Capitolo 20: L’iniziazione
Nella grande arena reale presso il castello di Zion, divinità di Midian, due esseri, un tempo compagni, si stavano ora osservando con freddezza e titubanza.
Da una parte vi era Pandora, la giovane maledetta da Urros, dall’altro Atanos, l’essere senz’anima, che insieme a lei aveva iniziato un lungo viaggio alla ricerca dei Tre Tesori degli Dei, per poi finire al servizio di Tsun Ta, il Sacerdote Nero di Zion, capace di dominare le anime.
“Ti trovi davanti a due sole possibilità, Pandora, uccidermi, o morire per mia mano”, esordì freddamente l’essere senz’anima, “decidi in fretta”, concluse invitando l’attuale avversaria a farsi avanti.
“Atanos, come posso alzare la mano contro qualcuno che un tempo mi fu compagno di viaggio? Tu meglio degli altri conosci la solitudine che mi teneva distante da tutti, la stessa che hai sofferto anche tu fino ad oggi, quindi, essendo noi così simili, come posso attaccarti? Non ne ho il cuore”, osservò la giovane, aprendo le braccia.
“Non c’è niente di simile fra noi, poiché a te è rimasta la possibilità di provare solitudine e sofferenza, sensazione cupe per lo spirito umano, ma che a me furono tolte insieme alla gioia ed alla felicità. Sono sempre stato solo dal momento della mia maledizione e di certo la cosa non è cambiata con l’avvicinarmi a voi sei, quindi non sperare di impietosirmi con questi discorsi, Pandora, o combatti, o morirai”, ringhiò allora l’essere senz’anima, lanciandosi all’attacco e colpendo in pieno petto l’avversaria con un possente diretto.
Il corpo di Pandora si divise in centinaia d’insetti, per poi rimodellarsi alle spalle dell’essere senz’anima, “Se non vi sono altri modi per farti ragionare, Atanos, poiché di sragionamento si tratta e non di tradimento, secondo me, allora dovrò affrontarti”, avvisò la giovane, aprendo le mani verso l’avversario.
Uno sciame furente di neri insetti si gettò contro il non morto, perforandolo da parte a parte, ma senza atterrarlo, o ucciderlo, poiché subito egli si voltò, mentre il suo corpo riparava i fori causatigli dall’attacco avverso, “Non sragiono, semplicemente penso a me stesso, come sempre”, tagliò corto Atanos, lanciandosi in nuovo attacco con i pugni possenti, che si infransero ancora una volta contro lo sciame d’insetti.
“Puoi forse sperare di evitarmi, ricorrendo al tuo sciame, ma sai bene che anche la stanchezza mi è ormai sconosciuta, mentre per Argos e Iason la possibilità di sopravvivere, se continuiamo a combattere così, diminuisce sempre di più”, avvisò con tono gelido il senz’anima, voltandosi verso i due vecchi compagni di viaggio e ricevendo uno sguardo di sfida da parte del Guerriero di Aven.
“Cosa proporresti allora di fare?”, tuonò in quel momento Pandora, riapparendo alle spalle del passato compagno di viaggio, “Hai una sola possibilità per eliminarmi”, avvisò Atanos con un sorriso di sfida, innaturale per lui, “colpirmi dall’interno, se nemmeno questo ti riuscirà, ti consiglio di dichiararti sconfitta. Una morte veloce ed indolore sarà l’unico gesto di passata lealtà che potrò farti con ex compagno di viaggio”, concluse l’essere senz’anima.
Pandora osservava sbalordita l’avversario, “Mi stai chiedendo di ucciderti?”, domandò perplessa, “No, al contrario, penso che nemmeno quel tuo attacco sarà sufficiente contro di me e voglio dimostrartelo”, replicò l’altro, sfidandola a farsi avanti con un gesto della mano.
Gli occhi di Pandora divennero neri come pietre prima che la sua intera figura diventasse un gigantesco vortice di insetti oscuri, gettandosi contro Atanos e penetrando nella sua bocca e nella pelle, così da costringerlo al suolo, piegato dall’impeto di quell’attacco.
“Che riesca a batterlo con questa tecnica?”, domandò uno dei soldati nella folla che osservava lo scontro, “Non so che dirti, per quel poco che so dei poteri dei due, nessuno di loro tuttora dovrebbe essere lì, di certo il nostro vecchio compagno dovrebbe morire per un attacco del genere, se non fosse un immortale, mentre Pandora ha una ben poche possibilità se continua a tergiversare. Quelli che alla fine rischiano di più, sono però Argos ed Iason, che sono il premio della battaglia”, osservò un secondo soldato, coperto integralmente, “Non penso che quell’attacco possa abbattere Atanos, io stesso lo ho visto sopravvivere ad attacchi ancora più strani quando eravamo a Seev, quindi, Eracles, credo che la vittoria sia già sua, cosa che Odisseus non vuole ammettere”, affermò, intromettendosi nel dialogo, un terzo, che si rivelò essere Acteon, confusosi con i compagni nella folla di soldati nemici.
