Capitolo 23: Due guerrieri

 

I sette naviganti correvano strenuamente lungo i corridoi di roccia dell’immane castello, “Sai dove stiamo andando, vero Odisseus?”, domandò Acteon, seguendo il Navigatore, “Certamente, ci dirigiamo verso il luogo da cui sento provenire la potenza dell’essenza, di certo lì troveremo almeno uno dei due servitori di Zion, sconfitti loro, troveremo delle notizie utili per sconfiggere anche il divino tiranno di queste terre”, spiegò l’uomo maledetto da Possidos.

“Perché attacchiamo prima quei due? Non sarebbe a questo punto meglio colpire direttamente Zion?”, domandò allora Iason, incuriosito dalla strategia di Odisseus, “Per due semplici motivi, Guerriero di Aven. Primo, la differenza di numero, infatti, se c’impegnassimo tutti contro Zion, potremmo venire attaccati di sorpresa da quei soldati che tu conosci meglio di me e che ancora sono vivi dell’esercito privato dei due stregoni, in più, non dimenticare che il nemico che vogliamo spodestare è una divinità, quindi non un essere semidivino, o un essere umano, perciò non lo si deve sottovalutare in alcun modo”, spiegò il Navigatore.

“Capisco”, rispose prontamente Iason, “piuttosto, Atanos, questa è la strada più veloce? Tu sei quello fra noi che meglio conosce questi luoghi”, osservò il Guerriero, “Si, questa è l’unica via che conduce nella sala di Qui Han, lungo la scalinata alla fine di questo corridoio, però, potremmo trovare Sisto di guardia”, rispose l’Immortale, mentre i sette salivano la scalinata.

“Chi è questo Sisto?”, domandò allora Eracles, “Il gigante che ci ha condotto nell’arena, un mostro con quattro braccia”, spiegò Pandora, mentre avanzavano insieme ai compagni.

“Non credo che troveremo quel nemico dinanzi a noi”, replicò Argos, mentre ancora i sette erano sulla scalinata, “Che intendi dire?”, domandò Iason, prontamente, “Che, per qualche motivo, i soldati di questo Zion si sono divisi in modo diverso da come ci aspettavamo”, rispose il Guardiano, mentre i sette si fermavano dinanzi alla figura che, in quel corridoio, si parava ora sulla loro strada.

“Non è il gigante con quattro braccia, ma è comunque mia questa nemica”, avvisò Iason, sollevando le braccia nella sua posizione di guardia.

“Dunque era vero ciò che il nostro sommo Zion ha visto? Tu, immortale, sei un traditore e forti di questo avete osato attaccarci?”, domandò la voce di Venia, la quale era in piedi dinanzi ai nemici con la propria arma in mano.

“Non sono un traditore, Guerriera di Midian, perché mai ho tradito i miei sei compagni”, avvisò Atanos, “Però hai eliminato Iknir, lo Spettro al seguito di Tsun Ta, e quella specie di mosca gigantesca ha osato uccidere Nokar, uno dei miei due compagni di caccia”, ringhiò Venia, facendosi avanti, “quindi, chi di voi due vuole essere il primo a cadere per mia mano?”, tuonò poi, sollevando il bastone contro i nemici.

“Nessuno di loro, ragazza, perché sarebbero prede fin troppo raffinate per una come te, basterò io che non ho poteri così elevati come i loro”, incalzò allora Iason, ponendosi dinanzi alla nemica, “Si, non hai potere alcuno, questo è vero, ma al momento non hai nemmeno le tue armi, quelle catene”, osservò con tono ironico Venia, preparandosi all’attacco.

“Le catene non sono un’arma, ma un’estensione del vero pericolo, cioè il mio corpo”, avvisò con tono altrettanto sarcastico Iason, lanciandosi in avanti.

 

Fu Venia ad attaccare per prima, cercando di colpire il nemico con un affondo del bastone, ma il colpo andò a vuoto, poiché Iason, movendosi ad una velocità altissima, riuscì a saltare l’avversaria, atterrando alle sue spalle, quindi, con un veloce movimento del busto, la colpì con un calcio falciante alla spalla sinistra, gettandola a terra, contro un muro.

