Capitolo 17:
Tradimento
“Amico? Pensi che io possa essere tuo amico? Da molti secoli ormai non c’è nessuno che si possa definire tale”, affermò freddamente Atanos, osservando Tsun Ta, “Ma io non ti propongo un’amicizia infruttifera, vorrei tanto conoscere il tuo caso, uomo senz’anima”, spiegò il Sacerdote Nero.
“Come mi hai chiamato?”, domandò sorpreso Atanos, “Uomo senz’anima e non sorprenderti di questo, sono dotato di grandi poteri, ho la capacità di rubare le anime ai miei nemici”, spiegò Tsun Ta, notando un ghigno nervoso sul volto dell’interlocutore, “ma oltre questo posso anche restituire le anime, ridando così la vita alla gente, non è però mai capitato prima di incontrare un essere straordinario come te. Non hai l’anima eppure vivi, chi ti ha dato queste capacità? Un dio?”, domandò incuriosito il Sacerdote Nero.
“Molti secoli fa fui maledetto da Sade, il vile Signore degli Inferi”, rispose con voce nervosa Atanos, “Sembra che tu non ami molto questa divinità, di certo non sei al suo servizio, allora chi vi manda qui, sull’Isola del mio signore Zion?”, domandò incuriosito Tsun Ta, “Siamo al servizio di Ruganpos, Re di Aven, che cerca una via per abbattere l’esercito della Lutibia”, concluse l’Immortale.
“Un Re mortale che si permette un tale servitore, che cosa ingiusta”, osservò Tsun Ta, “servimi e ti ridarò la cosa che più desideri, la tua anima, che ne pensi?”, domandò allora il Sacerdote, tagliando corto, “Puoi farlo?”, domandò sorpreso l’altro, “Si, basta che mi giuri fedeltà e mi servi per qualche annetto, ma in fondo, per chi ha vissuto secoli, cosa sono gli anni di una vita mortale?”, concluse con tono ironico l’uomo, avvicinandosi.
Atanos puntò l’indice sinistro contro l’individuo dai neri capelli, “Mi stai proponendo di tradire i miei compagni in cambio dell'anima?”, domandò con voce fredda l’Immortale, “Si, ma ti posso assicurare che non saranno feriti i tre che ti hanno accompagnato, anzi, vai tu stesso a bloccare uno dei tuoi compagni. Se ti sono pari per qualità, di certo non saranno sconfitti dai miei tre predatori, rallentati, indeboliti, si, questo è possibile, ma sconfitti, non penso. Potremo fermarli, io, te ed un mio fedele soldato”, spiegò con tono gentile Tsun Ta, porgendo la mano all’Immortale.
Atanos guardò l’uomo, “La mia anima, riaverla è ciò che ho più desiderato in questi anni”, spiegò, stringendo la mano al Sacerdote, “ma non dovete ucciderli”, concluse l’essere senz’anima.
Un sorriso apparve sul volto di Tsun Ta, prima di condurre il nuovo alleato nella nebbia.
Argos camminava con brevi passi nella nebbia, aveva già impugnato il suo lungo bastone, arma con cui sperava di abbattere il nemico fatto di fumo, “Pensi che sia così facile battermi, uomo? Io sono Shiar, la Nebbia mi appartiene”, ridacchiò la voce del misterioso nemico, “Si, questo è vero, però la nebbia non può colpirmi”, ribatté il Guardiano, togliendosi i lunghi guanti e mostrando gli occhi che sulle sue braccia brillavano luminosi.
“Cosa speri di fare con quei cosi tatuati?”, ridacchiò la voce del nemico, “Non sono tatuaggi, stupido”, esclamò Argos, roteando il bastone e bloccando qualcosa con le catene che lo componevano all’interno.
“Cosa?”, balbettò Shiar, rivelando la testa, oltre al braccio bloccato, “Quando vuoi colpire, devi diventare solido, ma in quel momento anch’io posso colpirti, non è difficile, vederti per i miei occhi”, avvisò allora Argos, con un sarcastico sorriso sul volto, “né è difficile vedere quel nemico che si avvicina alle mie spalle”, continuò poi, senza nemmeno voltarsi.
