Associazione Famiglie Ripabottonesi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Ripabottoni Notizie

articoli estratti nel numero  31 1 febbraio  2004

 

EDITORIALE

. Sono di Ripabottoni, ma fino al mese di maggio scorso ci sono vissuto solo di notte. Da quando mi è stato affidato il lavoro al Comune sto entrando lentamente nelle "pieghe" della realtà del nostro paese. Questa presenza mi consente di tastare un tantino il polso della situazione. Mi riferisco a lamentele, critiche, insoddisfazioni verso l'Amministrazione e qualche Ufficio. Non entro nel merito della questione, né mi atteggio a giudice; mi appello semplicemente alla natura di questo foglio che intende essere non solo la voce dell'Amministrazione ma anche quella dei cittadini.

Penso sia sterile parlare dietro o "mugugnare". E' un diritto-dovere dire quello che si pensa su ciò che non si ritiene giusto o non vada bene, purchè non si offenda o non si rischi... il Codice Penale. Rompo il ghiaccio: qualcuno sostiene che prima o poi l'Amnúnistrazione "mi farà fuori". Non so, né mi, interessa sapere cosa voglia fare di me; una cosa è certa: scaduto il contratto il 31 marzo, automaticamente sarò fuori; prima di quella data nessuno potrà "farmi fuori". Diciamo quello che pensiamo, cari cittadini, sarà un bene per tutti ed un'occasione di crescita democratica per la nostra comunità.

 Gabriele Tamilia


La Posta del Lettori

Gentilissimo Direttore,

In merito all'Editoriale apparso sul n. 30 del 15 gennaio 2004, mi sembra opportuno fare alcune considerazioni sulla Sua affermazione inerente alla "diffusa disaffezione dei cittadini verso Ripabottoni ". Le posso assicurare, avendo l'opportunità per motivi di lavoro di essere a contatto con il pubblico, che pervengono giornalmente al Comune richieste di alloggi liberi ove poter passare periodi di vacanza. Non trova riscontro nei numeri neanche l'affermazione che "molti sono andatì via anche recentemente, specialmente dopo il terremoto", in quanto durante l'anno 2003 si è registrato l'immigrazione di 14 persone contro l'emigrazione di 13. Questi sono numeri e non pettegolezzi da bar.

E' vero che non è tutto roseo, specialmente per quanto riguarda i giovani; anche questi, però, vanno via o per esigenze di lavoro o per motivi di studio e non per scelta personale.

Non si spiega, infatti, come mai tanti giovani tornano appena possono, ben sapendo quello che offre loro Ripabottoni. Sono d'accordo con Lei sul fatto che bisogna spronarli ad organizzarsi meglio e ad offrire loro "alternative alla solitudine, alla monotonia, alla noia, alla disoccupazione" ed è su questo che deve impegnarsi la classe politica e ... perché no?... religiosa, e non solo con le chiacchiere delle campagne elettorali o ... con le omeliefestive. Con sincera stima e simpatia.

Peppino Sauro


Ecumenismo o

"Volemese bbene " ?

Ripabottoni ha la presenza di due comunità cristiane: quella Cattolica dalla fondazione del paese e quella Evan-- gelica Battista dal 1904; per un po' di anni vi è stata anche quella Pentecostale. Nell'ambito della "Ottavario di preghiere per l'unità dei cristiani", dal 18 al 25 gennaio, anche la nostra città ha avuto un momento di incontro tra le due comunità il 21 gennaio nella sala dell'ex albergo "Il Sogno". Tra cattolici ed Evangelisti erano presenti una trentina di persone tra le quali il Pastore evangelico Dario Saccomani, don Timoteo Limongi, Responsabile diocesano per l'Ecumenismo, don Silvio Piccoli, Vicario diocesano per la pastorale, don Gabriele Tanúìia e don Antonio Di Lalla, già Parroco di Ripabottoni. Dopo una relazione di quest'ultimo sull'ecumenismo è iniziato un dialogo tra i partecipanti che ha registrato, tra l'altro, la necessità di intensificare i rapporti di conoscenza, di stima e di collaborazione tra le due comunità sui valori evangelico che si posseggono in comune, senza farsi illusioni su generici volemose bbene. L'incontro tenutosi ci porta a fare una riflessione sul movirnento, chiamato "Ecumenismo", sorto all'intemo della Chiesa Cattolica, di quelle Ortodosse e delle Protestanti.

E' noto che Cristo ha voluto la Chiesa "una"; è un'affermazione di fede che ripetiamo ogni volta nel Credo, così come fanno i Protestanti e gli Ortodossi: "Credo la Chiesa una, santa, cattolica (cioè universale) 'e apostolica. Come mai, allora, si parla di "Chiese" e non di "Chiesa"? Perchè la Chiesa, pur essendo "una", ha subito delle fratture nel corso dei secoli. Ripercorriamo brevemente le tappe di queste scissioni o separazioni. Dopo le prime divisioni avutesi nei primi secoli del cristianesimo sulle eresie, o errori di fede, sostanzialmente i

cristiani sono rimasti uniti. La prima grande e grave separazione si è avuta nel 1054 tra la Chiesa latina-occidentale e quella ortodossa-orientale. Il Papa di Roma e il Patriarca di Costantinopoli si sono scornunicati reciprocamente, non per differenze su verità di fede ma per altri motivi che lo spazio limitato non ci consente di riferire. Questa scissione è ancora in atto, anche se le scomuniche se le sono tolte Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora.

