Capitolo 31: Nuovo inizio

 

Odisseus, Atanos, Pandora ed Iason osservavano incapaci l’evolversi della situazione intorno a loro, il terreno si scuoteva di continuo, ma nessuno dei quattro era capace di liberarsi dalla presa della divinità avversa.

“Zion”, tuonò ad un tratto il Navigatore, “ripensaci!”, ordinò. “Per eliminare sette uomini stai per distruggere la tua isola, l’intera popolazione che ti venera”, avvisò Odisseus, “Non m’importa”, replicò freddamente la voce del dio di Midian.

“Dovresti sentirli, mortale, sentire le voci di centinaia di uomini che vivono sui diversi confini di quest’Isola, alcuni nemmeno sapevano del vostro arrivo, altri non mi hanno mai visto in azione, ma tutti ora mi pregano, mi supplicano di salvare loro la vita ed è proprio questo che rende me un dio e loro dei miseri mortali, che ora da me dipendono le loro esistenze e, secondo il mio volere, le distruggerò tutte, per poi trovarmi un’altra terra da dominare”, esultò Zion, il cui corpo non era visibile, ma la cui voce circondava i quattro.

“Questo non vuol dire essere un dio, ma un mostro infernale”, lo accusò prontamente Pandora, “E tu con che diritto mi dici cosa vuol dire essere un dio? Non è forse stato un dio a crearti così mostruosa? Con uno sciame nero che cova nel tuo corpo. Quello è essere dei per te?”, domandò ironica la voce di Zion, “No, Urros non voleva fare di me questa creatura cupa e millenaria, ma semplicemente desiderava mettere al sicuro i mali peggiori, lasciando che io li custodissi, ma la mia curiosità mi ha impedito di compiere il mio dovere, per questo sono stata punita”, rispose con voce cupa la giovane.

“Anche voi tre la pensate così? Anche per voi gli dei, che vi hanno fatto diventare ciò che siete, hanno agito bene?”, domandò ironico Zion, “Non so cosa sia la vera giustizia, malgrado la mia anziana età, però so che spesso gli dei, quando si comportano con lealtà, sono da tutti lodati, quando fanno atti di cui gli uomini non accettano le cause, o le conseguenze, non lo sono e tu di certo non lo sarai per questo gesto”, rispose prontamente Odisseus, “Ebbene? Cosa mi interessa delle lodi mortali? Io voglio il loro rispetto e timore”, replicò il nemico, “Allora tu non sei una vera divinità, ma un dittatore, poiché gli dei esistono per essere onorati e lodati, non temuti e rispettati”, incalzò Iason, ricevendo un gesto di approvazione dal Navigatore.

“Davvero belle parole le tue, mortale, ma chissà cosa pensa di tutto questo il quarto, l’Immortale”, continuò la voce di Zion, “Io credo semplicemente che gli dei, come ogni essere, devono assumersi la responsabilità delle proprie azioni e tu, che ti sei circondato di soldati durante ogni tua guerra e che per affrontarci non lo hai mai fatto a viso scoperto, ma con l’aiuto del terreno e di una corazza, non sei capace di alcun senso di responsabilità, sei solo uno stupido che il destino ha reso fin troppo potente”, tagliò corto Atanos, con il suo gelido tono di voce.

“Davvero? Ne terrò conto quando tu solo sopravvivrai fra i tuoi compagni e la nostra guerra continuerà fino al mio arrivo su una nuova isola”, ringhiò la voce di Zion, prima che la terra si scuotesse con maggiore violenza.

 

Un’ondata d’energia, però, si intromise in quella discussione. Il terreno sotto i quattro si aprì e ne fuoriuscirono delle calde folate di vento, che poi presero la forma di un vortice d’aria e di uno di fuoco, subito seguiti da una gigantesca onda.

“Voi?”, tuonò la voce di Zion, prima che le tre figure prendessero forma umana, mostrando anche Eracles, Argos, Acteon e Shiar, che con loro erano risaliti dai meandri del castello ormai distrutto.

