Capitolo 18:
Prigionieri, traditori e cacciatori
Pandora si risvegliò, era seduta in una stanza scura ed umida, intorno a lei, Argos ed Iason, entrambi chini al suolo, l’uno con il capo rivolto verso il muro e l’altro fermo ad osservare i propri polsi.
“Dove siamo?”, domandò prontamente la giovane, rialzandosi in piedi, “In una cella”, rispose il Guardiano, “Atanos, il nostro caro compagno, ci ha traditi e fatti portare qui”, osservò con tono ironico il Guerriero di Aven, alzandosi in piedi, “e quei simboli sulle inferriate della cella sono i limiti della nostra libertà”, concluse poi, indicando una gigantesca porta su cui brillavano dei violacei simboli.
“Non so che cosa siano quei bagliori, ma di certo non potranno fermare l’Oscuro Sciame di cui sono composta”, avvisò allora Pandora, lanciandosi sotto forma di nera nuvola d’insetti contro la parete. I due compagni la videro schiantarsi contro la barriera luminosa, rigettandola indietro.
“Ma cosa?”, balbettò la Ragazza Maledetta, riprendendo la sua forma umana, “Una barriera che blocca la mia vista, oltre al tuo sciame”, spiegò Argos, “e nemmeno Iason è capace di oltrepassarla”, concluse poi, rivolgendosi verso l’alleata.
“Esatto, una barriera invalicabile”, concordò allora una voce, mentre una figura appariva dalla lunga scalinata oltre la cella, “una barriera che io stesso, il grande Qui Han, ho creato”, spiegò l’uomo dai neri tatuaggi, rivolgendosi ai tre.
“Sei l’essere che ho visto quando siamo arrivati, colui che ha bloccato la mia vista”, esclamò Argos, alzandosi in piedi, “Esatto, divinità, o presunta tale, sono proprio il Nero Sacerdote di Zion, colui che può plasmare la propria essenza, sviluppandola attraverso l’aria, o le cose”, spiegò l’uomo.
“Plasmare l’essenza? Come Odisseus?”, domandò Iason, avvicinandosi ai limiti della cella.
Un ruggito, però, lo allontanò dalla barriera energetica, proveniva dall’individuo celato nel lungo mantello, l’altro sceso dalla scalinata dietro a Qui Han, “Scusate il mio fedele Sisto, tende ad essere piuttosto apprensivo verso di me, il suo unico padrone”, esclamò allora l’uomo, “piuttosto, chi è questo Odisseus?”, domandò poi, osservando il Guerriero con occhi interroganti.
“Colui che guida la nostra spedizione, un uomo come te, capace di plasmare l’energia delle cose, seppur in modo distinto dal suo”, spiegò allora Argos, alzandosi in piedi.
“Davvero? Avete anche un uomo capace di usare la forza dell’essenza? Siete davvero un gruppo di viaggiatori interessanti. Un uomo capace di sostenere la lotta con Venia, una donna insetto, un dio, o presunto tale, come te, un senz’anima e questo fantomatico Odisseus, sorprendente”, affermò con tono ironico Qui Han.
“Piuttosto, cosa avete offerto ad Atanos per unirsi a voi?”, domandò allora Iason, “La sua anima, una cosa che quell’essere desidera più della vostra compagnia, almeno da ciò che ha dimostrato”, concluse con una risata il Sacerdote, allontanandosi, “andiamo, Sisto, di questi uomini per ora non ci interessa niente”, concluse poi.
I tre rimasero soli, “Secondo voi è possibile che Atanos ci tradisca?”, domandò allora Pandora, “Tu non lo faresti per liberarti dello sciame? Io non lo farei per ritornare alla mia antica forma? Non lo so, sinceramente”, concluse con voce cupa Argos, seduto su un bordo della cella.
“Però, lui non ha un’anima per sentirsi in colpa”, concluse Iason, colpendo con un pugno il muro.
