Capitolo 28: Dinanzi
alla cella
Odisseus si guardava intorno preoccupato, aveva forse osato troppo nello sfidare in quel modo una tale divinità, ma era l’unica via per sapere ciò che gli interessava, per chiarire i dubbi che gli erano sorti, sentendo le parole di Tsun Ta.
“Dov’è finito?”, domandò ad un tratto Iason, rialzandosi in piedi a stento, “Io sono dappertutto”, tuonò la voce di Zion, mentre l’intero castello sembrava muoversi dalle sue fondamenta.
“Allontanatevi dalle pareti”, tuonò allora il Navigatore, mentre vedeva intorno a se la sala cambiare, trasformarsi, “Che succede?”, domandò Pandora, mentre intorno a lei i muri andavano stringendosi ed il pavimento scompariva, sollevandosi verso il soffitto, che intanto si apriva, lasciando intravedere il cielo.
“Ma che succede qui?”, domandava intanto Eracles, continuando a fatica la corsa con i compagni, “Niente di buono”, esordì Argos, “dobbiamo muoverci se non vogliamo rischiare la vita dei nostri quattro compagni di viaggio, abbiamo bisogno dell’aiuto dei suoi fratelli per fermare Zion”, osservò il Guardiano.
“Bene, allora muoviamoci”, esclamò il figlio di Urros, “Stai tranquillo, ragazzo, girato l’angolo dovrebbe esserci la cella delle divinità”, lo tranquillizzò Acteon, trovando un segno affermativo in un movimento di Argos, “Servirà di certo la mia forza per aprirla, è meglio che mi muova allora”, esclamò subito dopo Eracles, che con un nuovo scatto superò i compagni, oltrepassando per primo l’angolo.
“No! Aspetta”, cercò di dirgli il Cacciatore, inutilmente, poiché, appena voltato l’angolo, il giovane figlio di Urros fu travolto da un nemico, che con rapidità lo colpì con degli zoccoli di cavallo.
Subito i due naviganti furono vicini al compagno, “Come sta?”, domandò Acteon, “Sopravvivrà, è solo svenuto”, affermò Argos, “Perfetto, quindi potrà svegliarsi quando dovremo aprire quella porta”, concluse quietamente il mezz’uomo, voltandosi verso il nemico che li aveva appena attaccati, “il tempo che uccida questo cavallo imbizzarrito”, ringhiò poi, mostrando le fauci e gli affilati artigli.
Il centauro che si trovava dinanzi ad Acteon scoppiò a ridere, “Quale follia? Un uomo che vuole battere me, Moka, uno dei grandi guerrieri centauri”, lo derise con tono ironico, “Non un uomo, ma un Cacciatore dagli affilati artigli e, come penso dovresti sapere, non è difficile per un animale feroce uccidere un cavallino come te”, ringhiò in tutta risposta l’altro, lanciandosi all’attacco.
Le scosse di terremoto si erano intanto fermate ed i quattro che avevano fino a quel momento combattuto nella sala dove Tsun Ta e Qui Han li avevano attesero, furono sbalorditi da ciò che videro.
Non c’era più alcuna sala, ora Odisseus, Atanos, Pandora ed Iason erano in piedi su quattro gigantesche colonne di pietra, che si ergevano barcollanti a pochi metri dalla bocca del vulcano, sotto di loro, però, vi era ancora il resto del castello, come se solo i piani superiori fossero stati colpiti da questo strano cambiamento, lasciando intatti gli altri. “Che razza di posto è questo?”, domandò Iason, osservando le colonne che si ergevano nel vuoto, “Questo sono io”, tuonò una voce in tutta risposta.
Dalla parete vulcanica si sollevò la figura di Zion, immane e fatta tutta di pietra, si ergeva funesta dinanzi ai quattro, che si trovarono improvvisamente minuscoli dinanzi all’immensa figura che gli stava davanti.
“Vi schiaccerò, come formiche, voi e poi i vostri compagni”, tuonò la divinità, sollevando un enorme braccio di pietra, che corse verso di loro con furia e rapidità, “Attenti”, urlò allora Odisseus, lanciandosi verso l’arto di pietra, senza riuscire a colpirlo con i suoi pugni dai rossi bagliori, per poi scivolare agilmente sulla parete montuosa vicina al capo di Zion.