“Fratello, sono spiacente di scoprire che la tua pazzia non ha più freni”, esordì Venz, signore dei Venti, “Rahe, Mael, voi fermate questa follia, mi occuperò io di salvare chi dobbiamo ringraziare”, concluse poi, rivolgendosi ai due suoi simili.

Odisseus e gli altri prigionieri videro l’essere di fuoco gettarsi nel vulcano e l’altro alzarsi verso il cielo, sollevato da un getto d’acqua e pochi attimi dopo si resero conto che il mare stava rigettando l’Isola, facendola risorgere, proprio mentre la lava, dentro il grande vulcano, si quietava.

“Voi, nostri amici e salvatori, state attenti, il modo che userò per liberarvi potrebbe risultare impetuoso”, spiegò subito dopo Venz, richiamando su di se l’attenzione; aprì poi le mani il dio e da queste scaturì un potentissimo tornado, che frantumò le quattro trappole di pietra, lasciando cadere al suolo i loro prigionieri.

“Tutto bene?”, domandò prontamente Eracles, aiutando Iason e Pandora a rialzarsi, “Si, grazie”, replicò la giovane Maledetta da Urros, “tu piuttosto come stai?”, domandò poi lei, osservando il volto mal ridotto del compagno di viaggio, “Qualche ferita”, rispose il giovane, semplicemente, mentre Iason sorrideva, stordito.

“Immortale, come sempre illeso, vero?”, domandò ironico Acteon, porgendo la mano ad Atanos, “Al contrario di te, a quanto vedo”, replicò questi, “Solo qualche ferita”, tagliò corto il Cacciatore, con un sorriso gentile.

“Dunque ci siete riusciti?”, esordì pochi attimi dopo Odisseus, che si appoggiava ad Argos, “Avete liberato gli altri dei di Midian”, si congratulò il Navigatore, “E voi siete riusciti a tener testa a Zion”, replicò con tono soddisfatto il Guardiano.

“Ma lui perché è qui?”, domandò all’improvviso Iason, accortosi solo dopo della presenza di Shiar, “Egli è Shiar, Guardiano delle Nebbie e quindi servitore degli dei di Midian, ci ha aiutato contro Tsun Ta e ha liberato lui i tre divini signori di questo luogo”, spiegò Argos, chinando il capo verso il guerriero di Nebbia.

“Dunque anche tu mi hai tradito, Shiar?”, tuonò la voce di Zion, proveniente dal vulcano.

“No, divino Zion, voi avete tradito il vostro popolo, decidendo di distruggerlo, per questo non potevo più seguirvi, malgrado non fosse mio diritto decidere quale divinità fosse giusta per Midian. Non potevo permettere che l’intera Isola fosse distrutta per un vostro capriccio”, replicò il Guardiano della Nebbia, prima che un macigno fosse sputato fuori del vulcano, atterrando dinanzi agli otto guerrieri ormai stremati e prendendo la forma di Zion.

“Un traditore? Sono sconfitto per colpa tua?”, ringhiò infuriata la divinità, avvicinandosi ai nemici, “Se vuoi saperla tutta, divinità della Roccia”, esordì allora Argos, ponendosi in difesa di Shiar, “Solo Shiar, Venia e Sisto ti sono rimasti fedeli fino all’ultimo. Venia e Shiar, a dirla tutta, sono sempre stati fedeli solo alla loro isola ed ai doveri che avevano verso di essa e quindi verso di te, finché la proteggevi, ma tutti gli altri ti erano contro. Il centauro ed il figlio delle Ombre ti erano fedeli solo perché gli era stato ordinato dai loro comandanti, ti spiavano per informare qualche altra divinità più potente. Qui Han ed Iknir erano semplicemente due pedine mosse da Tsun Ta, che ti servivano perché così voleva il loro manovratore ed infine Tsun Ta stesso, lui era il più pericoloso, poiché aveva già deciso di ucciderti dopo essersi liberato di tutti noi e preso per se il corpo senz’anima del mio compagno di viaggio. Lui era il vero traditore, non Shiar. Infine c’era Sisto, l’unico che è arrivato a morire perché tu potessi sopravvivere, non voleva, il tuo giovane figlio, che tu venissi catturato dai tuoi fratelli, ma nemmeno che Tsun Ta ti uccidesse ed è caduto proprio contro il Nero sacerdote, che si era impossessato del corpo del centauro”, raccontò il Guardiano, con tono ammonitore.

