Capitolo 12: La fine delle Axelie

 

I cinque naviganti si guardarono intorno, l’ampia sala era quasi del tutto distrutta, solo il grande altare e l'immane vasca ricolma di sangue ancora si ergevano minacciosi dinanzi a loro. Callica era in silenzioso, completamente celata dal suo lungo mantello, mentre Iason dondolava, sospeso sopra quell’ampia vasca di sangue.

“Andiamo a salvarlo, che aspettiamo”, esordì Acteon, avanzando verso l’altare con i compagni di viaggio, “Fermi, se non volete vederlo affogare”, ribatté allora la voce cupa della donna sotto il mantello, “questo è un ordine della sovrana di Lembia”, concluse poi, voltandosi verso di loro.

“Taci, Axelia, ormai è ovvio che tu sei la quinta, colei che comandava le quattro che abbiamo abbattuto, non serve più che ti nasconda dietro le vesti mortali di sovrana di queste terre”, osservò con tono ammonitore Odisseus, avanzando con passo deciso.

Una risata fu la risposta della creatura nascosta sotto il mantello, “Ma io non mi nascondo dietro false spoglie, mortale, sono veramente la Regina di quest’Isola, perché qui nessuno si è mai saputo opporre al mio potere, quindi tutto ciò che tocco mi spetta di diritto finché un essere umano non me lo toglie, questo è ciò che mi è stato concesso dal nobile Signore Oscuro che mi risvegliò, in cambio di fede eterna”, spiegò la figura incappucciata.

“E chi è questo Signore Oscuro?”, domandò allora il Navigatore, “Non ti serve saperlo”, replicò l’altra, “Oppure temi di dirmi il suo nome, perché hai paura che dopo aver sconfitto te, andremo ad abbattere lui?”, incalzò quindi l’altro, con tono sarcastico, “Non potreste mai sconfiggere una delle nove teste dell’Idra Nera”, affermò Callica, scoppiando poi in una risata.

“L’Idra Nera? E che cos’è?”, chiese sbalordito Odisseus, “Questo non posso dirtelo, perché anche se poi ti uccidessi, sarei lo stesso eliminata per aver rivelato il segreto del mio padrone”, tagliò corto la creatura, “quindi, permettimi di sacrificare questa prima preda, poi mi occuperò comunque di te”, concluse dopo, voltandosi di nuovo verso Iason, che, con sua grande sorpresa, non era più sospeso al gancio, anzi, era ora scomparso dalla sua vista.

“Dove si è nascosto quel mortale?”, domandò infuriata Callica, voltandosi velocemente con un pomposo movimento del mantello.

“Sono qui”, urlò una voce sotto la donna, che, chinando il capo vide due mani tenersi dal bordo della scalinata sulla quale si affacciava la vasca di sangue. Le due mani sembrarono stringersi ancora di più prima che l’intero corpo di Iason si sollevasse, colpendo con un possente calcio al volto la figura, gettandola al suolo ed oltrepassandola con un possente salto.

Dopo quest’agile attacco, il guerriero di Aven atterrò ai piedi della scalinata, con le mani ormai libere dalle catene nemiche.

“La discussione in cui ti ha tenuto occupata il saggio Odisseus è bastata perché allentassi alcuni anelli di queste catene e mi liberassi, nascondendomi poi ai tuoi occhi per attaccarti. Ora, celebrante di un essere oscuro, arrenditi ai seguaci di Ruganpos, signore di Aven, e conducici dove sono nascoste le genti di quest’Isola”, affermò con fare deciso Iason, alzandosi in piedi ed osservando la nemica.

Un’altra risata fu la risposta che Callica rivolse anche a quest’uomo, “Dovete essere tutti stupidi per sperare di battermi con dei trucchi così semplici”, li ammonì, “io sono un’Axelia, una delle guardie infernali, inoltre fra le mie sorelle, sono colei che è definita la regina, sono Dessa, la donna dei Serpenti”, concluse, togliendosi il lungo mantello.

L’abito era lo stesso, elegante e sinuoso su quel corpo, ma la pelle non era più liscia e candida, bensì squamosa e verdastra. Non più eleganti dita si appoggiavano al suolo, ma lunghi serpenti dalle teste chiazzate, che già si muovevano, a segno della loro feroce vitalità, come quelli animati sul suo capo, al posto della magnifica chioma. La bocca stessa era adornata da un serpente, al posto della lingua, e da affilati canini, colmi di veleno, da ciò che si poteva vedere.