“Non era mia intenzione passare inosservato, divinità chiusa in un uomo, io Tsun Ta sono solito arrivare senza celarmi ai nemici”, esordì il Sacerdote Nero, “Questo è degno di nota, uomo, sei forse simile a quell’altro? Quello che ha bloccato la mia vista nel castello?”, domandò Argos, senza liberare il braccio di Shiar, “Si, in parte si, però ho poteri maggiori. Poteri tanto grandi che mi hanno permesso persino di allearmi con quel senz’anima”, raccontò con tono soddisfatto Tsun Ta.
“Che cosa?”, tuonò Argos, voltandosi verso il Sacerdote Nero, “Ora Shiar”, urlò l’altro, mentre l’Uomo di Nebbia si dissolveva dalla presa, disperdendosi di nuovo nella muraglia fumogena.
“Sperate di battermi perché siete in due? Non sottovalutatemi così tanto”, avvisò allora il Guardiano, mentre il suo capo nascosto osservava il Sacerdote Nero, “No, non saremo noi a fermarti, ma i miei servitori più abili, le anime di coloro che ho sconfitto”, ridacchiò allora Tsun Ta prima che un bagliore circondasse Argos.
“Che cosa sono?”, tuonò l’ex-semidio osservando il turbine di luce, “Devi sapere che posso governare le anime, che di norma strappo a chi mi sfida, ed usarle come spie, oppure, come in questo caso, anche al fine di farne delle armi, intrappolandoti nella rete luminosa delle loro fiamme fatue”, concluse mentre i bagliori di luce legavano in una stretta invincibile Argos.
“Non preoccuparti, non morirai oggi, ho promesso al mio nuovo servitore di risparmiarvi, per ora”, raccontò Tsun Ta, “Shiar, prendilo e portalo al castello”, concluse poi, mentre la nebbia si diradava.
Iason stava con facilità evitando gli assalti di Venia, la guerriera scura armata di un bastone.
“Non sei abbastanza abile da battermi, guerriera”, l’aveva avvisata il Guerriero, prima di saltarla con una capriola e bloccarle ambo le braccia con le lunghe catene, “Che cosa sono queste?”, domandò prontamente l’altra, osservando ciò che la bloccava, “Non lo vedi da sola?”, ridacchiò l’altro, “Catene, armi che non possono essere spezzate con facilità”, concluse Iason.
“Davvero pensi questo?”, esclamò Venia, scattando verso il nemico, stringendo così il campo di battaglia fra i due, e tentando di colpirlo con l’estremità del bastone, senza però riuscire a raggiungerlo. Iason, infatti, con un veloce movimento delle mani, utilizzò le catene per atterrare l’avversaria, lasciando scivolare gli anelli contro le sue ginocchia, prima di tirarle a se con un veloce strattone.
“Visto, guerriera di Midian? Non è così facile avere ragione di un Guerriero di Aven”, tagliò corto Iason, prima che una risata lo invitasse a voltarsi, “Chi è là?”, domandò l’uomo, senza vedere nessuno.
“Un povero idiota come te, che usa armi quali catene per combattere, come può essere un uomo da graziare?”, domandò una voce nell’aria, “Graziarlo? Questo è il volere del tuo comandante?”, incalzò Venia, cercando di liberarsi, “Si, è questo”, rispose una figura, prendendo forma dall’aria circostante.
Una fiamma, quindi un bagliore argenteo, poi si vide un corpo, era un uomo dalla possente muscolatura, quasi argentea per i riflessi che la colpivano, le vesti erano chiaramente meridionali, non di quelle terre: un lungo abito giallo, che ne copriva il corpo ventre, le gambe, risalendo fino al petto e le spalle, lasciando scoperte solo le braccia muscolose.
L’unica cosa spaventosa di quest’essere era il capo, che non era un volto umano, ma bensì un teschio d’argento dalle cui cavità oculari sprizzavano fiammate sinistre.
“Ti vedo sorpreso, mortale, non hai mai visto uno spirito dell’Oltretomba? Eppure fra voi vi è almeno un non Morto, quel nostro nuovo alleato”, ridacchiò l’individuo appena giunto, “Che cosa? Tu menti!”, tuonò infuriato Iason, liberando Venia.
“Iknir, lo spettro, non ha bisogno di mentire”, rispose semplicemente il nemico, “Come per il fatto che non sarai ucciso, anche quello che il tuo vecchio alleato adesso è un mio alleato, è una verità”, spiegò l’essere, facendo un cenno alla donna alle spalle di Iason.