“Non sperare di battermi con quel bastone, non ti sarà sufficiente”, avvisò il Guerriero di Aven, “Le catene servivano per rallentarti, giusto?”, domandò Venia, rialzandosi in piedi, “Si, esatto. Ora che hai capito questo, ti arrendi? Non vorrei essere costretto ad eliminare una donna, anche se nemica”, avvisò Iason.

“No, non mi arrendo, sia perché non amo questi trattamenti così permissivi verso di me, sia per altri due motivi, che non ti sarà necessario scoprire”, avvisò la Guerriera, lanciandosi in avanti contro il nemico, roteando il bastone. “Tutto inutile”, affermò Iason, evitando l’assalto laterale della nemica, “Ne sei convinto?”, domandò lei, mentre roteava il busto, così da dare una nuova direzione all’assalto, che sembrò diventare simile ad un movimento vorticoso, quando, appoggiando il piede sinistro per darsi lo slancio, Venia compì una rotazione completa intorno a se stessa, passandosi velocemente il bastone fra le mani.

Iason, preso alla sprovvista, fu raggiunto dal primo colpo del bastone, ricevendolo in pieno volto, ma, appoggiatosi sulle mani, riuscì ad evitare di perdere l’equilibrio, quindi, con un agile movimento, scattò verso destra per poi appoggiarsi al muro con i piedi e lanciarsi così contro l’avversaria, colpendola mentre concludeva la sua parabola aerea con un calcio al volto.

Ambedue i nemici caddero al suolo, feriti al volto, “Sei molto agile, Guerriero di Aven, e, considerando che fra tutti sei l’unico che si possa definire quasi normale, mi dispiace di dover già far uso del mio asso nella manica, un segreto che mi permetterà di batterti con facilità”, avvisò Venia, rialzatasi in piedi.

“Se questo segreto è il motivo per cui non vuoi arrenderti, allora spero che, una volta svelato, tu ti decida a lasciar perdere”, avvisò Iason, rialzandosi con fare deciso.

“Questo non avverrà”, replicò lei, lanciandosi in un nuovo attacco frontale. Ancora una volta il Guerriero di Aven evitò l’affondo della nemica, spostandosi sulla destra e saltando contro di lei, che subito sollevò il bastone sopra il capo, facendolo roteare fra le mani.

“Non basterà”, avvisò Iason, vedendo la tecnica difensiva, “Invece si”, replicò Venia, mentre un rumore metallico proveniva dal bastone, prima che qualcosa accadesse, sbalordendo tutti.

L’arma di Venia sembrò allungarsi almeno del doppio, il bastone si divise in cinque blocchi, collegati da resistenti catene, quello centrale roteava fra le mani di Venia, mentre gli altri si muovevano in modo quasi caotico intorno alla Guerriera e raggiunsero con estrema facilità il corpo di Iason, che fu sbalzato al suolo, dopo aver subito un colpo in pieno stomaco.

“Quell’arma è simile alla mia!”, esclamò Argos, nel gruppo dei sei compagni di Iason, “Si, esatto. Anzi, mi sono sorpresa nello scoprire che anche fra di voi vi era chi possedeva una simile bellezza della tecnica. Però, fra la tua, navigante, e la mia arma, c’è una differenza di peso non indifferente, oltre che la massima estensione raggiungibile”, osservò Venia, rivolgendosi al Guardiano, mentre con un altro suono metallico il bastone si richiudeva, riprendendo la forma originaria.

 

“Bel trucco”, esordì pochi attimi dopo Iason, rialzandosi ferito, “ma insufficiente per ingannarmi più di una volta”, replicò, riprendendo la posizione di guardia, una risata di Venia, fu però la risposta, mentre sollevava l’arma contro il nemico, “Permettimi di parafrasarti”, esordì la Guerriera, “l’arma non è il vero segreto, ma solo una sua estensione, ben altra è la dote che devi temere”, avvisò, scattando di nuovo all’attacco.