“Che cosa sei?”, domandò disgustato il guerriero di Aven, “La tua carnefice”, replicò l’altra, gettandosi all’attacco.

Con un balzo Dessa fu quasi su Iason, il quale evitò con un altro agile salto l’assalto dei serpenti nemici, non subendone il morso.

“Bravo, mortale, sei molto agile, ma riuscirai ad evitare i morsi dei miei serpenti per sempre?”, domandò allora l’Axelia, sollevando la mano destra, “Ogni dente ha tanto veleno da stordire per una notte intera un uomo, come tutti voi avete potuto provare, ma un morso, con due canini, anziché uno solo, paralizza un corpo, due morsi danno il coma, tre uccidono ed in una mano io ho cinque serpenti”, ridacchiò la malefica creatura, lanciandosi in un altro attacco, che stavolta, affondò nel vuoto, giacché Iason era di nuovo scomparso da dinanzi a lei.

“Il dubbio non è se ti eviterò per sempre, ma se tu saprai evitare me”, replicò la voce dell’uomo, mentre un veloce calcio si assestava alla sinistra dell’avversaria, gettandola al suolo.

“Mi hai solo colto alla sprovvista”, lo ammonì la creatura, rialzandosi di scatto, “Davvero?”, esclamò allora il Guerriero, portatosi sopra di lei, colpendola con un veloce calcio al volto e gettandola di nuovo al suolo.

 

“Incredibile”, balbettò in quel momento Acteon, “Non riesco a seguire i suoi movimenti”, aggiunse Eracles, “come a Seev. La sua velocità è senza pari”, osservò il figlio di Urros.

“Esatto, è questa la sua prima dote guerriera, una velocità datagli dal portare i muscoli allo stremo dello sforzo fisico”, rispose Odisseus, “non è vero, Argos?”, incalzò poi, rivolgendosi al Guardiano, “Si, anch’io ho notato questa sua incredibile velocità. Mi servono sei dei miei occhi per seguire alla perfezione ogni movimento del corpo, fino al più piccolo sforzo dei muscoli, di norma, con lui ne devo usare dodici, non era mai capitato con dei semplici mortali”, spiegò l’ex semidio.

“No, Iason non è un semplice mortale, è il più degno compagno di viaggio che sei esseri maledetti ed insieme speciali quali siamo noi, potevano richiedere e ricevere”, lo corresse il Navigatore, continuando a seguire lo scontro.

 

Dessa aveva subito diversi attacchi senza potersi difendere, ma, stranamente, continuava a sorridere, poi, quando un calcio la gettò al suolo, Iason fermò la sua velocissima carica per parlarle.

“Arrenditi, creatura infernale, e ti sarà risparmiata la vita, dicci chi ti comanda e dove si trovano gli uomini di Lembia, perché altrimenti potresti rischiare la vita in questa battaglia”, concluse con tono deciso l’uomo di Aven.

Una risata fu la nuova risposta dell’Axelia, “Come speri di battermi? Con queste tecniche che, oltre alla velocità, non hanno nessuna qualità offensiva?”, domandò chiaramente divertita la creatura, “Spero di no, per il tuo bene, perché ormai sei fin troppo stremato per le continue corse, mentre io sono ancora fresca e rilassata, pronta a farti subire l’effetto collaterale dei tuoi movimenti troppo avventati”, avvisò minacciosa Dessa, sollevandosi in piedi, mentre i serpenti sul suo capo e sulle braccia si muovevano animosamente.

“Bene, se questa è la tua decisione, mi dispiace, ma dovrò comportarmi di conseguenza”, avvisò Iason, scattando di nuovo all’attacco.

Solo Argos vide i veloci calci del guerriero di Aven lanciarsi contro il capo dell’Axelia per poi fermarsi quando due dei serpenti si avventarono contro di loro. Questo movimento troncato a mezz’aria costrinse Iason ad appoggiare le mani al suolo ed allontanarsi con una capriola prima che altri due serpenti, sulle braccia, lo assalissero.

“Tutti i miei serpenti agiscono volontariamente, se glielo permetto, ed ora hanno l’ordine di morderti appena ti avvicini, il che, come vedi, cambia la situazione, dando a me la possibilità di decidere della tua misera vita”, spiegò semplicemente Dessa, avvicinandosi al nemico, che si allontanò di nuovo con due veloci capriole.

