Capitolo 35:
Liberazione
“Ragazzo, svegliati”. Furono queste le parole che Eracles sentì, riprendendo lentamente conoscenza. Grande fu la sorpresa del figlio di Urros quando finalmente riuscì a mettere a fuoco, era in una grotta sulla spiaggia, probabilmente sulla costa opposta a quella dove si trovava la loro nave, e non era solo, anche i suoi sei compagni erano lì con lui. Qualcuno, o qualcosa, li aveva intrappolati in una gigantesca ragnatela, che si apriva da un estremo all’altro della grotta, bloccando i corpi di tutti e sette gli arvenauti.
“Si è svegliato anche l’ultimo”, urlò una voce ai piedi della tela e solo allora il giovane figlio di Urros notò un centauro, che stava di guardia a tutti loro.
“Dove siamo?”, domandò allora Eracles, voltando il capo verso i compagni alla sua destra, “In una tela di ragno troppo cresciuta”, ringhiò Acteon, che tentava inutilmente di liberarsi.
“Sprechi solo le tue forze, Cacciatore, nemmeno il mio sciame riesce a liberarsi da questa ragnatela”, lo avvisò da subito Pandora, il cui viso era particolarmente cupo, forse frustrato, per la trappola in cui tutti loro erano caduti, in un luogo così vicino alla meta.
“Ci hanno ingannato tutti e sette, per di più Zion ci ha tirato l’ultimo colpo mancino assicurandoci che quest’Isola era deserta”, obbiettò innervosito Iason, cercando di divincolarsi, “Probabilmente, lo stesso dio di Midian credeva che questo luogo fosse deserto, se no, data la sicurezza che aveva in se stesso, non ci avrebbe mentito fin dall’inizio”, replicò Argos, sospeso poco lontano dal Guerriero.
“Per curiosità, ragazzo, a te come ti hanno catturato?”, domandò allora Acteon, richiamando l’attenzione di Eracles, “Non è una questione importante come noi siamo stati catturati, l’unico vero problema è che nessuno se lo aspettava, una trappola del genere non era prevedibile”, replicò Atanos, legato vicino al Cacciatore.
“Anche sapendolo, però, ci sarebbe comunque stato il problema dei nemici che avevamo davanti, delle perfette antitesi capaci di fermarci, da ciò che ho visto”, concluse allora Odisseus, il primo da destra dei sette arvenauti legati sulla tela.
“Su questo ti devo dare ragione, Generale, nessuno di voi avrebbe potuto fare niente contro di noi”, ridacchiò una voce, mentre una figura appariva dallo specchio di mare dinanzi alla grotta.
“Sairon, che piacevole sorpresa, non ti eri allontanato come i tuoi soldatini?”, domandò ironico Odisseus, “Non fare domande di cui sai già la risposta”, replicò seccamente l’altro, mentre i sei naviganti nemici si riunivano dinanzi ai sette arvenauti.
“Chi sono?”, domandò Eracles, osservando le strane creature che si trovavano dinanzi a loro, “Questi sono i viaggiatori scelti dal Re di Lutibia, l’armata che avrebbe dovuto contrastarci e che, a quanto pare, ci fermerà. Sono una perfetta combinazione di esseri come noi, maledetti dagli dei, ma le loro maledizioni sono ben diverse, perché non li avevano resi così potenti, anzi li avevano portati alla morte. Qualcuno, però, li ha resuscitati, donandogli nuove forze, proprio come era successo alle Axelie”, osservò il Navigatore.
“Il primo da sinistra è Mihok, il Minotauro. Nato da Urros e la regina di un’Isola dell’arcipelago di Hugnar, la stessa dove Argos fu sconfitto dal supremo signore dei Cieli. Mihok è una creatura maledetta da Lera, che trasformò la parte superiore del suo corpo in quella dell’animale sacro ai regnanti dell’Isola, un toro. Perfetto nemico per Argos, perché al contrario del nostro Guardiano, costui combatte con la forza bruta, senza osservare o seguire i movimenti dell’avversario, uno stile di lotta completamente diverso da quello del nostro compagno e che quindi lo ha saputo prendere alla sprovvista.