Ancora una volta l’affondo andò a vuoto, ma subito dopo la catena si slegò, liberando i blocchi a difesa della Guerriera, “Il segreto per abbattere quest’arma non sta nell’evitare il primo assalto soltanto, ma entrambi”, avvisò Iason, che, con un’agile capriola, arrivò a toccare il tetto del corridoio con i piedi, per poi lanciarsi contro la nemica con fare furente, evitando le catene di lei e raggiungendola con un pugno, o almeno, così pensò.

L’arma, infatti, dopo aver emesso quel suono metallico, si richiuse, così da permettere a Venia di usarla come difesa contro il pugno avversario, che andò a cozzare contro la resistente fibra di metallo del bastone. In quello stesso istante, con una velocità inaspettata, la Guerriera di Midian colpì il nemico al volto con un pugno, gettandolo al suolo sanguinante.

 

“Davvero un trucco geniale”, esordì Odisseus, avanzando verso Iason, “Quale?”, domandò il Guerriero di Aven, “Il bastone è solo uno specchio per le allodole, serve per distrarre, costringendo i nemici ad osservarlo, però, quando meno se lo aspetta, l’avversario si trova a dover evitare un’arma capace di allungarsi, il che è sempre difficile. Ma non è ancora questo il vero segreto, poiché, nell’allungo di quel bastone sta il difetto, essendo maggiore di quello di molte altre armi, o almeno sembra, dato il meccanismo che fa ritrarre e sganciare le parti dell’arma con una velocità di reazione elevata, così da renderla perfetta per gli scontri a distanza e vicini. Il segreto, però, non è nemmeno questo, dato che l’arma è un mezzo, come entrambi avete ammesso”, spiegò il Navigatore, postosi fra i due.

“Allora quale sarebbe il vero segreto?”, domandò Iason, rialzatosi, “Guarda la tua mano e constata razionalmente il dolore delle ferite subite, sono dei colpi potentissimi che ti hanno danneggiato fisicamente, quel bastone deve pesare parecchio, dato che ti ha ferito la mano quando lo hai colpito, inoltre, il suo pugno non è stato esattamente una carezza, perciò, il vero segreto non è l’arma, ma la forza di questa Guerriera, sorprendente quanto la tua velocità, direi”, rispose Odisseus, rivolgendo un sorriso soddisfatto a Venia.

“Ottima analisi”, si complimentò prontamente la Guerriera di Midian, “è proprio la mia forza ai limiti dell’umano che mi permette di usare questo bastone, pesante quanto tre uomini pari a te, mio interlocutore. Questa forza mi ha permesso di entrare a testa alta nella squadra di Predatori, il trio d’assalto di Midian, insieme a Nokar, figlio delle Ombre, e Shiar, l’Uomo della Nebbia”, spiegò Venia, con voce orgogliosa.

“Avevo immaginato qualcosa del genere”, osservò Odisseus, “ma, mi chiedo quanto ti servirà tanta forza contro le mie arti”, continuò, ponendosi in posizione di guardia.

“Fermo, Odisseus”, tuonò Iason, appoggiando poi una mano sulla spalla del Navigatore, “Non posso permetterti di affrontare la mia nemica, questa battaglia è mia, già prima Atanos ed Eracles mi hanno dovuto soccorrere, ma se non riuscirò a battere nemmeno questa semplice umana, allora vorrà dire che il mio Re, Ruganpos, si è sbagliato ad affidarmi questa missione”, spiegò il Guerriero di Aven, facendosi avanti contro la nemica, “Inoltre non posso essere sconfitto prima di ricevere da te gli insegnamenti che mi avevi promesso lungo il viaggio da Lemnia a qui”, concluse, con un gentile sorriso, prima di rivolgersi alla nemica.

 

“Mi hai ingannato due volte, guerriera, poiché non sono riuscito da solo a svelare nessuno dei segreti della tua tecnica e della forza che ti permette di usarla, ma, ormai, è tempo di mostrarti anch’io di cosa sono capace, come Guerriero di Aven che il sommo Re Ruganpos ha definito fra i migliori”, avvisò Iason, ponendosi di nuovo in posizione di guardia.