L'altra scissione, ancora più grave, ha interessato il mondo occidentale, allorchè il monaco agostiniano Martin Lutero, desideroso di riformare la Chiesa si è messo al di fuori della Chiesa cattolica nel 1517 negando alcune verità del patrimonio di questa Chiesa.

Nel 1538 il re Enrico VIU d'Inghilterra ha staccato la Chiesa inglese dalla comunione con la Chiesa cattolica, dichiarandosi egli stesso capo della Chiesa anglicana.

I rapporti tra queste Chiese sono stati assai tormentati nel corso dei secoli, dando così al mondo non cristiano un grave scandalo di divisone e di tradimento della volontà di Cristo il quale, la sera prima di morire, ha chiesto a Dio Padre: "Che tutti siano una cosa sola coloro che credono in me". Solamente nel 1900 si è cominciato a sentire il bisogno di una riconciliazione tra le Chiese cristiane. Alcune persone più sensibili e illuminate, nel 1908 ,hanno dato inizio all'Ottavario di preghiere e all'Ecumenísmo che consiste in uno sforzo reciproco tra Cattolici, Protestanti e Ortodossi per conoscersi meglio, per smettere di odiarsi reciprocamente, per approfondire i diversi aspetti dottrinali e per collaborare nei campi in cui è possibile. Si auspica un più incisivo cammino dell'ecumenismo per una migliore conoscenza e stima tra le due comunità di Ripabottoni.

Gabriele Tamilia

 

 

 La chiesa di S. Maria tornerà  a vivere

Come è noto, con la scossa sismica del 31 ottobre del 2002 anche la Chiesa di S. Maria ha subito notevoli danni, anzi è uno degli edifici nel centro abitato di Ripabottoni maggiormente colpiti e danneggiati.

La Chiesa è a navata unica, suddivisa nella sua lunghezza in tre spazi, ulteriormente suddivisi da due archi perpendicolari allo sviluppo longitudinale. Il primo spazio è coperto da volta a botte; il secondo, che è in sostanza l'aula per i fedeli, è coperta da volta a vela, mentre il terzo spazio (l'abside) è coperto da una semivolta a vela. Tutte queste volte sono con struttura portante a mattoncini in laterizio; tranne la volta centrale, le altre due sono parzialmente crollate. La copertura dell'intera fabbrica è in legno con sovrastante rnanto di copertura in coppi.

A seguito del sisrna, oltre che i crolli delle volte, hanno subito notevoli danni anche le murature portanti; infatti la facciata ha avuto un principio di ribaltamento verso l'estemo, mentre le due mura laterali, che si sviluppano in lunghezza, hanno subito dissesti vari dovuti soprattutto alla loro snellezza; lo stesso dicasi per il muro portante circolare dell'abside.

La Chiesa è arricchita dai famosi affreschi ovali di Paolo Gamba che, fortunatamente, non sono andati né distrutti, né danneggiati. In fase di recupero si dovrà fare molta attenzione a non danneggiarli.

Con delibera di Giunta Regionale sono stati stanziati per questa Chiesa 295.000,00 euro. Tale sonuna non sarà sufficiente per restituire completamente l'edificio al suo splendore originario; comunque si cercherà di ridare la sua sicurezza statica.

La speranza è quella che per il prossimo Natale la Chiesa possa essere di nuovo fun- zionale.

Architetto Carlo Melfi,

dell'Uffico Tecnico


 

Comunicato

 del Commissario Delegato per la ricostruzione

"A seguito della scossa verificatasi nella mattinata odierna ... (30 dicembre 2003)... Si ritiene opportuno che i Sindaci dispongano l'invio di propri tecnici in quegli immobili i cui gli aventi diritto facciano richiesta, debitamente sottoscritta, contenente, altresì, dichiarazione di ulteriori eventuali danni subìti... "

On. le Michele lorio

Come avviene spesso, le Circolari lasciano dubbi sulla esatta interpretazione. In attesa di chiarirnenti è lecito chiedersi: Se qualche casa dovesse risultare inagibile a seguito della verifica richiesta, i proprietari che sono costretti a lasciare l'edificio avranno diritto alla autonoma sistemazione e al finanziamento per le riparazioni? Per il mornento l'amministrazione Comunale non è in grado di dare risposte, nonostante senta il dovere di informare i cittadini su questa disposizione del Commissario Delegato.

Con Decreto legge del 24.12.2003 n. 355 il Governo ha disposto la Proroga al 31.12.2005 e il completamente degli interventi per la ricostruzione nei Comuni colpiti da eventi sismici e da altre calarnità autorizzando il Dipartimento della Protezioine civile a provvedere con contributi quindecennali al mutui che i soggetti competenti possono stipulare allo scopo, a tal fine sono autorizzati due limiti d'impegno di 5 milioni di euro ciascuno a decorrere dal 2005 e 2006 L'Ufficio Stampa


 

E perché no.?

