Capitolo 4: La
decisione
Passarono alcuni secondi di silenzio fra Ruganpos e Odisseus, l’uomo che Possidos aveva maledetto. “Come andrà sul campo di battaglia? Ha intenzione di lasciare Aven? Poi come fa a sapere di altre tre armate?”, domandò il Navigatore.
“Vedi, Odisseus, ho ricevuto dei messaggi da alcuni legati, mi avvisavano che l’esercito di Lutibia sta ormai superando il mio. Duecentotrentaquattro soldati sono morti nell’ultima settimana, il doppio del passato mese in un quarto del tempo, per questo ho deciso di andare io stesso, con la guardia personale, ad accorrere i miei cinque generali e ciò che resta dei guerrieri fedeli ad Aven. Le donne ed i bambini della città saranno portati nei villaggi esterni, dove dei gruppi di guardia sono ancora presenti. Ma, mentre noi partiremo per i campi di battaglia, tu, Odisseus, insieme ad Argos, gli altri che necessitano del Tesoro Verde, e Iason, dovrete cercare i tre Tesori, ve ne prego, come Re, vi richiedo questo compito e vi darò il grande oggetto di cura come pagamento”, spiegò infine Ruganpos, mentre, fuori delle stanze del re, Eracles ed il guerriero di Aven stavano combattendo.
“Non so se potremo partire, molti di noi erano ancora titubanti, personalmente accetto questo compito, sia per curarmi con il Tesoro Verde, sia per compiere un viaggio che tutti i marinai sognano di compiere”, replicò quietamente Odisseus, “Ma quali altre armate sono state mandate?”, domandò poi.
“Ho saputo dalle mie guardie che due divinità hanno richiamato sette figure immortali, creature infernali che combatteranno per loro, per donare i tre Tesori al Re di Lutibia. Fra quei sette c’è anche un uomo che tu conoscevi prima di essere maledetto. Un Sacerdote sacro”, affermò con quieta voce il monarca, “Inoltre anche il Regno di Sabbia e le Terre di Ghiaccio, ma di loro so poco”, spiegò infine il Re, “Si, questo lo so anch’io”, replicò Odisseus, prima di voltare le spalle a Ruganpos.
“Cercherò di convincere i miei sei compagni a partire, se ci riuscirò, allora, mentre lei si allontanerà con le sue armate anche la nostra nave alzerà le vele, diretta verso il luogo in cui sono celati quei tre Tesori”, affermò il Navigatore, prima di correre verso le ampie porte ed oltrepassarle.
Ciò che Odisseus vide dinanzi a se aveva del sorprendente per dei semplici occhi mortali: il giovane Eracles aveva gonfiato i muscoli delle braccia, che adesso sembravano terribilmente maestosi, così da colpire più di cinque soldati nemici con ogni suo pugno, ma allo stesso tempo, anche Iason stava combattendo mostrando il meglio di se. Quel semplice uomo, infatti, era dotato di uno stile di lotta molto elegante, riusciva a dare veloci calci al volto ed allo stomaco dei nemici ed insieme a questi, riusciva a colpirli anche con le lunghe catene che aveva legate intorno alle braccia.
Eracles si lanciò all’improvviso contro cinque dei dieci guerrieri che ancora si reggevano in piedi, bastò un pugno dell’immane guerriero per gettarli tutti al suolo con le armi ormai in frantumi e diverse ferite lungo il corpo.
A Iason furono lasciati i restanti nemici, il primo di questi si lanciò contro di lui con una lunga lancia in mano, ma il giovane abitante di Aven lo evitò con un agile salto sopra il capo del nemico, così da atterrare alle sue spalle e colpirlo con un veloce ed inaspettato calcio, roteando il proprio bacino. Mentre tornava nella posizione di partenza, Iason, liberò le due catene sulle braccia, così da raggiungere ed atterrare altri due nemici, che, sorpresi da quella mossa, furono colpiti in pieno volto dalle armi argentee, cadendo al suolo privi di sensi. Gli ultimi due guerrieri si lanciarono su Iason con uno scatto prestante saltò sulla propria mano ed iniziando a rotearla dispose le gambe l’una parallela all’altra, così da raggiungere con dei veloci e possenti calci ambo i nemici, che caddero a terra con vistose ferite al volto, alcune anche mortali.