“Bene, vediamo cosa sai fare”, replicò gelidamente Venia, sollevando il bastone dinanzi a se e lanciandosi contro il nemico.

Iason evitò con un salto l’assalto, però il rumore metallico dell’arma nemica permise di intuire al Guerriero il movimento del bastone. Il giovane proveniente da Aven, percependo il suono, con un possente colpo di reni si alzò ancora di più in aria, appoggiando così i piedi al tetto e, con una capriola, atterrò di nuovo al suolo, lontano dall’arma nemica, o almeno così credeva.

“La mia arma è più lunga di così, stupido”, ringhiò Venia, raggiungendo l’avversario con l’estremità del bastone, che lo colpì alla spalla sinistra, gettandolo di nuovo al suolo.

“Quella maledetta arma”, ringhiò fra se Iason, osservando il bastone nemico che si richiudeva, “Avessi almeno le mie catene potrei resistere a quelle che congiungono la sua arma”, rifletté, prima di rialzarsi e rimettersi in posizione di guardia.

“Riproviamo”, esclamò con tono di sfida Iason, lanciandosi di nuovo contro la nemica.

Ancora una volta tutti videro la medesima scena, il guerriero di Aven che evitava il primo affondo del bastone che, dopo il successivo suono metallico, si allungava per raggiungere alle spalle l’avversario, il quale si salvava con un salto, per poi essere colpito dal movimento angolare dell’immane arma.

Stavolta, però, Iason si voltò di scatto e con ambo le mani bloccò l’estremità dell’arma, “Cosa speri di fare? Ci vuole una forza enorme per sostenere questo bastone e tu sei per giunta ferito”, osservò Venia, tirando a se l’arma, “Si, questo è vero”, concordò il Guerriero di Aven, “però posso provare a spezzarti quest’arma di cui vai tanto fiera”, replicò colpendo con un possente calcio il bastone d’acciaio.

“Pazzo!”, tuonò Venia, roteando la parte ancora libera del suo bastone e cercando di colpire con questa l’avversario, che si dimostrò più veloce e furbo, allontanandosi repentinamente dall’estremità d’attacco e ponendo il blocco di bastone fra le sue mani a difesa del proprio corpo.

I due pezzi cozzarono tra loro, distruggendosi vicendevolmente e rompendo le catene all’interno di questi, che caddero al suolo proprio davanti ai piedi di Iason, “Ora siamo entrambi a mani nude, il tuo bastone è rovinato”, osservò il Guerriero con un sorriso soddisfatto.

Venia gettò via l’arma, “Bene, se vuoi combattere a mani nude, combattente di Aven, vediamo che sai fare”, ringhiò la donna, lanciandosi all’attacco con una possente serie di pugni.

 

“Lei è disarmata adesso, ma non cambia molto, la situazione resta comunque di stallo”, osservò Pandora, “Si, una cosa che sembra andare per le lunghe”, concordò Acteon, “No, al contrario, il Guerriero è stato furbo, adesso ha eliminato il divario fra di loro compensando la sua mancanza di armi, ora che Venia non può più contare sull’allungo del bastone, lo scontro sulle distanze è pari, quali che siano”, affermò Odisseus, osservando lo scontro fra i due.

“Che intendi dire?”, domandò Eracles, “Semplicemente che senza il bastone, che le dava la possibilità di colpire anche da lontano, i due adesso sono capaci solo di combattimenti a brevi distanze, dove la forza di lei è perfettamente colmata dalla velocità di lui”, spiegò Argos, mentre Atanos osservava silenziosamente lo scontro.

 

Venia cercò di colpire con diversi pugni l’avversario, dapprima una serie di ganci sinistri e destri al volto, che non andò a segno, grazie all’incredibile velocità di Iason, ma, quando il Guerriero di Aven tentò di colpire l’avversaria con un veloce calcio al volto, lei ne approfittò per colpirlo allo stomaco, dopo essersi abbassata.