Riflessioni ... fuori luogo...

su educazione al senso civico

Nel pensare alla ripresa della pubblicazione di "Ripabottoni Notizie" l'idea è stata quella di stimolare la cittadinanza al dialogo e alla riflessione sulla vita del nostro paese. Nell'Editoriale dello scorso numero i lettori avranno notato che è stato rivolto un appello soprattutto ai giovani perché uniscano le loro idee e le loro speranze cercando di costruire qualcosa di concreto per il futuro. Questo non è di certo facile; bisogna essere preparati a superare difficoltà e delusioni senza cedere allo scoraggiamento.

Oltre che riporre speranze nelle nuove generazioni, i cittadini possono adoperarsi affinchè la qualità di vita di tutti possa migliorare? Certo, in un primo momento pensiamo che ciò non spetti a nessuna persona, che per stare meglio c'è bisogno di infrastrutture, servizi rispondenti alle esigenze di ognuno e, per questo, devono funzionare gli organi preposti.

I servizi offerti non sempre soddisfano, si vuole ciò di cui si ha bisogno e si concedono poche giustificazioni.

Ma riflettiamo su come ci comportiamo spesso inconsapevolmente, recando disagi e inquietudini:

 - O a volte lasciamo in strada l'auto senza prima pensare che potrebbe essere di ostacolo ad altri;

 - O dentro casa il nostro modo di agire si può n'per- cuotere sui vicine se, ad esempio, gridiamo, sen- tiamo musica ad alto volume, lavoriamo fuori orario ecc. Pensiamoci un po'; sembrano sciocchezze, ma vi sono persone che risentono di questi disagi! Poniamoci una domanda: chi non si è mai laimentato per i problemi provocati dalla neve? Il personale addetto spesso non riesce a superarli malgrado si sia arrivati ad un buon livello di organizzazione. Noi cittadini possiamo fare qualcosa? Di certo ci adoperiamo se vediamo qualcuno in difficoltà - la solidarietà tra di noi è senza dubbio molto sentita. Non riusciamo però a salire quel gradino che contraddistingue il buon vivere civile. E così, ad esempio, non ci rendiamo conto che ingombrare di rifiuti una pubblica strada quando i .Cassonetti non ne possono più contenere, non fa onore alla società civile cui apparteniamo e a cui sono graditi,l'ordine, l'igiene e le buone maniere.

L'elenco dei piccoli ma significativi modi di fare che potrebbero essere evitati - oppure quello dei gesti che potrebbero essere praticati, per migliorare la qualità della vita, potrebbe continuare. Da queste pagine viene offerto lo spunto, a chiunque voglia, per lanciare proposte, osservazioni, richiami garbati. Cosa importante è tenere sempre presente che, come presupposto di ogni nostro pensiero, prima che di ogni nostra azione, sia il bene del nostro concittadino perché ciò si convertirà in bene anche per noi.

Maria Lucia Carlone


I lamenti del quartiere

Povero "Spuorte da' terre": t'hanno condannato,' t'hanno chiuso come un prigioniero, isolato, addormentato.

Poveri Duchi che hanno fatto il paesino, seppur chiuso la sera per evitare che i nemici potessero entrare di notte.

Poveri Palazzi, splendori della nostra cittadina ed ora ridotti a poco più che niente.

Quella maledetta sera del 1 novembre 2002 hanno sbandierato ai quattro venti: "Correte, correte! Qui è crollato tutto!" La gente ha perso la casa, la roba, i ricordi sotto le macerie, poi ... lo sfollamento di tutto il paese. Eppure del centro storico, a distanza di oltre un anno, non è caduta più una pietra, nonostante non sia stato consentito di toccare nulla, con le conseguenze di ulteriori deterioramenti.

Povera Terra Vecchia abbandonata al suo destino! Povero paese! Ogni cittadino piange per il quartiere, piange per il centro storico, piange per te, Paolo Gamba, piange per le persone costrette a stare fuori, la cui casa, compresa la roba ed i ricordi, rimane un sogno, guardata solo da lontano con il pianto rabbioso in gola.

Povero centro storico, a rischio di cadere, sotterrando la sua nobile storia. Farete pure case nuove e belle, o Amministratori, ma lasciate il centro storico come è sorto cosicchè i turisti, venendolo a visitare, possano ammirare la sua nobile storia.

Minco Di loia (il trombettiere)


 

 

POPOLAZIONE RESIDENTE AL 31.01.2004

DISTINTA PER SESSO, STATO CIVILE, PROFESSIONE

 

 

MASCHI

CELIBI                        121

CONIUGATI               174

GIÀ CONIUGATI           4

VEDOVI                        20

PENSIONATI               97

TOTALE                     333

 

 

DONNE

NUBILI                             106

CONIUGATE                    163

GIÀ CONIUGATE               3

VEDOVE                           61

PENSIONATE                126

TOTALE                         333

   
     

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