluse, indicando le scale, da cui il rumore di passi diventava più impetuoso e vicino.

“Non può essere”, balbettò Acteon, annusando l’aria, “questa puzza, è peggiore di quella tua”, affermò il Cacciatore rivolgendosi ad Atanos, “il fetore di morte è così alto che mi appesta”, aggiunse poi, mentre i primi nemici si facevano avanti, mostrandosi per chi erano in realtà: i guerrieri di Aven caduti ed uccisi.

“Il mio è l’Esercito della Morte proprio perché io so risvegliare coloro che non hanno più vita nel corpo, forse potrei guidare anche la tua volontà, Atanos”, ridacchiò Orpheus, prima che una nota aizzasse i cadaveri contro i nemici.

“Un suggerimento soltanto, miei futuri compagni di viaggio”, esordì Odisseus, “non limitatevi ad atterrarli, fateli a pezzi”, concluse il Navigatore, prima di lanciarsi contro i cadaveri.

“Non c’è bisogno di dirmelo”, ridacchiò Acteon, lanciandosi contro i morti e squartandoli con i propri artigli.

 

Eracles si lanciò anch’egli contro i nemici, ne atterrò tre con il pugno destro, poi, raggiungendone altri due al capo con il sinistro li gettò al suolo, fu poi il momento di un quinto non morto che, colpito dal destro di Eracles in pieno volto, si ritrovò decapitato, cadendo al suolo privo vita. Anche gli altri cinque, colpiti una seconda volta, al torace, o alla testa, sono stati distrutti, cadendo al suolo senza animazione alcuna.

Acteon, invece, si lanciò contro i cadaveri squartandoli con i propri artigli e con i denti, dilaniandoli e lasciando solo sangue dietro di se, “Non sono un granché questi pezzi di carne”, ridacchiò il Cacciatore, osservando il macello lasciato dietro di se.

Atanos, invece, colpendo un cadavere dinanzi a se, gli spezzò il collo, per poi colpirlo con un calcio, decapitandolo grazie ad una forza sorprendente. Medesima fine fecero altri tre cadaveri che accorsero ad attaccare il nemico.

Anche Pandora riuscì a superare gli avversari con facilità. Aprendo le mani, infatti, mandò in decomposizione quella pelle, che, inspiegabilmente si sciolse a causa di qualcosa di ignoto, un liquame nero, simile a quello che aveva ucciso già altri soldati, seguito poi dall’uscita di alcuni insetti dai cadaveri.

Argos, dal canto suo, non si preoccupava nemmeno di attaccare i nemici, si accontentò di evitare i loro colpi, per poi rompere loro il cranio con il suo nunchaku. Anche Odisseus non si impegnava particolarmente in battaglia, ma le sue mani, che brillavano di un colore bianco, toccando sottilmente i cadaveri, li facevano esplodere, inspiegabilmente.

Iason, infine, si gettò contro i nemici, colpendoli più volte con le proprie catene e spezzando loro il collo, o la schiena con delle velocissime mosse compiute con calci e pugni.

Con grande sorpresa dei sette, però, per quanto loro attaccassero ed uccidessero i nemici, questi si rialzavano di continuo, mostrandosi sempre più determinati e minacciosi mentre avanzavano contro di loro, incitati dalla musica di Orpheus.

 

“Possiamo andare avanti quanto volete, tanto io non mi sono ancora stancato di suonare la mia arpa”, ridacchiò il Generale Nero, “è però certo che voi da qui non partirete più”, concluse con fare minaccioso il nemico, mentre la sua musica si intensificava, dando nuovo vigore ai cadaveri che ancora si rialzavano.

“C’è un unico modo per risolvere la situazione”, osservò Odisseus, rivolgendosi ad Argos, “Si, lo so, ma dobbiamo prima rallentare sufficientemente quei morti”, replicò il Guardiano divino, prima che un sorriso gli apparisse sul volto, “ho un’idea”, sussurrò poi.

“Atanos, Acteon, con me”, sussurrò Argos, “Odisseus, a te ed agli altri la guida della nave”, aggiunse poi, correndo verso la parte opposta della grande sala seguito dal Cacciatore e dall’Immortale.

 

“Pandora, tu riesci ad arrivare alla nave?”, domandò Odisseus, mentre Argos e gli altri due si allontanavano, “Forse sarebbe meglio se io tenessi occupati questi defunti”, osservò la donna, “in fondo tu sei il Navigatore ed i due giovani sono i più adatti a preparare la nave per salpare”, affermò la ragazza in tutta risposta, osservando con calma i dieci nemici non morti che si paravano dinanzi a loro, “Ne sei sicura?”, domandò preoccupato Eracles, “Si, non sono poi così fragile e contro chi è già morto non avrò pietà alcuna”, affermò la giovane, mentre i capelli corvini iniziavano ad ondularsi maestosi.

 

Dal lato opposto della sala, Atanos ed Acteon osservavano perplessi i grandi cesti sopra di loro, “Che dovremmo fare qui”, domandò il Cacciatore, “Ricordate quando abbiamo congiunto alcune parti interne della nave con una colla particolare senza accendere alcuna lanterna nel farlo? Questo perché quella colla, oltre ad essere terribilmente resistente, è anche infiammabile”, spiegò Argos.

