Capitolo 25: Scontro
nella sala di pietra
I sette naviganti erano fermi dinanzi alla divinità che era apparsa sul campo di battaglia, il dio dell’Isola di Midian, Zion, signore nero di quelle terre oscure.
“Tsun Ta, non avevi detto che quest’immortale ti era fedele?”, domandò la divinità, rivolgendosi al suo nero sacerdote, “Si, mio signore, così doveva essere, ma egli mi ha tradito”, rispose cupo l’uomo.
“No, egli non ha tradito te, ma me e per questo dovrà pagare con tutti i suoi compagni”, ringhiò la divinità, espandendo la propria presenza nell’intera sala.
“Attenti, qualsiasi cosa facciate, ricordate che non abbiamo come nemico un uomo, né un dio che non ci odia, come quel Tyrion che abbiamo incontrato, quest’essere qui dinanzi a noi ci vuole distruggere”, avvisò Argos, senza muoversi dalla sua posizione.
“Sono sicuro che qualche divinità a me avversa aveva preparato questo gruppo, siete esseri fin troppo forti anche per dover raggiungere Ten-Lah. Un Immortale, un essere oscuro, un ex divinità, l’uomo dal mutevole ingegno di cui ho sentito parlare e persino il figlio di un dio, insieme a quel semplice mortale e a quell’animale”, ringhiò il dio, avanzando verso i sette.
“Chi sarebbe l’animale?”, tuonò Acteon, lanciandosi in un feroce attacco, ma, dinanzi a lui apparve un gigantesco muro di pietra, con cui il suo possente corpo si schiantò, cadendo al suolo ferito.
“Tu sei l’animale, misero mortale, non tentare più di avvicinarti a me in questo modo, o avrai di che pentirtene”, lo ammonì Zion, sollevando le mani ed aprendole contro il Cacciatore.
Dal suolo, in quel momento, apparvero decine di aghi che, con velocità inaspettata, si lanciarono contro Acteon con furia, pronti a perforarlo, solo la prontezza di riflessi di Atanos, che si parò dinanzi all’alleato subendo il colpo senza riportare danni, salvò il Cacciatore.
“Tutto bene?”, domandò freddamente l’Immortale, “Si, grazie”, replicò l’altro, rialzandosi in piedi.
“Come osi contrastarmi?”, ringhiò Zion, “Tutti noi osiamo!”, tuonò allora una voce di donna, prima che il nero sciame d’insetti si schiantasse contro il dio, perforandone il corpo in più parti, per farle poi cadere sul terreno.
“Come immaginavo, non poteva colpire gli insetti che volano in aria”, osservò Pandora, riapparendo dall’unione del suo sciame, “Si, su questo hai ragione, ma non puoi pensare di battermi per così poco”, tuonò allora la voce del dio, mentre due gigantesche mani, uscenti dal tetto e dal pavimento, schiacciavano la Giovane maledetta da Urros.
“No!”, tuonò allora Eracles, lanciandosi all’attacco e colpendo il braccio che fuoriusciva dal terreno, così da distruggerlo, con la sua immane forza fisica.
Subito Pandora si liberò, riprendendo la forma umana vicino al giovane figlio di Urros, “Grazie, ragazzo”, esordì lei, notando l’attenzione con cui Eracles osservava l’altro braccio della divinità nemica.
Dal palmo di quella mano, infatti, fuoriuscirono dei profondi spuntoni di roccia che si sarebbero gettati contro i due se Odisseus non avesse di nuovo usato i rossi bagliori che sapeva far scaturire da se, distruggendoli.
Altri spuntoni, però, volarono verso Iason, ancora appoggiato al suolo dopo che Eracles ed Acteon lo avevano lasciato, e di certo il giovane stremato sarebbe stato raggiunto dall’attacco nemico se non ci fosse stato Argos che, con una velocità senza pari, riuscì a prendere tutti gli aculei di roccia, bloccando l’assalto nemico.
“Siete un gruppo di pazzi maledetti, come osate voi aizzarvi contro un dio mio pari?”, tuonò Zion, riapparendo dal suolo, “non avete speranza alcuna contro di me”, concluse.
