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EDITORIALE
. Sono di Ripabottoni, ma fino al mese di maggio scorso
ci sono vissuto solo di notte. Da quando mi è
stato affidato il lavoro al Comune sto entrando lentamente nelle "pieghe"
della realtà del nostro paese. Questa presenza mi consente di tastare un
tantino il polso della situazione. Mi riferisco a lamentele, critiche,
insoddisfazioni verso l'Amministrazione e
qualche Ufficio. Non entro nel merito della questione, né mi atteggio a
giudice; mi appello semplicemente alla natura di
questo foglio che intende essere non solo la voce dell'Amministrazione ma
anche quella dei cittadini.
Penso sia sterile parlare dietro o "mugugnare". E' un
diritto-dovere dire quello che si pensa su ciò che non si ritiene giusto o
non vada bene, purchè non si offenda o non si rischi... il Codice Penale.
Rompo il ghiaccio: qualcuno sostiene che prima o poi l'Amnúnistrazione "mi
farà fuori". Non so, né mi, interessa sapere cosa voglia fare di me; una
cosa è certa: scaduto il contratto il 31 marzo, automaticamente sarò fuori;
prima di quella data nessuno potrà "farmi fuori". Diciamo quello che
pensiamo, cari cittadini, sarà un bene per tutti ed un'occasione di
crescita democratica per la nostra comunità.
Gabriele Tamilia
La
Posta del Lettori
Gentilissimo Direttore,
In merito
all'Editoriale apparso sul n. 30 del 15 gennaio 2004, mi sembra opportuno
fare alcune considerazioni sulla Sua affermazione inerente alla "diffusa
disaffezione dei cittadini verso Ripabottoni ". Le posso assicurare,
avendo l'opportunità per motivi di lavoro di essere a contatto con il
pubblico, che pervengono giornalmente al Comune richieste di alloggi
liberi ove poter passare periodi di vacanza. Non
trova riscontro nei numeri neanche l'affermazione che "molti sono andatì
via anche recentemente, specialmente dopo il terremoto", in quanto durante
l'anno 2003 si è registrato l'immigrazione di 14
persone contro l'emigrazione di 13. Questi sono numeri e non pettegolezzi
da bar.
E' vero
che non è tutto roseo, specialmente per quanto riguarda i giovani; anche
questi, però, vanno via o per esigenze di lavoro o per motivi di studio e
non per scelta personale.
Non si
spiega, infatti, come mai tanti giovani tornano appena possono, ben
sapendo quello che offre loro Ripabottoni. Sono d'accordo con Lei sul
fatto che bisogna spronarli ad organizzarsi meglio e ad offrire
loro "alternative alla solitudine, alla monotonia, alla noia, alla
disoccupazione" ed è su questo che deve impegnarsi la classe politica e
... perché no?... religiosa, e non solo con le chiacchiere delle campagne
elettorali o ... con le omeliefestive. Con sincera stima e simpatia.
Peppino
Sauro
Ecumenismo o
"Volemese
bbene " ?
Ripabottoni ha la presenza di due comunità cristiane:
quella Cattolica dalla fondazione del paese e quella Evan-- gelica
Battista dal 1904; per un po' di anni vi è stata anche quella Pentecostale.
Nell'ambito della "Ottavario di preghiere per l'unità dei cristiani", dal
18 al 25 gennaio, anche la nostra città ha avuto un
momento di incontro tra le due comunità il 21 gennaio nella sala
dell'ex albergo "Il Sogno". Tra cattolici ed Evangelisti erano presenti
una trentina di persone tra le quali il Pastore evangelico Dario Saccomani,
don Timoteo Limongi, Responsabile diocesano per l'Ecumenismo, don Silvio
Piccoli, Vicario diocesano per la pastorale, don Gabriele Tanúìia e don
Antonio Di Lalla, già Parroco di Ripabottoni. Dopo una relazione di
quest'ultimo sull'ecumenismo è iniziato un
dialogo tra i partecipanti che ha registrato, tra l'altro, la necessità di
intensificare i rapporti di conoscenza, di stima e di collaborazione tra
le due comunità sui valori evangelico che si posseggono in comune, senza
farsi illusioni su generici volemose bbene. L'incontro tenutosi ci porta a
fare una riflessione sul movirnento, chiamato "Ecumenismo",
sorto all'intemo della Chiesa Cattolica, di quelle Ortodosse e delle
Protestanti.