Atanos fu travolto in pieno dal colpo di mano del nemico, cadendo rovinosamente al suolo, vicino al Navigatore suo alleato, “Tutto bene?”, domandò allora Odisseus, “Certamente”, replicò l’Immortale, alzandosi in piedi, mentre le ferite sul corpo si richiudevano autonomamente.
Iason evitò l’assalto con un agile salto, compiuto con un grande sforzo, che gli permise di atterrare anch’egli vicino ai compagni, dove ben presto li raggiunse anche Pandora, che aveva evitato il colpo nemico dividendosi nel nero sciame.
“Siete su di me, stupidi mortali”, tuonò Zion, mentre degli aculei si alzavano dal terreno, circondando i quattro, pronti a colpirli, solo i bagliori distruttivi di Odisseus ed i pugni di Atanos evitarono loro di essere feriti.
“Non hai un modo per fermarlo? Qualche tecnica proveniente dall’uso dell’essenza? Come quei bagliori neri con cui hai fermato il Sacerdote oscuro?”, domandò allora Iason, rivolgendosi al Navigatore, “Purtroppo i bagliori neri, come li hai chiamati, sono una tecnica che può danneggiare chi ha in se i poteri dell’essenza, anche inespressi, come l’Axelia che ho ucciso, ma contro un dio, che è completo essere, non ha quasi niente di essenza, possono ben poco quei colpi, se non stordirlo e ridurne le capacità”, spiegò Odisseus, “però potrei rischiare qualcosa”, rifletté all’ultimo, guardando le proprie mani con titubanza.
“Davvero vorresti rischiare contro di me? Sei folle! Non ti permetterò di fare niente, anzi, ti punirò ancora prima di ucciderti, distruggendo il vascello che vi ha portato fin qui ed i tre compagni che verso di quello staranno di certo fuggendo”, tuonò la voce di Zion, mentre il suo volto spuntava dal terreno sotto i quattro, per poi riapparire sull’immane figura di pietra.
Il gigantesco dio sollevò un braccio, per poi dirigerlo verso la direzione della nave e calarlo come un fendente. Subito dopo, dal terreno, scaturì una gigantesca falda, un taglio che corse attraverso l’isola, devastandola per intero e dirigendosi veloce verso la nave dei sette.
“Dobbiamo fermarlo”, tuonò Pandora prima di lanciarsi all’attacco, cercando di perforare la pietra del corpo nemico con il suo nero sciame, senza alcun successo.
“Non siete altro che piccoli insetti dinanzi alla mia divina potenza”, tuonò la divinità, mentre la falda correva rapida contro l’imbarcazione.
“Sono costretto a farlo!”, tuonò all’improvviso Odisseus, sollevando le mani, illuminate di un bagliore nero, verso il cielo, per poi prepararsi a compiere un gesto che, apparentemente, lo preoccupava parecchio.
Acteon, intanto, aveva attaccato con furia il centauro Moka, cercando di colpirlo con gli affilati artigli, ma l’essere, metà cavallo, metà uomo, aveva evitato l’assalto, colpendo poi il nemico con una zoccolata in pieno stomaco, così da gettarlo a terra.
“Un mezzo cane come te, cosa pensa di fare contro un puro Centauro? Un essere con la mia immensa forza e capacità?”, domandò beffardo Moka, mentre anche di sotto le scosse del primo terremoto si erano fermate.
“Ho intenzione di vedere se i tuoi organi interni sono più simili a quelli di un cavallo o a quelli di un uomo”, tuonò il Cacciatore, lanciandosi in un altro assalto, saltando con una veloce capriola contro il nemico, “Stupido”, replicò Moka, cercando di colpirlo con gli zoccoli anteriori, che però andarono a vuoto, per la velocità con cui Acteon si gettò al suolo, scivolando rapido verso il nemico e colpendolo con due artigliate a salire, che lo ferirono al ventre ed alla gola.
