Capitolo 21: Esseri Oscuri

 

“Allora i timori del Fantasma erano ben riposti, sei veramente sopravvissuta allo scontro dell’iniziazione!”, esclamò Nokar, scrutando la cupa figura dinanzi a se, “ma non ti preoccupare, anche se sei viva, lo resterai per poco ancora, perché questa volta non verrà nessuno ad impedirmi di finire ciò che inizio”, ringhiò il Figlio delle Ombre, mentre due giganteschi artigli si alzavano dall’oscurità del terreno per schiantarsi contro Pandora.

La giovane si scompose per poi riapparire a pochi passi di distanza dal nemico, “Non ti sembra di sottovalutare troppo l’avversario?”, domandò aprendo la mano sinistra contro di lui. Un nero sciame di cupi insetti si schiantò contro l’essere oscuro, attraversandolo da parte a parte, senza apparentemente ferirlo, “Al contrario, sei tu a credermi meno potente di ciò che sono”, ridacchiò Nokar, mentre delle urla provenivano dai tre uomini intrappolati sul tetto.

“Forse tu non morirai facilmente, ma in pochi minuti la stretta sui tuoi compagni di viaggio diverrà così pressante da schiacciarli tutti senza pietà alcuna”, avvisò il Figlio delle Ombre, mentre sul suo volto scuro si disegnava un sorriso malefico.

“Ne sei davvero così sicuro?”, domandò prontamente Pandora, mentre i suoi occhi sembravano brillare di una cupa luce nera.

In quel momento un fragore ruppe il silenzio successivo alla domanda: Eracles, Odisseus ed Acteon caddero rumorosamente al suolo, come se i lunghi artigli che li imprigionavano fossero stati erosi da qualcosa.

“Ma come?”, balbettò Nokar nel vedere quella scena, “Tu forse non lo hai ancora capito, Figlio delle Ombre, ma io non sono una creatura normale, come te, anch’io vivo e combatto nell’oscurità più totale, una notte eterna ed intensa, non data dal crescere delle ombre, ma dal continuo agitarsi del più nero degli sciami, quello che io stessa scatenai, aprendo un Vaso Maledetto, molte ere or sono”, spiegò Pandora, sollevandosi a mezz’aria sopra l’agitarsi vorticoso del suo sciame d’insetti neri.

“Sia pure, ma come puoi aver eroso le colonne d’ombra che io so scatenare?”, tuonò infuriato Nokar, “Non le ho erose, semplicemente me ne sono alimentata per far scatenare i miei insetti”, rispose Pandora, “anzi, guarda a terra e vedrai che le tue ombre sono ancora lì, le ho semplicemente divise”, spiegò quietamente la Giovane Maledetta da Urros, prima di lanciarsi in un’altra vorticosa carica nel suo aspetto di sciame.

Nokar stavolta evitò l’assalto, scomparendo nell’ombra del terreno, per poi riapparire alle spalle della nemica, “Non basta così poco con me, specialmente usare due volte lo stesso attacco è inutile”, avvisò il Figlio delle Ombre, rilanciando verso l’avversaria decine di artigli, che la divisero in più parti senza però eliminarla, giacché subito il suo corpo si ricompose.

“Tutto inutile”, osservò con gelida freddezza Pandora, “questa battaglia sembra prospettarsi piuttosto lunga”, concluse, preparandosi ad un altro assalto.

 

“Pandora, permettici di aiutarti”, esclamò allora Odisseus, rialzatosi per primo, subito seguito da Acteon ed Eracles, “No, non muovetevi”, tuonò la Ragazza Maledetta, “non potreste fermare gli attacchi di Nokar, inoltre voi, Odisseus ed Eracles, dovete liberare gli altri, mentre Acteon controllerà che nessun altro nemico scenda quella scalinata”, suggerì la giovane dai capelli corvini, prima di rivolgersi di nuovo al suo nemico.

 

“Vediamo che sai fare contro un rete di ombre”, ringhiò allora Nokar, sollevando le mani dinanzi a se. Subito dieci artigli apparvero dal suolo, ma stavolta non si muovevano l’uno parallelo all’altra, bensì formavano degli archi, con medesimo centro, simili ad una gigantesca rete che curvava verso Pandora con velocità e terribile determinazione.

La Giovane Maledetta, però, non fu fermata da quella gigantesca rete, bensì riuscì ad uscirne con estrema facilità, riunendosi oltre questa, “Non puoi catturare così facilmente il mio nero sciame”, avvisò poi, “Forse non potrò catturarti, ma come hai detto tu, si parla di uno sciame, quindi insetti e gli insetti si schiacciano”, ringhiò Nokar, sollevando il braccio destro.

Dal suo apparve un gigantesco cerchio d’ombra, quasi un muro che si stagliò dinanzi alla navigante, subito seguito da altri tre sugli altri versanti, “Ora addio, donna insetto”, concluse facendo chiudere le quattro muraglie sul corpo della nemica con estrema velocità.