E' noto che Cristo ha voluto la
Chiesa "una"; è un'affermazione di fede che
ripetiamo ogni volta nel Credo, così come fanno i Protestanti e gli
Ortodossi: "Credo la Chiesa una, santa, cattolica (cioè universale) 'e
apostolica. Come mai, allora, si parla di "Chiese" e non di "Chiesa"?
Perchè la Chiesa, pur essendo "una", ha subito delle fratture nel corso
dei secoli. Ripercorriamo brevemente le tappe di queste scissioni o
separazioni. Dopo le prime divisioni avutesi nei primi
secoli del cristianesimo sulle eresie, o errori di fede, sostanzialmente i
cristiani sono rimasti uniti.
La prima grande e grave separazione si è avuta nel 1054 tra la Chiesa
latina-occidentale e quella ortodossa-orientale. Il Papa di Roma e il
Patriarca di Costantinopoli si sono scornunicati reciprocamente, non per
differenze su verità di fede ma per altri motivi che lo spazio limitato
non ci consente di riferire. Questa scissione è ancora in atto, anche se
le scomuniche se le sono tolte Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora.
L'altra scissione, ancora più
grave, ha interessato il mondo occidentale, allorchè il monaco agostiniano
Martin Lutero, desideroso di riformare la Chiesa si è messo al di fuori
della Chiesa cattolica nel 1517 negando alcune verità del patrimonio di
questa Chiesa.
Nel 1538 il re Enrico VIU
d'Inghilterra ha staccato la Chiesa inglese dalla comunione con la Chiesa
cattolica, dichiarandosi egli stesso capo della Chiesa anglicana.
I
rapporti tra queste Chiese sono stati assai tormentati nel corso dei
secoli, dando così al mondo non cristiano un grave scandalo di divisone e
di tradimento della volontà di Cristo il quale, la sera prima di morire,
ha chiesto a Dio Padre: "Che tutti siano una
cosa sola coloro che credono in me". Solamente nel 1900 si è cominciato a
sentire il bisogno di una riconciliazione tra le Chiese cristiane. Alcune
persone più sensibili e illuminate, nel 1908
,hanno dato inizio all'Ottavario di preghiere e all'Ecumenísmo che
consiste in uno sforzo reciproco tra Cattolici,
Protestanti e Ortodossi per conoscersi meglio, per smettere di odiarsi
reciprocamente, per approfondire i diversi aspetti dottrinali
e per collaborare nei campi in cui è possibile. Si auspica un più incisivo
cammino dell'ecumenismo per una migliore conoscenza e stima tra le due
comunità di Ripabottoni.
Gabriele Tamilia
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La
chiesa di S. Maria tornerà a vivere
Come
è noto, con la scossa sismica del 31 ottobre del
2002 anche la Chiesa di S. Maria ha subito notevoli danni, anzi è uno
degli edifici nel centro abitato di Ripabottoni maggiormente colpiti e
danneggiati.
La Chiesa
è a navata unica, suddivisa nella sua lunghezza in tre spazi,
ulteriormente suddivisi da due archi perpendicolari allo sviluppo
longitudinale. Il primo spazio è coperto da volta a botte;
il secondo, che è in sostanza l'aula per i fedeli, è coperta da volta a
vela, mentre il terzo spazio (l'abside) è coperto da una semivolta
a vela. Tutte queste volte sono con struttura portante a mattoncini in
laterizio; tranne la volta centrale, le altre due sono parzialmente
crollate. La copertura dell'intera fabbrica è in legno con sovrastante
rnanto di copertura in coppi.
A seguito
del sisrna, oltre che i crolli delle volte, hanno subito notevoli danni
anche le murature portanti; infatti la facciata ha avuto un principio di
ribaltamento verso l'estemo, mentre le due mura laterali, che si
sviluppano in lunghezza, hanno subito dissesti
vari dovuti soprattutto alla loro snellezza; lo stesso dicasi per il muro
portante circolare dell'abside.
La Chiesa
è arricchita dai famosi affreschi ovali di Paolo Gamba che, fortunatamente,
non sono andati né distrutti, né danneggiati. In fase di recupero si dovrà
fare molta attenzione a non danneggiarli.
Con
delibera di Giunta Regionale sono stati stanziati per questa Chiesa
295.000,00 euro. Tale sonuna non sarà sufficiente per restituire
completamente l'edificio al suo splendore originario; comunque si cercherà
di ridare la sua sicurezza statica.
La
speranza è quella che per il prossimo Natale la Chiesa possa essere di
nuovo fun- zionale.