“Contro la furia del divino Zion nessuno ha speranza, il vostro errore è stato fermarvi su quest’isola dove regna una divinità come lui, desideroso di avere il massimo comando su ciò che calpesta la sua terra”, ridacchiò Tsun Ta, in un angolo della stanza, rivolgendosi con tono beffardo verso Odisseus.
Il Navigatore, però, non si curò di quelle parole, anzi partì all’assalto della divinità nemica, pronto ad affrontarla con le mani brillanti di rosso e subito i quattro compagni che erano intorno a lui lo seguirono in quell’attacco.
Bastò un semplice movimento delle mani di Zion perché i pugni di Eracles cozzassero contro un muro di pietra, lanciando lo stesso giovane in aria, mentre Acteon ed Atanos rischiavano di essere schiacciati fra due colonne fuoriuscite dal suolo ed Odisseus stesso fosse rigettato indietro dal terreno che si sollevava sotto i suoi piedi. Solo Pandora riuscì ad avvicinarsi alla divinità, che gli lanciò contro un gigantesco macigno con l’intento di colpire il nero sciame che la componeva.
L’intera stanza era stata danneggiata da questa difesa del dio di Midian, ma, proprio perché composta di semplice roccia, la sala si ricompose dopo che i cinque nemici furono rigettati indietro, presso i loro compagni.
“Non abbiamo molte possibilità continuando così”, osservò prontamente Acteon, rialzatosi da terra, “anzi non capisco ancora perché non ci abbia inglobati nel terreno”, continuò poi, guardando la roccia sotto di se.
“Di certo, come divinità elementare, composta dalla pietra, costui può modellare il terreno, ma non inglobare in esso qualcosa di alieno alla sua natura. E noi non siamo certo fatti di roccia”, osservò Odisseus. “Piuttosto, Argos, hai trovato qualche modo per risolvere la situazione?”, domandò il Navigatore al Guardiano, ancora fermo nella posizione con cui aveva di Iason.
Un sorriso si dipinse sulle labbra appena intravedibili dell’ex divinità, “Ci sono delle entità divine, molto simili a Zion, qualche piano sotto di noi, però sembrano assopite, le avevo già notate, ma non ci avevo fatto caso all’inizio”, osservò Argos, “sono sigillate e tenute sotto attenta guardia”, spiegò il Guardiano.
“Si, deve essere la stessa gabbia che ho visto io, il luogo in cui sono imprigionate le divinità nemiche di Zion, quelle che ha sconfitto per prendere il dominio di questa terra”, rifletté Atanos, “di guardia alla loro cella c’è un centauro, un nemico che non sembrava nemmeno tanto pericoloso”, concluse l’Immortale.
“Per uno che non può morire, mi chiedo quale sia un nemico pericoloso”, ridacchiò Odisseus, voltandosi verso il compagno di viaggio, “Comunque non c’è solo questo centauro, ma anche gli ultimi due servitori di questo dio, l’uomo Nebbia e quell’essere con quattro braccia”, puntualizzò Argos, “li ho visti tutti e tre lungo il percorso”, spiegò.
“Bene, allora è tempo di dividerci, amici miei”, esordì pochi attimi dopo Odisseus, osservando Zion che si voltava verso di loro con occhi colmi di rabbia, “Atanos, Pandora, cercate di distrarre quella divinità, siete i più indicati”, ordinò il Navigatore, “Argos, tu vai a liberare quelle altre divinità e voi, Eracles ed Acteon, andate con lui”, continuò. “Ed io?”, domandò in quel momento Iason, prendendo la mano di Odisseus, “Tu riposati, ragazzo, se vuoi che ti mostri le mie arti di battaglia devi sopravvivere a quest’isola e se combatti sarà difficile per ora, io, intanto, mi occuperò di chi potrebbe rallentare i nostri propositi”, concluse il Navigatore, voltandosi verso Tsun Ta, “Buona fortuna a tutti”, aggiunse poco dopo Argos, prima di lanciarsi fuori della stanza con Acteon ed Eracles.
Zion vide subito i tre nemici scappare, “Cosa sperate di fare, vili codardi?”, tuonò la divinità, sollevando una lama dal terreno, “Non sono loro i tuoi nemici”, urlò in tutta risposta Pandora, lanciandosi all’attacco insieme ad Atanos, che fu trafitto dalla spada di pietra, senza subire danni, poiché subito il suo corpo si ricompose, dopo il colpo subito.