Sul volto di Iason, però, si dipinse un sorriso beffardo, “Sono lieto che tu abbia ancora questa dote nascoste”, si congratulò il guerriero, “perché altrimenti mi sarei risparmiato per niente dal mostrare il mio meglio”, concluse poi, portando le mani alle gambe.

Con un rumore sordo il giovane guerriero sganciò i due oggetti che teneva agganciati alle caviglie, i quali caddero sul pavimento producendovi un suono spiacevole per l’impatto pesante, poi, con altrettanta tranquillità si slegò i due bracciali, che si rivelarono essere delle lunghe catene agganciate ai polsi da dei sottili anelli dorati.

Dessa guardava perplessa quella scena, ma, quando ne fu stanca, si lanciò all’attacco, un attacco che risultò inutile perché colpì solo un’immagine residua del Guerriero, il quale, portatosi alle spalle dell’avversaria, la colpì con una delle due catene, atterrandola pesantemente.

 

“Com’è possibile? Dodici occhi non bastano più?”, tuonò stupito Argos, “Non sono riuscito a seguirlo”, esclamò il Guardiano. “Lo immaginavo che anche tu saresti rimasto sbalordito”, affermò allora Odisseus, chiaramente soddisfatto, “l’altra dote di quel giovane è di tenersi in continuo allenamento”, concluse poi il Navigatore.

“Continuo allenamento?”, ripeté Pandora, “Si. Lui al contrario di noi non ha poteri costanti nel tempo, le sue doti non sono come il fiuto di Acteon, gli occhi di Argos, la forza di Eracles, l’immortalità di Atanos, o lo sciame che ti compone, Pandora, quella che lo contraddistingue è una forza data da continui allenamenti, attuati attraverso lo sforzo fisico di muoversi sempre con dei pesi agganciati agli arti. Inoltre usa quelle lunghe catene come armi, quindi è perfettamente preparato sia per duelli a lunghe distanze, sia per quelli ravvicinati”, spiegò Odisseus, osservando l’evolversi del duello.

“Ora ho bisogno di venticinque occhi per seguirne i movimenti fino all’ultimo”, balbettò stupito il Guardiano, potendo adesso capire ogni movimento dell’alleato.

 

Iason, intanto, stava continuando a colpire con feroci pugni l’avversaria, investendola ripetutamente al ventre liscio, così da farla barcollare indietro per la potenza dei colpi subiti.

“Maledetto”, ringhiò Dessa, mentre i serpenti delle mani si scatenavano contro l’avversario, ma Iason, con un movimento velocissimo, legò le bestie sibilanti con la catena destra, per poi continuare a colpire l’Axelia con una serie velocissima di pugni e calci abbinati da rotazioni dell’asse corporeo.

Con un agile movimento, Iason spiccò un salto, oltrepassando la nemica e legandole i serpenti che aveva sul capo con l’altra catena, poi, con una roteazione delle spalle, la bloccò, circondandole l’intero corpo con le catene, quindi si fermò.

“Dimmi, creatura infernale, quanti uomini avete ucciso in quella vasca per riempirla così tanto di sangue?”, domandò il Guerriero, “Decine di centinaia, per il mio signore”, rispose infuriata Dessa, “Allora, tu sarai, l’ultima offerta per il tuo signore”, concluse lui.

Con un agile serie di capriole Iason si ritrovò alle spalle della nemica bloccata, quindi, appoggiandosi sulle mani, le fece pressione con la forza delle gambe, spezzandole la schiena e lasciandola spirare in un ultimo rantolo di dolore, poi, con un altro velocissimo movimento, il Guerriero di Aven liberò le catene dalla nemica morta, gettandone il cadavere nella vasca rossa.

 

“Questo è anche per te, Peleone”, sussurrò con un soffio di voce Odisseus, il cui triste pensiero andò alla fanciulla morta nella foresta,“ora andiamo a liberare le donne, di certo loro ci sapranno dire dove sono imprigionati gli uomini”, suggerì poi il Navigatore, rivolgendosi ai cinque compagni, con cui lasciò prontamente la sala.

 

Mentre il gruppo si allontanava, però, una figura alzò le braccia dal cumulo di macerie in cui era sepolta, era Meka. L’Axelia alzò il capo verso la vasca di sangue e fu stupita nel vedere il cadavere della sua sovrana galleggiare sull’acqua.

“Quei maledetti hanno ucciso tutte le mie sorelle, per ripagarli degnamente, massacrerò la popolazione”, sogghignò la creatura infernale, correndo fuori dalla sala ed uscendo all’aperto grazie ad una scalinata nascosta dietro all’altare.