“Ora che avete finito”, esordì Odisseus avvicinandosi ai due, “è tempo di muoverci. Il Re ha già lasciato le sue stanze, ne sono certo, noi dobbiamo andare a recuperare gli altri, è tempo di partire, sempre che vogliate partecipare a questa missione”, li avvisò il Navigatore, “Si, certo, non vedo l’ora di compiere questo viaggio”, osservò il giovane figlio di Urros, ritornando nella sua forma normale, “Io seguirò sempre gli ordini del mio Re”, aggiunse il guerriero seguace di Ruganpos.
Odisseus li osservò entrambi, “Bene, allora andate da Argos e Pandora, avvisateli che ben presto dovranno decidere se seguirci o meno, io, intanto, recupererò Atanos ed Acteon”, ordinò l’uomo maledetto da Possidos, prima di lasciare i due giovani e dirigersi al porto.
Iason ed Eracles, intanto, corsero verso la grande sala sotterranea dove Argos e Pandora stavano difendendo la nave, ma, con loro gran sorpresa, non trovarono nemici lungo il tragitto, “Che cosa sarà successo?”, domandò il giovane figlio di un dio, preoccupato, “Non lo so, ma se non ci sono soldati lungo la strada può voler dire due cose”, replicò con voce titubante il guerriero, “Cioè?”, incalzò il ragazzo, “O sono entrati tutti nella sala della Nave, o sono fuggiti verso l’esterno della città”, rifletté l’altro, entrando nel luogo dove era stata costruita la loro futura imbarcazione.
Grande fu la sorpresa dei due giovani combattenti nel vedere solo Pandora ferma dinanzi ad una decina di nemici, tutti le giravano intorno, minacciandola con le loro lance e spade, “Pandora”, esclamò Erakes, ma la mano di Iason lo fermò, prima che corresse ad aiutare la ragazza, “Guarda i cadaveri intorno a lei, non vedo Argos fra loro, perciò il Guardiano dai molti occhi deve averla lasciata sola qui fidandosi del dono che la sua maledizione le ha lasciato. Non penso che abbia bisogno del nostro aiuto”, rifletté il giovane guerriero, riponendo anch’egli le sue catene.
I soldati, in effetti, giravano intorno alla loro preda, ma nessuno di loro aveva intenzione di attaccare, erano terrorizzati, “Questa strega ha ucciso cinquanta di noi senza nemmeno muoversi, com’è possibile?”, domandò uno dei dieci con voce titubante, “Non lo so, ma restare qui, fermi, come lei stessa ci chiede, di certo la aiuterà e ci sarà di danno, quindi, compagni, attacchiamola tutti e dieci insieme, forse non potrà resistere a tale forza offensiva”, osservò un altro soldato, ordinando poi ai compagni di colpirla contemporaneamente.
Ciò che Iason ed Erakes videro aveva del sorprendente, quando i dieci nemici affondarono le loro armi, queste cozzarono fra loro, poiché la nera e sottile figura era improvvisamente scomparsa; in qualche modo Pandora si era volatilizzata, o almeno così sembrava, poiché pochi attimi dopo la fanciulla riapparve, dietro uno dei nemici, “Mi dispiace”, fu l’unica cosa che sussurrò prima che quella decina di soldati si muovesse in modo spasmodico e dei neri insetti volassero fuori dalle loro bocche, insieme all’oscura melma che già aveva segnato le labbra di molti altri cadaveri.
Pandora camminò cupamente in quel mare di cadaveri, “Come mai siete tornati qui?”, domandò ai due compagni, ancora sbalorditi per l’attacco della ragazza, “Ordine di Odisseus, il Re gli ha ordinato che partissimo il prima possibile. Il Navigatore stesso è andato a recuperare Atanos ed Acteon”, spiegò con voce titubante il giovane figlio di un dio, “Ma dov’è Argos?”, incalzò Iason, “Si è diretto verso la città non appena ha visto che alcuni soldati stavano attaccando la popolazione”, spiegò la ragazza, “Come li ha visti? Qui non ci sono finestre”, osservò sorpreso Eracles, ma nessuno rispose a questa sua domanda.
