Capitolo 29: Contro
la divinità
Atanos, Iason e Pandora si guardarono intorno, erano lieti che la loro nave fosse salva e, probabilmente per questo, non si erano accorti ancora della scomparsa di Zion, che non si trovava più sopra di loro.
“Odisseus, dov’è finito quel dio?”, domandò all’improvviso il Guerriero di Aven, “Si è nascosto nel terreno, starà di certo recuperando le forze dopo ciò che gli ho fatto”, spiegò a bassa voce il Navigatore, senza alzare ancora il capo, ma iniziando a tossire affaticato.
Grande fu lo stupore di Pandora e Iason quando, guardando bene il compagno di viaggio, notarono che del sangue scendeva copioso dal labbro inferiore ad ogni nuovo colpo di tosse.
“Che ti è successo?”, domandò prontamente il giovane guerriero, avvicinandosi, “Niente di particolare”, rispose semplicemente lui, alzandosi a stento ed estraendo il braccio dal terreno.
“È stata questa tecnica, giusto mortale?”, domandò allora la voce di Zion, mentre la divinità riappariva dinanzi a loro da una roccia sulla bocca del vulcano, “Una tecnica così potente nelle mani di un semplice uomo non può che esserti dannosa”, ridacchiò il dio di Midian, il cui corpo era ritornato di dimensioni umane.
“Si, su di questo ti do ragione, Zion, una tecnica del genere non va usata senza controllo, poiché ho rischiato molto nel tentare una tale mossa, ma dinanzi alla tua pazzia, non potevo fare diversamente”, replicò il Navigatore. “La mia pazzia?”, tuonò il dio di Midian, “Certo, come definisci la decisione di eliminare parte della tua stessa isola e popolazione solo per ucciderci? Un atto saggio e degno di un nume tutelare?”, replicò con voce infastidita Odisseus, cercando di sollevare a fatica le braccia, “Ho dovuto far esplodere il mio potere attraverso il terreno, l’unico modo per bloccare la ramificazione del tuo volere, una tecnica pericolosa, ma l’unica che può battere divinità minori come te”, concluse con tono accusatorio.
“Io sarei una divinità minore?”, esclamò infastidito Zion, “Sei un dio elementare, uno di quelli che sono ancora troppo attaccati all’essenza della natura, sei troppo imperfetto rispetto a dei come Urros, Rahama, o anche divinità a loro minori, ma non così legate alle imperfezioni terrene”, ridacchiò Odisseus, “adesso capisco perché ti sei voluto legare a dei mortali così maligni, ma potenti, come Tsun Ta”, concluse, cercando con lo sguardo il cadavere del Nero Stregone, che però, non era lì con loro.
“Te ne sei accorto solo adesso, vero?”, domandò divertito Zion, “La tua furbizia non è poi così grande come sembra, si fa battere facilmente dalla superbia”, concluse con tono ironico il dio.
“Che vuol dire?”, domandò Atanos, guardando il compagno di viaggio, “Che probabilmente i nostri amici si troveranno dinanzi ad un pericolo più grande del previsto”, concluse Odisseus.
“E nemmeno voi potete sperare in una sorte migliore”, avvisò allora il dio di Midian, mentre la terra intorno a lui tremava, “perché se non posso più diventare un gigante di pietra, o non mi è sufficiente cambiare il suolo intorno a me, non pensiate che la battaglia finisce qui, finché c’è la roccia, nessuno può fermarmi”, minacciò con fare malvagio.
“Finché c’è la roccia, nessuno può fermarmi?”, ripeté Atanos, dopo aver ascoltato le parole minacciose della divinità avversa, “Cosa avrà in mente?”, si chiese mentre il corpo di Zion veniva circondato dalla pietra, nascondendosi in questa.
“Ricordatevi che è una divinità elementare, finché resta nel suo ambiente ha a disposizione decine di possibili attacchi da lanciarci contro, non dobbiamo mai abbassare la guardia”, avvisò Odisseus, “Si, questo era chiaro, tu, Navigatore, piuttosto, sei in grado di combattere? Sembri piuttosto stanco, oltre che preoccupato per quel che riguarda il Nero Sacerdote”, osservò Pandora, avvicinandosi all’alleato.
“La preoccupazione è tanta, considerando che potrebbe prendere un qualsiasi corpo, anche quello di un nostro compagno, per attaccare gli altri, ma sono sicuro che finché Argos li guiderà, né il Cacciatore, né il giovane Eracles, rischieranno più di tanto la vita. Per quel che riguarda il mio corpo, poi, non ci sono problemi, sono secoli che è abituato a fatiche anche peggiori”, li rassicurò Odisseus, voltandosi poi verso Iason; “Non preoccuparti per me, non avrò i vostri anni e poteri, ma riuscirò a sopravvivere a quest’Isola, così mi mostrerai lo stile di lotta che mi hai promesso”, lo rassicurò subito il Guerriero di Aven, ricevendo un sorriso soddisfatto come risposta.