 

“Una di loro è ancora viva”, esordì all’improvviso Argos, mentre il gruppo avanzava verso le prigioni, “la nemica di Eracles”, concluse poi.

“Che cosa? Dove?”, tuonò il giovane figlio di Urros, “Sta correndo verso il bosco, di certo vorrà fuggire”, rifletté il Guardiano, “O peggio, vorrà spazzare via i prigionieri”, replicò Odisseus, “Allora dobbiamo fermarla”, tuonò Pandora, voltandosi per ritornare sui suoi passi.

“Andremo io, il Cacciatore, Argos ed il Guerriero di Aven, tu, Pandora, insieme al giovane figlio di Urros, ti occuperai di liberare le donne”, ordinò allora il Navigatore, fermando i passi della giovane Maledetta dagli dei.

I due gruppi si divisero.

 

“Allora, giovane figlio di Urros, liberiamo questo gruppo”, suggerì Pandora, mentre gli altri si allontanavano, “Si”, rispose con voce titubante l’altro, un po’ dispiaciuto in volto, “Non ti rattristare se non hai potuto eliminare quella guerriera nemica, saranno i nostri compagni a farlo per te”, lo avvisò allora la giovane Maledetta, notando il volto di Eracles.

“Aiuto”, “Siamo qui”, sentirono intanto urlare i due, avanzando verso le celle che riempivano le segrete di quell’immenso castello.

“Non è il fatto che sia sopravvissuta a dispiacermi”, esordì, inaspettato, il giovane figlio di un dio, “ma la mia incapacità di toglierle la vita, non ne ho avuto la forza”, spiegò lo stesso ragazzo che con solo una mano stava sradicando una delle gabbie.

Pandora appoggiò una mano alla spalla di Eracles, il quale si fermò, “Non odiare l’innocenza datati dal non aver ucciso, o odiato oltre modo qualcuno, tu sei un innocente, una delle persone che tuo padre apprezza di più, oltre a quelle che più invidio, perché hanno ancora quello che io ho perso, la loro vita e purezza”, spiegò con un gentile sorriso rassicurante la ragazza dai capelli corvini. Il giovane di Curont rispose con un sorriso a quelle parole e continuò ad aprire le celle, rassicurato dall’alleata che tanto sembra capirlo.

 

Gli altri quattro naviganti, intanto, stavano inseguendo Meka, uscendo ormai dalla città, “La vedi, Argos?”, domandò Iason, avanzando con i compagni di viaggio, “Si, è poco lontana, giusto qualche chilometro di distanza, basterà uno scatto per raggiungerla”, rispose il Guardiano.

Acteon, però, si fermò, “Sta arrivando qualcosa di terribile”, balbettò il Cacciatore, che apparve terrorizzato, proprio come taluni animali, che capiscono con l’istinto i pericoli. Odisseus, vedendo il Cacciatore bloccarsi, fermò gli altri compagni, “Argos, tu vedi qualcosa?”, domandò allora.

In quel momento l’ex semidio si chinò sulle ginocchia, “C’è qualcosa che mi impedisce di guardare dinanzi a me, una presenza, dell’oscurità terribile”, balbettò anch’egli chinando il capo e coprendolo con le mani.

“Iason, avanzeremo noi due, ciechi e senza fiuto, voi aspettate qui”, ordinò allora il Navigatore, rivolgendosi ai tre compagni.

 

In quel momento Meka era quasi giunta dinanzi alla grotta dove erano imprigionati gli abitanti dell’Isola di Lembia, quando una gigantesca figura le si pose davanti, “Chi sei tu? Un altro di quei naviganti maledetti?”, ringhiò infuriata l’Axelia.

L’individuo, coperto da un gigantesco abito nero che ne nascondeva interamente la figura, dal capo fino alla pianta dei piedi, non rispose alla domanda della creatura infernale, ma alzò lievemente il cappuccio, mostrando due sottili occhi verdi, taglienti come quelli di un animale furente.

A quella vista, l’Axelia si inginocchiò, “Chi sei?”, balbettò spaventata, “Colui che ha riportato in vita te e le tue sorelle, sperando che foste un freno maggiore per il viaggio dei sette”, rispose la voce cavernosa proveniente dall’abito nero.

“Come freno?”, balbettò con tono irritato Meka, “Si, voi dovevate solo rallentare quei sette, il mio Signore sapeva che sarebbero partiti dal Regno di Ruganpos e si sarebbero diretti lungo questo tragitto, per tale motivo vi ho dato la possibilità di dominare Lembia, perché voi li fermaste”, rispose il misterioso individuo, ricevendo uno sguardo in tutta risposta, sguardo che però calò subito verso terra, incrociando quei due terribili occhi.