Il Guerriero di Aven non ebbe il tempo di voltarsi, vide appena l’estremità del mantello colpirlo al capo, stordendolo.
Pandora osservava attentamente l’essere che gli si trovava dinanzi, un’ombra camminante e parlante, “Non so come questo sia possibile, ma se tu, Ombra, puoi parlare e desideri combattere, di certo saprò soddisfare i tuoi desideri di battaglia”, avvisò la Giovane Maledetta, aprendo le mani contro il nemico.
Nokar si lanciò in un feroce attacco, “Vediamo cosa sai fare, donna, contro i lunghi artigli di chi si muove nell’ombra”, minacciò l’essere, lanciandosi avanti.
L’Ombra umana sembrava semplicemente camminare verso Pandora, ma ben presto la giovane notò che sul terreno il riflesso del nemico si allungava, le sue dita diventavano incredibilmente lunghe ed affilate, per poi uscire dalla terra stessa, come lunghi artigli.
La giovane fu investita da quei prolungamenti, ma si divise in uno sciame di neri insetti, per poi ricomporsi alle spalle del nemico, “Sei abile, creatura oscura, ma non quanto me”, avvisò Pandora, prima che parte di lei si lanciasse contro Nokar, gettandolo al suolo.
“Se pensi che basti così poco per abbattermi, mortale, sbagli”, avvisò la creatura, confondendosi con l’ombra che si stagliava sul terreno e prolungandosi verso Pandora.
La giovane si sollevò in cielo, evitando che la mano gigantesca proveniente dal suolo la stritolasse, finché una figura non apparve dal nulla nel campo di battaglia.
“Adesso basta”, tuonò colui che si rivelò essere Atanos, “Sei tu, mi ero preoccupata di aver perso tutti”, esclamò Pandora avvicinandosi al compagno di viaggio.
“Sei tu quello che voleva incontrare il mio capo?”, domandò Nokar, apparendo dal suolo, “Si, sono io colui che doveva parlare con Tsun Ta”, rispose freddamente l’essere senz’anima.
“Che cosa?”, domandò la giovane, che si era ricomposta alla destra di Atanos, “La mia anima in cambio di tutti voi”, affermò semplicemente l’essere, colpendo allo stomaco la giovane e gettandola così al suolo stordita.
“Devono sopravvivere, questo è l’ordine di Tsun Ta”, commentò semplicemente Atanos, allontanandosi dal campo di battaglia, mentre Nokar sollevava la giovane, da cui un insetto si era staccato.
La notte era ormai passata, già il sole albeggiava sull’Isola di Midnia, quando Odisseus guardò dalla poppa della nave, osservando l’orizzonte azzurro che lo circondava, “Il mare, così bello e così freddo, la mia grande prigione, chissà cosa mi porterà oggi?”, si chiese con voce cupa il Navigatore prima di notare un piccolo insetto che gli volava intorno.
Più volte l’uomo cercò di scacciare la bestiola nera, ma non vi riuscì, bloccandola però con la mano. La voleva schiacciare nel pugno Odisseus, ma, inaspettatamente, sentì qualcosa, come una forza arcana che circondava quell’insetto e quando aprì la mano lo trovò quieto sul suo palmo, “Eracles, Acteon, presto venite qui”, ordinò allora il Navigatore.
I due furono subito dal compagno di viaggio, il quale gli mostrò la strana creatura appoggiata ancora sulla sua mano, “Questo è di Pandora”, esordì il giovane figlio di Urros, “Lo immaginavo, ma speravo che uno di voi me lo confermasse”, replicò Odisseus.
“Come mai si trova qui?”, domandò il Cacciatore, osservando la creatura, “Temo che la risposta non sarebbe per noi piacevole, mi sembra molto innaturale tutto ciò, forse è meglio che ci muoviamo dalla nave e raggiungiamo i nostri compagni, ovunque siano”, osservò con voce quieta il Navigatore, prendendo il lungo mantello e preparandosi a scendere dalla nave, mentre l’insetto si rialzava in volo, “Seguiamolo”, fu l’unico ordine che Odisseus diede ai due che lo seguivano, prima di partire.
Tsun Ta era ritornato al castello con il suo nuovo alleato ed i tre prigionieri, Qui Han era sul varco del castello, ad aspettarlo, “Immaginavo che avresti portato dei prigionieri, oltre che il nuovo alleato, Sacerdote, quindi ho già preparato una cella per loro”, esordì l’uomo tatuato, salutando il gruppo che si avvicinava.