“Dunque, a parte il mio giocattolo, nessuno mi era fedele?”, tuonò infuriato Zion, “Giocattolo?”, lo interruppe subito Eracles, “Hai osato chiamare tuo figlio un giocattolo?”, domandò infuriato, “Sisto per me non era un figlio, bensì una statua di pietra a cui avevo dato vita, malgrado i diritti ed i doveri che pensava di avere verso di me. Io riconosco solo me stesso, Zion, il potente, di tutto il resto non mi interessa niente”, concluse urlando il dio di Midian, prima che i suoi tre fratelli gli si disponessero intorno.

“Ora basta, fratello Zion, finché avevi desiderato dominare questo luogo perché su di te camminavano e non su noi, avevamo accettato la sfida, sperando che la tua follia si quietasse, ma ti abbiamo visto sprofondare in un baratro di pazzia senza fine. Hai distrutto intere popolazione solo per non avere nemici vicini, ti sei fatto guidare da chi ti ingannava con delle lodi viscide e stupide e hai anche ammesso di aver ripudiato tutto, dal popolo che ti serviva, desideroso di vedere la tua benevolenza, all’unica creatura che ti considerava un padre e ti amava come tale. Non hai più il diritto di farti considerare un dio, né potrai continuare oltre nei tuoi atti ingiusti ed indegni”, lo minacciò la voce di Venz, mentre i tre aprivano le mani contro di lui.

“Vi ho già sconfitto una volta, lo rifarò adesso”, minacciò Zion, “Fratello, tu non ci hai sconfitto, ci hai distratto, permettendo al tuo servitore di strappare le nostre anime dalle forze naturali che ci rendono potenti, solo così ci hai potuto intrappolare allora”, replicò con tono deciso Mael, “Ed adesso non vi è più il tuo servitore, lo abbiamo sconfitto, e tu da solo, contro di noi, non potrai combattere per molto, poiché hai subito lo stesso destino che subimmo noi, sei stato alienato dalla tua forza generatrice, la terra”, concluse Rahe, mentre i tre dei aprivano le mani contro la divinità di Midian.

“Non oserete tanto”, tuonò Zion, sollevando una barriera di pietra dinanzi a se, ma bastò un soffio di vento perché anche questa difesa crollasse; “Non puoi immaginare quanto dispiacere ci dia farlo, fratello sfortunato, ma dobbiamo rinchiuderti”, avvisò pochi attimi dopo Venz, sollevando le mani verso il cielo.

Un vento vorticoso circondò Zion, sollevando da terra e lasciando a galleggiare a mezz’aria, “Dai Venti che sovrastano Midian si emette la prima sentenza”, esclamò Venz, prima che i suoi due fratelli si disponessero attorno a lui; “Dalle Fiamme che alitano dentro Midian si emette la seconda sentenza”, continuò Rahe, mentre i suoi pugni si congiungevano ed il corpo del fratello dagli occhi verdi veniva ristretto in una sfera fiammeggiante; “Dai Mari che circondano Midian si emette l’ultima sentenza”, concluse Mael, prima che i suoi palmi si aprissero e su Zion si creasse come una bolla d’acqua.

Grande fu lo stupore dei sette naviganti nel vedere quella bolla d’acqua diventare rossa e fiammeggiante e vorticosa come vento allo stesso tempo, per poi chiudersi in una piccola sfera dorata, che cadde fra le mani di Venz.

“La prima parte del nuovo inizio è compiuta, ora dobbiamo trovare un custode per il nostro sfortunato fratello”, osservò allora il Signore dei Venti, mentre i due chinavano il capo verso la terra, che nuovamente si aprì, a causa di possenti fiammate, che riportarono alla luce del cielo, ormai stellato, dei pezzi di pietra danneggiati.

“Ma è…”, balbettò appena Eracles, il cui viso sorrideva gioioso, “Si, figlio di Urros, è colui con cui hai rivaleggiato per devozione paterna”, rispose Mael, accennando un sorriso, prima che da un soffio di Venz provenisse una violenta corrente che ricongiunse i pezzi di pietra, ricreando la creatura e ridandogli vita.

