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...nn credo esistano prove certe e confermate, si tratta + che altro di teorie, ma posso almeno dire che a sostegno di tale idea interviene l'archeologia, in quanto la maggioranza delle statuette preistoriche rinvenute mostra figure femminili e ci� fa ipotizzare che a quel tempo la divinit� venisse concepita solo o prevalentemente come Femmina, con una serie di astrazioni figurative da indurre alcune/i studiose/i (tra cui Marija Gimbutas e Joseph Campbell) a rilevare nelle genti "primitive" una capacit� di simbolizzazione imprevedibile in base alle precedenti ricerche, che tendevano a leggere i graffiti e le sculture di quelle lontane epoche come prodotti un po' naif dell'infanzia del mondo. In tutta la fascia geografica che attraversa l'Europa orizzontalmente (compresa, dunque, anche l'Italia centro-settentrionale) sono state rinvenute incisioni e sculture che risalgono a circa 30.000-25.000 anni fa e che raffigurano vulve o immagini femminili nelle quali sono evidenziate le zone connesse agli aspetti erotico-procreativi delle donne. Usanza riscontrabile durante i millenni, fino, almeno, al 3000-2000 a.C., con l'avvento dei modelli patriarcali, nella civilt� nord e centro-europea e dopo in quella mediterranea, che portarono all'oscenizzazione della sessualit� femminile e allo scomparire graduale della Dea e delle sue manifestazioni. Nella cosidetta "storia conosciuta", si ha infatti il sopravvento, sempre pi� marcato, anche se ovviamente, come gi� detto, graduale nel corso del tempo (x un lungo periodo, infatti, si � vista la compresenza di Dee e Dei, ma a poco a poco gli ultimi hanno preso il sopravvento), di raffigurazioni maschili della Divinit�, risalibile, x quanto riguarda l'Europa, con le invasioni delle genti indoeuropee con la loro religiosit� di luce. La mitoarcheologa Marija Gimbutas credeva di aver scoperto nelle cosidette Veneri Preistoriche la prova dell'esistenza di un antichissimo culto di una Dea Generatrice, credenza di cui restano numerose tracce negli antichi miti, nei simbolismi e nelle applicazioni religiose, e che si protrasse fino al dilagare delle culture indoeuropee (4500-2500 a.C.), i cui culti di tipo solare condussero alla patriarcalizzazione dell'Europa e, di conseguenza, alla maschilizzazione della Divinit�. La Dea rappresentata nei reperti archeologici veniva identificata con il processo omnicomprensivo di vita-morte-metamorfosi-rinnovamento. Tra i simboli legati alla Dea ne esistono numerosissimi che ancora oggi, nel nostro immaginario collettivo, identifichiamo con il divenire e la fertilit�: linee parallele, cerchi, vortici, reti, uova, falci di luna, rombi, piramidi, zig-zag, spirali... Altro tema ricorrente � la numerosa presenza di identificazioni delle Dea Madre con fugure animali, quali l'uccello (civetta, uccelli acquatici come la gru, l'oca o il cigno) o i serpenti...animali che ben rappresentano le caratteristiche fecondanti e rigeneranti delle femminilit�. Altri due animali che erano legati alla Dea, ma che in seguito furono associati con la virilit� patriarcale, sono il toro (con le corna a mezzaluna e il cranio dalla forma simile all'utero materno) e l'ariete (dalle corna spiraliformi). Si assister� ad un evento unico nella Storia: la comparsa del monoteismo.
Si assister�, in seguito, alla graduale mortificazione della Grande Dea, dal ruolo subordinato che aveva acquistato con l'avvento della cultura patriarcale alla sua riduzione a creatura mortale da parte del Patriarcato cristiano, fino agli attuali segnacoli di una sua prossima, gloriosa rinascita. |
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