Capitolo 22: Anima e senz’anima

 

“Presto, dividetevi sui lati della stanza”, propose prontamente Odisseus, cercando gli sguardi dei suoi cinque compagni di viaggio, che si disposero su due file, ai lati della scalinata, nella penombra data a quell’oscura cella.

“Spiegami ancora una volta, Iknir, perché stiamo scendendo presso le celle?”, sentirono domandare alla voce di Atanos, “I sommi sacerdoti, Tsun Ta e Qui Han, hanno richiesto la presenza di quel semidio che ti accompagnava per mare”, rispose freddamente una voce, mentre i due scendevano le scale, “poi, dovrebbe esserci già Nokar a fargli la guardia”, concluse, guardandosi intorno, il Fantasma.

“No, il vostro amico fatto d’ombra è ormai morto”, avvisò in quel preciso momento una voce, “e voi due presto lo raggiungerete”, concluse poi, mostrandosi come Iason.

Subito dopo anche gli altri cinque naviganti apparvero dalla penombra, circondando i due nemici, “Vorrei potermi occupare di entrambi, ma capisco che sarebbe quasi impossibile, quindi, lasciatemi il teschio, devo restituirgli qualche colpo”, avvisò il Guerriero, lanciandosi contro Iknir.

“Atanos, non intervenire, questo insetto lo eliminerò da solo”, ridacchiò prontamente il Fantasma, mentre il calcio che Iason aveva portato contro di lui affondò nel vuoto.

“Stupido mortale, pensi davvero di poter colpire Iknir? Il grande Spettro al servizio di Tsun Ta, comandante dei non morti, a cui fu concesso di vivere fra la vita e la morte”, ridacchiò soddisfatto il teschio argenteo, prima di avanzare verso il nemico.

“Ora subirai la potenza del mio artiglio”, minacciò poi Iknir, mentre la mano sinistra prendeva la forma di un gigantesco arpione d’argento a cinque punte che, si lanciò contro Iason grazie ad un braccio che sembrava non avere fine. Il tonfo dell’arto contro il terreno fu fragoroso e produsse un buco nella roccia della montagna, “Devo averlo ridotto proprio male”, ridacchiò Iknir, prima di scoprire che sotto la polvere non era nascosto alcun corpo, “Se non posso raggiungerti, come pensi di potermi raggiungere tu, che ti muovi più lentamente?”, replicò con voce tranquilla Iason, appoggiandosi alla parete alle sue spalle per poi lanciarsi in un altro attacco frontale con una veloce serie di calci e pugni.

“Potrai essere veloce, ma non puoi colpire ciò che non ha materia ed io posso non aver materia, se voglio, quindi rinuncia, perché nell’avvicinarti, ti scopri troppo”, avvisò Iknir, prima di attraversare il corpo del nemico e riapparire alle sue spalle, così da colpirlo alla scapola sinistra con l’artiglio argenteo.

Iason barcollò al suolo, “Ti sopravvaluti, ora ti darò la morte che meriti”, ringhiò lo Spettro, prima che un secondo nemico lo bloccasse dalle spalle, sollevandolo dal suolo con facilità, “Non pensare che ti lasci eliminare così facilmente un mio compagno di viaggio”, ringhiò allora Eracles, mostrando il proprio giovane volto ad Iknir.

“Allora sulla nave c’erano due stupidi?”, ridacchiò lo Spettro, perdendo la sua forma fisica, così da liberarsi della presa nemica ed apparire alle spalle di Eracles. Il figlio di Urros, però, riuscì a parare l’artiglio con un veloce movimento e, stringendolo con tutta la forza della mano destra, lo spezzò.

“Non puoi tentare due volte lo stesso attacco”, avvisò il giovane, “Davvero?”, replicò infuriato Iknir, scatenando l’altro braccio contro il nemico, che subito lo bloccò, venendo però ferito al qual tempo da qualcosa, un secondo artiglio, quello che aveva già spezzato.

