Capitolo 24: Il
saggio viaggiatore
“Iason!”, esclamò preoccupato Odisseus, avvicinandosi al Guerriero di Aven, “Come sta?”, domandò prontamente Eracles, accorso insieme agli altri compagni, “Vivrò”, ribatté il giovane, tentando di rialzarsi a fatica, “e combatterò”, concluse poi, una volta in piedi.
“Si, ma non più per oggi, lascia a noi qualsiasi altro nemico si possa trovare sulla nostra strada”, suggerì allora il Navigatore, “Saggio consiglio il tuo, specialmente perché ne percepisco ben tre oltre quelle grandi porte”, osservò Argos, ponendosi dinanzi alle due immense ante che bloccavano loro il passaggio.
“Giovane figlio di Urros, a te l’onore di aprirle”, esclamò il Guardiano, voltandosi verso il figlio del dio, “Si”, balbettò allora Eracles, alzandosi e spostando le immense porte con la forza delle sole braccia.
L’ambiente che si presentò ai sette era molto elegante, un ampio salone, adornato da grandi quadri e magnifiche decorazioni, sui lati, dei tavoli con sedie ordinate e, dinanzi a loro, due figure vestite in lunghi abiti cerimoniali, “Tsun Ta e Qui Han”, li riconobbe subito Atanos, facendosi avanti fra i suoi compagni.
“Non dovevi fidarti di questa serpe senz’anima”, osservò allora lo stregone tatuato, rivolgendosi al suo pari, “Penso che sia stato abbastanza scaltro da capire per cosa mi serviva ed allora si è ribellato”, replicò con freddezza l’altro.
“No, non mi sono ribellato a te perché avevo intuito il tuo fine, prendere questo corpo immortale, più semplicemente non mi sono mai veramente alleato con te, volevo solo scoprire se voi sapevate qualcosa dell’Idra Nera”, lo ammonì freddamente l’Immortale, squadrandolo con i suoi gelidi occhi.
“Hai fatto leva sulla sua avidità di eternità? Complimenti, ma contro di me, su cosa farai leva?”, domandò allora Qui Han, facendosi avanti, mentre le sue mani sembravano circondarsi di fiamme violacee.
“Non avrà bisogno di fare leva su qualche tuo difetto, guerriero dei Cancelli Celesti, sarò io il tuo nemico”, avvisò allora Odisseus, oltrepassando il compagno immortale.
Qui Han sembrò stupito per come il suo avversario lo aveva appellato, “Chi sei tu, che hai subito capito da dove provenivo?”, domandò perplesso il sacerdote nero, “Il mio nome è Odisseus e presso le terre dell’Estremo Oriente sono noto come colui che Rahama graziò”, spiegò il Navigatore, mentre le sue dita brillavano di una luce rossa, “e come te so usare la potenza dell’essenza”, concluse.
I due sacerdoti neri si guardarono sbalorditi, “In effetti Atanos mi aveva spiegato che eravate tutti degli uomini maledetti dalle divinità, ma non pensavo che fra voi ci fosse un essere come te. Davvero una bella squadra, un ex semidio, un senz’anima, quella creatura oscura e poi tu, l’uomo che ha in se la saggezza di quattro regni e di centinaia di anni, un viaggiatore senza sosta, che apprende insaziabilmente. Chissà cos’altro sanno fare quei due che vi portate dietro, insieme al semplice uomo?”, domandò beffardo Tsun Ta, osservando Eracles ed Acteon, che sosteneva Iason, ancora ferito.
“Non avrai modo di testarne la forza, perché ora cadrai per mia stessa mano, Mangiatore di Anime”, ringhiò Odisseus, “tu ed il tuo allievo”, concluse, stringendo il pugno in segno di sfida.
“Quanto sei saggio, conosci anche la mia fama?”, incalzò soddisfatto il Nero Sacerdote, “Si, chi non sa la storia del saggio guerriero che, con il passare degli anni, abbagliato dalla sua forza, cercò un nuovo corpo per continuare a vivere, trasmigrando la propria anima in quello e continuò a fare ciò per secoli e secoli, arrivando alla storpiatura del potere dell’essenza, una delle due forme conclusive dei suoi iniziati”, replicò il Navigatore.
“Bene, ora che abbiamo scoperto di sapere tutti chi siamo, è giunto il tempo di combattere, non credi anche tu, Tsun Ta?”, domandò allora Qui Han, chiaramente infastidito da quel lungo dialogo, “Si, ragazzo, affronta pure il tuo nemico, poi spazza via anche gli altri”, concordò il Nero Sacerdote, facendosi da parte.
Tutti videro Qui Han sollevarsi a mezz’aria, circondato dalle fiamme violacee del suo corpo, “Avevo sbagliato, tu non imprimi la tua essenza negli oggetti, ma li circondi con essa, come delle fiamme che bruciano tutto, vero?”, domandò allora Odisseus, osservando il nemico, “Si, esatto”, ringhiò questi, lanciandosi in un attacco volante contro l’avversario.