Nella boscaglia, intanto, Odisseus, Eracles ed Acteon erano arrivati nel luogo dove il gruppo era stato separato dalla fitta nebbia, condotti dall’insetto di Pandora.
“Qui il cammino dei nostri compagni si è fermato”, osservò allora il Cacciatore, toccando con le mani delle impronte nel terreno, “si sono divisi, qualcosa li ha fatti confondere, ci sono troppi passi compiuti in tondo intorno ad un punto, come se non vedessero ciò che succedeva, poi si sono allontanati, ognuno verso una direzione diversa”, spiegò Acteon, seguendo un gruppo di impronte, quello che si allontanava di meno.
“Ne sei sicuro?”, domandò Eracles, sorpreso dal muoversi del compagno, “Ragazzino, quando si tratta di tracce, prede, o altro da seguire e cacciare, sono in pochissimi a potersi vantare di saperne quanto me”, avvisò il Cacciatore con tono indispettito.
“Qui, comunque, è arrivato Atanos. Qualcuno lo aspettava, un uomo, direi dall’odore”, spiegò Acteon, “Hanno combattuto?”, domandò il figlio di Urros, “No”, rispose prontamente Odisseus, intromettendosi nel dialogo, “quell’essere ha presentato un potere che derivava dall’interno del suo essere, il potere dell’essenza, proprio come me, e sembra non averlo scatenato qui”, spiegò il Navigatore.
“Su questo hai ragione, non si sono affrontati, anzi, dopo alcuni minuti si sono allontananti l’uno dall’altro”, osservò Acteon, avanzando di nuovo verso il punto in cui si erano diversi i quattro.
“C’è un odore di salsedine che ricorda la nebbia”, osservò il Cacciatore, “ed è più forte in questo punto, dove sento anche quello di Argos. Sembra quasi che il nostro Guardiano abbia combattuto contro un nemico che volava a mezz’aria, per essere poi distratto da quel tizio che aveva incontrato Atanos”, spiegò Acteon, “Contro i due nemici com’è andata?”, domandò Eracles, “Direi che è stato sconfitto, ma non lo hanno ucciso, anzi è stato fatto prigioniero”, concluse il Cacciatore avanzando di nuovo.
I tre raggiunsero una zona dove si trovava una buca vicino ad un piccolo paese deserto. “Qui ha combattuto Iason, contro una donna”, spiegò Acteon, “Come fai a saperlo?”, incalzò il figlio di Urros, “L’odore, un odore tipico di donna ed aveva anche un’arma, qualcosa di lungo, una lancia, oppure un bastone, non so”, continuò il Cacciatore, “però, la battaglia, malgrado la sorpresa, stava andando a vantaggio del nostro amico Guerriero, finché non apparve qualcuno, un essere che galleggiava a mezz’aria, senza un odore specifico, solo un senso di zolfo, che ha atterrato con facilità Iason”, concluse poi.
“Ma Pandora, in tutto questo, dove si trovava?”, domandò preoccupato Eracles, “Seguitemi”, rispose semplicemente Acteon, seguito dai due compagni.
In quel momento, mentre avanzavano, il figlio di Urros osservava il volto riflessivo di Odisseus, il quale sembrava intento a pensare qualcosa durante la spiegazione del Cacciatore.
“La giovane maledetta da tuo padre era qui”, esordì Acteon, rivolgendosi ad Eracles, “uno strano essere stava combattendo con lei, qualcuno senza odore, che però lasciava dei sottili segni sul terreno ad ogni sua mossa”, spiegò il Cacciatore, “Ma lei è sopravvissuta?”, chiese il giovane di Curont, “Si, ma è stata sconfitta dall’altro individuo giunto sul campo di battaglia”, concluse il maledetto da Ritmed, alzandosi e guardando stupito i due compagni, “Atanos”, balbettò poi.
“Che cosa?”, tuonò Eracles, il cui sguardo era pieno di rabbia, “Atanos ci ha tradito, ne sono certo”, affermò Odisseus, prendendo la parola, “Lo credo anch’io”, concluse Acteon, con volto cupo.