“Bene, parigrado, la notizia mi allieta. Piuttosto, dove si trova la tua guardia?”, domandò incuriosito Tsun Ta, cambiando discorso, “Di guardia ai prigionieri più importanti che abbiamo”, rispose prontamente l’altro.
Atanos osservava in silenzio la scena, aveva accompagnato quietamente Tsun Ta ed ora con lui camminava nelle stanze del castello, seguito dai tre ex compagni di viaggio. Arrivati poi a quello che sembrava essere il quinto piano del castello, il gruppo si sciolse, “Atanos, ora i tuoi compagni saranno portati nelle nostre celle, come hai già sentito ne è stata preparata una speciale per loro, dove potranno riposare fino al momento della tua iniziazione al nostro sommo signore”, spiegò il Sacerdote Nero, prima che i tre Predatori si allontanassero con i nemici svenuti.
“Io, invece, che devo fare?”, domandò Atanos, “Segui questo mio servitore che già ti conosce”, rispose Tsun Ta prima che, ad un suo schiocco di dita, apparisse lo spettro con il teschio d’argento, “Lui è Iknir, il mio primo guerriero, uno spirito della vendetta a cui ho donato un corpo grazie ai poteri del sommo Zion. Vai con lui, ti porterà alle tue stanze, dove potrai cambiarti e poi tornare da me”, concluse l’uomo, prima di salutare i due non morti.
“Allora andiamo, Fantasma”, affermò freddamente Atanos, invitando l’altro a condurlo.
Le stanze del castello sembravano ad Atanos tutte uguali: costruite in pietra nera, circondate da diversi soldati che vi entravano ed uscivano, ma soprattutto, amene, prive di decorazioni o altro, “Dove riposa il nostro sovrano Zion?”, domandò all’improvviso l’essere senz’anima, “Non è di tuo interesse, finché non gli giurerai fedeltà”, replicò semplicemente lo Spettro, “Bene”, tagliò corto l’altro.
Dopo diversi minuti di cammino, infine, Iknir si fermò, “Qui potrai cambiarti”, spiegò, prima di fermargli la strada con un braccio, “però stai attento, essere senz’anima, per quanto il mio padrone sia affascinato dal tuo modo di vivere, se il suo apprezzarti sarà per la mia esistenza un pericolo, non mi farò problemi ad eliminarti”, tagliò corto lo Spettro, mentre delle fiamme prorompevano dalle cavità oculari, “Ti risulterebbe difficile”, rispose freddamente Atanos, entrando nella stanza.
Tsun Ta, intanto, era andato verso le sue stanze, dove aveva potuto leggere diversi testi, in cerca di notizie sul dio Sade e sulla possibilità di far vivere un corpo senza la sua anima, solo una voce lo aveva interrotto dal suo studio, quella di Qui Han.
“Sembri davvero affascinato dalla tua nuova cavia, Tsun Ta, gli hai promesso una nuova anima, oppure quella sua vecchia?”, domandò l’uomo tatuato, “La sua”, rispose il Sacerdote Nero, ricevendo una sottile risata di risposta, “Chissà che sorpresa per lui sapere i tuoi veri piani”, osservò poi freddamente prima che una gigantesca figura chiusa in un mantello si affacciasse sulla porta.
“Si, Sisto, arrivo subito”, sentenziò Qui Han, prima di voltarsi verso Tsun Ta, “ora scusami, vecchio mio, vado ad interrogare i prigionieri, non gli farò del male, non preoccuparti, lascerò che il tuo nuovo giocattolo giuri fedeltà al nostro signore prima”, concluse l’individuo, allontanandosi con la figura gigantesca.
Poco dopo apparve Atanos, vestito in un abito nero e verde che ne copriva per intero il corpo, lasciando scoperti solo collo, mani e volto. Un abito semplice, un pantalone ed un lungo mantello che si chiudeva a camice sul petto, con una montagna dipinta sullo schienale.
“Ora sei veramente un degno servitore di Zion”, esordì soddisfatto Tsun Ta, “Non più Atanos, l’Immortale al servizio di Ruganpos, ma l’Essere senz’anima di Zion”, esultò il Sacerdote Nero, mentre il suo interlocutore lo osservava freddamente.