Capitolo 30: Per le
divinità
Acteon, Eracles ed Argos osservavano stupiti il nemico che gli si parava di fronte, “Cavallino, sei ancora vivo?”, domandò il Cacciatore, vedendo il Centauro con la pelle completamente segnata da bruciature, ricomporsi in modo differente dallo strato di carne originale, “non è un problema, ora ti sistemo io”, concluse poi, lanciandosi all’attacco.
Subito il Guardiano fermò il suo compagno, “Non è più Moka il nemico che hai davanti”, lo avvisò prontamente, “Cosa stai dicendo? Io vedo ancora quel centauro”, replicò con voce calma il Cacciatore, “No, il corpo è il suo, ma avverto una differenza, come se qualcuno avesse preso possesso di un abito non proprio e lo stesse modellando per se, è come se Moka ora fosse posseduto”, spiegò Argos, “inoltre, guarda la pelle”, continuò, “le ustioni e le ferite si stanno rimarginando, ma di un colore diverso, come se fosse una dote non sua”, concluse.
“Esatto, bravo ex semidio”, si congratulò la voce che usciva dal corpo di Moka, una voce non sua, “Non sono del tutto il centauro, anzi, ho solo preso un corpo la cui vita stava spegnendosi e sono riuscito a ripararlo, seppur non si potrà riprendere del tutto, un difetto che non posso completamente superare, il decadimento dei corpi”, ridacchiò fra se la voce, “se avessi potuto prendere quel essere senz’anima, forse ci sarei riuscito, ma c’era il Viaggiatore insieme a lui, non potevo rischiare”, osservò con tono infastidito.
“Sei il sacerdote Nero, giusto? Sei Tsun Ta”, esordì dopo pochi attimi Argos, “Arguto, complimenti”, replicò la voce nel centauro, “Ma che dici? Quel essere umano è stato sconfitto da Odisseus, lo abbiamo visto tutti”, esclamò Eracles, ma una risata del nemico troncò ogni risposta.
“Sarai anche il figlio di Urros, ma la tua conoscenza del mondo è piuttosto misera, ragazzino. Devi sapere che presso i Cancelli Celesti vi sono dei maestri che spiegano come utilizzare al meglio il potere dell’Essenza e chi ne riesce a cogliere i segreti più profondi più aspirare al titolo di Jinma, se ne usa le capacità per ciò che dai più è considerato il male”, raccontò l’avversario, “ed io sono uno di questi Jinma, perché invado i corpi dei miei nemici, o amici, nel momento in cui perdo il mio per delle ferite troppo gravi, a poco a poco ho migliorato la mia tecnica invadendo i corpi degli altri, poiché da loro assorbi memorie e tecniche di lotta, come quella che mi permette di rigenerare le ferite, se non hanno toccato punti vitali, ma hanno semplicemente causato delle emorragie. Anche adesso sto imparando da questo nuovo corpo, grandi cose erano nascoste nella memoria di questo centauro, notizie che mi saranno utili, specialmente dopo la dipartita di Zion, per trovarmi un nuovo padrone”, concluse il nero sacerdote.
“Dopo la dipartita di Zion?”, domandò incuriosito Argos, “Quindi sei convinto della nostra vittoria. Seppur ci sottovaluti, se speri che ti lasceremo vivere oltre, dopo aver sconfitto il tuo padrone”, lo avvisò il Guardiano. Una risata fu la risposta del nemico, “Non penso che vincerete, anzi, sono certo che alla lunga sarà Zion a vincere, uccidendo i tre compagni dell’Immortale. Io, intanto, avrò sterminato voi, già mezzi morti, così potrò prendere il corpo di quel senz’anima ed a quel punto sarò io ad avere il potere maggiore”, esultò il malvagio essere, “ ucciderò Zion e poi mi proporrò come servitore di una divinità veramente potente, quella che mi potrà forse trovare delle prede da rendere mie schiave”, spiegò con soddisfazione, “in fondo, se è stato tanto pazzo da distruggere parte della sua isola, il dio di Midian non avrà certo problemi ad usare tecniche ancora più pericolose, forse si distruggerà egli stesso insieme al suo nemico, per me sarebbe anche più comodo”, ridacchiò infine Tsun Ta, guardando il solco nel terreno, prima di lanciarsi all’attacco dei tre.