“Costui non potrà più insegnarti niente, giovane mortale, perché la vostra avventura finisce qui, ora che ho liberato la mia forza ultima”, esclamò Zion, fuoriuscendo dalla copertura di pietra con qualcosa di diverso sul corpo.
Tutti furono stupiti da ciò che videro, il corpo del dio di Midian era ora coperto da un’immensa corazza, un’armatura fatta di rocce varie congiunte fra loro. Sulle spalle e sulle ginocchia si estendevano delle lame affilate, dalla schiena spuntavano quattro braccia in più ed ogni arto aveva cinque artigli affilati, che si aggiungevano a quelli sugli arti normali. Alla cinta vi era una difesa di proporzioni immani, che sembrava nascondere del tutto il corpo del dio. Sul capo, infine, un elmo con sei piccoli corni, da cui si intravedevano solo gli occhi verdi di Zion.
“Non vi ricorda quel gigante di pietra con quattro braccia?”, domandò sorpreso Iason, dopo alcuni minuti, “Si, in effetti, se escludiamo le due braccia in più e gli artigli, sono identici”, concordò Pandora, guardando attentamente il nemico.
“Parlate di Sisto, giusto? Ebbene egli è una mia creatura, è nata da me, dopo che ho plasmato della pietra, lui si considera quasi mio figlio, seppur non è altro che un giocattolo ad imitazione della suprema bellezza di questa corazza”, spiegò ridendo la divinità, prima di scatenarsi in un attacco.
“Attenti!”, urlò subito Odisseus, vedendo l’assalto nemico.
Le quattro braccia si allungarono, dirigendosi verso i vari nemici, Odisseus evitò il proprio e quello di Iason, gettando a terra il giovane, Pandora si divise nel nero sciame, così da non venire ferita, mentre Atanos subì con disinteresse l’assalto nemico, senza subirne danno alcuno, come lo stesso Zion notò, quando ritrasse l’arto.
“Sembra che i nemici più difficili da battere siano i non umani”, osservò allora il dio di Midian, guardando gli altri due al suolo, “per voi, invece, basterà davvero poco”, tuonò poi, scagliando i quattro arti contro Odisseus e Iason.
Il Navigatore colpì con i pugni, brillanti di luce rossa, tre di quei quattro arti, danneggiandoli, intanto Iason, con un agile salto, investì il quarto con un calcio, costringendolo a ritirarli tutti.
“Non ci sottovalutare così tanto, signore di quest’Isola”, lo avvisò il giovane Guerriero di Aven, prima di scattare all’attacco, “perché forse non avrò più forza, ma mi posso permettere di assaltarti direttamente”, tuonò colpendolo con un calcio volante al volto.
Zion, però, non si mosse minimamente, “Bene. Adesso sai cosa succederà, vero?”, domandò beffarda la divinità, “Iason, scappa!”, urlò allora Odisseus, ma era troppo tardi per muoversi, poiché già i sei corni stavano diventando delle lame riverse dirette contro il volto del giovane, solo l’intervento del nero sciame, che trasportò via il ragazzo, gli salvò la vita.
“Come osi?”, domandò infuriato Zion, “Non è l’unica”, esclamò allora un’altra voce, quella di Atanos; l’Immortale cercò infatti di colpire allo stomaco il divino nemico, ma la corazza non si danneggiò minimamente, anzi fu il braccio del navigante a rimanere ferito, poiché decine di lame fuoriuscirono dall’armatura, perforandolo. Con un gesto deciso, però, Atanos ritrasse il braccio, procurandosi delle profonde ferite che subito si richiusero.
“Ti prendi gioco di me?”, tuonò il dio, conficcando i quattro arti nel corpo dell’Immortale, che bloccò la divinità con ambo le braccia, “Forza, colpite adesso”, ordinò allora Atanos, prima che il nero sciame si gettasse contro la schiena di Zion, venendo, però, respinto da lunghi artigli, che costrinsero Pandora a desistere dall’assalto.
“Tutto è inutile”, esclamò ridendo il nemico, “la mia è una difesa completa, nessuno può superarla”, concluse soddisfatto. “Allora siamo in una posizione di stallo”, ribatté Atanos, spingendo indietro il nemico ed uscendo dalla presa dei suoi artigli, “perché non posso essere ucciso nemmeno da te, sembrerebbe”, concluse l’Immortale, mentre le ferite sul suo corpo si richiudevano.
“Questo è vero, ma mi chiedo quanto reggeranno i tuoi amici”, lo ammonì pochi attimi dopo Zion, osservando tutti e quattro i suoi nemici.