Subito dopo, abbiamo Kalos, chiamato il Bellissimo, costui morì per volere della dea Ritmed, di cui non rispettava i terreni sacri, vivendoci e sporcandoli. La dea, stufa della superbia con cui costui si valutava più bello di lei, lo fece avvicinare ad uno specchio d’acqua e lì, non riflesse la sua immagine, bensì quella di un mostro, per poi affogarlo. A lui dobbiamo la cattura di Atanos, perché sembra che ora sappia mutare il suo aspetto, proprio come quello specchio d’acqua in cui è morto, riflettendo i punti deboli di chi vuole raggiungere.
Il terzo è invece Palion, figlio di Priaso, terzogenito della Lutibia, fu ucciso da alcuni nemici del regno in un giorno di caccia, ho sentito dire che il suo corpo fu sotterrato fra le radici sacre al dio Porian, signore del Sole e della Lutibia, per questo ora il suo è un corpo vegetale che comanda la flora, da ciò che mi ha raccontato Acteon, incapace di fiutarne la presenza in questo terreno.
Al centro vi è il loro capo, Sairon, mio vecchio nemico, Sommo Sacerdote di Possidos presso il regno Tulakeo che sconfissi insieme ai guerrieri dell’Oleampos poco prima di essere maledetto dal signore dei Mari. Anche lui è morto, mangiato dai serpenti di mare del suo dio, che ora lo servono quietamente.
Subito dopo trovate Chiron, che dice di essere un generale centauro, probabilmente un superiore di Moka, il centauro che tu, Acteon, hai sconfitto su Midian, di certo è più potente di lui, ma non so altro sulla sua storia.
La sesta è Daja, una giovane che si vantò di essere più furba e svelta di Iutenia nel tessere e per questo fu trasformata dalla dea in un ragno e schiacciata, ma sembra che ora sia ritornata alla vita con un corpo per metà di ragno e che le sue tele siano capaci di fermarci tutti, Pandora compresa.
Infine c’è l’altro tuo fratellastro, Kuon, figlio di Urros e di una giovane mortale, che partorì due gemelli molti anni, Dextero e Kuon, per l’appunto. Il primo, però, era del tutto mortale, infatti non aveva la velocità ed i riflessi del gemello, ma cercava in tutti i modi di raggiungerlo nelle gare, questo lo portò alla morte. Kuon, disperato, decise di reclamare per la prima volta la presenza del padre, che non lo ascoltò, allora il giovane figlio di Urros, decise di uccidersi, ma sembra che ora sia rinato a questo mondo e che abbia un pesante rancore nei tuoi confronti, Eracles”, concluse Odisseus.
Sairon, sentita la spiegazione, applaudì al Navigatore, “Ti faccio i miei complimenti, in tanti secoli sei diventato veramente sapiente, mi chiedo se sei anche più furbo del giorno in cui ci incontrammo”, incalzò il defunto Sacerdote.
“Sono molto più furbo”, replicò l’arvenauta, “so persino che voi non siete al servizio del Regno della Lutibia, almeno non del tutto, voi servite, piuttosto, l’Idra Nera e coloro che la compongono, giusto?”, domandò di rimando.
“Idra Nera? Cosa ti fa pensare che noi conosciamo questa creatura?”, incalzò l’altro, “Il precedente delle Axelie, il fatto che solo Palion ha sgranato gli occhi dopo la mia domanda e tanti altri particolari”, replicò Odisseus, “Stai mentendo, e devo dire anche male, questo non me lo aspettavo da te”, lo ammonì Sairon, “Chissà”, sussurrò il Navigatore con un sorriso beffardo.
“Cosa pensi di sapere?”, tuonò allora Mihok, facendosi avanti, ma un gesto del defunto Sacerdote lo fermò, “Il piano di Odisseus è di farci innervosire, per trovare una falla da cui colpire, probabilmente sta già pensando a qualche eventualità che gli darà la libertà ed in funzione di questo vuole anche raccogliere notizie”, spiegò Sairon, invitando il Minotauro ad indietreggiare.
“Spera di scappare dalla mia tela? È pazzo”, lo derise allora Daja, che aveva udito interessata il dialogo fra i due guidatori delle navi.