“Troppo vicino”, esclamò allora il centauro, calando inaspettatamente le zampe anteriori, che arrivarono sulle spalle di Acteon, schiantandolo al suolo ferito, per poi tentare di colpirlo di nuovo, inutilmente, data la velocità con cui il Cacciatore si allontanò dall’avversario, ferendolo persino ad una gamba con un’artigliata.
In quel momento una nuova scossa di terremoto, dovuta all’apparire dell’immane Zion dinanzi ai quattro nemici in superficie.
“Che succede qui?”, domandò Acteon, voltandosi rapidamente verso Argos, “Direi che il dio di questo luogo sta scatenando il suo repertorio migliore contro i vostri amici”, osservò allora Moka, avanzando deciso verso il nemico.
“Dio di questo luogo? Così definisci il tuo signore?”, incalzò il Guardiano, intromettendosi nel dialogo, “Zion non è il mio padrone, io lo servo per ordine di chi veramente mi comanda, il supremo generale del grande esercito dei Centauri di cui faccio parte, che mandò qui me ed il mio alleato Notar, al fine di sorvegliare il modo di agire di questa divinità inferiore e piena di se, finché lo servo con rispetto, egli non mi critica, e finché non fa niente di errato, Zion non è un problema per chi mi comanda”, spiegò con fare superbo Moka, lanciandosi poi in una nuova carica contro il Cacciatore.
“Ancora troppo lento”, tuonò Acteon, evitando l’assalto ed accorgendosi per la prima volta della grande porta che il Centauro copriva con il suo intero corpo, “Non osare pensarci nemmeno!”, tuonò allora Moka, cercando di colpirlo con i possenti zoccoli anteriori, che però andarono a schiantarsi contro la porta, costringendolo ad urlare dal dolore.
“Una parete difensiva”, osservò stupito Argos, notando delle lievi bruciature sulle gambe del nemico, “Esatto”, ringhiò quest’ultimo, prima di lanciarsi di nuovo all’assalto di Acteon, che si era intanto allontanato di nuovo.
Il Cacciatore aspettò che il centauro gli fosse a pochi millimetri di distanza, poi si scostò, colpendolo alla spalla con i lunghi artigli, quindi, senza fermarsi, Acteon appoggiò i piedi al muro dinanzi a se, evitando di toccare la grande porta, e, con un’agile capriola, arrivò sul dorso di cavallo di Moka, colpendolo alle braccia con gli artigli, “Immaginavo che un ronzino come te avrebbe avuto bisogno di un ampio spazio per colpire, purtroppo non hai avuto il tempo a sufficienza”, ridacchiò ironico il maledetto da Ritmed.
“Maledetto”, tuonò il Centauro, scalpitando furioso, prima di prendere per il collo l’avversario, sollevarlo di peso e lanciarlo contro una parete, facendolo cadere rovinosamente al suolo.
“Non pensare di battermi con così poco”, continuò il Centauro, ricevendo in tutta risposta un’ironica risata, “Sei come una preda che si dibatte, cavallino, non sperare di sfuggire dal miglior cacciatore esistente”, lo avvisò Acteon, alzandosi in piedi e sfidandolo con gli artigli.
“Tu saresti il miglior cacciatore? Chi credi di essere dinanzi a me? Uno dei centauri?”, tuonò infuriato Moka, lanciandosi all’attacco, “Sono colui che ti eliminerà, cavallino”, ringhiò Acteon, scattando anche lui alla carica.
Con un salto il Cacciatore evitò gli zoccoli anteriori del nemico, preparandosi a colpirlo alla nuca, ma Moka fu più rapido e, facendo perno sulle gambe anteriori, colpì con gli arti posteriori l’avversario, schiantandolo contro il tetto del corridoio, per poi farlo cadere al suolo.
Acteon non ebbe nemmeno il tempo di rialzarsi, subito Moka gli fu addosso, colpendolo con diversi calci furiosi, “Allora, dov’è finita la tua baldanza?”, tuonò infuriato il Centauro, continuando a colpire con veloci calci.
“La baldanza è ancora in me, stupido cavallo”, incalzò Acteon, alzandosi con uno scatto, subendo diversi calci all’addome nel momento stesso in cui si sollevava, ma riuscendo, nel qual tempo, a ferire con una rapida artigliata il ventre del Centauro, aprendovi sopra una profonda ferita.