Odisseus, intanto, correva verso il porto, pronto a richiamare all’ordine il guerriero Immortale ed il Cacciatore, due esseri, che per motivi diversi, non erano molto soggiogabili con semplici ordini, quando una figura sbucò da dietro una piccola siepe, saltandogli addosso.
Questo assalitore non riuscì nemmeno a capire cosa stesse facendo l’uomo assalito, vide solo le sue mani diventare nere ed una strana forza lo sollevò, gettandolo al suolo e fermandone i movimenti.
“Acteon”, esclamò Odisseus, riconoscendo il Cacciatore, malgrado il corpo fosse completamente coperto da un sottile, ma folto, pelo grigio e dei lunghi canini ed artigli prorompessero dalla bocca e dagli arti, “Non ti avevo riconosciuto, pensavo fossi un soldato”, spiegò con un filo di voce l’uomo Lupo, “Anch’io credevo lo stesso”, rifletté il Navigatore, sollevando l’alleato da terra.
“Come mi hai buttato a terra?”, domandò Acteon, “Un trucco appreso in secoli di viaggi”, rispose con un sorriso beffardo l’altro. Il Cacciatore avrebbe voluto rispondergli, ma qualcosa lo fermò, “Che c’è?”, domandò Odisseus, “Nemici, una trentina, davanti a noi, dietro quell’angolo”, spiegò Acteon, indicando una biforcazione della strada poco lontana, “Andiamo ad accoglierli”, concluse poi, scattando con una velocità ed una posizione più proprie di un cane che di un uomo.
I soldati che provenivano da est non ebbero molto tempo per difendersi, videro soltanto un essere simile ad un gigantesco lupo saltargli addosso, questi, corse fra loro, ferendone alcuni con i profondi artigli ed uccidendone altri con terribili morsi. Quando uno dei pochi sopravvissuti al primo assalto tentò di colpire la bestia con un fendente della spada, Acteon rispose con un’agile capriola, che lo portò indietro di alcuni passi, “Forse è tempo che tu assaggi vere lame”, minacciò l’uomo con una voce animalesca, lanciandosi di nuovo all’attacco e spezzando l’arma avversa con i propri artigli, che raggiunsero poi il petto nemico, squarciandolo.
I pochi soldati di Lubitia che si salvarono dalla furia del Cacciatore si lanciarono contro un secondo nemico, correndo verso la biforcazione. C’era infatti Odisseus ad aspettarli, ma loro non lo sapevano, videro solo un uomo, coperto da un lungo mantello, le cui mani brillavano di una luce grigia, poi sentirono un forte dolore al petto, la sensazione come di fori che li perforavano da parte a parte, questo percepirono prima di cadere al suolo, morti, ma con il corpo illeso.
“Prede piuttosto misere”, osservò Acteon, guardando i corpi da lui squarciati, “Dove si trova Atanos?”, domandò allora Odisseus, oltrepassando cadaveri nemici, “Correva verso la città quando ci siamo divisi, io mi sarei occupati di chiunque cercasse di raggiungere il Castello o il Porto, lui andava ad aiutare la brava gente del luogo”, spiegò il Cacciatore, “Allora aspettiamo qui dove siamo, difendiamo il territorio finché non verrà il momento di partire”, replicò il Navigatore, “Benissimo”, concluse l’uomo Lupo, attendendo nuovi nemici.
Atanos camminava quietamente fra le strade della città di Seev, diverse case stavano andando in cenere a causa dei soldati di Lutibia, ma, ogni volta che uno di questi incontrava l’essere senz’anima, malgrado cercasse di ucciderlo, riusciva solo a condannare se stesso.
Arrivato alla piazza centrale, però, l’Immortale si trovò dinanzi ben sedici nemici e, fra di loro, un unico volto noto, quello di Argos, che, armato di un semplice bastone, resisteva al gran numero di avversari, colpendoli con veloci movimenti dell’arma.
Atanos si lanciò in mezzo a quella che poteva sembrare una lotta impari.