“Da questo punto di vista a ragione”, sussurrò allora Iason, rivolgendosi ai compagni, “A parte Atanos, che sembra non soffrire alcun tipo di fatica, nemmeno tu, Odisseus, né Pandora, siete più tanto in forma come prima”, concluse. “Nemmeno tu, ragazzo, stai tanto bene, anzi, direi che stai in piedi per miracolo”, lo ammonì subito l’Immortale, con il suo gelido tono di voce.
“Avete ragione entrambi”, concordò Odisseus, “ma proprio per questo, ora dovremo lavorare tutti insieme, coniugando i nostri stili e poteri al meglio”, suggerì, “Intendi un lavoro di squadra? Bene, dicci cosa dobbiamo fare”, propose Pandora.
“È un piano piuttosto pericoloso, però, se riesce, apriremo una faglia non indifferente in quella corazza di pietra ed a quel punto potrò finirlo con l’essenza dai neri bagliori”, esordì il Navigatore, guardando verso Zion, che li osservava senza preoccupazione alcuna, sicuro della propria difesa.
“Atanos e Pandora, voi dovrete tenere occupato il nostro nemico mentre noi ci prepariamo, poi, quando vi darò il segnale, tu, giovane Signora degli Insetti, dovrai allontanarti, mentre tu, Immortale, dovrai nuovamente bloccare Zion, a quel punto, aprirò la strada a Iason e lui lo colpirà, distruggendone le difese”, spiegò rapidamente Odisseus. “Cosa? Io superarne le difese? Ma se prima i miei calci non gli hanno fatto niente”, osservò subito il giovane, “Per questo ho detto che sarebbe stato pericoloso, perché il piano si basa sulla tua capacità di apprendere i fondamenti dello stile di lotta che poi perfezioneremo insieme”, concluse con un gentile sorriso il Navigatore.
“Se è veramente l’unico modo, bene, allora sarà tutto nelle vostre mani”, esordì allora Atanos, lanciandosi all’attacco con Pandora.
Il nero sciame assaltò da destra il nemico, mentre l’Immortale cercò di colpirlo da sinistra.
“Ascoltami bene, ragazzo, ti ho già accennato cosa sia l’essenza, ma, saltando ogni spiegazione complicata, l’essenza è, alla fin fine, potenzialità. Ci sono moltissime cose che l’uomo potrebbe fare ma non è capace di fare, non per impotenza, ma perché non è stimolato a compiere determinate azioni che poi gli diventerebbero naturali. Proprio questo tu ora devi fare, devi stimolare oltre modo il tuo corpo, togli ai tuoi muscoli i freni che dà il dolore, cerca di non percepire quella sensazione e lanciati all’attacco con tutta la velocità che ti trovi dentro, scruta nel tuo spirito e troverai una forza senza pari, dovrai solo combinare la determinazione con forza e velocità e ci riuscirai, sarai capace di danneggiare la corazza invincibile di Zion”, spiegò velocemente Odisseus, “Segui i miei movimenti, per ora”, suggerì poi il Navigatore, iniziando una sequenza di movenze eleganti, che Iason pensò essere preparatorie.
Atanos e Pandora, intanto, iniziarono ad attaccare il nemico, “Per quanto ci proviate è inutile”, li avvisò da subito Zion, subendo senza alcun danno i pugni dell’Immortale, o gli assalti del nero sciame, costretto più e più volte a ritirarsi in prossimità delle affilate estensioni di quella corazza. Atanos, invece, non si fermava mai, continuava a colpire con pugni e calci, per quanto gli fosse possibile, subendo diverse ferite senza mai riportare danni duraturi, “Te lo ho già detto, traditore di Tsun Ta, non puoi battermi, come io non posso battere te”, ringhiò il dio, perforando lo stomaco del nemico, che subito si richiuse, dopo che l’artiglio si ritrasse.
La lotta fra i tre continuò per diversi minuti, finché un urlo di Odisseus non richiamò su di lui l’attenzione di tutti: “Allontanati, Pandora!”, esclamò infatti il Navigatore.
In quel momento Zion si voltò e subito vide lo sciame abbandonare il nuovo assalto che stava per compiere, dirigendosi in alto verso il cielo, “Cosa pensate di fare?”, tuonò il dio, subito bloccato alle spalle da Atanos, “A dire la verità, non lo so nemmeno io, ma sono curioso quanto te”, affermò l’Immortale, mentre diversi artigli ne dilaniavano le carni senza ucciderlo.
“Andiamo Iason”, ordinò pochi attimi dopo il Navigatore, scattando in avanti seguito a ruota dal giovane Guerriero di Aven.
La mano sinistra di Odisseus brillò di una luce verde, la stessa che già due volte era stata d’aiuto all’uomo maledetto da Possidos. “Prova il piacevole colore della Stella dell’Est”, lo invitò con tono ironico il Navigatore, aprendo la mano. Le urla di Zion echeggiarono nell’aria, mentre la corazza si poneva a difesa del volto, quasi fosse stato colpito.