Un pugno di Moka, però, si scagliò contro il volto di Acteon, facendolo barcollare, il Cacciatore, fermatosi, rispose immediatamente con un’artigliata in pieno volto, che aprì una profonda ferita sul Centauro, lasciandolo indietreggiare, per poi colpire di nuovo, con le zampe anteriori, gettando l’essere maledetto da Ritmed contro la porta della cella, così da procurargli un’ustione sulla schiena.
“Più la preda si dimena, più è piacevole la caccia, non la pensate così anche voi cacciatori?”, domandò ironico Moka, osservando l’avversario rialzarsi, “Si, è vero”, concordò Acteon, scattando di nuovo all’assalto.
Nuovamente gli artigli e gli zoccoli si scontrarono, continuando a duellare fra loro per diversi minuti, una serie di colpi che portava ambo i nemici a ferirsi ripetutamente, nessuno, in quel momento, si era accorto che una piccola fiamma violacea aveva oltrepassato la parete di pietra, entrando in quel corridoio, nemmeno Argos, ancora stordito per il primo scontro.
Tutti erano attenti all’incontro fra i due nemici. Un pugno di Moka aveva infine raggiunto Acteon, ma, proprio in quel momento, approfittando dell’avvicinamento del nemico, il Cacciatore lo ferì, penetrando con la mano destra nel suo stomaco, “Ora, cavallino, lo scontro si concluderà”, minacciò il maledetto da Ritmed, “Solo per questa ferita? Tu ne hai altre più letali!”, replicò Moka, preparandosi a colpirlo con gli zoccoli.
Acteon estrasse velocemente la mano destra e si chinò, bloccando le gambe anteriori del nemico, “Se avessi il mio udito capiresti cosa sta per succedere”, lo avvisò il Cacciatore, prima di lanciarlo indietro.
In quel momento il muro alla sinistra di Moka si aprì, come dilaniato da un fendente, subito Argos gettò Eracles sul muro dietro di se, mentre Acteon si avvicinò alla porta della cella. Il centauro vide solo all’ultimo il taglio sul terreno, lanciandosi in avanti, verso il mezzo uomo, poco lontano dalla cella delle divinità.
“Non ti sei dimenticato della stessa porta che tu custodisci, vero?”, domandò ironico il Cacciatore, alzandosi in piedi e colpendolo con un veloce calcio roteante, che investì il centauro alla schiena e lo gettò contro la grande porta, dandogli fuoco.
Le urla del centauro si quietarono solo dopo pochi attimi, quando Moka cadde al suolo, morto.
“Ma che cos’era quello?”, domandò sorpreso Eracles, “Quella tecnica è stata usata da Zion, questo te lo posso dire per certo ed è diretta verso la nostra nave!”, esclamò sorpreso Argos, alzando il capo.
L’urlo di Odisseus si alzò alto in cielo, mentre il suo pugno nero si conficcava in profondità nel suolo, producendo un terremoto.
Atanos, Pandora ed Iason si guardarono fra loro, quando la lama gigantesca che apriva il terreno si fermò, poco prima di distruggere la nave dei sette, che si salvò, grazie all’attacco di Odisseus.
“Che cosa è successo, Odisseus?”, domandò sorpreso il Guerriero di Aven, voltandosi verso il Navigatore, ma questi era ancora chino al suolo, guardava il terreno intorno alla mano.
Nessuno dei quattro, però, si curò del fatto che la gigantesca figura di Zion era ora scomparsa, lasciando il cielo sgombro dalla sua immensa ombra.
“Si è salvata! La nave è salva”, esclamò in quel momento Acteon, prima di voltarsi verso la porta, “Si, qualcuno di certo ha salvato la nave, sventando l’attacco di Zion”, concordò Eracles, alzandosi in piedi ed avvicinandosi al Cacciatore, “Odisseus, è stato lui”, concordò Argos, unendosi ai compagni e preparandosi alla battaglia. “Si, il vostro Navigatore è davvero forte”, si complimentò una voce oscura.
In quel momento i tre si voltarono verso la direzione di questo voce e furono sorpresi da ciò che videro.