Architetto
Carlo Melfi,
dell'Uffico
Tecnico
Comunicato
del Commissario Delegato
per la ricostruzione
"A seguito della scossa
verificatasi nella mattinata odierna ... (30 dicembre 2003)... Si ritiene
opportuno che i Sindaci dispongano l'invio di propri tecnici in quegli
immobili i cui gli aventi diritto facciano richiesta, debitamente
sottoscritta, contenente, altresì, dichiarazione di ulteriori eventuali
danni subìti... "
On. le Michele lorio
Come avviene spesso, le
Circolari lasciano dubbi sulla esatta interpretazione. In attesa di
chiarirnenti è lecito chiedersi: Se qualche casa dovesse risultare
inagibile a seguito della verifica richiesta, i proprietari che sono
costretti a lasciare l'edificio avranno diritto alla autonoma sistemazione
e al finanziamento per le riparazioni? Per il mornento l'amministrazione
Comunale non è in grado di dare risposte, nonostante senta il dovere di
informare i cittadini su questa disposizione del Commissario
Delegato.
Con Decreto legge del 24.12.2003
n. 355 il Governo ha disposto la Proroga al 31.12.2005 e il completamente
degli interventi per la ricostruzione nei Comuni colpiti da eventi sismici
e da altre calarnità autorizzando il Dipartimento della Protezioine civile
a provvedere con contributi quindecennali al mutui
che i soggetti competenti possono stipulare allo scopo, a tal fine sono
autorizzati due limiti d'impegno di 5 milioni di euro ciascuno a decorrere
dal 2005 e 2006 L'Ufficio Stampa
E perché no.?
Riflessioni ... fuori luogo...
su
educazione al senso civico
Nel
pensare alla ripresa della pubblicazione di "Ripabottoni Notizie" l'idea è
stata quella di stimolare la cittadinanza al dialogo e alla riflessione
sulla vita del nostro paese. Nell'Editoriale
dello scorso numero i lettori avranno notato che è stato rivolto un
appello soprattutto ai giovani perché uniscano le loro idee e le loro
speranze cercando di costruire qualcosa di concreto per il futuro. Questo
non è di certo facile; bisogna essere preparati a superare difficoltà e
delusioni senza cedere allo scoraggiamento.
Oltre che
riporre speranze nelle nuove generazioni, i cittadini possono adoperarsi
affinchè la qualità di vita di tutti possa migliorare? Certo, in un primo
momento pensiamo che ciò non spetti a nessuna persona, che per stare
meglio c'è bisogno di infrastrutture, servizi rispondenti alle esigenze di
ognuno e, per questo, devono funzionare gli organi preposti.
I servizi offerti non sempre soddisfano, si
vuole ciò di cui si ha bisogno e si concedono poche giustificazioni.
Ma
riflettiamo su come ci comportiamo spesso
inconsapevolmente, recando disagi e inquietudini:
- O a volte lasciamo in strada l'auto
senza prima pensare che potrebbe essere di ostacolo ad altri;
- O dentro casa il nostro modo di agire si
può n'per- cuotere sui vicine se, ad esempio, gridiamo, sen- tiamo musica
ad alto volume, lavoriamo fuori orario ecc. Pensiamoci un po'; sembrano
sciocchezze, ma vi sono persone che risentono di questi disagi! Poniamoci
una domanda: chi non si è mai laimentato per i
problemi provocati dalla neve?
Il personale addetto spesso non riesce a
superarli malgrado si sia arrivati ad un buon livello di organizzazione.
Noi cittadini possiamo fare qualcosa? Di certo ci adoperiamo se vediamo
qualcuno in difficoltà - la solidarietà tra di noi è senza dubbio molto
sentita. Non riusciamo però a salire quel gradino che contraddistingue il
buon vivere civile. E così, ad esempio, non ci
rendiamo conto che ingombrare di rifiuti una
pubblica strada quando i .Cassonetti non ne possono più contenere, non fa
onore alla società civile cui apparteniamo e a cui sono graditi,l'ordine,
l'igiene e le buone maniere.
L'elenco
dei piccoli ma significativi modi di fare che potrebbero essere evitati -
oppure quello dei gesti che potrebbero essere praticati, per
migliorare la qualità della vita, potrebbe
continuare. Da queste pagine viene offerto lo spunto, a chiunque voglia,
per lanciare proposte, osservazioni, richiami garbati. Cosa importante è
tenere sempre presente che, come presupposto di ogni nostro pensiero,
prima che di ogni nostra azione, sia il bene del nostro concittadino
perché ciò si convertirà in bene anche per noi.
Maria
Lucia Carlone |