“Non ti dimenticare di me”, continuò la voce di Pandora, mentre la Giovane maledetta da Urros si scagliava con furia contro la divinità nemica, tentando di colpirla dall’alto, senza risultato alcuno contro la barriera di pietra che si alzava a sua protezione.
Odisseus, intanto, si era posto dinanzi a Tsun Ta, osservandolo con sguardo freddo, “Sei davvero geniale, sai, Odisseus?”, esordì con un sorriso beffardo il Nero Sacerdote, “Constatare la forza della divinità nemica, cogliendo subito i segreti del suo potere ed intanto tenere quel tuo compagno con grandi doti visive al sicuro, permettendogli di analizzare la situazione circostante e scoprire dove si trovano gli altri tre dei di questo luogo, un piano geniale. Ed ora? Hai perfettamente diviso le forze in campo solo intuendo la potenza dei tre nemici che li aspettano lungo la strada e la mia e dopo aver capito di cosa sia capace il divino Zion, non per nulla, anche Rahama il Grande apprezza il tuo abile intelletto”, si congratulò Tsun Ta, mentre le mani si accendevano dell’argentea luce delle fiamme che sapeva richiamare.
“Non speravo in tante lodi, specialmente da un uomo così infimo da cercare di ingannare persino una divinità con un così disgustoso servilismo. Sei scappato dal Regno dei Cancelli Celesti perché di certo nessun dio avrebbe accettato il tuo modo di fare, sei stato persino rifiutato dagli altri Jinma di quelle terre, vero? Allora che hai fatto? Hai cercato un padrone a cui asservirti, qualcuno che ti permettesse di poter continuare ad esistere, ponendoti dinanzi sempre nuove vittime sacrificali di cui impossessarti. E chi può fare ciò meglio di una divinità? Ma ne dovevi trovare una abbastanza superba da avere bisogno di un mangiatore di anime come te, per questo hai scelto Zion, un dio che aveva bisogno di aiuto nella battaglia fra i signori elementari di quest’isola. Ho indovinato?”, domandò con freddo fare Odisseus, sollevando le mani, brillanti di una luce nera. “Si, quasi del tutto, solo il modo in cui mi sono avvicinato a Zion hai sbagliato. Fu una bellissima donna, che viveva in un’isola qui vicino, a propormi di seguire questa divinità, inviandomi qui nel bel mezzo della battaglia fra gli dei. Zion era solo contro i suoi fratelli, che lo accusavano di aver distrutto le isole circostanti perché lì si adoravano dei a lui avversi, per questo era stato bandito all’altro mondo, ma, grazie ai miei poteri, riuscii a far tornare fra i vivi quel dio, dandogli poi modo di liberarsi dei suoi fratelli, che io stesso intrappolai, guadagnando la sua fiducia”, raccontò Tsun Ta.
“E poi hai formato per lui un esercito, giusto?”, incalzò Odisseus, “Per nulla, io ho proposto solo Iknir, mio servitore ultraterreno, che grazie al potere di Zion ebbe un corpo, e Qui Han, che avevo portato con me per farne mio allievo e nuova dimora di quest’anima immortale che possiedo. L’uomo della Nebbia e la guerriera erano già servitori di queste quattro divinità e rimasero fedeli a Zion, mentre il figlio dell’Ombra ed il centauro si sono presentati spontaneamente qui, dichiarandosi un dono di un’altra divinità al potente signore di questa terra. Poi c’è Sisto, il guerriero con quattro braccia, ma lui è diverso da tutti noi”, concluse con un sorriso beffardo il Sacerdote Nero, prima di aprire le mani contro l’avversario, così da far scaturire delle fiamme argentee che subito si lanciarono contro Odisseus.
Il Navigatore evitò con un agile salto l’attacco, per poi scoprire che quei fuochi lo inseguivano come furiosi volatili di morte, senza la minima intenzione di lasciargli libertà di movimento.
“Cosa c’è? Forse il saggio Odisseus teme di danneggiare queste anime a me asservite? Sai bene che quelle non sono semplici fiamme, ma i fuochi fatui conduttori di anime morte, che, per mio ordine, ti stanno ora attaccando”, ridacchiò con fare maligno Tsun Ta, osservando la corsa del Navigatore suo avversario, che, nel breve angolo della sala, stava cercando in tutti i modi di evitare l’assalto nemico.