“Alzati, Sisto”, esordì semplicemente il Signore dei Venti, “riprendi vita e custodisci questo oggetto per noi, finché egli non ritroverà la sanità che gli è venuta a mancare”, ordinò Venz, porgendo al redivivo mostro di pietra la sfera dorata.

“Cos’è successo?”, domandò intontito il guerriero, osservando l’oggetto che aveva in mano, “Noi tre, divinità custodi di Midian siamo rinate, tuo padre è sconfitto ed esiliato in quella sfera, dove speriamo ritrovi la ragione, a te starà custodirlo, per evitare che folli quali Tsun Ta, o altre creature, attentino alla sua vita, o alla sicurezza dell’Isola, risvegliandolo. Sappiamo che lo tratterai con molto più rispetto ed affetto di quanto il centauro non abbia mai fatto con noi, quindi te lo affidiamo fiduciosi”, rispose semplicemente Venz.

Il gigante di pietra non poté far altro che inginocchiarsi, accarezzando con tutte e quattro le braccia la sfera e ringraziare sommessamente le tre divinità.

“Ma c’è da fidarsi?”, domandò nel frattempo Iason, “Si, non preoccuparti, Guerriero di Aven, costui è un essere dal cuore buono, ne sono certo”, rispose prontamente Eracles, “Va bene”, replicò semplicemente l’altro.

“Ora, veniamo a voi, nostri salvatori”, continuò poco dopo Rahe, prendendo la parola, “sappiamo dell’importanza della vostra missione, ma vi invitiamo, almeno per stanotte, a riposare qui, dove potrete curare le ferite, nell’antico tempio che nostro fratello non ha distrutto, quello dove eravamo soliti vivere, prima della guerra fratricida”, spiegò il Signore del Fuoco, invitando tutti a seguirlo.

 

La notte passò serena in un piccolo tempio disperso nella foresta, un luogo misero, dotato solo di un’anticamera con delle statue delle quattro divinità ed una sala di preghiera, dove i sette naviganti si ritrovarono a riposare. Shiar e Sisto, invece, furono accompagnati nella piccola costruzione adiacente al tempio, la casa del Guardiano di Midian, che per anni era rimasta inutilizzata, malgrado l’Uomo della Nebbia l’avesse spesso visitata, memore del suo antico dovere.

“Pensate che Midian sarà in buone mani adesso?”, domandò nella notte Atanos, “Si, Immortale, questi tre dei sembrano completamente diversi dal loro fratello, sono esseri buoni e giusti”, rispose prontamente Argos, appoggiandosi alla parete dietro di lui.

“Domani ripartiremo, giusto?”, domandò poi Iason, “Si, mio giovane amico ed allievo, ripartiremo, diretti verso l’Isola dove sono custoditi i tre Tesori”, rispose prontamente Odisseus, “Come la chiamava Zion? Ten-Lah, giusto?”, domandò poi Eracles, “Si, seppur solo gli dei possono chiamarla così, ma in fondo tu sei figlio di Urros”, rispose ironicamente Pandora, alzando il capo dall’angolo in cui era sdraiata per riposare.

Eracles fu visibilmente stupito da questa notizia e dalla risposta della giovane che mai era apparsa tanto allegra ed aperta all’ironia, “Non ti meravigliare più di tanto, ragazzo”, lo avvisò allora il Navigatore, “Quest’avventura non ha avuto solo l’esito di liberare un’Isola da un dio tirannico”, spiegò con un gentile sorriso, “Che intendi dire?”, balbettò allora il figlio di Urros, “Semplicemente che ci ha reso anche più uniti, non credi anche tu?”, incalzò Acteon, “In fondo, quando siamo arrivati qui, nessuno sapeva molto degli altri ed ora, sappiamo che non ci tradiremo mai, nemmeno per la possibilità di liberarci con altri mezzi dei nostri poteri”, spiegò il Cacciatore.

“Ha ragione”, concordò Argos, “Comunque è tempo di dormire, domani dovremo ripartire presto”, concluse Odisseus.

