| I quattro che mi consegnarono nelle mani della giustizia erano lavoranti stagionali. Non potevano lamentarsi x ome li trattavo: ogni giorno procuravo loro pasti abbondanti inaffiati da un bicchiere di vino, e li avevo sistemati x la notte nn sul fienile, ma nella camera di fianco alla mia, dove tenevamo i sacchi delle granaglie, in fondo al ballatoio che correva lungo la casa. Per entrare ed uscire, dovevano x forza passare davanti alla mia finestra. Ma a me nn dava fastidio. Anzi, provavo un certo piacere nel cogliere le occhiate furtive che lanciavano verso l'interno, sperando magari di sorprendermi, attraverso le persiane accostate, mentre mi lavavo nel catino di porcellana fiorata o mi pettinavo, davanti allo specchio, con i capelli disciolti sulla schiena. Ma quel pomeriggio passarono il segno. Faceva un gran caldo e, distesa sul letto, sopra le coperte, con addosso soltanto la camicia slacciata, ero stata sorpresa dal sonno. Mi ridest� un suono di risate soffocate e, levandomi di scatto a sedere, mi accorsi che erano tutti e quattro davanti alla finestra, che si spintonavano, x ficcar dentro la testa. -Via, villani!- urlai, cercando di coprormi il seno. -Dir� a mio marito che siete dei porci.- Mi prevennero. Con l'aria imbarazzata di chi parla a malincuore, gli rivelarono che aveva sposato una strega. -Sapete, � capitato anche al nostro paese: una donna si trasformava in mosca, x compiere i suoi malefici. Una volta punse un bambino, un bel maschiotto sano e vispo come ce n'� pochi. Si butt� a terra, tutt'a un tratto, contorcendosi come un ossesso; e solo il prete riusc� a calmarlo, gettandogli adosso la stola. In testa gli trov� la spina che la strega ci aveva piantato. La tir� via e la bruci�, costringendo quella megera a confessare.- -Diventava mosca, capite, x andarsene in giro a combinare guai. Gli altri credevano che fosse addormentata, ma l�, sul letto, c'era solo il suo corpo: lei se ne usciva fuori dalla bocca. Quando aveva fatto quel che doveva fare, tornava a infilarsi dentro.- -Vostra moglie noi l'abbiamo sorpresa gettando x caso un'occhiata dalla finestra. Le passeggiava sulle labbra un tafano, che poi se ne vol� via rabbioso. Eravamo l� che nn sapevamo che fare: x via di quella storia che vi abbiamo detto. Stavamo onsultandoci, quando il moscone � tornato ed � andato dritto a infilarsi nella bocca della padrona. E lei si � tirata su a sedere sul letto, come se si svegliasse da un bel sonno.- -Dateci retta, mettetela alle strette, x farvi dire dove se n'� volata e di quali orribili colpe si � macchiata.- Nn ebbe il coraggio di farlo di persona. Poich� era uomo pio, mi mise nelle mani dell'inquisitore. [testo tratto da "STREGHE, storie e segreti, di T. G. Chanu] |
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