Anche Eracles cadde al suolo, “Siete ancora troppo giovani per dimostrarvi pericolosi dinanzi alla mia esperienza”, avvisò lo Spettro, prima che i suoi occhi iniziassero a brillare di una luce fiammeggiante, “ed ora morirete, quindi non diverrete mai un pericolo per me”, concluse, prima che una gigantesca fiammata prorompesse dalla sua bocca di teschio.

 

“No!”, urlò Acteon, pronto a lanciarsi fra le fiamme, ma fermato da Odisseus, “Nessuno di noi potrebbe fare niente contro quel fuoco, eccetto uno, forse, e lui si è mosso”, avvisò il Navigatore, “Che intendi dire?”, domandò allora il Cacciatore, prima che il fumo successivo alla fiammata si diradasse, permettendogli di vedere i due compagni ancora vivi ed il loro salvatore, che li aveva difesi con il proprio corpo.

 

“Tu, come osi?”, tuonava intanto Iknir, osservando il nuovo individuo intromessosi, “Sei uno stupido, Fantasma, non riesci ancora a capire, né il come, né, tanto meno, il perché. Guardati intorno, sono sei i nemici che ti hanno atteso in questa stanza, non due, infatti, oltre ai tre che ancora attendevano sulla nave, è tornata anche la Guerriera che tutti credevano morta durante l’iniziazione. Pensi che sia un caso? No, io stesso le ho detto il modo per sopravvivere a quella prova a cui mi sono sottoposto per ingannarvi del tutto”, spiegò Atanos, il cui abito offertogli da Tsun Ta era ora cenere, dopo che aveva difeso i due giovani compagni di viaggio, e la cui pelle era priva di ustioni o ferite.

“Dunque sei un traditore?”, ringhiò Iknir, “Al contrario, non ho mai tradito i miei sei compagni di viaggio”, rispose Atanos, voltandosi verso Argos ed Odisseus, che gli sorrisero ironici.

“Eracles, Iason, tornate dagli altri, questo Spettro è mio”, avvisò l’Immortale, “Che cosa?”, balbettò Eracles, rialzandosi, “Figlio di Urros, fidati di lui, è ancora un nostro compagno, non ci ha mai abbandonati”, spiegò allora Pandora, mentre sia Odisseus, sia Argos, concordavano con un movimento del capo, vedendo ciò, Iason ed Eracles si ritirarono.

“Bene, vediamo quanto mi farà faticare il servitore che tanto padron Tsun Ta voleva avere”, affermò ironico lo Spettro, prima di lanciare ambo gli artigli contro il corpo di Atanos, che non cercò nemmeno di evitarli, venendone trapassato del tutto, ma, in questo modo, bloccandoli nel proprio corpo.

“Sei un po’ tardo, Spettro”, ribatté con freddezza l’Immortale, tirando a se il nemico per le braccia e colpendolo allo stomaco con una ginocchiata, che costrinse Iknir a chinarsi al suolo, ferito.

“Finché attacchi, il tuo corpo esiste nel mondo dei vivi e come tale, posso fermarlo e colpirlo, quindi nel momento dell’offesa, sei impreparato alla difesa”, spiegò Atanos, “inoltre, come morto fra i vivi, non sei nemmeno degno di restare in questo mondo, non c’è merito alcuno in questo tuo vivere dopo la morte”, concluse.

“Ebbene?”, ringhiò Iknir, alzandosi da terra e conficcando il proprio artiglio nella gola del nemico, “Io vivo dopo la morte, ma anche tu!”, lo ammonì, “No”, rispose Atanos, storcendo il braccio nemico, “Io vivo senza poter morire”, concluse, colpendolo con una testa al teschio argenteo, che si procurò una crepa.

Subito lo Spettro si pose le mani sulla ferita, scoprendosi a dei nuovi colpi allo stomaco, una sequenza di pugni scatenata velocemente dall’Immortale, che lo gettò al suolo, stordito.