 

La mattina dopo i sette si spostarono sulla spiaggia dove avevano ancorato la nave, trovando il terreno richiuso dopo l’assalto di Zion, “Devono essere stati i tre dei di Midian a ricostruire il terreno in una notte”, suppose Odisseus, “Sorprendenti. La loro prima notte liberi dopo tanto tempo la passano a riparare i torti del fratello, sono davvero degni di lode”, concluse Argos, arrivando dinanzi alla propria creazione marittima.

“Vi ringraziamo di queste parole”, esordì allora una voce, prima che in un soffio di vento le tre divinità, insieme a Sisto e Shiar, apparissero dinanzi ai sette, “siamo venuti a salutarvi, ma a dire il vero, non sappiamo nemmeno il vostro nome”, spiegò Rahe.

“Giusto, divini signori di Midian, io sono Argos, il creatore di Navi ed un tempo guardiano di Lera”, si presentò per primo l’ex semidio; “Io sono Odisseus, detto il Viaggiatore, conduco i miei compagni lungo questo viaggio fino all’Isola dei Tre Tesori”, continuò il Navigatore; “Il mio nome è Acteon, fui e sono Cacciatore, seppur reso più potente da una maledizione di Ritmed”, continuò il mezzo uomo; “Io sono Eracles, figlio di Urros e di una donna di Curont”, aggiunse il giovane figlio di un dio; “Da Urros io fui maledetta, mi chiamo Pandora”, esordì poi la signora del nero sciame; “Io fui invece condannato da Sade a vivere per sempre senz’anima, il mio nome è Atanos”, affermò poi l’Immortale, “Infine ci sono io, Iason, guerriero fedele a Ruganpos, Re di Aven”, concluse il giovane combattente.

“Vorremmo avere dei doni per voi, che ci avete ridato la libertà, ma purtroppo abbiamo potuto portarvi solo l’arma che ti hanno tolto, giovane guerriero di Aven”, esordì Mael, mentre Shiar rendeva le sue catene a Iason, “Ma vi possiamo assicurare che se mai vi servirà un aiuto contro dei nemici di Midian e dell’Oleampos, come coloro che avevano mandato quelle due spie da nostro fratello Zion, ebbene, in quel momento noi faremo quanto è in nostro potere per soccorrervi”, aggiunse poi Rahe, chinando il capo in segno di rispetto.

I sette chinarono il capo in risposta di tale promessa, “Vi ringraziamo già da ora, nobili signori di quest’Isola”, esordì Odisseus, prima di salire sulla nave con i propri compagni.

“Arrivederci, Shiar, coraggioso guardiano di Midian, che hai saputo oltrepassare i limiti del dovere per decidere volontariamente cosa fare”, affermò Argos, nel salutare il nemico di un tempo, “Arrivederci a te, nobile Guardiano di Lera, che hai mostrato a me la via del vero dovere, diventando non un nemico, ma un esempio da emulare, un modello per le mie azioni future”, replicò l’altro, chinando il capo.

“Addio, giovane figlio di Urros, grazie per tutto ciò che hai fatto per la mia isola”, tagliò corto intanto Sisto, “Arrivederci, nobile figlio di Zion, sei la prima persona che ha veramente capito cosa io provassi e di cui ho potuto comprendere pieno i sentimenti”, replicò Eracles, stringendo la mano superiore del gigante di pietra.

“Allora addio, Arvenauti”, esordì pochi attimi dopo Venz, quando i sette erano ormai sull’imbarcazione, sbalordendoli tutti, “permettetemi di chiamarvi così da ora in poi”, concluse il dio, mentre una brezza possente animava le vele della nave, “Si, divinità dei Venti, chiamaci pure così, noi stessi d’ora in poi ci presenteremo come gli Arvenauti di Aven, amici delle divinità di Midian”, replicò Odisseus, ricevendo un segno di approvazione da Argos, prima che il vento portasse lontani i sette Arvenauti, diretti verso la loro meta, alla fine di questa lunga battaglia, che anche per loro aveva segnato un nuovo inizio dell’avventura che avevano intrapreso.

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