
Associazione Famiglie Ripabottonesi
PARTONO GLI EMIGRANTI

La fredda aria del mattino avvolgeva gli uomini e le cose in una
impalpabile nebbia di mestizia. (Partono, partono) si sussurrava di qua e di là,
ed il lieve bisbiglio si ripercuoteva come un ’eco dolorosa, e si
allontanava per le strade deserte del piccolo paese, morendo lentamente.
Una piccola folla si era accalcata attorno al camion che doveva portarli direttamente a Napoli. Si gli emigranti partivano felice ma non tanto poi, ed un velo di pianto offuscava il loro sguardo, ed un ’onda di commozione stringeva in un doloroso nodo la loro gola.
Quanti ricordi essi lasciavano disseminati per le anguste vie del natio paesello!
Ed ovunque essi volgevano lo sguardo lacrimoso e triste un ricordo si affacciava alla loro mente ed una morsa più stretta ne attanagliava i cuori.
Qui la Chiesa in cui l ’acqua battesimale cancellò ad essi il primo peccato; qui il mormorio sommesso delle preghiere recitate in ginocchio, devotamente ed attentamente; li il piccolo cimitero in cui dormono il sonno eterno i cari estinti, ma che vegliano ora più che mai sulle persone tanto amate dei partenti, ed implorano da Dio la grazia di vederli sbarcare nelle lontane Americhe salvi dà ogni pericolo.
Ed il cuore soffre a questi cari ricordi e l ’occhio smarrito, posandosi sulle cose che forse mai più rivedrà, rivela tutto il tormento della loro anima in pena.
I dodici emigranti giungono in gruppi separati sul luogo della partenza.
Gli uomini si sforzano di sorridere mentre le donne piangono disperatamente.
L ’occhio vagolante di una bruna fanciulla cerca
disperatamente tra la folla un viso
buono e smarrito di fanciullo, dagli occhi
celesti dai capelli biondi: (No, sembra sussurrargli tra i sinchiozzi che
rompono il suo petto, no, non lo scorderò il nostro giuramento e ti sarò
fedele). Anche il suo cuore é tormentato per l ’amaro distacco e le sue
labra mormorano lentamente: (Forse non ci rivedremo più).
Ancora un attimo. L ’ultima stretta di mano, l ’ultimo abbraccio, l ’ultimo bacio,l ’ultimo saluto ed il camion si muove lentamente portando con sé degli esseri oppressi dal dolore, dei cuori estremamente feriti.
Le mani che sventolano i bianchi fazzoletti impiccioliscono sempre più, il camion batte ora la bianca strada in una corsa precipitosa, mentre la nebbia che scente lentamente dalle circostanti colline lo avvolge nel suo manto biancastro ed umido.
Un rumore sordo giunge alle orecchie della folla che commossa e lacrimosa torna lentamente alle proprie case.
Il cielo grigio sembra gravare sugli uomini e sulle cose come una pesante cappa di piombo.
Ripabottoni, novembre 1947 - Leonardo Paduano
(raccolca Matteo Fiorito)