“Ti chiedi perché non sei stata informata da Dessa? Perché nemmeno lei lo sapeva, le misere pedine come voi, esseri non morti che io decido se far tornare alla vita, non hanno bisogno di scoprire i progetti del mio Signore. Purtroppo, però, vi siete dimostrate più deboli del previsto”, concluse la figura, avanzando verso l’Axelia.

“Ti prego, mio sovrano, risparmiami, dammi nuova forza per soddisfare il tuo desiderio ed uccidere quei sette, non dovrebbe essere difficile per uno della tua potenza”, supplicò allora Meka, chinando il capo al suolo, “No”, rispose seccamente l’essere misterioso.

Il volto dell’Axelia si alzò investigante, “Non concedo mai due possibilità ad un incompetente, quando un essere perde ai miei occhi, egli non ha diritto ad una seconda possibilità, ma solo ad una punizione e la giusta punizione per chi mi delude è la morte”, concluse gelidamente l’essere.

“Devi capirlo, bestia degli inferi, per lui sei solo un animale che non si è fatto addestrare per bene, non gli interessa niente di te come essere intelligente, come non interessa a nessun altro di noi”, continuò una seconda voce cavernosa.

Voltatasi, Meka vide un’altra figura incappucciata, il cui corpo era celato quasi per intero nella notte dell’abito, solo dei sottili ricci violacei ne fuoriuscivano.

“Tu che ci fai qui?”, domandò il primo, “Per impedire che i sette ti trovino, non possiamo mostrarci già a loro, sarebbe una cosa disonorevole”, rispose l’altro, “non ti preoccupare, non amo intromettermi nelle questioni tra un comandante ed i suoi sgherri, per questo combatto quasi sempre da solo”, concluse poi, avvicinandosi al suo pari, che comparava per altezza.

“In ogni caso, oltre agli altri viaggiatori ed all’isola non di nostra competenza, avremmo altre possibilità per spazzarli via prima che ci possano diventare fastidiosi”, osservò il secondo arrivato, “Se me li trovassi davanti li ucciderei per quei miseri vermi che sono, in confronto alla mia grandezza”, tagliò corto l’altro.

Meka pensò che quello fosse il momento giusto per fuggire, “Dove pensi di andare?”, le urlò allora il secondo dei due, “Anche se scappi questo mio confratello ti prenderebbe ed ucciderebbe lo stesso”, la avvisò la voce roca, “comunque, io torno nel regno del nostro Sire, tu vedi di fare in fretta”, concluse poi, scomparendo nel vuoto del suo abito.

“Bene, Axelia, adesso verrai soppressa”, avvisò freddamente il misterioso essere dagli occhi verdi, mentre il suo abito sembrava sprofondare nel terreno, quasi che il corpo all’interno evaporasse, oppure venisse sotterrato.

“Che succede?”, si domandò spaventata l’Axelia, mentre un terremoto scuoteva il terreno sotto di lei, poi, pochi attimi dopo, qualcosa le bloccò le gambe, le gigantesche fauci di un serpente di pietra, la pietra di cui era composto il terreno, che si alzò, inghiottendo il suo intero corpo eccetto la testa, “Pietà”, fu l’ultima parola che nel dolore dell’agonia Meka urlò, prima che quelle fauci si chiudessero.

 

Quando Odisseus e Iason arrivarono nel luogo delle urla, videro solo la testa, malamente mozzata, di Meka, il suo corpo era scomparso e non vi erano segni di membra o di sangue.

“Prima le Axelie uscite dagli inferi, poi una figura misteriosa che spaventa Argos ed Acteon, ora un terremoto ed infine questo”, osservò il Navigatore, indicando la testa mozzata, “qualcuno di veramente potente doveva comandarle”, suppose poi.

“Chi sarà?”, chiese il Guerriero, stupito da tanti misteri, “Temo che non lo scopriremo ancora per molto tempo”, rispose semplicemente Odisseus, “per ora occupiamoci di salvare gli abitanti di Lembia, gli uomini che Peleone voleva tornassero liberi”, concluse poi il Navigatore, dirigendosi alla grotta che vedeva vicina.

La battaglia a Lembia era finita, ma dei nuovi misteri si aprivano all’orizzonte per i naviganti partiti da Aven.

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