 

“Siamo sicuri di poterci fidare del tutto di Atanos?”, domandò Iason, “Si, non preoccuparti, giovane Guerriero”, rispose Odisseus, con un sorriso rassicurante, “Quando avevi capito che non ci aveva tradito, Navigatore?”, incalzò allora Eracles, “Ne avevo il dubbio fin dall’inizio, conoscendo meglio di altri la maledizione che lo tortura, ma la ricomparsa di Pandora me ne ha dato la certezza”, rispose l’altro.

“Che intendi dire? Come fai a conoscere la sua maledizione?”, domandò Acteon, “Non è difficile, Cacciatore, immagina di perdere tutte le persone care e che ti venga strappata non la tua umanità, bensì il tuo stesso spirito, la forza che ti permette di capire il bene ed il male intuitivamente e ti concede tante altre libere scelte non ragionate, immagina di ritrovarti solo la ragione come sostegno nelle tue scelte, senza più istinto, cuore, spirito, o altro, questo è vivere senz’anima. Aggiungi a ciò che per secoli tutte le persone che gli si sono avvicinate sono morte, chi di vecchiaia chi per altri motivi, senza che lui avesse modo di esprimere altro, oltre gelidi pensieri logici, questa è la sua solitudine. Inoltre, quando fu maledetto, il suo ultimo desiderio è stato quello di riunirsi alla donna amata, che era ormai morta e per secoli lui non ha cercato una guarigione per riprendere a vivere, ma per raggiungerla, lui ha sempre voluto solo e semplicemente morire, non desiderava altro, né durante le tante battaglie intraprese, né per tutto il viaggio, però, non ci ha traditi per un unico motivo: la coscienza che tale atto avrebbe dilaniato la sua anima nel momento in cui la riprenderà”, spiegò il Navigatore.

“Davvero è questo il fine di Atanos? Ricercare continuamente la morte?”, domandò sorpreso Eracles, con voce pentita per ciò che probabilmente aveva pensato del compagno, “Si, è questa la sua vita, ho avvertito questo pensiero nel momento in cui ho penetrato il suo corpo con i miei insetti è stata una cosa completamente diversa dal solito”, rispose Pandora.

“Che intendi dire?”, domandò sorpreso Acteon, “Vedete, di solito, quando i miei insetti entrano in qualcuno, lo sciame ne strappa via la pelle e riesce a mettermi in contatto con la sua mente, sento i suoi pensieri, le sue paure ed il terrore che gli do, ma con Atanos non è stato così. Non percepivo dolore, né paura, solo un immenso silenzio, un freddo silenzio, mi sono trovata circondata da un’oscurità senza pari e senza fondo, quasi stessi lentamente cadendo in un oblio senza fine, ma poi ho sentito la sua voce. << Pandora>>, mi chiamò, <<Non ti ho chiesto di attaccarmi per farti perdere nel mio vuoto, né per sconfiggerti, semplicemente era il modo più sicuro per parlarti senza che nessuno ci sentisse, poiché nemmeno Tsun Ta può leggere nella mia mente priva dei vincoli dell’anima>>, mi spiegò e poi mi espose un piano per farmi scappare, come voi stessi avete potuto vedere dopo”, raccontò la giovane Maledetta da Urros.

“Ognuno di noi ha un proprio fardello da condurre, io sono costretto a vivere solo, Pandora ha la tortura continua dello sciame, Acteon ha perso la propria umanità per divenire un animale, Argos ha dovuto rinunciare allo stato di semidio, mentre Atanos è costretto a vivere nell’oblio dei sensi, mentre la mente reclama una morte irraggiungibile”, concluse Odisseus, ritornando ad osservare lo scontro.

 

Iknir, in piedi dinanzi al nemico, aveva ripreso ad attaccare con la stessa determinazione, dopo che le diverse ferite si erano ricomposte sul suo corpo, “Forse tu sei Immortale, traditore, ma di certo non puoi sperare di battermi solo con pugni e calci”, ringhiò lo Spettro, rivolgendosi ad Atanos, che nemmeno evitava i suoi attacchi, non subendone alcun danno, per poi colpire nuovamente il nemico con una serie di pugni al teschio, che rimaneva sempre un po’ danneggiato dai colpi subiti.