“State attenti”, avvisò prontamente Argos, ma era tardi, il primo pugno dato con il corpo di Moka aveva preso in piena nuca Eracles, per poi raggiungerlo alla gola con una ginocchiata della gamba anteriore destra, colpendolo infine con l’altro zoccolo anteriore in pieno stomaco, schiantandolo contro il muro svenuto.
Fu quindi il turno di Acteon, che si lanciò infuriato contro il nemico, ma stavolta non riuscì nemmeno a sfiorare il corpo del centauro, una barriera di fiamme argentee lo fermò, investendolo in pieno e sollevandolo in aria, per farlo schiantare prima contro il soffitto della stanza e poi contro il pavimento, dove il nemico stesso gli saltò addosso, calpestandolo con tutti e quattro gli zoccoli, così da fargli sputare parecchio sangue, prima di allontanarsi dal suo corpo martoriato.
“Siamo rimasti solo noi due, ex divinità, che farai adesso? Di certo non puoi sperare di evitarmi per sempre grazie ai tuoi tanti occhi”, ridacchiò il nemico, “No, non potrei nemmeno se fossi al massimo delle mie forze, dato l’uso che fai delle anime al tuo servizio, ma, per quanto mi è possibile, mi opporrò ai tuoi attacchi”, lo avvisò Argos, sollevando il bastone dinanzi a se, in posizione di guardia.
“Non farmi perdere tempo”, tuonò il mostro nemico, lanciandosi all’assalto con i pugni possenti, che spaccarono il muro, ma non riuscirono a colpire Argos, il quale, spostandosi all’ultimo, riuscì persino a colpire con il lungo bastone l’avversario, prima di portarsi di nuovo ad una distanza di sicurezza.
“Farti perdere tempo? Ma non dovevi solamente attendere che Zion finisse i miei compagni? In fondo è un bene per te se io ti faccio combattere, quanto meno non ti dimostrerai così forte ad un dio che vuoi abbattere”, replicò con voce decisa Argos, “Non ho paura di rivelargli la mia forza, anche perché Zion ha fiducia in me e ne avrà ancora di più quando vedrà come schiaccerò i suoi tre fratellini divini, potenziando quel sigillo fino a renderlo una trappola mortale più che una prigione. Poi, finiti loro e preso il corpo che anelo, ucciderò anche il signore di Midian, tanto non ho alcun dovere verso di lui”, concluse con voce soddisfatta Tsun Ta.
“Maledetto”, tuonò allora una figura, saltando fuori dall’ombra e colpendo, inaspettata, il centauro in pieno volto, “Sei uno sporco traditore, Moka!”, continuò la figura, prima ancora che l’essere lo potesse mettere ben a fuoco.
“Io non sono Moka, questo è solo l’involucro di quel centauro, sono Tsun Ta, giovane stupido di pietra”, ringhiò il nemico, guardando il corpo danneggiato di Sisto, che ora era in piedi dinanzi a lui.
“Ti chiedo scusa, figlio di Zion, se hai dovuto sentire come chiedevo chiaramente e sprezzantemente a quest’essere i suoi piani, ma era l’unico modo per farti capire chi è il nemico più minaccioso adesso”, esordì allora Argos.
“Non hai bisogno di scusarti con me, in fondo sono un tuo nemico, ma fra voi, che combattete lealmente e siete stremati e quest’essere, preferisco eliminare prima il traditore, poi penserò a voi tutti”, tagliò corto il mostro di pietra, prima di rivolgersi contro il centauro.
In quel momento una scossa di terremoto fece tremare tutto il castello, “Sembra che tuo padre voglia compiere un gesto estremo per sistemare i suoi nemici”, ridacchiò allora Tsun Ta, prima di assalire a sua volta il guerriero di pietra.
Sisto si lanciò all’attacco, colpendo con l’unico pugno il corpo del centauro, senza apparentemente ferirlo, “Eri più forte quando avevi tutte le braccia”, ridacchiò allora il nemico, colpendolo con due zoccolate in pieno stomaco, che ne distrussero parte del tronco, costringendolo ad indietreggiare, “Puoi farmi a pezzi, ma finché vi sarà qualcosa di ancora animato in me, non ti permetterò di vincere!”, lo ammonì subito il figlio di Zion, prima di prepararsi a colpire di nuovo.