Con un urlo furente anche il Navigatore si lanciò contro il proprio nemico, colpendolo con un potentissimo pugno sui palmi delle mani, con cui Qui Han si faceva strada nell’aria.
Il sacerdote tatuato rimase a mezz’aria, senza sembrar soffrire il colpo subito, anzi, congiunse le mani dinanzi al petto e poi, con un rapido movimento dei palmi, disegnò un cerchio dinanzi a se, “Eccoti una delle mie tecniche base, vedremo come te la caverai”, ringhiò Qui Han, prima che un gigantesco cerchio di fuoco apparisse sui lati della stanza, dirigendosi, da ogni parte, verso Odisseus.
Il Navigatore sorrise dinanzi all’attacco nemico, poi, mentre le sue dita luccicavano ancora di una luce rossa, che sembrò circondare l’intero corpo, emise un portentoso urlo, divaricando braccia e gambe intorno a se.
Tutti furono sbalorditi da ciò che videro: una serie di luci fiammeggianti partirono dal corpo del Navigatore, spegnendo il fuoco nemico e danneggiando il terreno intorno a lui.
“Dunque è questo il tuo potere? Riesci a far scaturire l’essenza attraverso il tuo corpo per perforare quello nemico”, osservò freddamente Tsun Ta, che osservava da debita distanza lo scontro fra i due.
“Com’è possibile tutto ciò?”, si chiedeva intanto Eracles, “Non lo so, ragazzo, ma devono essere dei guerrieri benedetti dagli dei, non credi anche tu, Argos?”, incalzò allora Iason, “No, non penso sia questo il motivo”, rispose prontamente il Guardiano, trovando sia Pandora, sia Atanos, concordi con la sua supposizione.
“E hai ragione, amico mio”, esordì allora Odisseus, senza voltare le spalle all’avversario tatuato, “non sono gli dei ad avermi dato questo potere, seppur grazie alla maledizione di Possidos ho avuto modo di apprendere i segreti delle tecniche dell’essenza, delle tecniche che permettono di usare completamente le forze del corpo e della mente, che di norma vengono sfruttate solo in minima parte dalla gente comune”, spiegò il Navigatore, prima di rimettersi in posizione di guardia, “Che siano fiamme, aghi di pura essenza, capacità di manovrare le anime, o decine di altre forme, sempre la piena padronanza del corpo e dell’anima permette questo”, concluse lanciandosi in avanti con le mani illuminate da una luce dorata.
“Puoi essere sapiente e vecchio, Navigante, ma lo stesso ti spazzerò via con i miei poteri, nati dalla conoscenza dell’essenza”, ringhiò Qui Han, lanciandosi in picchiata contro il nemico, “Cala la cresta, bamboccio”, esclamò allora Odisseus, aprendo la mano destra, da cui scaturì un bagliore che accecò tutti per alcuni attimi, poi, quando la luce si spense, tutti poterono di nuovo vedere i Neri sacerdoti, ma del Navigatore non vi era la minima traccia.
“Dov’è scappato?”, tuonò Qui Han, guardandosi intorno, “Non è scappato”, ribatté divertito Acteon, guardandosi intorno e scambiando un sorriso divertito con Eracles, “Lui è ancora qui”, concluse il figlio di Urros.
“Che state dicendo? Come potete difendere così il vostro compagno? Egli è scappato”, ammonì il Sacerdote, “Per nulla”, esclamò all’improvviso una voce, prima che dei bagliori grigi prorompessero dal nulla ed il corpo di Qui Han si contorcesse per una sorta di dolore innaturale.
“Non per niente è Odisseus, famoso persino nel profondo oriente per la sua saggezza”, ridacchiò allora Tsun Ta, prima di rivolgersi all’uomo tatuato, “Ti ha ingannato, amico mio. Con la luce dell’Est, che su occhi umani non può essere dannosa, ma semplicemente abbagliante, ci ha distratto tutti, per riuscire, intanto, a rendersi invisibile con l’uso di qualche altra sua tecnica, così ti ha attaccato senza essere visto”, spiegò il Sacerdote Nero.
“Non può sperare di battermi con così poco”, ringhiò Qui Han, creando delle lingue di fuoco con le dita, che si scagliarono in tutte le direzioni contro i nemici, “vediamo se cercherai di fermarle, bloccando questo tuo attacco”, tuonò il Sacerdote tatuato.
Nuovamente dei bagliori rossi spensero le fiammate, dilaniando il terreno dinanzi a Qui Han, il quale, liberatosi, si lanciò in un attacco vorticoso, così da circondarsi di fiamme, contro il luogo da cui provenivano le luci rosse.
Odisseus in quel momento riapparve, evitando l’assalto nemico con un agile salto, “Ti distruggo”, tuonò Qui Han, roteando il proprio asse e gettandosi di nuovo in picchiata, come una stella fiammeggiante, “Al contrario, ragazzo, sei già morto”, tuonò il Navigatore, evitandolo ed aprendo le dita, brillanti di luce nere, contro il nemico, che, investito in pieno dall’attacco, cadde al suolo, senza più alcuna fiamma intorno a se.