Il giovane navigante volò al suolo, ferito dal pugno dell’avversaria, “Puoi essere furbo e veloce quanto vuoi, Guerriero, ma la mia determinazione è invincibile, come la mia forza. Non sono una semplice seguace di Zion e dei suoi sacerdoti, sono una figlia di questa terra e per questo luogo sarei pronta a dare la mia stessa esistenza, morirei per Midian, la mia terra natia, per difenderla mi sono addestrata per anni, diventando poi fedele seguace di questa divinità che ora ci comanda”, spiegò la Guerriera, facendosi avanti con fare deciso.

“Non lo avrei mai detto”, esordì Iason, guardando con un sorriso divertito l’avversaria, “quando ti ho incontrato pensavo fossi solo una ragazza armata di bastone e piena di sicurezza, ma adesso vedo che siamo incredibilmente simili”, osservò il Guerriero, “Che intendi dire?”, domandò lei, “Entrambi combattiamo con delle armi per non mostrare del tutto le nostre vere doti, che provengono dalla sola forza del corpo, spinto fino ai limiti concessi per fedeltà alla nostra terra natia”, spiegò lui.

“Anch’io, come te, sono diventato così veloce allenandomi per anni, per diverso tempo usai dei papiri del mio casato per addestrarmi, così da avere la forza per combattere per il mio sovrano, Ruganpos, dei Silingi, uomo a cui devo molto, soprattutto la fiducia che mi ha dato, per lui io ora combatto e per onorare i sei compagni di viaggio, tutti sofferenti delle loro condizioni, ma insieme padroni di forze a me ignote, tutti uomini verso cui ho il massimo rispetto e di cui sono felice di essere compagno ed amico”, concluse Iason, prima di lanciarsi di nuovo all’attacco.

Un veloce calcio del Guerriero raggiunse il volto di Venia, facendola barcollare indietro, la giovane, però, non cadde al suolo, anzi, facendo leva sulla schiena, si lanciò in un attacco potentissimo, colpendo l’avversario allo stomaco con un altro pugno, che fece sputare persino del sangue ad Iason, prima che questi, appoggiandosi sulle mani, colpisse di nuovo la nemica, stavolta con due calci, mentre compiva una capriola all’indietro.

Venia, però, non si scoraggiò, anzi, andò di nuovo all’assalto, colpendo con una serie di pugni alle costole l’avversario che, senza indietreggiare, la colpì al volto con una testata, prima di tirarle un possente calcio in pieno stomaco, gettandola indietro di alcuni passi.

A quel punto i due si fermarono, respirando affannosamente, poi, riprese le posizioni di guardia, si lanciarono in un attacco, il pugno di lei raggiunse la bocca di lui, mentre il piede di Iason raggiungeva la nuca di Venia. La potenza dei due impatti fu tale da gettarli entrambi a terra, storditi.

La guerriera di Midian vomitò per il colpo ricevuto alla base del collo, una potenza capace di stordirla, mentre il suo avversario sputava sangue e probabilmente qualche dente per il diretto preso in piene labbra.

“Sei davvero abile, Guerriero di Aven, è stata una vera fortuna incontrarti sulla mia strada, posso temprare la mia forza contro un mortale pari a me, ora, però, dobbiamo finire questo scontro in un modo o in un altro, quindi fatti avanti, un solo colpo basterà per ucciderti”, ringhiò Venia, lanciandosi contro il nemico.

Fu questione di un attimo, il braccio di lei volò contro il volto di lui, pronto a cozzare portentoso contro il suo cranio, ma, inaspettatamente, Iason scattò e, spostandosi lievemente sulla sinistra, subì il pugno sul lato destro del petto, per poi colpire con una rapidissima gomitata al naso la nemica. Il colpo fu potentissimo, tanto da far volare in aria il corpo di Venia, mentre il sordo rumore del setto nasale, rientrante nel cranio, si udì cupo nell’aria, prima che il corpo senza vita della Guerriera di Midian cadesse al suolo.

“Complimenti, Venia di Midian, la tua forza e la devozione al tuo paese erano degni di ogni lode, forse se ci fossimo incontrati in altre circostanze saremmo anche diventati amici”, ridacchiò Iason, prima di cadere in ginocchio dinanzi al corpo senza vita di lei, apparentemente svenuto.

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