Atanos osservava freddamente Tsun Ta, seduto sul proprio trono, in quella piccola stanza dove si trovava, “Dimmi, mio nuovo soldato, dove vi aveva diretti il Re di Aven? Giacché la Lutibia, raggiunta per questa via, è molto distante”, esordì subito il Sacerdote Nero, “Ci aveva mandato a cercare i Tre Tesori lasciati dagli Dei Supremi, Rikka, Odath ed Urros”, rispose prontamente l’altro.
“Si, in effetti degli esseri straordinari come te ed i due compagni che ho visto, avrebbero avuto buone possibilità di raggiungere quel luogo, soprattutto ora, che per la guerra del mio signore molte isole sono state distrutte ed altre sono disabitate”, osservò l’uomo.
“Davvero il nostro viaggio sarebbe stato così semplice?”, domandò stupito Atanos, “Si. Il sommo Zion, per avere il potere su quest’Isola, ha dovuto combattere per diversi anni i suoi tre pari, ora rinchiusi in una cella all’interno del castello, sigillati dai poteri miei e di Qui Han. Tre dei tanto amati, che ora sono spiriti prigionieri e tutto questo perché hanno osato sfidare il nostro signore. Come mai tale domanda, comunque?”, incalzò poi il Sacerdote Nero, “Perché sulla prima isola abbiamo incontrato delle creature infernali davvero pericolose, asservite a qualcuno che si faceva chiamare l’Idra Nera”, spiegò il senz’anima, “Mai sentiti nominare”, replicò prontamente l’uomo.
“Ad ogni modo, non sono più tuoi problemi, mio nuovo soldato, anzi, il tuo problema maggiore, tuttora, è prepararti per l’iniziazione che avverrà fra poco, quando potrai anche conoscere l’immenso Zion, tuo nuovo dio”, spiegò Tsun Ta. “Iniziazione?”, domandò Atanos, “Si, sarai iniziato all’esercito di Midian, come nuovo servitore dovrai dare atto della tua fede al dio di queste terre”, rispose prontamente l’uomo, tornando a guardare un libro che aveva in mano.
Atanos, però, non si mosse da dove si trovava, malgrado fosse facile intuire che il discorso di Tsun Ta fosse finito, “Cosa aspetti qui davanti a me?”, domandò dopo poco il Sacerdote Nero.
“Mi chiedevo se veramente potrai ridarmi la mia anima”, rifletté freddamente l’essere senz’anima, “puoi tu, che non sei un dio, fare qualcosa del genere?”, domandò infine.
“Certo, anzi, ti dirò di più, nessun dio ti restituirebbe l’anima, sarebbe a suo svantaggio”, replicò tranquillamente Tsun Ta, “Che vuoi dire?”, incalzò l’altro, “Tu non sai cosa sia un dio, temo”, concluse poi il Nero Sacerdote, chiudendo il libro che ancora aveva in mano.
“Una divinità, è un essere assoluto, che in se ha tutte le perfezioni ed alcun difetto, privo di necessità e completo sotto ogni aspetto”, rispose prontamente Atanos, memore degli insegnamenti ricevuti durante la sua vita mortale.
“Si, questa è una giusta definizione dell’Entità che creò questo mondo e tutto ciò che lo circonda, colui che i più saggi chiamano il Nomos, l’Essere Perfetto, ma proprio per diventare perfetto, egli ha saputo colmare i vuoti delle imperfezioni, cosa che gli altri dei di norma non sanno fare”, spiegò Tsun Ta.
“Vuoti delle imperfezioni?”, ripeté l’Essere senz’anima, “Si”, rispose il suo nuovo padrone.