“Può anche darsi quest’eventualità, Cacciatore, ma in tal caso dovremo prima di tutto andare a liberare gli altri, poi penseremo a colui che ci ha traditi ed ai suoi nuovi compagni”, tagliò corto il Navigatore, zittendo i due compagni, i cui occhi erano pieni di interesse per lo scontro che ora vedeva Atanos in ginocchio, apparentemente stordito e perplesso, come se qualche nuova sensazione lo stesse attraversando.
Zion sul suo trono osservava la battaglia, “Tsun Ta”, esordì all’improvviso il dio, mentre il nuovo servitore era in ginocchio, “Chi sono questi due essere? E cosa ci fanno nella mia Isola?”, domandò incuriosito, “Facevano parte di un gruppo di navigatori provenienti da Aven, città sacra al dio Possidos, uno dei seguaci di Urros, signore dell’Oleampos. Erano diretti, da ciò che mi ha detto il mio nuovo servitore, presso la grande Isola dove sono deposti i Tre Tesori”, spiegò prontamente il Sacerdote Nero.
“Verso Ten-Lah? La terra dove i Quattro Guardiani dei Cancelli e le varie bestie divine custodiscono i Tesori di Urros, Rikka ed Odath? Perché mai delle creature siffatte erano dirette lì?”, domandò innervosita la divinità, “Per far cessare la guerra fra il regno di Aven e quello della Lutibia, che avviene a diversi chilometri di distanza dalle sue terre, mio signore”, continuò Tsun Ta, sempre a capo chino.
“Dunque il loro unico errore è stato quello di fermarsi sulla mia Isola?”, ridacchiò Zion, “Peccato per loro, se erano tutti così forti sarebbero riusciti quanto meno a vedere quei tesori, se non addirittura a prenderli. Anche gli altri loro compagni sono così potenti?”, domandò incuriosito il dio, “Dei due prigionieri, uno è stato una divinità, l’altro è un semplice uomo, per quel che riguarda gli altri, abbiamo mandato dei soldati a prenderli poco prima dell’inizio della prova”, affermò con tono educato Qui Han, intromettendosi nel dialogo, “Bene, sono desideroso di vedere se potremo avere altri servitori così potenti”, concluse allora Zion, appoggiandosi al proprio trono ed osservando con indifferenza lo scontro che continuava.
“Che facciamo se questo attacco di Pandora non ha effetto?”, domandava intanto Iason ad Argos, “Penseremo dopo a questo, amico mio, poiché penso che non siamo più soli in questo castello, ma sono certo che ormai chi ci guida lungo il viaggio ci è vicino, anche se i miei occhi, per ora sigillati, non mi permettono di vederlo”, replicò con tranquillità il Guardiano, “Inoltre sono propenso a credere che avremo più sorprese di quanto noi stessi crediamo da questo scontro e gli avvenimenti conseguenti”, concluse poi.
“Che intendi dire?”, domandò preoccupato il Guerriero di Aven, “Semplicemente di non preoccuparti e di osservare Atanos, che ora si sta rialzando”, concluse Argos, indicando il centro dell’arena.
Atanos si era in effetti rialzato in piedi ed ora, sollevata la testa al cielo, aveva iniziato a respirare affannosamente, “Ora che hai provato l’inutilità di questo attacco, puoi anche uscire”, tuonò ad un tratto il non morto, per poi emettere quasi un ruggito, mentre lo sciame di insetti veniva rigettato fuori dal suo corpo con violenza.
Pandora riapparve al suolo, apparentemente stremata, incapace di rialzarsi in piedi, “Hai perso”, sentenziò allora Atanos, stringendole il collo con ambo le mani e sollevandola in aria.
Per alcuni attimi la sofferenza della giovane sembrò interminabile, un’agonia dolorosa, causata per soffocamento, ma, dopo un po’, Pandora smise di resistere ed il suo corpo cadde come morto verso terra.
“La battaglia è conclusa”, esordì allora Tsun Ta, osservando il corpo al suolo, ricoperto di neri insetti, che sembravano volersene nutrire, ma, che furono scacciati dal un veloce movimento della gamba di Atanos, che, con un calcio, colpì il cadavere, allontanandone alcuni insetti, per poi lasciarlo al suolo ed andarsene.
“Lasciatela lì”, ordinò allora Zion, “che i suoi compagni, domani, ne vedano il cadavere quando saranno giustiziati”, affermò il dio, “a meno che non desiderino unirsi al mio esercito”, aggiunse poi, osservandoli con i verdi occhi insensibili.
“Preferisco la morte al servire un dio”, esclamò Argos, “specialmente se come voi”, concluse, “Anch’io”, aggiunse Iason, facendosi avanti verso l’arena, ma venendo fermato da un bagliore verdastro, che lo rigettò indietro al suolo.