“Cosa mi hai fatto?”, balbettò allora il Sacerdote Nero, rialzandosi a stento in piedi, “Ti ha schiacciato del tutto, Qui Han. Con la forza del primo pugno rosso ha voluto testare la tua resistenza, poi, facendoti usare di continuo alte fiammate ti ha affaticato, quindi, con l’attacco invisibile e quelle luci grigie ti storto tutte le ossa del corpo anche se tu, accecato dal potere stesso dell’essenza, non te ne eri reso conto. In fine quelle luci nere, che immagino abbiano una potenza distruttiva senza pari, giusto, Odisseus?”, domandò freddamente Tsun Ta, avvicinandosi ai due combattenti.
“Esatto, ormai il corpo di Qui Han non risponderà più nemmeno al più semplice ordine del suo padrone, i suoi nervi sono danneggiati”, rispose seccamente il Navigatore, “fatti quindi da parte anche tu, Mangiatore di Anime, noi vogliamo solo liberare questo regno dalla tirannia di Zion”, concluse poi.
Una risata di Tsun Ta fu la risposta, “Questa è follia, nessuno può abbattere il nostro signore Zion, anche perché nessuno di voi sopravvivrà alla nostra forza”, ringhiò il Sacerdote Nero, “Qui Han!”, tuonò poi, “spazza via quest’uomo con le tue ultime forze, è un ordine”, minacciò poi.
“Ma non riesco nemmeno ad alzarmi in piedi”, balbettò l’uomo tatuato, “Tu sei un mio strumento, non ti do il permesso di fare nemmeno questo tipo di obiezioni, puoi solo avanzare in mio nome, se non vuoi diventare anche tu un’anima mia schiava”, concluse con tono deciso Tsun Ta, osservando poi il servitore che si alzava affaticato ed irato con lui, lanciandosi però contro Odisseus.
“Mi dispiace, Qui Han, la tua più grande sfortuna è stata di addestrarti con questo mangiatore di Anime, che non si preoccupa di sfruttare nessuno per i suoi fini”, osservò Odisseus, mentre le mani brillavano di una luce grigia, “l’unica cosa che posso fare per te, è darti una morte poco dolorosa”, sentenziò il Navigatore, evitando l’assalto priva di forza del nemico e bloccandone poi i movimenti con i sottili fili del suo potere, per poi, con un veloce e secco movimento delle mani, spezzargli il collo, uccidendolo.
“Ora, Mangiatore di Anime, tocca a te, morire”, ringhiò pochi attimi dopo Atanos, facendosi avanti, ma subito fermato da Odisseus, “Aspetta, Immortale, questo nemico non può essere battuto così”, osservò il Navigatore.
“Vedere per così lungo tempo la grande Saggezza di Odisseus, il Viaggiatore, mi rende felice, ed ancora più felice mi rende l’idea di strapparti l’anima e servirmene per i miei scopi”, ridacchiò il Nero nemico, mentre le mani brillavano sotto il bagliore delle anime sue serve.
“I tuoi scopi sono solo a tuo vantaggio, vero? Non hai alcun interesse a distruggerci per il bene del tuo signore, lo fai solo per te stesso”, replicò allora il Navigatore, “Non pensarmi così vile. Io mi sono completamente asservito a Zion, signore di queste terre, durante lo scontro con gli dei suoi fratelli gli ho dato io stesso un aiuto nello sconfiggerli, ingannandoli, e poi li ho rinchiusi nell’ampolla dove sono tuttora imprigionati”, spiegò semplicemente Tsun Ta.
“Dunque hai ingannato ed imprigionato degli dei, come hai osato?”, tuonò Argos, facendosi avanti, ma subito fermato da Odisseus.
“Aspetta ad attaccare, Guardiano, non sono nemici da sottovalutare questi due”, osservò il Navigatore, “Si, lo so”, concordò Argos, fermandosi, “Quali nemici?”, domandò Acteon, non fiutando nessun altro oltre Tsun Ta.
“Hai dimenticato, Cacciatore? Zion è il signore della Terra, egli è parte stessa del vulcano e nel vulcano questo castello è costruito”, osservò Odisseus, indicando un foro da lui fatto nel pavimento di pietra, che subito si rimarginava, per poi far apparire da questo lo stesso dio Zion, che tutti avevano visto una sola volta durante quella lunga giornata.
“Sei saggio, mortale, ma cosa potrai fare contro Zion, signore di Midian?”, domandò la divinità.
“State tutti attenti, abbiamo contro ora un dio, Zion, e Tsun Ta, la cui forza e malignità gli è valsa presso i Cancelli Celesti, il titolo di Jinma”, concluse con freddezza Odisseus, rivolgendosi ai sei compagni di viaggio.