Una sottile nebbia, però, fermò i due avversari, “Aspetti, nobile Sisto, non combatta più contro costui, poiché il suo corpo non reggerebbe oltre”, avvisò la voce di Shiar, mentre il Guardiano della Nebbia appariva fra i tre ancora in piedi.
“Mio predatore, finisci quel semidio e poi blocca il tuo principe, subito!”, ordinò allora Tsun Ta, prima che il nuovo arrivato potesse capire cosa stava succedendo.
Subito Shiar si voltò verso il nemico già affrontato, impugnando la grande alabarda di Nebbia che già aveva mostrato, “Aspetta, guardiano di Midian, non devi avere fiducia in costui, non è fedele agli stessi dei che servi tu”, avvisò prontamente Argos, sollevando l’arma dinanzi a se.
Un urlo in quel momento esplose, il corpo di Moka era stato perforato da un arpione di Nebbia, “Shiar, sei forse impazzito?”, tuonò la voce di Tsun Ta, prima che il Guardiano si voltasse verso di lui.
“Io sono Shiar, Guardiano della Nebbia a difesa di Midian, ho giurato di proteggere questo luogo da qualsiasi nemico, interno, o esterno, che sia. Per questo non posso permettere che questa follia vada avanti. I sette naviganti giunti dalle terre ferme non volevano distruggerci, siamo stati noi ad attaccarli, quindi non li reputo dei nemici pericolosi come te, Tsun Ta, che per avidità e brama di potere desideri uccidere tutti gli dei di quest’Isola, o come il mio signore Zion, che sembra impazzito, tant’è che vuole persino distruggere il luogo in cui lo venerano”, affermò il guerriero, “per questo ho deciso, per una volta, di non stare con la divinità regnante, ma con i miei doveri di custode, difendendo l’Isola da tutti e liberando chi può veramente salvarla”, concluse, voltandosi verso la cella dove erano imprigionati gli dei.
“Non oserai!”, tuonò Tsun Ta, lanciandosi all’attacco, ma subito fu fermato dal corpo semidistrutto di Sisto, che si pose a difesa del Guardiano, “Folle, vuoi che rinchiudano tuo padre?”, incalzò il centauro, “Se sarà necessario combatterò per lui, ma per ora mi devo solo preoccupare di salvare questo luogo e l’onore del mio celeste genitore”, avvisò il mostro di pietra, lanciando un diretto contro il nemico.
“Taci”, tuonò allora la voce del Nero Sacerdote, prima che, con un possente diretto, gli staccasse anche l’ultimo arto superiore rimastogli, “ed ora addio”, concluse, colpendolo con violenza al tronco; con un ultimo urlo di dolore, però, Sisto gettò in avanti il proprio torace e colpì con una testa portentosa il nemico, lasciandolo sanguinare dal viso ed indietreggiare ferito, anche se, con quest’ultimo gesto, il capo del figlio di Zion andò in pezzi, segnando la sua morte.
“Ora non c’è più nessuno a difenderti, Guardiano della Nebbia”, ringhiò il centauro, “Sbagli”, tuonò allora Argos, lanciandosi all’attacco con il possente bastone, che colpì ripetutamente il corpo del nemico, “Presto, Shiar, salva i tuoi dei, compi il tuo dovere di Guardiano”, esclamò l’ex semidio, “Si”, concordò l’altro, lanciando l’arpione di Nebbia contro la porta della cella.
Urla di dolore provenivano dal corpo del guerriero di Midian, tali da risvegliare persino Eracles ed Acteon, “Che succede?”, domandò il giovane figlio di Urros, prima di vedere il guerriero di Nebbia urlare dal dolore e notare i resti di Sisto, “Che cosa?”, si domandò stupito.
“Ragazzo, invece di guardarti in giro, aiutiamo Argos, forza!”, esclamò allora il Cacciatore, lanciandosi all’attacco di Moka insieme al giovane alleato.
In tre tennero testa a quell’avversario, colpendolo ripetutamente con artigliate, colpi di bastone e pugni; per diversi minuti la battaglia continuò con furia fra di loro, finché alla fine le urla di Shiar non si spensero, seguite subito da un’esplosione di energia.
“Che succede, Guardiano di Midian?”,domandò prontamente Eracles, voltandosi di scatto, per essere così abbagliato da tre bagliori di luce, uno bianco, uno rosso ed uno azzurro, “Si sono risvegliati”, esultò allora Argos, facendosi di lato insieme ad i due compagni.