“Vedremo di accontentarvi domattina”, sentenziò Zion, prima di scomparire.
Tsun Ta e Qui Han si guardarono in volto, “Sisto, Iknir, con noi, mentre i Predatori li riporteranno nella loro cella fino a domani, quando verranno puniti per tanta viltà”, tuonò il Sacerdote nero dagli oscuri tatuaggi, prima di allontanarsi con il suo pari.
“No”, urlò in quello stesso momento Eracles, la cui voce su soffocata solo da un pronto movimento di Odisseus, “Stai calmo, ragazzo, non è questo il momento per rivelarci”, lo ammonì il Navigatore, prima di ordinare con un cenno di muoversi ai due compagni di viaggio.
I tre si allontanarono nella folla, camminando in uno dei lunghi corridoi del castello, “Tutto quello che dobbiamo fare è trovare gli altri e liberarli, per ora”, avvisò il Navigatore, “alla vendetta, mio giovane amico, penserai dopo”, concluse, appoggiando una mano sulla spalla di Eracles, infuriato per il tradimento di Atanos e la morte di Pandora.
“Come troveremo Argos e Iason?”, domandò allora il figlio di Urros, voltandosi verso Odisseus, “Per questo ci sono io, in fondo sono il Cacciatore”, esordì allora Acteon, intromettendosi nel dialogo ed iniziando a fiutare l’aria.
I tre avanzarono prontamente nel lungo corridoio, guidato dall’uomo maledetto da Ritmed, per poi trovare una via, una lunga scalinata che li condusse verso le profondità del castello.
“Cosa dobbiamo fare adesso?”, domandava intanto Iason, seduto in un angolo della cella, dando dei duri pugni contro il muro, “Aspettare, perché non ci sono altre vie per noi”, spiegò Argos, appoggiandosi anch’egli alla parete, “Inoltre, non mi servono i miei occhi per prevedere che gli aiuti stanno arrivando e dovresti saperlo meglio di me, dato che il Navigatore ti si è dimostrato amico più di una volta in questo viaggio”, concluse il Guardiano con un gentile sorriso.
“Parole sagge le tue, Argos”, esordì allora una voce, mentre una figura scendeva dalla scalinata, accompagnata da altre due, erano Odisseus, Acteon ed Eracles.
“Siete arrivati alla fine, Navigatore, ti stavamo aspettando”, ridacchiò Argos, osservando dalla barriera il compagno di viaggio, “Abbiamo perso un po’ di tempo nel confonderci con i soldati”, replicò Odisseus.
“Come potete ridere in questo modo? Atanos ha ucciso Pandora e nessuno di noi ha fatto niente per evitarlo”, replicò Eracles, colpendo con un pugno il muro, che si danneggiò sotto il peso di quel possente colpo.
“Pensare che proprio lei, fra noi tutti, era quella che maggiormente lo capiva”, sussurrò cupamente Iason, alzandosi in piedi, “Nemmeno io ero tanto sicuro che ci avrebbe veramente traditi”, balbettò infuriato Acteon, prima di voltarsi, “C’è qualcosa qui”, aggiunse dopo, voltandosi.
“Chi?”, domandò Eracles, cercando intorno, “Qualcuno che vi farà riavvicinare alla vostra compagna scomparsa”, ridacchiò una voce.
Tutti si voltarono e solo allora videro un’ombra ingigantirsi fra loro, qualcosa stava prendendo forma dal terreno, diventando lentamente un nero uomo, “Che cosa sei tu?”, domandò innervosito Eracles, “Non lo hai notato prima, ragazzo? È uno degli sgherri di quel dio, Zion”, rispose Acteon, affilando i lunghi artigli, “Il mio nome è Nokar, figlio delle Ombre”, si presentò prontamente l’essere, sollevando poi ambo le mani.
“Attenti”, ebbe appena il tempo di urlare Odisseus, prima che le ombre sotto di loro prendessero quasi vita, diventando delle gigantesche mani, sollevandosi come colonne e schiacciandoli contro il soffitto della stanza.
“Ora, voi tre, morirete, per onorare il mio signore Zion e per evitare che si trovi altri soldati più potenti di me ed i miei due compagni, poi anche gli altri della vostra ciurma faranno la stessa fine”, avvisò l’essere nero, guardandosi intorno.
Una colonna oscura si schiantò contro Nokar, gettandolo al suolo, “Non ti permetterò di uccidere i miei compagni, ti avevo già avvisato di questo, mi pare”, avvisò all’improvviso una voce femminile.
Eracles, che si dimenava nella stretta dell’ombra nemica, si guardò intorno e vide uno sciame di neri chiazze congiungersi dinanzi a Nokar riprendendo forma umana, “Tu?”, esclamò felice il giovane figlio di Urros nel rivedere la compagna che poco prima aveva viso morire: Pandora.