“Lo scontro è finito, Spettro”, lo ammonì ad un tratto Atanos, “Che vuoi dire?”, incalzò l’altro, “Semplicemente che ormai la via per batterti mi è chiara ed in fondo doveva esserlo fin da subito, dato che proprio quel tuo teschio brilla più di ogni altra parte del corpo e quindi è quello il legame per te fra la vita e la morte, giusto?”, incalzò l’Immortale, indicando il capo argenteo dell’avversario, “Me ne sono reso conto notando che le diverse ferite sul corpo si rimarginavano, dopo che svanivi per alcuni secondi, mentre il tuo cranio è ancora danneggiato, seppur più lievemente”, continuò, “e, come avevo sentito dire tempo fa, serve un contenitore perché un’anima possa risiedere in questo mondo ed il tuo contenitore è il Teschio argenteo”, concluse.

“Anche se hai scoperto il mio unico punto debole, non vorrai certo sperare di battermi? La fiamma del mondo dei morti alita nelle mie mascelle e saprò scatenarla con furia contro di te”, ringhiò Iknir, mentre gli occhi già brillavano di un bagliore sinistro, “Ti ho già dimostrato quanto quella fiamma sia inutile, ma se pensi di colpirmi, accomodati pure, non anelo altro che la morte dopo tanto tempo, quindi, forza, vediamo se saprai rendermi felice”, lo sfidò Atanos.

“Desideri la morte? Ecco perché tu non potresti mai essere un degno servitore del grande Tsun Ta, che potrebbe ridarti la vita!”, tuonò Iknir, mentre già le prime fiamme scivolavano sui denti argentei, “No, non per questo. Non lo servo perché so il suo vero fine: fare del mio corpo il suo contenitore, un contenitore immortale ed invincibile che non potrebbe più essere libero se lui ne diventasse padrone”, ringhiò in tutta risposta Atanos, scattando in avanti con furia decisa.

Fu un attimo, un singolo bagliore, poi l’Immortale venne completamente circondato da fiamme argentee, mentre la sua mano, con ferocia, si gettava fra le mandibole che causavano tale incendio, senza titubanza alcuna.

Tutti dovettero chinare lo sguardo dinanzi al fiammeggiare argenteo di Iknir, ma, quando il fuoco si quietò, il primo a vedere l’esito dello scontro fu Argos, subito dopo gli altri e grandi urla di gioia proruppero da tutti nel vedere Atanos in piedi, illeso come sempre, con parte del teschio nemico ancora in mano e parte al suolo, in pezzi.

 

Subito i sei si riunirono intorno al compagno ritrovato, “Scusatemi se vi ho fatto cadere in trappola”, disse con la gelida voce l’Immortale, “Non preoccuparti, amico mio, sapevo fin dall’inizio di poter contare su di te”, replicò con voce serena Argos, appoggiando una mano sulla spalla pallida dell’alleato, “Quasi nessuno fra noi aveva dubitato di te”, continuò con un sorriso ironico Acteon, accennando una risata insieme ad Eracles e Iason, che strinsero le mani del compagno, “Grazie”, esordirono all’unisono.

“Non restiamo qui a parlare fra noi”, affermò pochi attimi dopo Odisseus, “siamo pur sempre in territorio nemico, dobbiamo muoverci ed andarcene”, propose, “Forse dovremmo prima sistemare questo Zion”, propose allora Atanos, “Si, in effetti questa divinità distruttrice non è da lasciar sopravvivere, penso che potrebbe fare solo del male alle genti di questo luogo e delle isole circostanti”, concordò Iason, “Non ci sono isole intorno, le ha spazzate quasi tutte via durante la sua lotta con gli altri tre dei del luogo”, affermò l’Immortale, interrompendo l’alleato.

“Se è stato capace di tanto, allora è nostro dovere di uomini fermarlo”, suggerì Odisseus, ricevendo una risposta affermativa da tutti i compagni ed incamminandosi lungo la scalinata con tutti loro.

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