“Adesso, ragazzo”, tuonò contemporaneamente Odisseus, “ricorda ciò che ti ho detto”, concluse poi, spostandosi di lato.
Iason scattò in avanti, “Devo superare i limiti impressi dal corpo, superare i limiti del dolore che opprimono la mia forza”, si ripeté più volte, scattando dinanzi al nemico. Il giovane guerriero di Aven fece perno sul piede sinistro quindi, con una veloce rotazione del tronco, colpì in pieno stomaco la divinità avversa con il destro, “Sorprendente”, esclamò Atanos, prima di volare indietro insieme al nemico.
Pandora ed Odisseus avevano osservato la scena, avvenuta in pochi attimi e lei era stupefatta dalle doti dell’alleato, ma ancora maggiore fu lo stupore nel costatare che Zion era al suolo, stordito e dolorante, la corazza spaccata all’altezza del torace ne lasciava intravedere le divine carni, segnate da lividi.
“Iason, Atanos, tutto bene?”, domandò allora la giovane maledetta da Urros, “Si, non ho nemmeno una ferita alla gamba, malgrado mi sia scontrato con quell’armatura”, balbettò sorpreso il giovane Guerriero di Aven, “Questo perché, mio giovane allievo, ti sei mosso ad una velocità superiore a quella della sua corazza, non ha avuto il tempo di rispondere al tuo attacco, scatenato con un’elevata potenza”, si complimentò Odisseus, invitando Iason a raggiungerli.
“Ed Atanos?”, domandò allora il Guerriero, voltandosi verso il dio al suolo, “Sono illeso”, rispose la voce dell’Immortale, che si alzò, spostando in malo modo il corpo stordito di Zion, “seppur quel colpo mi aveva fatto ben sperare, credevo che avresti frantumato per intero la corazza ed i nostri corpi”, rifletté l’essere maledetto da Sade, avvicinandosi ai compagni.
“Dagli tempo, e vi riuscirà”, lo rassicurò Odisseus, “per ora deve riposare, non credo che il suo corpo abbia più la forza di fare altri sforzi”, spiegò poi, invitando il compagno a sedersi “ e noi dobbiamo finire un nemico”, concluse dopo, dirigendosi verso Zion.
“Addio, divinità di Midian”, tuonò il Navigatore, lanciando una coppia di diretti dai neri bagliori. La corazza del dio nemico andò in pezzi, ma dentro di essa non vi era più niente, “Che cosa?”, balbettò Odisseus, guardandosi intorno, prima che un urlo di Iason lo facesse rinsavire.
Una mano era uscita dal terreno, intrappolando il giovane Guerriero di Aven, subito dopo, altre due, una aveva preso Atanos e l’altra Pandora, “Liberali subito”, tuonò allora il Navigatore, prima di essere egli stesso intrappolato da una quarta mano.
“Mi avete sconfitto nel mio territorio, mi avete impedito di fondermi con il terreno a me caro ed ora avete osato distruggere la mia difesa completa, non posso più accettare oltre questo comportamento, pagherete con la vita, con la vostra, con quella dei vostri amici e con quella di tutti gli abitanti di quest’Isola, che nessuno osi più sfidarmi dopo il massacro che compierò oggi”, ringhiò la voce del dio, proveniente dal vulcano.
“Pensavo che avessi bloccato questa sua facoltà, Odisseus, non credevo potesse ancora unirsi al terreno”, osservò Iason, “Non lo credevo nemmeno io, si vede che il vulcano va più in profondità di quanto possa fare io”, spiegò il Navigatore.
“Esatto, mortale, non puoi impedirmi di unirmi al terreno così in profondità, inoltre, mentre voi gioite della piccola vittoria, io ho abbandonato la corazza, entrando nel vulcano ed ora inabisserò l’isola, con voi sopra”, concluse con una risata folle il dio di Midian.
“Questa è pazzia, distruggere i tuoi stessi sudditi per batterci!”, lo accusò Pandora, “Non è pazzia, è un mio capriccio e gli uomini non posso far altro che restare silenziosi dinanzi ai capricci divini e subirne le conseguenze”, replicò Zion, mentre il terreno iniziava a spaccarsi, le onde a salire sulle spiagge, il vulcano si agitava ed i quattro non potevano far altro che osservare inermi la scena, poiché sia Odisseus, sia Pandora, sia Iason erano ormai stremati, mentre Atanos non poteva far niente per gli altri con i suoi poteri in quel momento.
L’unica speranza rimasta ai quattro risiedeva nei loro compagni, che stavano affrontando un nemico oscuro in quelli che erano stati i sotterranei del castello di Zion.