 

“Pandora!”, esclamò allora Eracles, voltatosi di scatto e pronto ad intervenire nello scontro, “Fermo, ragazzo, e guarda il trucco che ha già usato contro Atanos nello scontro precedente”, ordinò allora Argos, chiuso nella cella, scambiando un sorriso divertito con Odisseus.

“Lo stesso trucco?”, ripeté sorpreso il giovane figlio di Urros, guardando la scena dinanzi a lui.

 

“Chi di voi vuole essere il prossimo, naviganti?”, domandò allora Nokar, voltandosi verso i due che cercavano di liberare i loro compagni, “Io mi preoccuperei del mio attuale nemico, piuttosto che cercarne di nuovi, se fossi in te”, avvisò Odisseus, voltandosi con un sorriso ironico verso il nemico.

Nokar sentì solo allora un rumore simile allo scorrere di un piccolo ruscello, quindi, voltatosi di nuovo verso i quattro muri, notò che sotto di loro stava filtrando un nero liquame, una specie d’acqua sporca che scivolava attraverso le insenature fra i quattro muri, condensandosi sul terreno.

“Non è possibile”, esclamò il Figlio delle Ombre, “Invece sì”, replicò Odisseus, “Come pensi che sia sfuggita all’attenzione di tutti durante l’iniziazione? Lo sciame che ricopriva il suo corpo era solo uno specchietto per le allodole, un modo per distrarvi tutti e permetterle di filtrare attraverso il terreno fino a queste celle, così da raggiungere indisturbata i compagni imprigionati, giusto, Pandora?”, concluse il Navigatore, mentre la figura della Giovane Maledetta riprendeva forma dinanzi al suo nemico.

“Esatto, Odisseus, sono sorpresa che tu te ne sia accorto”, esordì la Ragazza, non curandosi quasi dell’avversario che aveva davanti, “Si vede che sottovalutavi l’esperienza di centinaia d’anni di viaggi che ho accumulato”, replicò il Navigatore con tono ironico.

“Dunque così sei scampata alla morte?”, ringhiò in quel momento Nokar, “Bene, ora che lo so, eviterò che accada di nuovo”, esclamò poi, mentre la sua figura si ampliava gettandosi con un gigantesco mantello sopra Pandora.

“Se non posso ucciderti, allora ti prenderò con me”, affermò con tono terribile il Figlio delle Ombre, mentre, come una cupola oscura, si chiudeva sull’avversaria.

 

“Dobbiamo aiutarla”, esordì Eracles, vedendo il nuovo attacco del nemico, ma ancora una volta Odisseus lo fermò, “Forse, ragazzo, per te le donne sono molto più deboli degli uomini medi che hai conosciuto, ma, rispetto alla media della popolazione dell’intero Oleampos, dei Territori di Asjar, dei Tulakei e dei Cancelli Celesti, Pandora è molto più forte e soprattutto ha in se qualcosa di più terribile di quanto tu, o il suo nemico, possiate immaginare, quindi non mi preoccuperei per lei”, avvisò il Navigatore, “piuttosto vieni qui a darmi una mano”, ordinò poi, aprendo le mani dinanzi alla cella.

“Chiunque abbia creato questa parete energetica è un esperto nell’uso dell’essenza, la forza ultima di cui un comune mortale può rendersi padrone, riesce a trasmetterla agli oggetti, così da farne dei mezzi da usare per le sue stregonerie, se così vogliamo chiamarle”, spiegò Odisseus, appoggiando i palmi nel vuoto e ricevendo un bagliore verdastro ad ogni suo minimo movimento, “Riuscirai a farci uscire?”, domandò Iason, alzatosi in piedi dinanzi al Navigatore.

“Non ho mai imparato a trasmettere l’essenza attraverso gli oggetti”, rispose Odisseus, “perché non era la mia tecnica preferita, né la più adatta alle mie doti, però posso liberarvi con l’emanazione dell’energia che riesco a controllare attraverso il mio intero corpo”, concluse con un sorriso soddisfatto, mentre i palmi diventavano dorati.

Un bagliore accecò Iason, facendolo indietreggiare titubante, subito dopo, il Guerriero di Aven osservò la figura di Odisseus dinanzi a se, “Ora potete anche uscire, seppur è meglio frantumare prima queste travi, qualora parte del potere vi fosse rimasto congiunto”, suggerì il Navigatore, invitando Eracles a farsi avanti, “Questo è compito tuo, ragazzo”, affermò poi, prima che il giovane figlio di Urros colpisse con pugni decisi le pareti rocciose intorno a se, distruggendole e facendo crollare parte della cella.

Quando la polvere si sollevò, Odisseus ed Eracles poterono vedere una luce biancastra scomparire, lasciando intravedere le figure di Argos e Iason, illesi dopo il crollo di parte della cella, “Bene, ora siamo liberi”, esordì gioioso il Guerriero di Aven, “Si, dobbiamo solo aspettare che Pandora finisca la sua battaglia, poi potremo andare a cercare il traditore”, osservò il figlio di Urros, voltandosi verso il corpo di Nokar, chiuso come una cupola sulla sua avversaria.