“Forse sarò pazzo, ma una mia curiosità potreste soddisfarla, come siete riusciti ad arrivare fin qui senza che Argos vedesse la vostra nave? E soprattutto dove avete attraccato?”, domandò allora Odisseus, “Come siamo arrivati fin qui non vi interessa, però ti dirò dove abbiamo attraccato. Sull’Isola dei Tre Tesori, in un punto in cui i quattro Custodi non potessero vederci, poi siamo giunti fin qui con le mie care bestiole”, rispose Sairon, mentre un serpente di mare usciva la testa dall’acqua.
“Avete già preso i tesori?”, domandò preoccupato Acteon, “No, abbiamo pensato che per occuparci tranquillamente delle tre bestie che li custodiscono, oltre che dei quattro Custodi delle Coste, dovevamo prima eliminare voi sette, i nemici più pericolosi, coscienti che i navigatori del Rihad e dell’Asjar si uccideranno a vicenda, dandoci poi il tempo di finire i sopravvissuti”, spiegò Sairon, prima che la bestia acquatica scomparisse di nuovo.
“Davvero un bel piano”, si complimentò Odisseus, “Non può essere farina del tuo sacco, Sacerdote di Possidos, oppure è meglio che ti chiami Servo dell’Idra?”, domandò ironico il Navigatore.
“Adesso mi hai veramente annoiato, Generale, ti lascerò qui, ad elaborare altre folli teorie”, tagliò corto Sairon, allontanandosi, seguito da Chiron, mentre Kalos e Daja si disponevano vicino alla spiaggia, in due zone più distanti dalla ragnatela, solo i fratellastri di Eracles e Palion restavano di guardia ai sette prigionieri.
“Arvenauti, se tutto va come deve, quando ve lo dirò, dovrete spingere tutti all’unisono nella stessa direzione, bene?”, sussurrò Odisseus, dopo alcuni minuti di silenzio, poi, voltatosi verso i tre guardiani iniziò a ridacchiare.
“Cosa trovi di così divertente, idiota?”, ringhiò Mihok, facendosi avanti, “Niente è solo che trovo ironico che una perfetta nullità com’era Sairon, capace solo di farsi uccidere dal proprio dio, sia adesso al comando di altri sei esseri potenti come voi”, rispose il Navigatore.
“Ripensandoci, però, quel Chiron è un soldato, quindi non ha grandi doti di comando, Kalos e Daja sono fin troppo pieni di loro per obbiettare a chiunque li riporti in vita, ma voi due, figli di Urros, e tu, principe di Lutibia, voi non dovreste essere altrettanto stupidi. Una vendetta guida te, Mihok ed il tuo fratellastro, mentre il desiderio di salvare il tuo regno, guida te, Palion.
E cosa fate? Restate di guardia a nemici che vorreste eliminare, aspettando un essere superiore a Sairon, colui che veramente tira i fili di voi, sfortunate marionette, il vero malvagio della situazione. Tutto questo mentre la Lutibia è sotto un assalto di nemici ed il vostro Re crede che sia suo figlio a guidarvi in suo nome, non un oscuro membro dell’Idra Nera”concluse con voce soddisfatta Odisseus.
“Quel maledetto serpente non ci guida, noi lo aiutiamo solo perché è utile alla Lutibia ed a mio padre Priaso”, sbottò infastidito Palion.
Solo pochi secondi dopo il giovane uomo pianta si rese conto di ciò che aveva fatto, osservando lo sguardo compiaciuto del Navigatore intrappolato, “Ti ringrazio, giovane principe”, affermò Odisseus, chinando lievemente il capo.
“Palion, vai fuori di qui, è meglio per il nostro compito”, esordì dopo pochi secondi Kuon, con voce gelida, “Si”, balbettò semplicemente il figlio di Priaso, prima di allontanarsi.
“Sei riuscito ad ingannare il ragazzino con la stessa facilità con cui ho ingannato mio fratello Eracles, ma come pensi di fregare noi due?”, incalzò Mihok, dopo che il giovane alleato si era allontanato dalla grotta.
“Non mi permetterei mai di ingannare i figli di Urros, specialmente due figli così amati da quel dio supremo”, ribatté con voce seria il Navigatore, prima di accennare un sorriso.