“Atanos”, esclamò il Guardiano, riconoscendo l’alleato, malgrado l’ampia bandana ne coprisse sempre il volto, “Argos”, lo salutò l’altro, bloccando una spada con la propria mano sinistra, in cui la lama dell’arma si andò a conficcare, “Grosso errore”, lo ammonì l’essere Immortale, spezzando la lama e lasciandola conficcata nel proprio palmo, così da usarla come un coltello contro l’avversario, che fu sgozzato dalla sua stessa arma.
Subito altri tre guerrieri nemici si lanciarono contro Atanos e lo colpirono con le spade, perforandone il corpo in più punti. L’immortale, però, si alzò in piedi, gettando a terra i tre nemici. I soldati esclamarono parole di sorpresa quando videro il nemico risanare le ferite senza nemmeno toccarle. I tagli delle spade, i fori ed il sangue che da essi fuoriusciva si risanarono automaticamente, sorprendendo tutti i presenti, persino la lama conficcata nel palmo della mano fu estratta da Atanos, mentre la ferita si chiudeva istantaneamente. L’Immortale osservò gli avversari e con uno scatto si portò fra loro e preso il collo di uno, lo spezzò con facilità, rubandogli poi l’arma e colpendo con la stessa i due avversari rimasti, che caddero al suolo, morti per mano del guerriero senz’anima.
“Bravo il vecchietto”, sussurrò Argos, che, malgrado fosse voltato di spalle, sembrava aver seguito con attenzione la battaglia dell’alleato, “Ora, comunque, tocca a me”, osservò poi, sollevando il bastone ed aprendo la mano destra dinanzi a se.
I quattro soldati che circondavano Argos accettarono la sfida e si lanciarono contro il guerriero dal volto nascosto, il quale, inaspettatamente evitò i loro fendenti con grande eleganza, senza ricevere nemmeno una ferita, sembrava quasi sapesse cosa avevano intenzione di fare prima ancora che lo facessero. Con eleganza il Guardiano semidivino evitò due attacchi, colpendo con il bastone i nemici che si erano avventati contro di lui, atterrandoli e stordendoli entrambi, con una furia combattiva senza pari. Un terzo nemico tentò di raggiungerlo alle spalle, ma Argos pose il bastone al suolo e facendo leva su questo colpì l’avversario al volto, spezzandogli il collo. Il quarto soldato tentò poi la fuga, ma Argos lanciò un sasso contro il nemico, colpendolo dritto alla nuca e lasciandolo al suolo, svenuto.
I due guerrieri rimasti in piedi si guardarono fra loro, “Andiamo verso il castello, il resto della città sembra quieta”, propose Argos, “Si, va bene”, concordò quietamente Atanos, avanzando insieme all’alleato.
In pochi minuti i due raggiunsero Acteon ed Odisseus, “Non sapevo che anche tu, Argos, fossi uscito qui fuori”, esordì il Navigatore, “Nemmeno io immaginavo che tu lo avresti fatto”, replicò il Guardiano, “Sono qui per avvisarvi che Ruganpos ed i suoi si stanno dirigendo verso il luogo della battaglia, donne e bambini saranno portati in altre città ed a noi è stato dato l’ordine di partire, quindi vi chiedo: voi due, Atanos ed Argos, volete seguirci?”, domandò il viaggiatore maledetto da Possidos.
“Per trovare il Tesoro Verde, o qualcuno che mi dia la stessa cosa che voglio da quell’oggetto, vi seguirò”, accettò Atanos, osservando il proprio corpo illeso, “E tu?”, domandò Odisseus, rivolgendosi all’altro, mentre correvano verso il Castello.
Quando furono davanti alla nave, Argos, che fino ad allora era rimasto in silenzio, osservò i sei compagni, si erano riuniti tutti intorno ad Odisseus. Pandora, Acteon, Iason, Eracles ed Atanos, tutti e cinque insieme al Navigatore aspettavano la risposta di Argos e questi infine decise, “Tutti voi, come me, desiderate la libertà e la normalità dalle vostre maledizioni, in un modo o in un altro, ma soprattutto tutti auspichiamo che questi Tesori ci aiutino e salvino della gente, quindi per questo motivo per ora accetto di venire con voi, anche perché, nessuno oltre me potrebbe guidare la nave”, concluse Argos, avvicinandosi agli altri e preparandosi per la partenza.