La corsa, però, ebbe fine: con un veloce, quanto inaspettato, movimento, i fuochi fatui apparvero ai lati di Odisseus, ferendolo alle spalle ed alle gambe, così da impedirgli dei nuovi scatti e bloccarne del tutto i movimenti.
“Ora non hai più domande, o critiche, da farmi? Sei ferito ed immobile dinanzi ai miei colpi, come speri di battermi?”, esclamò soddisfatto Tsun Ta, avvicinandosi al nemico, “Devo dire che dei servitori di questo Zion finora visti, mangiatore di anime, tu sei il peggiore. Un uomo che si serve dei nemici sconfitti per combattere, chi è più sleale ed infimo di te? Non ne ho conosciuti molti nella mia eternità di viaggi”, lo accusò con fare deciso Odisseus.
“Vedremo quanto ancora vorrai criticare dopo che avrò spento la tua vita, rubato l’anima che ti dà vita e preso quel tuo corpo, non immortale, ma almeno eternamente giovane, come nuova custodia per me”, ringhiò Tsun Ta, lanciandosi all’attacco del nemico.
Un bagliore rosso, però, scaturì dalle mani del Navigatore, perforando in dieci punti diversi le gambe del Nero Sacerdote, che cadde in ginocchio, ferito, “Ma come?”, riuscì appena a balbettare Tsun Ta, prima di lanciare di nuovo le argentee fiamme al suo servizio.
“Si vede che la rabbia e la bramosia di eternità ti accecano, mangiatore di anime, non sei riuscito nemmeno a capire che già avevo la vittoria in pugno”, affermò freddamente il Navigatore, osservando i fuochi fatui paralizzati da dei bagliori del medesimo colore e quindi invisibili ad un occhio disattento.
“L’essenza con cui hai spezzato le ossa di Qui Han, era qui intorno?”, domandò stupito Tsun Ta, “Esatto, mentre mi muovevo, evitando i tuoi attacchi, ho creato questa rete che blocca la forza dell’essenza, la stessa che muove le anime. Poi, dopo essermi fatto colpire, o aspettato che tu ti avvicinassi, spingendoti ad attaccare di persona con l’unica cosa che ti fa davvero gola, l’eternità ed adesso, con le anime bloccate, le gambe impossibilitate a farti fuggire ed il corpo inadatto alla lotta, ti darò la giusta morte che meriti”, ringhiò Odisseus, mentre le mani si illuminavano di una luce nera.
“Con questi colpi spegnerò la vita in te, annullando la forza dell’essenza e dell’anima stessa, schiacciandola sotto il peso del mio attacco”, concluse freddamente il Navigatore, aprendo le mani contro il nemico, che fu perforato dai neri bagliori da lui scaturiti, cadendo al suolo, agonizzante, per poi spegnersi subito, senza più vita.
“Un Jinma può essere più pericoloso di così, ma la rete di luce grigia potrà di certo intrappolare la tua anima, mangiatore, così che tu resti qui intrappolato finché qualcuno non deciderà che fare di te”, osservò il Navigatore, guardando un fuoco fatuo di colore violaceo che si era velocemente allontanata dal corpo senza vita del Sacerdote Nero, prima che Odisseus si lanciasse contro Zion, in soccorso di Atanos e Pandora.
Nel frattempo, dopo aver corso velocemente nel castello, Argos ed i due giovani erano adesso arrivati al piano inferiore della costruzione di pietra, “Dobbiamo muoverci, la battaglia sopra sta ancora imperversando”, osservò il Guardiano, avanzando veloce lungo il corridoio, finché qualcosa non lo fermò.
“Che succede? Non avevi detto di muoverci?”, esclamò sorpreso Eracles, guardandosi intorno, “Ragazzo, c’è odore di salsedine”, esordì Acteon, “Che vuoi dire?”, domandò il figlio di Urros, “Che si sta alzando la nebbia”, replicò il Cacciatore, mentre un sottile strato di vapore già li circondava, “Si, un nuovo nemico si pone dinanzi a noi, lasciatelo a me adesso”, concordò il Guardiano, invitando i compagni ad avvicinarsi alle pareti vicine a loro.