“Con questo che vorresti dire?”, ringhiò Mihok, “Niente, Minotauro, semplicemente che, rispetto un figlio natogli con la testa di Toro e morto precocemente ed un altro uccisosi per la scomparsa del gemello, il nostro Eracles, che non ha mai visto suo padre, è molto più fortunato. Eppure, nonostante il disinteresse che vostro padre ha verso di voi, non avete mai fatto niente a noi, che siamo chiaramente protetti da lui, seppur indirettamente”, concluse con tono ammonitore il Navigatore.
“Odisseus, ora basta!”, tuonò allora il giovane figlio di Urros, “Smettila di deriderli per un destino triste che tutti e tre condividiamo”, supplicò Eracles.
“Vedete? Persino il vostro fortunato fratello ha compassione di voi”, continuò allora il Navigatore.
“Adesso mi hai stancato, maledetto uomo”, ringhiò il Minotauro, lanciandosi alla carica, “Fermo”, gli ordinò Kuon, vedendolo assaltare la tela, ma fu inutile, il mezzo toro si schiantò contro la parete a cui era congiunta, mandandola in frantumi.
“Adesso, Arvenauti”, tuonò Odisseus, mentre i sette si spingevano tutti verso il lato opposto della tela.
Sairon ed i quattro che con lui erano fuori dalla grotta, non avevano sentito quest’ultima parte del dialogo, “Spero che quel dannato Generale non riesca ad ingannare quei due stupidi prima dell’arrivo del Padrone, se sbagliamo qualcosa potremmo non avere il tempo di raggiungere l’Isola dei Tre Tesori e portarglieli, riavendo del tutto le nostre esistenze in cambio”, spiegò il Domatore di Serpenti marini, rivolgendosi a Chiron, Daja e Kalos.
“Si, è vero, non voglio perdere di nuovo la mia bellezza per la stupidità di quei due”, criticò il mutaforma, “Nemmeno io voglio perdere di nuovo la possibilità di mostrare la mia furbizia”, continuò la donna ragno, “quindi vado a controllare che quei due non facciano dei danni, dato che la piantina ambulante è uscita dalla grotta”, avvisò lei, voltandosi verso il luogo in cui erano imprigionati i nemici.
“Sairon, come pensi di poterti fidare di questi cinque? Non sono soldati come me, eppure hai scelto loro come tuoi compagni”, lo criticò allora Chiron, “Centauro, non li ho scelti, ma tutti voi mi siete stati avvicinati dal nostro comune Padrone, egli ha guidato i nostri destini fin qui”, replicò l’ex Sommo Sacerdote, prima che un crollo attirasse la sua attenzione.
Voltatosi, Sairon vide la grotta cadere su se stessa, “Kalos, richiama Palion, dobbiamo correre alla grotta, i nostri nemici stanno fuggendo”, ordinò subito il Domatore di Serpenti marini, prima di lanciarsi verso la grotta su uno dei suoi destrieri.
Nella grotta, intanto, Mihok e Kuon avevano evitato il crollo, spostandosi appena in tempo, “Pensi che siano sopravvissuti?”, domandò il Minotauro al fratellastro, “Lo spero per noi, altrimenti il Padrone potrebbe non essere del tutto contento”, replicò l’altro.
In quel momento un fascio di luce rossa frantumò alcune rocce, mostrando Odisseus, “Mi scuso per ciò che vi ho detto prima, figli di Urros, ma se non facevo leva sulle vostre debolezze, non ci avreste liberato, così da accogliere come si deve questo vostro padrone”, affermò il Navigatore.
“Ne sei così sicuro?”, replicò Daja, apparendo dalla spiaggia, “In fondo sei solo contro noi tre”, lo avvisò.
“Chi ha detto che è solo?”, domandò una voce, prima che il corpo di Atanos si sollevasse, illeso, mostrando i due che aveva protetto dal crollo, Argos ed Acteon, che, sorridente, aveva posto quella domanda ironica ai tre nemici.
“Esatto, Cacciatore, ci siamo ancora tutti”, continuò Iason, apparendo insieme ad Eracles, che aveva spostato alcuni macigni dinanzi ai due, subito seguito dallo sciame nero, che si ricompose in Pandora.
“Bene, allora dovremo fare un secondo scontro fra i sette Arvenauti e noi”, tuonò infine la voce di Sairon, arrivato insieme agli altri quattro nemici.