Le tre figure iniziarono a camminare fra i cinque che si trovavano nella sala. Era tutti molto simili a Zion nell’aspetto: uno aveva lunghi capelli legati a coda dietro la schiena, il volto elegante, dai lineamenti ben tagliati, gli occhi sottili e bianchi come due nuvole, il corpo esile e le mani affusolate che si aprivano sui lati. La sua veste era una lunga tunica del medesimo colore con sopra rappresentato un cielo ricco di candide nuvole.
Accanto a lui si muoveva un altro dai capelli crespi ed irti sulla testa di un rosso acceso, una riccioluta barba ne copriva il mento e le labbra, mentre gli occhi, come braci, brillavano nel volto rosso. Questo secondo dio aveva muscoli possenti ed un abito che ne copriva solo la cinta e le gambe, lasciando scoperti gli immensi pettorali.
Infine il terzo, con il viso più giovane, capelli blu a cresta sul capo ed occhi simili ad onde nel volto candido e quieto. Aveva una veste lunga che si confondeva con il mantello portato sulle spalle, rappresentante un delfino sulla sua schiena.
“Divini signori di Midian”, balbettò Shiar, osservandoli, “Guardiano delle Nebbie, tu ci hai liberato? Ti ringraziamo di questo”, esordì il più nobile dei tre, dai bianchi capelli, “e ringraziamo voi, che, giunti involontariamente su quest’Isola, ci siete stati salvatori ed amici”, continuò, rivolgendosi ad Argos, Eracles ed Acteon, “Prego”, balbettò quest’ultimo.
“Tu, vile servitore di nostro fratello, che nella tua mostruosa natura desideravi tradirlo, invece, non avrai ringraziamento alcuno da me, Venz, signore dei Venti di Midian, né da alcuno dei miei fratelli”, minacciò il dio, aprendo la mano contro Tsun Ta, il cui corpo di centauro fu schiantato contro la parete.
“Se avessimo più tempo, ti puniremmo per il male che hai fatto a quest’Isola ed a nostro fratello, alimentando la sua follia, ma, per tua fortuna, non possiamo, poiché il nostro primo compito è salvare Midian dalla folle azione di Zion”, spiegò allora il dio dalla barba rossa, aprendo ambo le mani contro il Nero Sacerdote il cui nuovo corpo iniziò a bruciare con violenza, finché non ne rimase che cenere.
“È finita”, esultò Eracles, “No, giovane figlio di Urros, né per nostro fratello, né per questo nemico, ancora”, sussurrò allora il terzo, il più giovane, prima di soffiare verso le ceneri una bolla d’acqua, che sembrò spegnersi fra la nera fuligine, per poi rialzarsi, colma di una piccola fiamma violacea.
“Tu che ci avevi imprigionato sarai ora il prigioniero”, osservò la terza divinità, prima di voltarsi verso i propri fratelli; colui che era chiamato Venz alzò il capo verso il soffitto segnato da diverse crepe e con un battito di ciglia lo aprì, creando un tifone, che lo sollevò verso il cielo illuminato dal giorno.
“Come fanno a sapere ciò che sta succedendo?”, domandò prontamente Eracles, “Erano imprigionati fino a poco fa”, rifletté il giovane, “Costoro sono dei, anche se imprigionati, sono sempre in connessione con la natura da cui prendono vitalità, quella di Midian, che li ha informati di tutto in questi anni, persino del nostro arrivo e delle battaglie combattute oggi”, spiegò subito Argos.
“Sagge parole le tue, guardiano”, concordò Shiar, avvicinandosi ai tre naviganti, “Questi sono i grandi poteri di Venz, signore dei Venti, Rahe, custode del Fuoco, e Mael, padrone delle Acque”, affermò il Guardiano della Nebbia, mentre anche Rahe si alzava verso il cielo in una fiammata.
“Che fate, non ci seguite?”, domandò allora Mael, rivolgendosi gentilmente ai quattro e porgendogli le sue mani, “Avvicinatevi a me e tenetevi forte, gloriosi mortali”, propose il dio, “andiamo a fermare mio fratello e salvare i vostri compagni”, concluse, prima che un’onda d’immane potenza solleva tutti loro verso il cielo, seguendo tutti gli altri.