“Ed allora? Vorreste bruciare i cadaveri?”, domandò Acteon, “Non solo, vogliono far esplodere l’intera sala, giusto?”, replicò con tono quasi ironico Atanos, “Esatto”, rispose con tono cupo il Guardiano, “ma per fare ciò mi servono gli artigli del lupo, affinché rompano quei cesti e la forza dell’immortalità per restare qui ad accendere il fuoco fra la colla”, spiegò l’essere che un tempo era divino, “io, intanto, terrò occupati quei non morti”, concluse poi, togliendosi i guanti che ne coprivano le braccia.

 

I non morti si lanciarono con furia contro Pandora. Eracles e Iason avrebbero voluto aiutarla, ma Odisseus gli suggerì di attendere ed osservare, “Poiché ciò che vedrete vi lascerà senza parole”, spiegò il Navigatore.

La lama di un non morto si conficcò nel corpo di Pandora, ma, questa, mentre un secondo fendente la raggiungeva al ventre, si frantumò, rivelandosi composta di insetti come api, o altri simili.

“Che cosa?”, balbettò Eracles, ma l’azione non era ancora finita, un liquame nero riprendeva la forma dietro ai defunti, “Tutto è inutile contro la devastazione del Nero Vaso di Morte”, sussurrò con voce cupa Pandora, aprendo le mani.

I cadaveri caddero al suolo, nuovamente dilaniati da dei morsi prodotti da insetti.

“Andiamo, direi che lei potrà tenerli a bada per un bel po’”, suggerì Odisseus, invitando i due giovani a salire sull’imbarcazione e prepararsi alla partenza.

 

Dall’altra parte della stanza, Acteon aveva preso lo slancio ed era saltato sul muro superiore dove, erano legate le ceste con la colla, mentre Atanos, dopo aver gettato al suolo il lungo vestito nero che ne copriva il tronco si avvicinava all’alleato con un pezzo di legno acceso in mano.

Argos, intanto, aveva tolto i lunghi guanti, mostrando le mani, anche il Cacciatore, per la curiosità si voltò e fu sorpreso nel vedere cosa celava: degli occhi rossi. Più che occhi erano gigantesche pupille senza palpebre, che ruotavano, mentre deviava con abilità i fendenti nemici, colpendoli poi con la sua arma.

 

Un rumore, però, rubò l’attenzione di tutti, era la voce di Iason, “Salite a bordo”, urlava il giovane soldato di Aven, mentre la grande imbarcazione iniziava a muoversi dalla sua posizione.

Quattro corde furono lanciate dal Guerriero verso la riva, e subito Argos vi si avvicinò, prendendone una con la mano destra, su cui aveva riposto il lungo guanto.

“Sperate davvero che io vi lasci andare così?”, domandò allora Orpheus, mentre i cadaveri, incitati dalla sua musica, si mossero con rapidità verso le corde, “Non penso che tu possa dire molto, musico”, ridacchiò allora Acteon, lasciando andare le ceste di colla sui non morti, dopo averle distrutte con i suoi artigli.

 “A te, adesso, vecchietto”, affermò poi il Cacciatore, saltando con immensa agilità verso le corde, così da prenderne una anche lui, dopo essere tornato alla sua forma normale.

Medesimo gesto fece anche Pandora, che, apparsa dinanzi ai due alleati, prese con ambo le mani una delle due corde rimaste libere.

 

“Bella l’idea di incollarli”, osservò divertito Orpheus, “ma non so quanto basti”, concluse, incitando i cadaveri a dilaniarsi la pelle per staccare i lembi incollati al suolo e continuare ad avanzare.

“L’idea in se è insufficiente, ma manca la conclusione”, affermò Atanos, saltando fra i non morti e gettando al suolo la fiaccola che teneva in mano, che subito, a contatto con la sostanza infiammabile, produsse una gigantesca fiammata rossa e poi una lieve esplosione.

L’unica cosa che il Generale Nero vide fu il nemico che si allontanava dal fuoco, mentre i cadaveri da lui animati diventavano velocemente cenere.

Acteon, Pandora ed Argos, invece, poterono osservare le doti di Atanos, il cui corpo, dilaniato da profonde ustioni, si stava automaticamente curando, ritornando illeso, malgrado le fiamme con cui era andato a contatto.

L’Immortale indossò il suo lungo vestito nero e prese la quarta corda con ambo le mani.

 

“Tira, Eracles!”, ordinò allora Iason, mentre il giovane Figlio di Urros, tirava verso la nave i quattro compagni di viaggio con una lieve pressione delle immani braccia.

 

Orpheus, generale dell’Armata della Morte, non poté far altro che osservare i nemici che si allontanavano sulla loro nave.

“Vi aspetterò, Naviganti, ma la prossima volta che ci vedremo sarà sui campi di battaglia a me più usuali, dove non avrete modo di sfuggirmi, sempre che ci arriverete”, sussurrò il musico, ritirandosi verso i soldati che aveva condotto fino a Seev.

 

Il viaggio di Odisseus, Argos, Atanos, Acteon, Pandora, Iason ed Eracles aveva inizio adesso, con quella veloce fuga dal castello di Ruganpos, diretti verso un luogo remoto dove speravano di trovare i tre Tesori degli dei.

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