“Immagina un gigantesco recipiente, che diventa perfetto solo se si colma fino all’orlo, senza che se ne perda una goccia, o che abbia una minima mancanza, ebbene, per ricevere tale pienezza, deve perdere tutti quei difetti quali crepe, deformazioni, o necessità, poiché per gli dei, le necessità sono i legami con l’umano vivere. Un uomo, proprio perché necessita, è posto dinanzi a scelte, che lo portano a compiere azioni degne o indegne, per bontà, bisogno, o semplice egoismo, ma sempre e comunque, un qualsiasi mortale, farà tutto questo solo perché ha dei bisogni, qualcosa di cui non può privarsi. Anche gli dei hanno bisogni mortali, poiché esseri come Urros, Sade, Possidos, gli altri dei che voi dell’Oleampos venerate ed il nostro stesso Zion, in tempi antichi erano uomini, molto saggi, ma semplici uomini che, a poco a poco, hanno iniziato a privarsi dei beni mortali risalendo, così, la volta celeste lungo questa via ascetica. Però, anche quando sono saliti sopra la volta del cielo, la loro natura di uomini li teneva sempre legati alle necessità e l’unico modo che tuttora gli dei hanno per perdere questo difetto è donarlo, sotto forma di potere latente”, raccontò Tsun Ta.
“Donare del potere latente?”, domandò perplesso Atanos, “Si, alcuni dei lo fanno distribuendolo alla loro prole, come ha fatto il signore dei Ghiacci, Odath, da ciò che ho sentito dire, oppure altri lo imprimono come nuova forza hai propri soldati, rendendoli fin dalla nascita, o quando già sono adulti, dei potentissimi guerrieri, come molti fanno tuttora, lo stesso Zion lo ha fatto con i Predatori che tu hai conosciuto.
Altre divinità, invece, per terrore che questi nuovi poteri
creino nuovi dei, imprimono il potere latente rinchiudendolo con una
maledizione, come è successo a te, Atanos. Tu sei immortale ed invulnerabile, ma,
nel darti questo, Sade ti ha privato dell’anima, ti ha costretto quindi a
vivere fra due mondi, quello dei vivi, dove sei con il corpo, e quello dei
morti, dove si trova il tuo spirito, con sentimenti e moralità, lasciando qui
solo la gelida ragione e parte dell’istinto. Stessa cosa è successa a quel
semidio tuo compagno, a cui non è stata strappata la sua natura di essere dai
molti occhi, per non dover riprendere in se una crepa, ma è stata data la
maledizione di avere un potere immenso chiuso in un piccolo involucro”,
concluse il Nero Sacerdote.
”Quindi, mi stai assicurando che solo tu puoi ridarmi l’anima, perché tutte le
divinità non vogliono tornare alla loro natura mortale per farlo?”, domandò poi
Atanos.
“Non tutti gli dei erano mortali, infatti Nomos e la sua antitesi, il primo essere nato dalla perdita dei suoi vuoti, si sono autocreati, anzi, per meglio dire, il secondo deriva dal primo, l’unico essere nato da se. Comunque, si, solo io posso ridarti l’anima, forse nemmeno il potere del Tesoro di Urros potrebbe fare qualcosa e di certo nessun dio ti salverà, perché nel farlo rischierebbero di indebolirsi, cosa poco saggia di questi tempi”, affermò Tsun Ta.
“Che intendi dire?”, incalzò ancora l’essere senz’anima, “Mio curioso servitore”, esordì infastidito Tsun Ta, “devi sapere che il nostro signore Zion non si è mosso dalla sua terra, neppure dopo averne ripreso il potere, solo perché ha avvertito delle creature potenti ed infernali in movimento nel mondo intorno a lui, qualcosa di oscuro si è risvegliato in quest’era e sta puntando alla distruzione dei suoi nemici, quindi, nessun dio che gli è avverso ti salverà per ora, se hai voglia di attendere un’altra Era, non lo so”, ringhiò infine il Nero Sacerdote, tornando a sedersi, “ora vai, la tua iniziazione sarà fra meno di un’ora”, concluse dopo.
Atanos si ritirò.