 

Pandora si era trovata rinchiusa in quella che poteva sembrare una gigantesca grotta, a chi la vedeva dall’interno, un luogo oscuro, senza alcuna superficie ben delineata, “Che hai intenzione di fare, figlio delle Ombre?”, domandò la Giovane Maledetta, “Vuoi forse tenermi qui dentro per sempre?”, incalzò innervosita, “No, non servirà arrivare a tanto”, rispose la voce di Nokar, che si espandeva come un eco dentro la barriera, “mi basterà stringermi su di te perché le tenebre ti affoghino”, avvisò, mentre le oscure pareti si avvicinavano, come un occhio esperto avrebbe potuto facilmente notare.

Una risata proruppe dalle labbra di Pandora, “Davvero pensi di potermi catturare così?”, domandò la Giovane, “Come puoi contenermi con i tuoi miseri poteri?”, continuò lei, chinando il capo.

“Tu non preoccuparti di questo, la forza dei figli delle Ombre è immensa, noi siamo creature nate dall’Oscurità e mai nessuno è stato capace di fermarci, anzi, io e la mia gente più e più volte ci siamo cibate dei nostri nemici, rendendoli parte della nostra oscurità”, affermò con voce offesa Nokar.

“Non dubito della potenza di voi, figli delle Ombre, ma sei tu che non immagini cosa voglia dire contenere la mia maledizione”, replicò Pandora.

In quel momento gli occhi della Giovane divennero due nere perle, prima che il suo intero corpo si dividesse in centinaia di insetti, che si scagliarono, con incredibile precisione, contro le pareti d’ombra, scomparendo in esse.

Poco dopo Nokar ebbe come una visione, il figlio delle Ombre si vide in un’era antica, un mondo costituito da case di legno e pietra, si vide giovane, una fanciulla quasi.

Guardandosi in uno specchio vide il volto di Pandora, ma diverso, meno pallido e con capelli di un colore quasi dorato, percorse velocemente la sua giovinezza: una vita semplice, da contadina in un piccolo villaggio delle terre di Oleampos, finché una figura non si posò dinanzi a lei.

“Salve, giovane fanciulla”, esordì quella che apparve come una gigantesca immagine di luce, un uomo, probabilmente, “Chi sei?”, si sentì dire Nokar, “Un essere che vuole affidare a te un compito”, replicò l’altro, porgendo un immenso nero vaso alla ragazza, “Che cos’è?”, domandò lei. Nokar sentì la sottomissione e la paura che percorrevano la mente di lei mentre appoggiava le mani su quell’oggetto, “Questo è il Vaso Nero, uno scrigno in cui sono contenuti i mali peggiori, sotto una forma primordiale. Solo una persona innocente può custodire quest’oggetto e la tua innocenza, giovane mortale, è certa, spero che lo sia anche la saggezza”, rispose la figura, “non aprirlo mai”, concluse poi, scomparendo nel nulla.

Nokar vide passare gli anni in silenzio, uno dopo l’altro in una vita passata per metà a gioire nell’innocenza ed in parte a custodire quel Vaso, finché, all’età di ventun’anni, la giovane fu presa da una curiosità immensa, voleva vedere cosa vi fosse all’interno di quell’oggetto ed alla fine, lo aprì.

La sensazione successiva fu terrificante: il figlio delle Ombre sentì un dolore immenso percuotergli le carni, come se delle termiti lo stessero mangiando, si sentì morso e privo di libertà, come prigioniero di uno sciame di api furiose, poi, finito il dolore fisico, arrivò un terribile ronzio, quasi un assalto di cavallette e zanzare, un rumore terribile che sembrò quasi trapanare il cervello di Nokar, un dolore senza fine, che lo torturò.

“No, basta!”, ringhiò disperato Nokar.

 

Anche Odisseus e gli altri sentirono l’ultimo urlo di Nokar quindi, voltatisi, videro la grande ombra richiudersi su se stessa, ma non per riprendere le proprie forme, bensì come se stesse cercando di stringersi, gettando fuori ciò di cui non necessitava, ma, alla fine, quando il rimpicciolimento dell’ombra finì, solo una figura era ancora in piedi: Pandora.

“Ma come?”, domandò perplesso Iason, osservando la scena, “Voleva assorbirmi, insieme alla mia maledizione, ed io gli ho mostrato cosa voleva dire possedere il nero sciame, o meglio, esserne posseduti, quindi, nel tentativo di salvarsi, è imploso”, concluse Pandora, sistemandosi i corvini capelli, scombinati per il caotico muoversi dell’ombra nera.

“Ora, direi che possiamo andare”, suggerì Odisseus, sorridendo ai quattro compagni, “Si”, concordò Iason, replicando al sorriso ed invitando gli altri a seguire il Navigatore.

I cinque, però, si ritrovarono Acteon dinanzi a loro sulle scale, “Non dovevi fare la guardia?”, domandò prontamente Eracles, “Si, ma arriva qualcuno”, rispose il Cacciatore, “Vero, due uomini, li vedo avanzare ed uno di loro è Atanos”, affermò Argos, guardando il tetto sopra di loro.

“Bene, allora prepariamoci ad accoglierli”, tagliò corto Iason, ricevendo uno sguardo concorde da Eracles e gli altri.

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